Nel vortice marino di Arlt. Roberto Arlt, “Un viaggio terribile”

Roberto Arlt, Un viaggio terribileNel vortice marino di Arlt. Roberto Arlt, Un viaggio terribile, traduzione e cura di Raul Schenardi, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014, pp. 100, euro 10,00

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di Primo De Vecchis

 

Mettete in una nave degli anni Quaranta, in partenza dalle coste del Cile e diretta a Panama, un folto gruppo di personaggi alquanto improbabili e un po’ svitati: il narratore della storia (un ex truffatore), suo cugino Luciano (presunto chiaroveggente e astrologo), il figlio di un emiro arabo, un miliardario peruviano con quattro donne al seguito, un ladro internazionale e gentiluomo, un ostetrico ubriacone (che una sera si aggira con un forcipe gigante), un pastore protestante con la moglie, una vecchia zitella scozzese assidua lettrice della Bibbia (come Ergueta nei Sette pazzi), un radiotelegrafista (sessualmente molto attivo con Mariana), una ragazza voluttuosa e ambiziosa (ingegnere chimico, inventrice, esperta di latex), un Capitano tutto d’un pezzo, una femminista svedese aspirante scrittrice, e altri ancora, brulicanti sulla tolda della nave come una turba spessa.

Fate conto che in questa nave, ribattezzata Blue Star, accadano dei fatti inspiegabili ed inquietanti, che sembrerebbero confermare le doti medianiche del cugino Luciano.

Aggiungete un evento geologico di natura catastrofica, un megasisma che si sviluppa proprio nelle fosse oceaniche che lo scafo sta attraversando, al largo delle coste del Sud America: «un pezzo di corteccia del sottosuolo oceanico è sprofondato in una grande caverna plutoniana. Le acque dell’oceano, girando all’interno di quella mostruosa caverna, formano il vortice che ci risucchia» (p. 65). L’idea ha una somiglianza non casuale con l’incubo descritto da Edgar Allan Poe nel racconto Una discesa nel Maelstrom. Infatti Arlt scrive: «La nave è presa in un vortice simile a quello che si forma sulla superficie dell’acqua di una vasca da bagno che si sta svuotando. L’unica differenza consiste nel diametro. Nella vasca da bagno il raggio vettore del vortice misura cinque centimetri, qui cento miglia» (pp. 64-65).

Condite il tutto con un pizzico di stile visionario, ma ordinato, con similitudini esuberanti, ma necessarie: il sole come uno pneumatico di fuoco, la distesa dell’oceano come la bocca di crogiolo per il piombo.

Non dimenticate alcuni squarci percettivi intrisi di esotismo misterioso: «La costa rimaneva invisibile, ma la intuivamo negli odori vegetali portati dal vento, sprigionati dalle foreste putrefatte delle terre basse» (p. 62).

Ecco quindi che vi sarete fatti un’idea di una delle ultime invenzioni dello scrittore argentino Roberto Arlt, il racconto lungo (o romanzo breve) Un viaggio terribile, pubblicato nel 1941. Una piccola summa, che enuclea molti temi affrontati dall’autore nei precedenti romanzi e racconti: la follia necessaria, l’esoterismo improbabile, il crimine nascosto, l’idillio impossibile, il delirio masochistico. L’opera è stata tradotta per la prima volta in italiano da Raul Schenardi e stampata dalle Edizioni Arcoiris di Salerno, all’interno di una collana di narrativa latinoamericana chiamata Gli Eccentrici. Nell’opinione di molti gli scrittori eccentrici e bizzarri sono considerati minori. Ma Arlt non è uno scrittore minore, bensì uno dei più importanti del Novecento argentino, ed è il creatore di una vera e propria scuola o religione (se vogliamo seguire la svagata provocazione di Roberto Bolaño in “Derive della mala”, ora nel volume di recensioni e interventi Tra parentesi). Arlt è il Precursore per eccellenza, a suo modo il propugnatore di un’avanguardia di matrice espressionista. Tuttavia è anche uno scrittore fortemente romanzesco e popolare, divoratore dei romanzi-feuilleton francesi dell’Ottocento, ammiratore di Rocambole e Fantômas. Questa compresenza di romanzesco popolare e stile fantasmagorico ne ha decretato il successo presso i suoi contemporanei, ma anche l’oblio (per lo più fuori dai confini dei Paesi di lingua spagnola). Inoltre, Arlt è un “realista sociale” o un esponente sui generis del “realismo magico”? Non amando le etichette e i concetti forti, direi che Arlt è innanzitutto un visionario, come Goya, che fagocita la “realtà” e la trasforma nel “meraviglioso”, adoperando però un filtro deformante, grottesco, quasi gogoliano. Arlt è un russo della steppa, o meglio un dostoevskiano farsesco, trapiantato nella pampa umida, ma è anche un espressionista urbano alla Alfred Döblin, che si aggira per la Metropolis di Buenos Aires. Arlt è tutto questo, ma è soprattutto Roberto Arlt, il maestro di un’intera generazione, il visionario precursore, il pazzo lucido, il cospiratore di storie, il pugile della penna, il cronista delle infamie, l’inventore fallito, il creatore di farse tragiche, di personaggi iniqui e di visioni fosche, le quali possono tormentare il lettore sensibile come un fantasma gentile, come un demone meschino, pronto però a tramutarsi subito in genietto ironico.

 

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