Chuck Kinder, “L’ultimo danzatore di montagna. Dure lezioni in materia d’amore, sconfitta e vita da fuorilegge”

Chuck Kinder, L’ultimo danzatore di montagna. Dure lezioni in materia d’amore, sconfitta e vita da fuorilegge, pref. Christian Frascella, trad. Manuela Francescon e Giovanna Scocchera, Fazi Editore, 2009, pp.535, € 19,50

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di Francesco Sasso

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È fin troppo facile, ma del resto inevitabile, rintracciare connessioni e corrispondenze tra le origini e le esperienze di vita di Chuck Kinder ed i contenuti evidenti o profondi delle sue opere.
A questa pratica è lo scrittore stesso che del resto ci obbliga, a partire dalla scelta del nome del protagonista, che è il suo. Anche gli altri protagonisti dei suoi romanzi ricalcano nella diversità delle situazioni una condizione esistenziale che fu la sua e genera quello che potremmo definire il paradigma dell’inetto (di novecentesca memoria) in salsa USA, quello per intenderci dell’aspirante scrittore fallito, drogato, alcolizzato, fedifrago, costretto a ripiegare nell’insegnamento universitario, ma comunque saldamente inserito nel contesto di un sistema di vita intellettuale vivo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.13: Alchimie del tempo. Alessandra Fiori, “Le conseguenze del caso”

Alchimie del tempo. Alessandra Fiori, Le conseguenze del caso, Milano, Edizioni Piemme, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Tutto quello che ci accade quasi mai è puramente casuale (come ammoniscono romanzieri, sceneggiatori e registi in conclusione delle loro opere) ma tutto risulta il frutto di una accurata combinazione della necessità e del relativo scivolare delle opportunità nel bussolotto concavo della vita. La vicenda che vede protagonisti Chiara, Marcello e Valeria non ha molto a che vedere con le pure casualità dell’esistenza; sono semmai la conseguenza diretta delle scelte fatte in passato e degli errori consumati nel presente.

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Vivalascuola. Concorso, Tfa e figli di nessuno

I figli di nessuno sono i giovani e i meritevoli, i neolaureati, i trentacinquenni iscritti al Tfa, i docenti precari già abilitati inseriti nelle graduatorie. Ma il concorso non era fatto per giovani e meritevoli? Come dicono il ministro Profumo e i suoi portavoce? In realtà giovani e meritevoli sono esclusi dal nuovo concorso, mentre i docenti già abilitati per aver vinto un concorso dovranno rifarlo. Inoltre: i posti previsti dal concorso (11.000 in tre anni) sono inferiori persino al piano predisposto dalla Gelmini (fino a 22.000 per anno) e non copriranno neanche i pensionamenti. Come dice Giovanna Lo Presti citando Shakespeare: “Schifo! Schifo!” (Amleto, atto I, scena II).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.100: La scienza e la vita. Mario Lena, “Attrattore strano”

La scienza e la vita. Mario Lena, Attrattore strano, Lucca, Pacini Fazzi Editore, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Attrattore strano è il ventesimo libro di poesie di Mario Lena e rappresenta il suo congedo dall’attività letteraria. In esso, tutta la prima parte è contrassegnata da testi che recano il titolo delle sue opere precedentemente pubblicate e vogliono rappresentare una sorta di bilancio della sua  lunga esistenza spesa operosamente al servizio della comunità (Lena è stato lungamente sindaco della città natale di Bagni di Lucca) e intenta a conciliare la vita quotidiana con l’apprezzamento e l’amore per la sua Musa (terrena e tutta umana, intrisa di stupori e di slanci e di una struggente curiosità nei confronti della natura e del cosmo).

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IL TERZO SGUARDO n.41: Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, “La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale”, a cura di Carlo Bordoni

Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale, a cura di Carlo Bordoni, Napoli, Liguori, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Per le affettuose e attente cure di Carlo Bordoni, si conclude con un terzo volume dedicato al romanzo industriale, il poderoso tentativo di ricostruzione dei rapporti tra società contemporanea e narrativa di genere iniziato da Romolo Runcini nel 1995 con  La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Gothic Romance pubblicato sempre da Liguori e proseguito con lo stesso editore nel 2002 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Roman du Crime.

Il terzo blocco analitico prodotto da Runcini è composto in gran parte da saggi già usciti su rivista o come introduzioni a romanzi assai importanti per la ricostruzione dei problemi più significativi nell’ambito della sociologia della letteratura (è il caso di Kim di Rudyard Kipling, la cui edizione per i Grandi Libri Garzanti data al 1987). In esso sfilano tutti i maggiori autori di fine Ottocento e di inizio Novecento: il volume, infatti, si apre con la ricostruzione della nascita della Metropoli moderna nell’opera di Dickens e si chiude sulle immagini disperanti e allucinate dei romanzi più noti di George Orwell e di Aldous Huxley. Si tratta, quindi, dell’itinerario della soggettività moderna attraverso la paura e il terrore, di una ricostruzione dell’immaginario collettivo occidentale in chiave di incubo morale e dichiaratamente sociale e, soprattutto, di un’indagine su temi di grande rilevanza politico-culturale in cui sono in gioco il modo in cui eventi storici assai rilevanti per il destino della contemporaneità sono stati oggetto di rappresentazione letteraria e romanzesca.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.12: Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, “Le querce non fanno limoni”

Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni, Milano, Garzanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

«Life is what happens to you while you’re busy making other plans  / La vita è ciò che accade quando ci occupiamo di altro»

(John Lennon, Beautiful Boy )

 

Far costruire con una delibera solo istituzionale e senza coinvolgimento dei cittadini una grande moschea all’interno di un parco pubblico da tempo immemorabile appannaggio del ristretto numero di abitanti di un paesino toscano (in questo caso l’immaginario borgo di Montechiasso situato a pari distanza tra Firenze e Siena) è un evento che può sembrare inconcepibile. Tale appare, infatti, alla maggioranza dei cittadini più avvertiti e più animosi che spesso sono anche quelli più politicizzati del paese. La protesta contro la moschea e, di conseguenza, anche animosità e rifiuto nei confronti della comunità islamica che l’ha richiesta montano e divengono il fatto del giorno proprio alla vigilia delle elezioni amministrative. Contro la giunta comunale (e il sindaco) uscente viene presentata una lista civica (il Chiasso dei Cittadini) che vede come suoi esponenti molti vecchi ex-militanti della sinistra (parlamentare e non) che raccoglie immediati (ma poi, alla fine, non sufficienti) consensi. All’interno di questa disputa si inseriscono vicende personali e una storia d’amore che ne complicano lo sviluppo e lo rendono drammatico, perfino frenetico.

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IL TERZO SGUARDO n.40: Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud”

Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, prefazione di Pino Aprile, con interventi di Michele Ciasullo e Dario Meninno, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Il termine Crescita zero non indica più, come in passato, la decisione di non costruire più oltre la cubatura già presente in situazioni urbanisticamente già compresse e affollate o il saldo ugualitario tra natalità e mortalità in demografia. Nella dimensione presente del linguaggio economico, indica drammaticamente la stagnazione presente a livello di sviluppo sociale e di produzione di ricchezza e, soprattutto, è l’indice di una situazione che va sempre più deteriorandosi perché alla mancanza di investimenti continuativi non può che conseguire l’annullamento delle prospettive relative alla creazione di nuovi posti di lavoro. Senza crescita economica stabile, niente ricchezza sociale e senza di questa l’unica possibilità presente che rimane a chi ne è soggetto è la disoccupazione a tempo indeterminato e la morte civile che necessariamente ne consegue.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.11: La Grande Guerra. Andrea Molesini, “Non tutti i bastardi sono di Vienna”

La Grande Guerra. Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna, Palermo, Sellerio, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Anche i topi diventano “oggetti d’affezione” culinaria quando le derrate alimentari diventano scarse e non si trova più nulla da mangiare. Quando tutto manca, anche gli abitanti delle fogne vanno bene, soprattutto arrosto (la stessa fine, tuttavia, fanno anche i gatti, i loro nemici tradizionali). Lo dimostra l’abilità dimostrata dal prete del paese nell’infilzarli:

 

«Si girò di scatto verso la porta, come se avesse intuito una minaccia. Dal cassetto uscì un coltello lungo due spanne. La lama gli luccicò fra le dita, poi accanto alla faccia, sopra la spalla. Tirò. Un tonfo. Era un ratto, e si contorceva, inchiodato alla base della porta. Io e Giulia ci guardammo, muti, inorriditi. “Ti ho preso, bastardo!”. Il don ridacchiò e, sottovoce, aggiunse: “Non tutti i bastardi sono di Vienna”. Quel prete corpulento era agile e svelto come un malandrino di strada. Un sorriso gli univa gli orecchi e il nemico, Satana o l’Austriaco che fosse, non c’era più: in quel ratto trafitto, con le zampette aperte a croce, il don non vedeva una creatura delle fogne, ma un manicaretto da gustare in santa pace» (p. 287).

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SHAKESPEARE, WEBSTER E LA “TEOMACHIA”: UN CONFRONTO. Saggio di Linda Torresin

SHAKESPEARE, WEBSTER E LA “TEOMACHIA”: UN CONFRONTO

Nella profondità crepuscolare dell’anima umana giace il diavolo.
Non ha libertà. Un coperchio pesante lo tiene rinchiuso in fondo all’anima: Dio. Il diavolo soffoca in profondità, lotta per la libertà, vuole vivere. E per l’uomo diventa sempre più evidente che è la sua anima che vuole la libertà, che il diavolo che lotta sotto il coperchio altri non è che lui stesso.
V. Veresaev, Živaja žizn’. Čast’ I: O Dostoevskom i L’ve Tolstom, Moskva: Izd. Nedra, 19284, p. 20 (trad. mia).

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di Linda Torresin

(Università Ca’ Foscari Venezia)

Oggetto della mia comunicazione è la trattazione del tema religioso in due celeberrime revenge tragedies: l’Hamlet di Shakespeare e la Duchess of Malfi di Webster.

In particolare, proveremo a tracciare un quadro della “teomachia”, ossia della lotta dell’uomo contro Dio, dello scontro tra fede e ragione, religiosità e ateismo dall’epoca elisabettiana a quella giacomiana: ci occuperemo, insomma, di una delle vexatae quaestiones di ieri e di oggi.

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