Leopoldo Lugones, “Racconti Fatali”

Leopoldo Lugones, Racconti FataliLeopoldo Lugones, Racconti Fatali, trad. Fabrizio Gabrielli, saggio di Camilla Cattarulla, Nova Delphi, 2012, pp.163, €9,00

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di Francesco Sasso

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Leopoldo Lugones (1874-1938), storiografo e saggista oltre che poeta, è iniziatore del movimento modernista in Argentina. Nel suo primo libro in versi Las montañas de oro canta con ritmo potente la sua speranza di un avvenire socialista. Tuttavia, nei primi anni del Novecento, Leopoldo Lugones abbandona l’ideologia socialista per quella nazionalista, tanto da individuare nel gaucho il mito che identifica la collettività argentina. Tra le opere di Lugones, vi segnalo Racconti Fatali, raccolta di racconti ascrivibili al genere fantastico, pubblicati nel 1924 e oggi tradotti in italiano da Fabrizio Gabrielli.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.24: Cronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”

Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicinoCronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicino, Milano, Frassinelli, 2010

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di Giuseppe Panella

 

Non ti voglio vicino è un libro tragico. Non a caso racconta una serie di impossibilità a essere: la difficoltà a comunicare tra madre e figlia, tra sorella e sorella, tra marito e moglie, tra madre e figlia ancora fino alla fine. Narra dell’impossibile amore di un uomo perdutamente preso dalla donna che gli ha sconvolto il cuore e la mente e una donna che non sa quello che vuole se non che vorrebbe essere sempre altrove. Non ti voglio vicino è anche la storia di un abuso sessuale subito nell’infanzia che porta a compimento i suoi frutti malati nel momento in cui chi ne è stata la vittima vorrebbe dimenticarlo e non può e continua a sentire che le conseguenze di quel gesto operano ancora nel profondo di se stessa.

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Claudio Morandini, “A gran giornate”

Claudio Morandini, A gran giornateClaudio Morandini, A gran giornate, Ed. La Linea, 2012, pp.255, € 14,00

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di Francesco Sasso

A gran giornate è un’opera grottesca tirata giù con ingegno e con prodigiosa fantasia da uno scrittore dalle eccezionali abilità stilistiche. In A gran giornate ci sono personaggi vivi e scene bizzarre, anfratti di mistero e squarci di fantasia. Per fortuna è un’opera vagabonda e, nella trama, smarrita; che infine non è un romanzo e lo si può leggere come raccolta di racconti.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.23: Lezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, “Dove stiamo volando”

OLYMPUS DIGITAL CAMERALezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, Dove stiamo volando, postfazione di Giuseppe Lippi, Milano, Mondadori, 2012

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di Giuseppe Panella

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La produzione letteraria lasciata in eredità ai suoi lettori da Vittorio Curtoni risulta piuttosto esigua se paragonata a quella, molto ampia e di eccellente qualità, accumulata negli anni grazie al suo lavoro di traduttore, di redattore, di direttore di collana per le case editrici (La Tribuna di Piacenza, Armenia e Sperling & Kupfer di Milano) di cui è stato per lunghi anni l’animatore. Si riduce, tutto sommato, a un romanzo di media misura[1], a quattro brevi raccolte di racconti[2], a un saggio di ricerca e ricostruzione storiografica[3] e a un esile libretto che raggruppa i suoi elzeviri (con qualche incursione narrativa) pubblicati sul quotidiano “La Libertà” della sua città natale, Piacenza (il luogo in cui ha trascorso tutta la sua vita di intellettuale e di uomo[4].

Se si eccettuano alcuni racconti di nitida espressività (come, ad esempio, il più classico “La sindrome lunare” o il complesso tentativo di psicoterapia letteraria compressa in “Luce”), la narrazione pubblicata nel 1972 costituisce il suo lascito letterario più significativo. E anche se si tratta di un romanzo un po’ datato nei temi e nelle ossessioni che espone e che esplora, si tratta pur sempre di un testo narrativo di straordinaria forza espressiva proprio grazie alla ricerca formale che Curtoni ha condotto in esso e, soprattutto, attraverso di esso.

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IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano.

martini2«Dicono alcuni che amore è un bambino e alcuni che è un uccello, /
alcuni che manda avanti il mondo e alcuni che è un’assurdità /
e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere, /
sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no. /
Assomiglia a una coppia di pigiami o al salame dove non c’è da bere? /
Per l’odore può ricordare i lama o avrà un profumo consolante? /
È pungente a toccarlo, come un prugno o è lieve come morbido piumino? /
È tagliente o ben liscio lungo gli orli? /
La verità, vi prego, sull’amore»
(Wystan Hugh Auden, La verità, vi prego sull’amore)

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IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano

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di Giuseppe Panella

1. Vitagliano ci riprova

 

Il nuovo libro di Pasquale Vitagliano pro-segue, secondo una cadenza che sembra ormai consolidata di due anni in due anni, il cammino del precedente Il cibo senza nome (Faloppio (Como), Lieto Colle, 2011) e ancora prima dell’importante e felice Amnesie amniotiche, uscito per la stessa casa editrice nel 2009, con una densa Introduzione di Giovanni Nuscis.

In quel volume, arricchito dalla riproduzione di un quadro di Mark Rothko a mo’ di colophon della raccolta, la poesia di Vitagliano  risultava un’immersione nel profondo del liquido amniotico della Storia in nome di una vicenda umana che si vedeva come realizzazione esistenziale di se stessa ed espressione feconda della volontà di continuare a dire, a recitarsi e a farsi conoscere come vera. Le parole sono forme espressive di un rapporto corpo a corpo con una realtà che vorrebbe, invece, sfuggire, farsi immagine, icona, pura rappresentazione estranea ed esterna.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.22: Una vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, “Cielo e terra”

Paolo De Luca, Cielo e terraUna vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, Cielo e terra, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2010

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di Giuseppe Panella

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Il progetto narrativo che sottende questo lungo romanzo di formazione di Paolo De Luca è il tentativo dispiegato dall’autore di cogliere nella parabola esistenziale del suo personaggio principale (il suo antenato, il calzolaio  Berardino De Luca di Sant’Anastasìa  in quel di Napoli) non solo il senso e la continuità di molti anni cruciali per la formazione dell’Italia contemporanea ma anche il significato profondo del legame che collega indistricabilmente cielo e terra, interiorità e superficie, immanenza e trascendenza umane. Si tratta di un proposito molto ambizioso (come si vede), forse non sempre mantenuto nella concretezza delle molte pagine (ben 480!) che compongono il romanzo ma sicuramente di grande fascino, di grande interesse letterario e di forte impatto sulle coscienze dei lettori. La definizione di “romanzo di formazione” non deve ingannare: la storia narrata di Berardino e delle donne degli amici che lo accompagnano nel suo tragitto terreno dura tutta la sua esistenza terrena (l’uomo, nato nel 1784 morirà nel 1860, all’alba della da lui deprecata Unità d’Italia) ma nel corso di essa egli non cesserà mai di “imparare a vivere” e morirà soltanto quando gli sembrerà di esserci riuscito.

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