QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.100: La scienza e la vita. Mario Lena, “Attrattore strano”

La scienza e la vita. Mario Lena, Attrattore strano, Lucca, Pacini Fazzi Editore, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Attrattore strano è il ventesimo libro di poesie di Mario Lena e rappresenta il suo congedo dall’attività letteraria. In esso, tutta la prima parte è contrassegnata da testi che recano il titolo delle sue opere precedentemente pubblicate e vogliono rappresentare una sorta di bilancio della sua  lunga esistenza spesa operosamente al servizio della comunità (Lena è stato lungamente sindaco della città natale di Bagni di Lucca) e intenta a conciliare la vita quotidiana con l’apprezzamento e l’amore per la sua Musa (terrena e tutta umana, intrisa di stupori e di slanci e di una struggente curiosità nei confronti della natura e del cosmo).

Lo stesso titolo di questa raccolta è legata all’interesse di Lena per la divulgazione scientifica. Eccone la spiegazione data dallo stesso autore e relativa alla teoria del caos in fisica: ” […] il disordine viene in qualche modo canalizzato all’interno di motivi costruiti su uno stesso modello soggiacente, al quale gli specialisti del caos hanno dato il bel nome di Attrattore Strano” (p. 7). Ma questo concetto scientifico viene piegato liricamente da Lena per trasformarlo nella dimensione profonda della poeticità: “Questa intima / Strana Attrazione / che alimenta / la nostra fatica / e rende forte / il nostro lavoro, / basterà / per noi e per gli altri? / Per palazzi / capanne / città / metropoli nuove?“ (p. 80). Anche se nessuno potrà mai saperlo, la fiducia nella “strana attrazione” costituita dalla poesia basta a dargli ancora (e a lungo) speranza e volontà di canto per la vita che gli resta da vivere. Se il caos domina il mondo fisico in cui viviamo, forse la poesia potrà essere uno degli strumenti più sinceri e adeguati a mettere ordine in esso per ritrovare senso e significato.

 

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*Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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