I LIBRI DEGLI ALTRI n.21: I paradossi dell’amore. Aa. Vv. “Love Out”, a cura di M. Baldrati

I paradossi dell’amore. Aa. Vv. Love Out, a cura di M. Baldrati, Massa, Transeuropa, 2012

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di Giuseppe Panella

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L’amore – dice il poeta – “ move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, canto XXXIII, v. 145). Ma è altrettanto noto che “ognuno uccide ciò che ama” (Oscar Wilde, Ballata del carcere di Reading). L’antologia progettata e promossa da Mauro Baldrati si muove tra questi due poli (l’amore, l’odio) e cerca di comprendere all’interno di questo perimetro tutte le possibili sfumature, tutti i probabili aspetti e momenti, tutte le imprescindibili angosce ed esaltazioni che il sentimento d’amore potrebbe produrre, indurre, suscitare. L’amore porta alla felicità (momentanea) degli amanti e, allo stesso modo, li conduce alla soglia della morte. Ma amare non vuol dire soltanto “non dire mi dispiace” (Erich Segal, Love Story) ma può rendere il sentimento che costringe ineluttabilmente a prendere in considerazione come necessario e inevitabile uno spietato meccanismo che stritola e polverizza chi ama (o, vicendevolmente, anche chi non prova un’analoga passione).

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Comunismo possibile. Utopia efficace

 L’amico aveva il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata/ per consentire al figlio di essere quello che ora è. / […] / Nulla ricorda in lui il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata / per consentirgli di essere quello che è. […] / È felice, e basta. / Va in televisione, fa l’addetto stampa, / e parla sempre con la stessa voce, dice sempre le stesse cose.  / Che i comunisti sono cattivi, e hanno rubato la gioventù / a chi solo perché aveva vent’anni credeva di essere eterno / e di poter cambiare il mondo. Che il mercato rende liberi, / e che un servo di scena può essere felice come il padrone, /  e che sa bene come i servi sono simili a quei cagnolini, / e che scodinzolano non appena annusano l’odore del biscotto.
Emilio Piccolo[1]

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di Antonino Contiliano
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Nel  “kuore dell’impero, mescolando memoria e desiderio” – scrive Stefano Docimo, Attualità o no del comunismo- TEMPI DI CATASTROFE, TEMPI INTERESSANTI (www.retididedalus.it, luglio, 2012)  –  è  possibile ancora pensare alle promesse del “comunismo” e alle sue premesse?

Il cuore dell’Impero, chiamando a testimoni l’Identificazione biometrica (Mario Lunetta, Ivi) e l’Algo-Mondo(Marco Palladini, Ivi), infatti non predilige “un’equa distribuzione dei pani, dei pesci & delle tecnologie” (Mario Lunetta) e “non conosce Algos, il gran dio dei dolori /che ci fa umani oltre le equazioni incognite, / anestetizza ogni operazione di vita” (Marco Palladini). E tuttavia sembra che le premesse per attivare il mondo delle promesse della democrazia comunista non manchino se i “tempi di catastrofe” dell’Impero appaiono “tempi interessanti”.

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“Noi Rebeldìa 2010. we are winning wing”. Presentazioni a Firenze e Roma

Noi Rebeldìa 2010

we are winning wing

Introduzione di Francesca Medaglia

Postfazione di Marta Barbaro

ISBN 978-88-897224-52-5

Edizioni CFR – 2012   http://www.edizionicfr.it/Libri_2012/051%20we%20ware/rebaldia.htm

Presentazioni a

Firenze, Caffé Giubbe Rosse, Piazza della Repubblica, 13/14r

Venerdì 29 novembre – ore 17:30

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Roma, Lavatoio Contumaciale, Piazza Perin del Vaga, 4

Sabato 1° dicembre, ore 17:30

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.20: La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, “Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio”

La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio, Firenze, Clinamen, 2012

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di Giuseppe Panella*

Forse Leone Parasporo (ma tutti, in realtà, forse intimoriti da questo nome un po’ papale lo chiamano Elio) non lo ha letto ma il precedente di questo manualetto sotto forma di dialoghi socratici è un bizzarro libro di Witold Gombrowicz, Corso di filosofia in sei ore e un quarto[1], dove in poche battute filosofi fondamentali e problemi epocali si susseguono senza essere ovviamente né spiegati totalmente né compiutamente risolti ma sempre con il risultato di essere adattati agli umori del momento e alle necessità dell’epoca presente.

Come Gombrowicz, Parasporo rifiuta di essere troppo generico o divulgativo e affronta spesso i nodi teoretici che gli si presentano con baldanza e humour che altri destinerebbero a cause letterarie meno complesse e meno complicate. Il suo professor Beta è apparentato più al Professeur Y dei famosi Colloques di Louis-Ferdinand Céline che al personaggio del cartone animato South Park[2] che fa capolino nell’ultima pagina del libro, perplesso e con gli occhi spalancati, mentre si dice che stia spiegando alla classe il concetto di emanazione di Plotino.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.19: La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, “Nina dei lupi”

La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, Nina dei lupi, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Nina dei lupi è molti romanzi in uno: è una storia apocalittica, un romanzo di formazione, una riflessione ecologica sul futuro destino del mondo. E’ una storia di crescita e di dolore, di follia e di voglia di vivere. Segue vicende parallele: la piccola Nina, il suo mentore e padre sostitutivo Alessio, i cani che assistono i loro padroni nel duro compito di sopravvivere al freddo alla fame all’assalto dei nemici, i predoni che si sono impadroniti con la violenza e la loro primordiale ferocia della cittadina di Piedimulo, gli abitanti del paesino di montagna che sono rimasti nelle loro mani.
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Giuseppe Panella , “Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità”

Giuseppe Panella , Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità, Editrice Clinamen, 2012, € 26,80
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Nel 1554, l’umanista Francesco Robortelli pubblica a Basilea il testo di un breve e frammentario trattato sul Sublime attribuito a un non meglio identificato retore di età ellenistica dal suggestivo nome di Cassio Longino. Anche se questa attribuzione sarà presto confutata e l’autore dell’opera sarà relegato al più umile rango di Anonimo, non solo il legato critico-filosofico del testo resterà etichettato con quell’attribuzione originaria ma la sua ripresa alla fine del Novecento continuerà a essere indicata come un recupero e una rivalutazione delle tematiche in esso contenute. Tuttavia, in questo volume (ideale continuazione di una ricerca iniziata nel 2005 con “Il Sublime e la prosa”) l’accento non cade tanto sull’analisi dell’opera dello Pseudo-Longino quanto sulle successive applicazioni che ne hanno caratterizzato la fortuna, con particolare attenzione alla storia politica e sociale di un paese come l’Inghilterra dove il legato che si suole definire “longiniano” conosce una nuova fioritura nel 1757 ad opera di Edmund Burke.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.18: L’attesa, l’oblio. Daniela Dawan, “Non dire che col tempo si dimentica”

L’attesa, l’oblio. Daniela Dawan, Non dire che col tempo si dimentica, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Zakhor (ricorda!) è l’imperativo ebraico per eccellenza. Ma tkelouch el denia nassiana (non dite che col tempo si dimentica) è il suo sviluppo in termini umani e affettivi.

Il romanzo d’esordio di Daniela Dawan si occupa proprio di questo: l’impossibilità di dimenticare forgia e ricostruisce la catena del ricordo che permette ai viventi di non far precipitare i morti nell’oblio, rende ciò che è stato importante alla stessa stregua di ciò che sarà.

La storia narrata, infatti, si sviluppa su un doppio binario: il presente e la sua felicità consegnata alla storia d’amore tra la brillante pianista Anna Orvieto e l’altrettanto brillante fotografo Philippe e il passato in cui la fine della vicenda amorosa tra Cesare Orvieto, un prestigioso medico fascista di origine ebraica che opera a Tunisi e la pianista Augusta Levi si intreccia con la crisi del suo matrimonio e l’avvento delle leggi razziali promulgate nel 1938 dal governo Mussolini.

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Una Lettera di Philip K. Dick: “definirò la science fiction dicendo cosa non è sf”

[Trascrivo qui la lettera di Philip K. Dick del 14 maggio 1981 tratta da: Philip K. Dick, Prefazione, in Tutti i racconti. Le presenze invisibili, introd. Vittorio Curtoni, Mondadori, 1994, pp.13-14. (f.s.)]

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Per cominciare, definirò la science fiction dicendo cosa non è sf. Non la si può definire “un racconto (o un romanzo o un’opera teatrale) ambientato nel futuro” visto che esiste l’avventura spaziale, che è ambientata nel futuro ma non è sf. E’ soltanto questo: avventure, lotte e guerre, nel futuro e nello spazio, che comportano una tecnologia super-avanzata. Allora perché tutto questo non è sf? Sembrerebbe esserlo, e Doris Lessing, per esempio, crede che lo sia. Pero all’avventura spaziale manca l’idea nettamente nuova che è un ingrediente essenziale della science fiction. E inoltre, può esistere una sf ambientata nel presente: il racconto o romanzo che parla di un mondo alternativo. Quindi, se separiamo la sf dal futuro e anche dalla tecnologia super-avanzata, cosa ci resta che si possa chiamare science fiction?

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.17: Cronaca di una catastrofe non annunciata. Fabrizio Ottaviani, “La gallina”

Cronaca di una catastrofe non annunciata. Fabrizio Ottaviani, La gallina, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Non usa più da tempo comprare animali vivi da tenere in casa non foss’altro che per il tempo necessario a macellarli e a farli finire in padella. Quindi l’arrivo di una vecchia dall’aspetto di mendicante che consegna una gallina viva in una distinta casa alto-borghese ha qualcosa di straniante e, in certa misura, di sottilmente perturbante.

Infatti, la gallina, una volta entrata, non se ne andrà più nonostante gli sforzi disperati e l’impegno spasmodico messo in atto per cacciarla via. Allo stesso modo, la sua permanenza nella casa avrà conseguenze disastrose non solo per la tappezzeria o i mobili di pregio che l’abbelliscono e la rendono un luogo prezioso di abitazione ma anche per i suoi abitanti. Inoltre, è difficile uccidere una gallina alla fin fine – un corpo vivo che si muove e mostra la propria vitalità in tutta una serie elementare di attività, prima fra tutte la produzione continua e puteolente di sterco animale.

Adelmo, il maggiordomo un po’ timoroso e un po’ bloccato di casa De Giorgi, non se la sente di diventare il giustiziere della gallina introdotta di frodo nell’appartamento.

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