Remainders n.12: La realtà dell’anima. Emily Brontë, “Cime tempestose”

Emily Brontë, Cime tempestose

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di Francesco Sasso

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L’altro giorno, mentre leggevo per puro svago masochistico il romanzo di un’autrice contemporanea la quale metteva in scena emozioni portatrici di idee semplici e di una monotonia di toni notevolissima, mi sono sorpreso a pensare che la realtà è troppo frammentaria per essere ricomposta in tal ghisa. E non so come, ad un tratto, dal nulla è emerso in me il ricordo di Cime tempestose, romanzo straordinario di Emily Brontë.

Adesso bisogna che vi spieghi perché Cime tempestose è un capolavoro di narrativa dove i temi del Romanticismo si fondono in una fiabesca sinfonia. E questo non è facile da spiegare. Come molte cose della Letteratura, bisogna intuirlo. Sarà bello se riesco a renderlo chiaro a me.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.16: Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, “Sotto cieli noncuranti”

Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, Sotto cieli noncuranti, Milano, Feltrinelli, 2010
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di Giuseppe Panella*

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«Il mondo è fatto di dettagli. Noi siamo un agglomerato di dettagli. Siamo una manciata di neve fresca che si scioglie al calore della mano. Palline di mercurio, sensazioni imprecisate, trascuratezze, minuti evaporati. Mezze frasi a cui non si è prestata attenzione, facce di cui non si ricorda più l’espressione. Avvertimenti. Segnali. Intuizioni. Paure, premonizioni, fesserie, sogni che si infrangono e sogni che si avverano, siamo gli oggetti che intasano le nostre case, le memorie che si accavallano e perdono di senso, fuse come sono in un significato nuovo. Siamo le disattenzioni. Le conseguenze. Le fortune immeritate. Le sventure. Siamo addormentati sotto cieli noncuranti, cieli che sono ovunque benché la neve li nasconda allo sguardo, come a proteggerli dalle domande di fuoco che incendiano la testa. Avrei soltanto voluto avere il tempo di spiegare a un bambino dalle ciglia scure che i semi della melagrana sono traslucidi e che i bottoni di madreperla un tempo sono stati conchiglie cullate dal mare. E che non siamo capaci di volare. Non lo saremo mai» (p. 196).

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IL TEMA DEL “DOPPIO” NEL ROMANZO DI A. SKALDIN . “Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego”. Saggio di Linda Torresin

IMMAGINE: Il gabinetto del dottor Caligari, film di Robert Wiene.

Il tema del “doppio” nel romanzo di A. Skaldin. Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego

[…] al suo risveglio Nikodim avvertì in sé un’inspiegabile divisione […].
A. Skaldin, Peregrinazioni e avventure di Nikodim il Vecchio[1]
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It was on the moral side, and in my own person,
that I learned to recognise the thorough and primitive duality of man;
I saw that, of the two natures that contended in the field of my consciousness,
even if I could rightly be said to be either,
it was only because I was radically both […].
R. Stevenson, Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde[2]
***
I am wedded to you so closely,
that I feel as if I were the same person.
Our essences are one, our bodies and spirits being united,
so, that I am drawn towards you as by magnetism,
and wherever you are, there must my presence be with you.
J. Hogg, The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner[3]

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di Linda Torresin

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1. Doppio, letterarietà e autobiografismo

 

L’«inspiegabile divisione» (неизъяснимое разделение) psicofisica della personalità sperimentata dal giovane barin Nikodim Michajlovič Ipat’ev, protagonista del romanzo filosofico di Aleksej Skaldin Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego [Peregrinazioni e avventure di Nikodim il Vecchio][4], va certamente letta come un tributo dell’ultimo (in ordine cronologico) dei simbolisti russi ad un tema di antica memoria, caro alla mitologia e alla classicità – quello del “doppio” –, che, a partire da Pogorel’skij, passando per Puškin, Odoevskij, Gogol’ e Dostoevskij, aveva imperversato nell’Ottocento russo[5] e, prima ancora, nell’ambiente letterario europeo barocco e romantico, confermandosi nel Novecento, secolo del relativismo e della crisi dell’io, come il tratto distintivo della modernità[6].

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“IL SECOLO CHE VERRÀ. Epistemologia, letteratura, etica in Gilles Deleuze” di Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti.Venerdì 26 ottobre (Firenze)

Venerdì 26 ottobre 2012 ore 18

presentazione dell’opera

IL SECOLO CHE VERRÀ. Epistemologia, letteratura, etica in Gilles Deleuze

di Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti

LIBRERIA IBS (ex Mel Book) FIRENZE
via de’ Cerretani, 16/R

Intervengono UBALDO FADINI e GIOVANNI SPENA. Coordina CAMILLA PIERI per la Editrice Clinamen

Saranno presenti gli Autori

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IL TERZO SGUARDO n.44: Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, “Il Principe fulvo”

Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, Il Principe fulvo, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella*

 
Il romanzo-saggio di Salvatore Silvano Nigro che indaga sulla storia e il destino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo grande libro di una vita è dedicato al bibliotecario Raffaele Giampietro, qui indicato con il nomignolo affettuoso di Bendicò. Viene identificato cioè con il nome del gigantesco alano che accompagna il principe Fabrizio Salina in tutti i momenti culminanti della narrazione dei suoi ultimi anni di vita. Ma non si tratta, certamente, di un epiteto diffamatorio o una diminutio capitis dell’eccellente bibliotecario della Scuola Normale Superiore di Pisa (dove anche Nigro per qualche tempo ha insegnato Letteratura italiana contemporanea) ma di un elogio sia pure amicale.
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Remainders n.11: Calpurnio Siculo, “Egloghe”

Calpurnio Siculo, Egloghe, trad. Maria Assunta Vinchesi, BUR, 1996

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di Francesco Sasso

Non sappiamo nulla della vita di Calpurnio Siculo, forse un letterato di umile condizione, che probabilmente dovette vivere durante i primi anni del regno di Nerone. Di lui ci sono rimasti sette egloghe, nelle quali viene celebrato il principato di Nerone, considerato come una nuova età dell’oro. Il poeta aspira ad ottenere la protezione dell’imperatore, e perciò non gli lesina le adulazioni. Tuttavia, l’anelito di una nuova era di pace e di giustizia me lo rendono caro, come pure un certo gusto coloristico e la propensione al patetico. La materia espressiva resiste al tempo e lo sforzo creativo di un lontano uomo di cui nulla ci è dato sapere, riprende a vivere dentro di noi.

f.s.

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ALLEGATI: Tradizione bucolica e programma poetico in Calpurnio Siculo. Saggio di Enrico Magnelli (pdf)

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SPECIALE GUIDO MORSELLI n.12: Morselli, brano tagliato per rispetto agli ebrei – di Antonio Armano – «Il Fatto Quotidiano»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

Bisogna qui ricordare il principio teorico fondamentale per cui l’autore reale è estraneo alla realtà narrativa della sua creazione, il suo doppio è “l’autore implicito”. La presenza in un romanzo di personaggi intellettualmente caratterizzati da una particolare ideologia storico-politica non fa dell’autore un loro complice, né la loro ideologia coincide con quella dell’autore reale. Ho sempre ritenuto  peccato di superbia  di un “senza nome” l’aver tagliato  alcune invettive antisemite “che si trovano in due delle tre versioni manoscritte del romanzo Contro-passato prossimo ma non nell’edizione Adelphi”.  (Francesco Sasso)

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di

Morselli inedito e “proibito”? Nell’anno delle celebrazioni centenario – lo scrittore varesino è nato nel 1912, il 15 agosto come Stieg Larsson, altro “postumo” seppure ben più recente e popolare – la domanda sembra paradossale. Perché Morselli non vide mai nessuno dei suoi romanzi pubblicati in vita e la vita, come non ci si stanca di ripetere, se la tolse dopo l’ennesimo rifiuto editoriale, il 31 luglio del ‘ 73, poco prima di compiere 61 anni, con un colpo di Browning, nella dependance della villa di via Limido a Varese. Cioè dopo avere trovato nella posta – al ritorno da una villeggiatura in montagna con l’amica Maria Bruna Bassi – il manoscritto rifiutato di quello che è forse il suo capolavoro, Dissipatio H. G. Ma subito dopo la morte, a partire dal ‘ 74, con Roma senza Papa – testo fantateologico dove mette in scena il trasferimento del Vaticano a Zagarolo -, è iniziata la pubblicazione dei manoscritti donati dalla nipote Loredana Visconti al Centro Manoscritti dell’università di Pavia.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.15: Storia di un ghostwriter. Remo Bassini, “Vicolo del Precipizio”

Storia di un ghostwriter. Remo Bassini, Vicolo del Precipizio, Bologna, Perdisa Pop, 2011
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di Giuseppe Panella*

Cortona è una cittadina toscana di origine etrusca di straordinario fascino e incantevole bellezza per i turisti che spesso ne rimangono talmente attratti che decidono di andarci ad abitare o trovano casa nelle sue vicinanze (a Camucia, ad esempio, come era accaduto al compianto Guido Almansi giunto al suo secondo matrimonio e alla prima figlia). Questo avviene spesso per i turisti, in particolar modo per quelli di origine anglosassone. Non è certo la stessa cosa per i suoi abitanti “indigeni” e autoctoni che, invece, la tentazione di fuggirne la provano spesso e volentieri.
In Che sarà, una canzone scritta da Franco Migliacci e composta da Jimmy Fontana nel 1971 perché fosse presentata al Festival di Sanremo di quell’anno, poi portata a un successo imperituro da José Feliciano nel corso del tempo, infatti, si può sentir cantare esplicitamente:
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5 GRANDI INCONTRI CON LA LETTERATURA (Firenze)

Con il patrocinio di Regione Toscana – Provincia di Firenze – Comune di Firenze L’Associazione MULTIMEDIA91 diretta da Alessandra Borsetti Venier
presenta la Rassegna annuale 2012-2013
5 GRANDI INCONTRI CON LA LETTERATURA  

Primo incontro

Presentazione del libro di SILVIO RAMAT Banchi di prova.
Interventi di ENZA BIAGINI docente universitaria, MARIA GRAZIA MARAMOTTI poetessa e scrittrice

Sala Pistelli, Palazzo Medici Riccardi, Via Cavour 1, Firenze
Giovedì 18 ottobre 2012 dalle 17:00 alle 19:00

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Elias Lönnrot, “Kalevala”, a cura di Marcello Ganassini

Elias Lönnrot, Kalevala, a cura e traduzione di Marcello Ganassini, prefazione di Luigi G. de Anna, Edizioni Mediterranee, 2010, pp.378, € 24,50
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di Francesco Sasso

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La letteratura e la lingua finnica sono sorti con il distacco della Finlandia dalla Svezia nel 1809 e si è andata svolgendo accanto a quella di lingua svedese, manifestando un amore e un attaccamento alle tradizioni etniche che richiamassero l’identità nazionale. Con l’annessione della Finlandia alla Russia, che la trasformò in gran ducato autonomo, incominciò a farsi sentire il Romanticismo, stimolatore delle coscienze nazionali: il sentimento patriottico si insinuò in molte opere e s’intensificò la passione per il folklore.
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IL TERZO SGUARDO n.43: La pagina e lo schermo. Vito Santoro, “Calvino e il cinema”

La pagina e lo schermo. Vito Santoro, Calvino e il cinema, Macerata, Quodlibet, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

“Non so niente di cinema” si intitola il primo capitolo di questo bel libro di Vito Santoro dedicato ai rapporti tra Italo Calvino e l’ottava musa. Ma, ovviamente, non è vero. Dalle sue molte opere, in particolare da quelle saggistiche, è possibile ricostruire un suo rapporto privilegiato con alcuni aspetti del cinema italiano (in particolare, con la produzione di Michelangelo Antonioni) e con l’estetica del cinema nello specifico della sua scrittura.

Nelle tre sezioni in cui è composto il libro, Santoro esamina in prima istanza Calvino come “spettatore” e la sua autobiografia dal punto di vista dell’importanza del cinema nella sua formazione di uomo o di scrittore, poi passa a esaminare la sua produzione di critico cinematografico e di Presidente della Giuria del Festival di Venezia nel 1981, infine in Dalla pagina allo schermo ricostruisce dettagliatamente tutte le trascrizioni sul grande e piccolo schermo di opere letterarie dello scrittore. A che conclusioni arriva il saggio di Santoro?

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Intervento del presidente dell’AIE e rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012

Intervento del presidente dell’AIE, Marco Polillo
I punti
Francoforte, 10 ottobre 2012

Partiamo come sempre dai dati: purtroppo questo è l’anno dei segni meno. In cartella trovate la sintesi del Rapporto AIE 2012. L’editoria italiana sta soffrendo per la crisi: da quando è iniziata, nel 2008, abbiamo avuto anni di riduzioni di fatturato, ma meno di altri settori. Adesso è cambiato qualcosa: il libro, da sempre prodotto anticiclico, è travolto – pure lui – dalla crisi dei consumi.
E ne risente esattamente come gli altri prodotti.
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Chuck Kinder, “Lune di miele. Precauzioni per l’uso”

Chuck Kinder, Lune di miele. Precauzioni per l’uso, trad. Giovanna Scocchera, Fazi Editore, 2002, pp.386, € 16,00

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di Francesco Sasso

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Chuck Kinder viene oggi considerato tra i massimi narratori americani di fine Novecento. Non so se ciò sia vero. Tuttavia il romanzo Lune di miele è divertente e riesce a coinvolgere il lettore. Chuck Kinder esordisce con Shakehunter (1973) seguito da The Silver Ghost (1978). Poi per 23 anni si dedica alla stesura di Lune di miele, sino a ritrovarsi tra le mani un manoscritto di 3000 pagine non ancora concluso. E qui interviene l’amico Scott Turow per una revisione. Quest’ultimo riesce a ridurre il manoscritto a 900 pagine, dimezzate poi, ulteriormente, prima della pubblicazione. Per comprendere di cosa stiamo parlando, basta ricordate Michael Douglas nelle vesti di Grady Tripp, alias Chuck Kinder, in Wonder Boys, film tratto dal romanzo di Michael Chabon – ex allievo di Kinder stesso.

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«Narrazioni» n. 2 (giugno-settembre 2012), a cura di Vito Santoro

NARRAZIONI.  Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie (giugno-settembre 2012). Vol. 2, a cura di Vito Santoro

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Narrare negli anni Zero: oltre il romanzo
Se c’è un elemento che accomuna gli scrittori degli anni Zero, questo va rinvenuto nel rifuggire dall’ambizione a “fare romanzo”; quella ambizione che il Calvino degli anni Sessanta riteneva essere «una trappola ritardatrice in cui cascarono anche i più avvertiti». Solo sfumandone i confini, il romanzo può trasformarsi in uno “spazio altro”, capace di opporsi al dominio del significante, che, iuxta Lacan e Lévi-Strauss, è rivelativo di quella potente, forse magnifica, ma anche terribile allucinazione che la modernità ha forgiato e alimentato, cioè che il simbolico è esso stesso un’illusione senza fondamento.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.14: Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, “La forma incerta dei sogni”

Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, La forma incerta dei sogni, Milano, Edizioni Piemme, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

I ricordi hanno sempre una forma – quelli di Leonora detta Leo in famiglia sono presenti alla sua mente sotto forma di adesivi che sintetizzano in un’immagine vicende storiche di lotte civili, di battaglie morali vinte con la forza della volontà e della solidarietà, di momenti entusiasmanti poi trasformatisi in cocenti delusioni.

L’adesivo che fa scattare la molla dei ricordi di Leo riguarda la vicenda dei “sei di Sharpeville”, una cittadina del Sudafrica in cui nel corso di tumulti per l’ingiustificato aumento del prezzo degli affitti il consigliere comunale nero Dlimini fu ucciso nel 1984 da una persona rimasta non identificata e di cui furono accusati sei partecipanti innocenti alla manifestazione.

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IL TERZO SGUARDO n.42: Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Le parole del tempo e la  letteratura. Gualberto Alvino. La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, con una prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo, 2012

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di Giuseppe Panella*

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La poesia e la letteratura è composta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e gli stati d’animo. Ma, a parte l’aspetto affettivo e dei sentimenti espressi in ragione di essi, è intrinsecamente costituita di parole. Nell’analisi della scrittura letteraria non si può fare a meno di soffermarsi su di esse, sulla loro natura, sulla loro vita, sulla loro origine, sulla loro specificità. Di conseguenza, i poeti e gli scrittori possono usarle attingendole al parlato quotidiano, all’usuale composto utilizzato per comunicare ogni giorno con gli altri in tutte le situazioni concrete del vivere associato oppure attingere al grande patrimonio lessicale della tradizione culturale cui tutti partecipiamo ma di cui molto spesso ci dimentichiamo invece di usarlo. Gualberto Alvino ha deciso di dedicare la sua operosità erudita e la sua sapienza di studioso alla ricerca delle occorrenze linguistiche presente nelle opere di tre grandi autori meridionali (tutti siciliani, per l’esattezza) e di verificarne la puntualità, l’invenzione e, come dice il titolo della sua raccolta di saggi, la “verticalità”. Ma Alvino non solo ha portato a termine questa sua ricerca nella modalità sua propria di filologo (e cioè di “lettore lento” – come scrive Nietzsche nella sua Prefazione a La nascita della tragedia) ma l’ha anche arricchita con un saggio, un Dialogo tra lo Scettico e il Fautore, in cui giustifica more teoretico l’assunto della sua prospettiva di studi.

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