I LIBRI DEGLI ALTRI n.62: L’amore ai tempi della band. Alessandra Farro, “Il bianco il nero e il jazz”

Alessandra Farro, Il bianco, il nero e il jazzL’amore ai tempi della band. Alessandra Farro, Il bianco, il nero e il jazz, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2012

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di Giuseppe Panella

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Melissa, detta Say dai suoi compagni di avventura musicale, è la voce solista di The Pleasure, un gruppo di indie rock che nutre ambizioni professionistiche e sembra avviato verso la strada del successo. Della band fanno parte Matteo, il batterista, che ne è l’anima musicale e anche quella imprenditoriale, Elice, una polistrumentista, figlia di un hippie ormai attempato e cresciuta nella più piena libertà di idee e di costumi e un francese, Jacques Perreaut, che è l’oggetto (non tanto) oscuro del desiderio delle ragazze del gruppo. Melissa vive in un appartamento con la sorella Debora, una pubblicitaria che si prende cura di lei con affetto e un pizzico di ironia, anche se spesso sembra ben disposta a farsi travolgere dalle avventure un po’ ingenue e un po’ maliziose della ragazza.

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IL TERZO SGUARDO n.48: Vent’anni di attesa. Aa. Vv. “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico”, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poeticheVent’anni di attesa. Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo, Napoli, Kairós Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

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Scrive Ninnj Di Stefano Busà nella sua Introduzione alla voluminosa antologia che lo vede curatore insieme ad Antonio Spagnuolo:

«Diciamolo subito che non esistono due linguaggi: uno per la Poesia surreale, magico, ermetico, inaccessibile ai molti, e uno feriale, per i comuni mortali. La poesia può vibrare ovunque in maniera naturale, anche nelle lasse di un’espressione lontana dall’ipertrofia delle metafore o dalle ambiguità emergenti dall’inconscio, dagli assurdi e dagli arbitrii delle avanguardie a ogni costo. E “per ogni costo” s’intenda anche quello di inquinare il linguaggio, impoverirlo e strumentalizzarlo in modo deleterio e anarcoide. D’altra parte bisogna riconoscere che il linguaggio comune non è certo meno efficace di quello colto, o immaginifico, che, anzi, il suo fondo realistico-logico, sentimentale può essere ben compreso, ma notevolmente più apprezzato, ammettiamolo, sarà il linguaggio ricco di ambivalenze, di metafore, di tensioni allusive proprie di una discorsività che ha varianti emozionali ricercate e volutamente sensazionali, »[1].

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.61: Il cammino del cinabro: aspetti poco noti dell’opera di Julius Evola. Alberto Henriet, “L’uomo che cavalcava la tigre. Il viaggio esoterico del barone Julius”

Alberto Henriet, L’uomo che cavalcava la tigreIl cammino del cinabro: aspetti poco noti dell’opera di Julius Evola. Alberto Henriet, L’uomo che cavalcava la tigre. Il viaggio esoterico del barone Julius, presentazione di Gianfranco De Turris, Chieti, Solfanelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Su Julius Evola, sulla sua esistenza di “esule in patria”, sulla sua attività artistica e teorico-filosofica, esistono ormai innumerevoli testimonianze[1] e una fitta letteratura di ricostruzione e di recupero delle sue posizioni teoriche ed etico-politiche. Dell’uomo e della sua opera è stato detto e scritto tutto e (praticamente) il contrario di tutto. Ma il denso e contenuto libretto di Alberto Henriet ha il pregio di puntare, finalmente, in direzioni altre rispetto alla polemica politica e all’esaltazione di determinati aspetti di una tradizione culturale cui Evola appartenne certamente (ma con molti distinguo). Henriet si è provato a drammatizzare visivamente la vasta e articolata opera dell’autore di Il cammino del cinabro trasformandola in una serie di quadri vasti e significativi sui quali riuscire a dipingere con le parole le sue affermazioni più provocatorie e le sue proposte teoriche più suggestive, scegliendo per farlo le sue opere più note e più adattabili ai propri fini narrativi.

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