I LIBRI DEGLI ALTRI n.58: Aspirazioni di vita e di poesia. Patrizia Fazzi, “L’ occhio dei poeti”

Patrizia Fazzi, L’ occhio dei poetiAspirazioni di vita e di poesia. Patrizia Fazzi, L’ occhio dei poeti, con una prefazione di Paolo Ruffilli, Venezia, Edizioni del Leone, 2011

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di Giuseppe Panella

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Scrive Paolo Ruffilli nella sua spassionata e penetrante Prefazione (Tra illuminazione e racconto civile) al libro di Patrizia Fazzi:

 

«La storia di questi momenti di vita, riconsiderati a metà tra la memoria e la loro consistenza di realtà: ecco un’altra caratteristica della poesia di Patrizia Fazzi. Qualcosa di molto particolare e originale: l’oggetto che, nel flusso mentale, vive anche per una sua interna consistenza, per una sua fisicità che vince il tempo e il moto. E’ l’ingresso del fisiologico nell’immaginario. Quel fisiologico che sempre più si fa ossatura del filo onirico, riconquistando il simbolo alla sua consistenza fisica, materica» (p. 7).

Si tratta di uno spunto importante da cui partire. La vita, nella poesia della Fazzi, è fatta di illuminazioni e di lampi, di strappi di esistenza che si ricuciono lungo un percorso ravvivato dalla poesia. Rappresentano, nella loro volumetrica liricità, la volontà di dire se stessa e di ri-definirsi attraverso il tempo largo della scrittura poetica. Tutti i momenti che costituiscono il libro, infatti, trovano la loro ragion d’essere in occasioni particolari (in libri, opere monumentali come quella di Walter Valentini intitolata alla Memoria ed esposta a Milano nel 2004, viaggi più o meno lunghi, immagini di città come la natia Arezzo da cui la poetessa spesso parte ma dove poi ritorna sempre) e in momenti specifici (frantumati, distaccati e ricompattati) ma poi si ricongiungono, sommessi e tuttavia conturbanti in un contesto unico, musicalmente armonioso, coinvolgente.

Diventano così la storia di una vita:

 

«Sempre qualcosa ci divide / sempre qualcosa ci unisce / da ricercare nel vuoto, nello spazio muto / dei minuti assenti, privi di tatto… // Viviamo sospesi, / appesi all’amo / di parole perse nella galassia cibernetica, / per un attimo premiati da una stella, / microluce di messaggio // e poi di nuovo risucchiati, / chiusi, serrati nella stiva delle ore vere / e non virtuali // vitanauti senza volante / né patente…» (p. 23).

 

La vita si afferra a tutto quello che può per consegnarlo poi alla conferma della poesia.

E’ ad essa che si riserva ogni giudizio degno di nota, ricco di senso e capace poi di afferrarsi alla verità della parola piena che la afferra per trasformarla in un’occasione di verità.

Patrizia Fazzi cerca di trovare nel mondo del virtuale la possibilità autentica di un progetto esistenziale compiutamente delibato e si arresta, stupita, di fronte alla flagranza conturbante dell’arte. Da qui nasce la sua espressività compiuta ma sempre aperta al possibile e al contingente, a quel farsi sogno della sua scrittura che accetta l’occasionalità del momento per farne strumento universale di confronto e di visione.

 

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I libri degli altri è il titolo di una raccolta di lettere scritte da Italo Calvino tra il 1947 e il 1980 e relative all’editing e alla pubblicazione di quei libri in catalogo presso la casa editrice Einaudi in quegli anni che furono curati da lui stesso. Si tratta di uno scambio epistolare e di un dialogo culturale che lo scrittore intraprese con un numero notevolmente alto di intellettuali e scrittori non solo italiani e che va al di là delle pure vicende editoriali dei loro libri. Per questo motivo, intitolare una nuova rubrica in questo modo non vuole essere un atto di presunzione quanto di umiltà – rappresenta la volontà di individuare e di mettere in evidenza gli aspetti di novità presenti nella narrativa italiana di questi ultimi anni in modo da cercare di comprenderne e di coglierne aspetti e figure trascurate e non sufficientemente considerate dalla critica ufficiale e da quella giornalistica corrente. Si tratta di un compito ambizioso che, però, vale forse la pena di intraprendere proprio in vista della necessità di valutare il futuro di un genere che, se non va “incoraggiato” troppo (per dirla con Alfonso Berardinelli), va sicuramente considerato elemento fondamentale per la fondazione di una nuova cultura letteraria… (G.P)

 

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