I LIBRI DEGLI ALTRI n.79: Il “senso del verso”. Valeria Serofilli, “La parola e la cura”

Valeria Serofilli, La parola e la curaIl “senso del verso”. Valeria Serofilli, La parola e la cura, note critiche di Gianmario Lucini, con una raccolta inedita, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella

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Questa monografia a cura di Gianmario Lucini rende conto in maniera precisa dell’ormai rilevante produzione di Valeria Serofilli, significativa poetessa pisana e infaticabile quanto coraggiosa operatrice nel campo della diffusione della poesia (soprattutto con l’organizzazione degli Incontri Letterari presso il “Caffè dell’Ussero”). Ma, a parte questo aspetto importante della sua attività, non si può negare che la Serofilli abbia, nella sua pratica di scrittura, una forte consapevolezza della sua poetica di fondo e della sua capacità di manifestarla durante la sua realizzazione sotto forma di versi lirici. Come scrive lo stesso Lucini nel testo introduttivo alla raccolta:

 

«[…] l’aspetto dello stile è molto importante nella ricerca poetica di Valeria Serofilli. E vorrei proprio sottolineare il termine “ricerca” perché nella sua scrittura balza subito all’occhio un accurato lavoro si selezione lessicale, di ricerca fonoprosodica, di attenzione al ritmo e alla musicalità, ossia tutti gli elementi che contribuiscono a definire una tecnica di composizione, qualcosa che ha a che fare con il mestiere di scrivere, lo stile […] In ogni caso, l’attenzione per l’eleganza della forma è molto alta in questa autrice. Uno degli aspetti più liberi della sua prosodia è il ritmo…»[1].

 

Un esempio di questa forte attenzione al ritmo è presente proprio nella raccolta inedita Amalgama che chiude questa antologia:

 

«VI. Il cibo dei poeti. Il cibo dei poeti è questo spazio /che presto da bianco si pigmenta / per incanto: / quotidiano pane-accorpamento / che ti nutre ed esige lettore attento / perché non sia l’elogio di un momento. / Presto s’ingialliranno queste tracce / ma resteranno del pensiero le bisacce / intrise di bilanci e di consensi / corsi e ricorsi / in quest’inchiostro, spazi aperti / di un libro se anche sbiadito / mai finito»[2].

 

La dimensione ritmica accompagna l’evolversi dei suoi versi in maniera rigorosa: la scrittura, per la Serofilli, non è solo pensiero ma anche suono e scansione delle parole in modo da realizzarsi nella sua fusione finale. Per questo motivo, dopo l’iniziale adesione alla ricerca poetica di Mario Luzi e, dopo l’iniziale Acini d’anima fino al cofanetto con audiolibro Nel senso del verso, la sua poesia si è distesa sempre alla ricerca di sonorità musicalmente coinvolgente, nel tentativo di giustapporre suono e senso, espressività ed emozioni, riflessione sulla natura della poesia e sostanza fonica di una versificazione attenta ai suoi futuri destini.

 


[1] V. SEROFILLI, La parola e la cura, note critiche di Gianmario Lucini, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010, p. 10.

[2] V. SEROFILLI, La parola e la cura cit. , p. 26.

 

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I libri degli altri è il titolo di una raccolta di lettere scritte da Italo Calvino tra il 1947 e il 1980 e relative all’editing e alla pubblicazione di quei libri in catalogo presso la casa editrice Einaudi in quegli anni che furono curati da lui stesso. Si tratta di uno scambio epistolare e di un dialogo culturale che lo scrittore intraprese con un numero notevolmente alto di intellettuali e scrittori non solo italiani e che va al di là delle pure vicende editoriali dei loro libri. Per questo motivo, intitolare una nuova rubrica in questo modo non vuole essere un atto di presunzione quanto di umiltà – rappresenta la volontà di individuare e di mettere in evidenza gli aspetti di novità presenti nella narrativa italiana di questi ultimi anni in modo da cercare di comprenderne e di coglierne aspetti e figure trascurate e non sufficientemente considerate dalla critica ufficiale e da quella giornalistica corrente. Si tratta di un compito ambizioso che, però, vale forse la pena di intraprendere proprio in vista della necessità di valutare il futuro di un genere che, se non va “incoraggiato” troppo (per dirla con Alfonso Berardinelli), va sicuramente considerato elemento fondamentale per la fondazione di una nuova cultura letteraria… (G.P)

 

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