STORIA LOCALE. BARI E IL SUO TERRITORIO

Biblioteca provinciale Santa Teresa dei Maschi-De Gemmis – Bari

La collezione comprende circa 975 opere di 13 biblioteche del Polo SBN Terra di Bari, digitalizzate dalla Biblioteca Provinciale di Bari all’interno del progetto finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del P.O. FESR 2007-2013. Esse coprono diverse tipologie di materiale: testi antichi (tra cui 21 incunaboli), opere moderne, circa 70 manoscritti, 26 carte geografiche della Biblioteca Provinciale di Bari, datate tra il 1500 e il 1800 raffiguranti la Puglia e il Regno di Napoli e delle Due Sicilie, più numerose carte geografiche raccolte da Onofrio Bonghi e conservate a Palo del Colle. Tra i manoscritti si ricordano quelli del Fondo De Gemmis (di cui 41 digitalizzati), quello di Dionisio Ricchetti (1748) posseduto dall’omonima biblioteca, le Memorie storiche di Putignano scritte da Giovanni Casulli e presenti nella Biblioteca Comunale di Putignano, 3 trattati di teologia di Felice Leoni conservati dalla Biblioteca dei Cappuccini di Puglia e altri volumi provenienti dalle biblioteche dei vari conventi della Provincia religiosa cappuccina, protocolli notarili e platee relative a Palo del Colle e digitalizzati dalla Biblioteca Comunale “Giuliani”, i 18 mss musicali del fondo Festa conservati dall’A.B.M.C. di Altamura. Le opere antiche appartenenti alle biblioteche comunali di Barletta (di cui 10 cinquecentine e 1 incunabolo), Terlizzi (24 cinquecentine), Gioia del Colle, Putignano (2 cinquecentine), Ruvo di Puglia, dei Cappuccini di Puglia (1 incunabolo), i 17 incunaboli dell’A.B.M.C. di Altamura, dimostrano la ricchezza del patrimonio delle biblioteche pugliesi. Le opere moderne di fine’800-inizio’900 invece sono prevalentemente di storia locale, come ad esempio quelle edite dalla Tipografia dei Comuni Meridionali (poi Cressati) a Noci, e le circa 500 allegazioni giuridiche della Biblioteca Provinciale di Bari.
Di notevole interesse per la storia locale sono l’opera Memorabilia minoritica Prouinciae S. Nicolai Ordinis minorum regularis obseruantiae. Per a.r.p. f. Bonauenturam a Fasano, volume stampato a Bari dai tipografi Zanetti e Valeri nel 1656, importante per lo studio del francescanesimo pugliese; e la terza edizione napoletana di Historia della vita miracoli, traslatione, e gloria dell’illustrissimo confessor di Christo S. Nicolo il Magno arciuescouo di Mira, patrono, e protettore della citta di Bari. Composta dal padre Antonio Beatillo da Bari, del 1645 sulla vita di San Nicola e la traslazione delle reliquie del Santo da Myra a Bari, testimonianza del profondo legame che unisce la Città di Bari al culto di San Nicola.

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FONTE: http://www.internetculturale.it/opencms/opencms/it/collezioni/collezione_0106.html

 

 

I LIBRI DEGLI ALTRI n.92: Tante vite in un solo attimo. Emiliano Gucci, “Nel vento” & “Più del tuo mancarmi”

Emiliano Gucci, Nel vento  Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmiTante vite in un solo attimo. Emiliano Gucci, Nel vento, Milano, Feltrinelli, 2013 ; Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmi, Firenze, Annozze / Noripios, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nel vento è un libro terribile, feroce. E’ scritto in uno stile volutamente piano, pacato, senza accensioni funamboliche o torsioni linguistiche barocche, ma resta egualmente una narrazione piena di pathos che si tinge di orrore e di dolore dalla prima all’ultima pagina.

La storia che il protagonista si racconta e che rimugina continuamente nella sua testa mentre attende il colpo di pistola dello starter che darà inizio alla corsa veloce più importante della sua vita è allucinata e produce effetti forti di distorsione della realtà in chi la affronta senza le adeguate protezioni psicologiche e senza avere idea di dove la vicenda potrebbe condurlo.

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La “parresia” ne “I Giganti della Montagna”. Il coraggio di dire-la-verità

conte+ilse2 copia 2La parresia ne I Giganti della Montagna. Il coraggio di dire-la-verità.

Saggio e video dello spettacolo teatrale

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di Antonino Contiliano

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Il 30 e il 31 luglio 2014, l’attore e regista Massimo Pastore (aiuto regia: Simona Linares) ha messo in scena il capolavoro incompiuto di Luigi Pirandello, «I Giganti della Montagna». Per inciso, il finale (L’enigma) dell’opera, e sotto forma di monologo (affidato al personaggio di Mara-Mara, interpretato da Giorgia Amato), veniva scritto dallo scrivente.

Il 17 luglio 2014, nei locali del “Carmine” di Marsala, il regista Pastore, in anticipo, oltre a manifestare pubblicamente l’intento e il senso del suo lavoro di regista e di questa sua realizzazione artistica (autofinanziata), annunciava che la rappresentazione teatrale sarebbe avvenuta – il 30 (prima) e il 31 (replica) luglio 2014; ingresso libero e gratuito – presso il Parco delle Cave di S. Padre Perriere (Marsala).

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.91: Mitologia mitomodernistica e altre menestrellerie. Tomaso Kémeny, “Poemetto gastronomico e altri nutrimenti”

Tomaso Kémeny, Poemetto gastronomico e altri nutrimentiMitologia mitomodernistica e altre menestrellerie. Tomaso Kémeny, Poemetto gastronomico e altri nutrimenti, Milano, Jaca Book, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il “nutrimento” proposto da Tomaso Kémeny, un poeta sovente di altissimo profilo stilistico e di ingegnose soluzioni di carattere sperimentale[1], è costituito da un’apocalisse gastronomica in cui al cibo prelibato e gustosamente cucinato e preparato si accoppiano i migliori vini d’Italia e il conforto delle Muse. In un passaggio di notevole nitore formale, si può leggere, infatti, in apertura di poema e con intento di invocazione alle Muse (com’era tradizione una volta):

 

«Enouverture. ”Non fumiamo più, siamo tutti sani”, / sospira la giovane salutista / dal corpo incontrollabile, ma nell’ora / della signoria della rosa mitomodernista / percorro la mulattiera / che collega Delfi al Parnaso / oltre la frontiera del tempo storico. / Mi guida il richiamo del cucùlo, / fuoco fatuo vagante dal ceraso / verso l’annerito antro di Dioniso / dal mondo attuale evaso. // Brandisco, indegno, il suo tirso / e conduco gli astri in danza / a respirare il fuoco, anima del vino, / e con le Menadi insaziabile infurio / e celebro in abbondanza il vitigno / che da Troia in Italia il pio Enea, / l’Agliànico, dalla cui clonazione / nacquero il Nero d’Avola / (che bevo a garganella tra le ginestre), / il Nebbiolo, il diletto Sangiovese, / rendendo il bel paese / luogo d’elezione della gioia terrestre»[2].

 

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