Rosa Salvia, “Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria”

Rosa Salvia, Mi sta a cuore la trasparenza dell’ariaRosa Salvia, Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, introd. Gabriele Fantato, postfaz. Luca Benassi, La vita felice ed., 2012, pp.80, €12

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di Francesco Sasso

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Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia. Il titolo della raccolta riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale:

 

«Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria. / E’ dolce raccoglierla come la porzione / estrema di un destino comune / quando il mare gonfia lento, / si pavoneggiano le vele / e il giorno si fa più leggero» (p.13).

Nelle poesie migliori della raccolta traspare un vivo amore per la parola limpida ed una trepida gioia di vivere. L’autrice vede con occhi romantici la miseria presente e non rifiuta l’ottimistica speranza della letteratura come risveglio delle coscienze, e nello stesso tempo medita sul significato della vita umana, sul rapporto fra l’uomo e la bellezza della natura, affascinante e divina:

« Affondiamo la bellezza nel sangue / dello stupore in spazi incantati / fra sospensioni dell’accadere / vaghezza di affetti e di umori. // Doniamo, nel respiro delle foglie, / la musica rugiada della selva / all’anima ferita. // Ascoltiamo ciò che le cose hanno da dire / in un silenzio di neve. // Illuminiamo sogni / con la punta delle dita / come i bambini che giocano con le frange / del sole nei giardini // imparando a meditare gli alberi» (Affondiamo la bellezza nel sangue, p.25)

Altro tema presente nella raccolta è quello topico della morte come riconoscimento dei limiti della condizione umana. Ecco una poesia memorabile e incisiva:

«Quando un essere umano invecchia / ridiventa bambino / e tale, in effetti, lei mi sembrava / in quel letto d’ospedale in cui / sporgeva le labbra, / come se volesse essere allattata, / e con le dita sfiorava ogni cosa / che luccicasse. // Nel cervello di mia madre / vi doveva essere un disco rotto, / o forse un piccolo ventilatore / che nel giro di qualche secondo / aveva spazzato il polverume /della sua vita. // Sui suoi occhi sospesi in mezzo / all’ombra / la mia mano disegnava, oscura, / una carezza / il cuore gonfio dei suoi giorni perduti, / dei miei giorni vissuti / senza spazio – con lei – // Al suo rantolo serrato / s’affidava il mio ritorno, l’amarezza, / la ferita ferrigna nella roccia, / quella pena nuda di dolore – / e poi radici, il loro intreccio, / le sue mani / schermo di fine vita / cosparse di ragnature e enigmi, / inizio e fine / l’attimo supremo. // Molto tardi rientrai nella mia casa vuota.» (A mia madre, p.64)

Rosa Salvia è per una lirica semplice e schietta, a stanze e a versi liberi, mirabile soprattutto per la limpidezza dello stile e l’infallibile istinto per il valore delle parole.

f.s.

 

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