I LIBRI DEGLI ALTRI n.38: Ritorno al mondo nuovo. Alberto Gandini, “Il guardiano delle dune di Massenzàtica”

Alberto Gandini, Il guardiano delle dune di MassenzàticaRitorno al mondo nuovo. Alberto Gandini, Il guardiano delle dune di Massenzàtica, Firenze, Gazebo, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Massenzàtica, in provincia di Ferrara, in realtà, più che un vero e proprio paese, è un luogo di passaggio che dal crocevia di Italba si spinge verso Mèsola dove si trova un caratteristico e vasto castello tardo-cinquecentesco che serviva come residenza estiva e di caccia per Alfonso II d’Este.

La sua caratteristica principale è quella di sorgere lungo la strada d’argine del Po che si spinge fino al porto di Goro. E’ sulle dune che si distendono tra la strada e il fiume che si svolge la maggior parte del romanzo di Gandini e che avvengono gli eventi mirabolanti e straordinari in esso narrati.

Si tratta di un romanzo fantastico, con forti coloriture fantascientifiche e distopiche, che si pone con decisione nel solco di quelle opere di anticipazione e di precorrimento di un futuro non più visto con gli occhiali rosa dell’utopia e che possono essere ricondotte come modello a capolavori del Novecento quali Il mondo nuovo (Brave New World del 1932), l’opera narrativa forse più famosa di Aldous Huxley o 1984 scritto, come è noto, nel 1948 da George Orwell.

Inoltre, la tensione che spinge Gandini alla scrittura è fortemente spirituale, la ricerca di un nuovo equilibrio tra gli uomini e soprattutto tra i diversi sessi che lo spinge a sostenere il ritorno a forme culturali e umane di accettazione e di conforto reciproci tra di essi sulla base di un rinnovato sentimento di amore universale. La ricerca che attraversa il libro e che viene identificata successivamente con gran parte della storia del mondo è quella della riconciliazione tra i sessi in nome di ciò che essi hanno in comune e non della loro separazione forzata sulla base delle specifiche differenze che li contraddistinguono.

E’ quello che è accaduto durante la DE. REV., la rivoluzione definitiva che ha realizzato il sogno di Valerie Solanas di “tagliare fuori” definitivamente il genere maschile[1]. Per protestare contro la prevaricazione che gli uomini da sempre attuano contro le femmine della loro specie, la rivolta mondiale delle donne ha portato a un capovolgimento dell’assetto mondiale e a una serie di azioni di violenta discriminazione contro la parte maschile dell’umanità.

Due ricercatrici arabe, l’iraniana Fatima Shaibani e la libanese Roxana Ammin, psicologhe di formazione, avevano girato un programma televisivo, Artemisia, i cui messaggi subliminali erano stati in grado di stimolare l’aggressività latente nelle donne del mondo intero. Alla fine della proiezione dell’intero ciclo seriale, due autrici si erano fatte saltare in aria lasciando un messaggio enigmatico all’umanità : FOR THE LIFE. Dopo di che la ribellione era esplosa : la parte maschile del mondo era stata in gran parte massacrata, i superstiti ridotti allo stato di eunuchi e confinati in ghetti da cui potevano uscire solo per fare determinati lavori pesanti, i bambini di sesso maschile nati da inseminazioni artificiali in cui la parte maschile veniva depotenziata erano lasciati per dieci anni alla madri naturali poi condotti in appositi ambulatori per essere evirati e trasformati anch’essi in “voci bianche”. Il mondo era controllato esclusivamente dalle donne che esercitavano tutte le professioni precedentemente riservate agli uomini e si riproducevano senza contatto fisico con il maschio. La stessa idea di relazione sessuale a fini procreativi (o per il puro piacere sessuale) era ripudiata come disgustosa e repellente dalle donne di ogni età. La sola vista (o una relativa vicinanza fisica con esseri di sesso maschile) produceva sensazioni di odio o di ripugnanza nelle donne che vi erano costrette. In questo contesto, allora, era inevitabile che l’omosessualità femminile fosse copiosa e frequente (e fosse, in certa misura, propiziata e stimolata dalle autorità). All’interno della comunità lesbica, inoltre, un ruolo dominante lo avevano le cosiddette F. L. (Fire Lance, lance di fuoco),  donne la cui omosessualità era particolarmente aggressiva e priva di freni inibitori e, quindi, non era affatto basata su sentimenti e volontà di costruzione di nuclei familiari stabili. La situazione è tale quando Irina Dinsa, già madre di una figlia che vive in un collegio distante dalla sede della direzione didattica dove la donna si è fatta destinare dopo la morte del suo secondo figlio perito in un incidente stradale, incontra Mario Terrio, uno dei pochi uomini rimasti attivi e non trasformati in eunuchi (il termine usato per designare questi ultimi era peniso , data l’inutilità del loro pene). Terrio, data la sua natura virile, è inutilizzabile ai fini dell’attività produttiva e vive del sussidio pubblico concessogli. Nel camper che ha sistemato sulle dune di Massenzàtica (dopo essere stato scacciato dal territorio comunale perché diventato “troppo famoso” come uomo-artista), dipinge paesaggi di grande nitore e bellezza, uno dei quali attira l’attenzione della direttrice didattica che va a trovarlo e si sente fisicamente attratto da lui. Tra i due nasce una relazione proibitissima che, però, li gratifica in maniera straordinaria. Una poliziotta acerrima nemica di Irina perché una volta ne ha rifiutato le profferte omosessuali, Frida Xebemba (un mix afro-nordico di bellezza e muscolatura travolgenti) intuisce che potrà colpirla attraverso Terrio e si prefigge di trovare le prove di una possibile relazione tra di essi. Ma Terrio è  protetto da un’entità superiore di cui ha ritrovato le tracce tra le sabbie delle dune di Massenzàtica e che non solo gli suggerisce che cosa fare e ne pilota le azioni ma lo informa del fatto che è parte di un piano universale che dovrà restaurare e riportare l’armonia sulla Terra. Di esso faceva parte già, nove secoli e mezzo prima, un povero frate cuciniere, Zorzon dell’Abbazia di Pomposa, che, in quella  zona, aveva salvato quelle stesse entità misteriose nascondendole nel cavo di un albero (dove poi Mario Terrio le avrebbe ritrovate durante il suo vagabondare da pittore sulle dune).

Le entità hanno forma di piccole palline tonde, sono piccole e possono essere facilmente nascoste dovunque ma non per questo sono meno potenti. Saranno loro, in realtà, i registi di tutta la vicenda  La verità viene rivelata all’uomo durante un lungo sogno e poi attraverso un colloquio diretto con le entità stesse che si rivelano di una sapienza e di un’umanità superiore a quella umana :

«”Alle tue domande, brevi le risposte. Le nostre dimensioni si moltiplicano quando avvertiamo la presenza di una intelligenza non ostile, nel momento opportuno per stabilire un contatto. Ciò che avvenne quando il buon frate ci trovò nelle viscere delle anguille. Qualunque sia l’ambiente che ci ospita, ne restiamo estranee, ma qualunque acquisizione utile recepita da ciascuna di noi arriva simultaneamente a tutte le altre particelle  e al cervello centrale che, pur se isolato e costantemente, impercettibilmente ridotto di dimensioni, rimane con noi uno e immutabile nelle sue funzioni. Attualmente è rimasto meno della metà di come lo hai sognato, in quanto fu programmato per una vita di diecimila dei vostri anni. Dopo… il dopo può arrivare prima…»[2].

Queste entità e il loro destino ricordano molto quelle dei Cristalli sognanti del famoso romanzo di Theodore Sturgeon[3], creature in grado di creare la vita e che si sviluppano in qualsiasi situazione sulla base di una programmazione che è loro intrinseca da sempre, mentre il loro modo di pensare e di interessarsi alle sorti dell’umanità è simile a quello dei mitici membri della Confraternita dei Rosacroce – come loro, essi possiedono un immenso sapere che, tuttavia, non può essere condiviso in maniera troppo imprudente con uomini ancora rozzi e incapaci di utilizzarlo in maniera razionale e pacifica:

«Terrio si scosse, respirò profondamente come uscendo da un altro sogno, e osò avanzare qualche perplessità : “Ma perché tanto tempo e tanta scenografia ? Non era più semplice e vantaggioso per quella povera gente iniziarla direttamente a qualche comprensibile e applicabile conquista della vostra scienza ?“ ”No”, rispose con gravità la Voce “un errore fatale. Dalle esperienze dei nostri antenati, un insegnamento che equivale a un’imposizione : “Per un popolo niente è più pericoloso che il possedere una tecnologia avanzata, se non è accompagnata da una diffusa, radicata coscienza civile”. Pur se riferito a mondi altamente evoluti, sapevamo di civiltà che si erano autoannientate. I popoli di ogni mondo devono procedere col loro passo, altrimenti è come invitare a correre un bambino che sta imparando a camminare»[4].

La feroce poliziotta Frida Xebemba, tramite un’azione molto intensa di spionaggio e di intercettazione delle telefonate di Irina con la sua amica genetista Ester Esterhazy, riesce a dimostrare che la donna ha avuto rapporti assolutamente proibiti con Terrio e scopre che ne è rimasta incinta in maniera naturale. Inoltre la sua amica, oltre che a fecondare se stessa, ha anche passato lo sperma dell’uomo ad altre diciannove giovani donne che hanno deciso di avere un figlio in quei giorni. Terrio, grazie ai suggerimenti delle entità, riesce a sfuggire alla cattura e si rifugia in Perù dove potrà recarsi a Macchu Picchu, il luogo da cui il percorso delle misteriose entità era partito secoli prima . La dottoressa Esterhazy, autrice della fecondazione da sperma naturale, sarà assolta e così pure la sua amica Irina. Una nuova era dell’umanità, da allora in poi, grazie anche a modifiche legislative relative ai rapporti tra uomini e donne, sarà di nuovo possibile.


NOTE

[1] Valerie Solanas aveva scritto alla fine degli anni Sessanta un manifesto politico-sociale dall’inquietante titolo di S. C. U. M. che indicava come acrostico Society for Cutting Up Men, (Società per tagliare fuori gli uomini) ma che, in inglese, vuole anche dire “feccia”, “schiuma”.

[2]A. GANDINI, Il guardiano delle dune di Massenzàtica, Firenze, Gazebo, 2012, pp. 110-111.

[3] T. STURGEON, Cristalli sognanti, trad. it. di G. P. Calasso, Milano, Adelphi, 1997.

[4]A. GANDINI, Il guardiano delle dune di Massenzàtica, Firenze, Gazebo, 2012, p. 109.

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I libri degli altri è il titolo di una raccolta di lettere scritte da Italo Calvino tra il 1947 e il 1980 e relative all’editing e alla pubblicazione di quei libri in catalogo presso la casa editrice Einaudi in quegli anni che furono curati da lui stesso. Si tratta di uno scambio epistolare e di un dialogo culturale che lo scrittore intraprese con un numero notevolmente alto di intellettuali e scrittori non solo italiani e che va al di là delle pure vicende editoriali dei loro libri. Per questo motivo, intitolare una nuova rubrica in questo modo non vuole essere un atto di presunzione quanto di umiltà – rappresenta la volontà di individuare e di mettere in evidenza gli aspetti di novità presenti nella narrativa italiana di questi ultimi anni in modo da cercare di comprenderne e di coglierne aspetti e figure trascurate e non sufficientemente considerate dalla critica ufficiale e da quella giornalistica corrente. Si tratta di un compito ambizioso che, però, vale forse la pena di intraprendere proprio in vista della necessità di valutare il futuro di un genere che, se non va “incoraggiato” troppo (per dirla con Alfonso Berardinelli), va sicuramente considerato elemento fondamentale per la fondazione di una nuova cultura letteraria… (G.P)

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