I LIBRI DEGLI ALTRI n.97: Lo specchio armeno. Paolo Codazzi, “La farfalla asimmetrica”

Paolo Codazzi, La farfalla asimmetrica«Oh, richiama indietro il giorno che fu ieri, /

Comanda al tempo di tornare sui suoi passi»

(William Shakespeare, Riccardo II, atto terzo, scena seconda)

Lo specchio armeno. Paolo Codazzi, La farfalla asimmetrica, Napoli, Pironti, 2014

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di Giuseppe Panella

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Che cos’è una “farfalla asimmetrica” ? E’ la prima delle spiegazioni che Paolo Codazzi concede ai suoi lettori prima di addentrarsi in quella relativa allo “specchio armeno” (intorno al quale ruoterà tutta la fantasmagorica visione in cui consiste il suo romanzo).

La “farfalla asimmetrica”, spiega correttamente Codazzi,

«trae definizione dalla diversità cromatica di un’ala rispetto all’altra pur non essendo biologicamente presente in natura oppure estinta. Questa farfalla compie forse la migrazione più lunga rispetto ad altri esemplari della stessa specie quando, sfuggendo ai rigori del freddo canadese, e da poco formatasi uscendo dalla pupa, inizia la migrazione verso Sud che non sarebbe in grado di compiere con le proprie forze se non fosse accompagnata dai venti che soffiano nella stessa direzione. Spesso però la forza di questi venti è tale che nei vortici di essi talvolta le ali delle farfalle si staccano perdendosi nell’aria, ma si dice anche che alcune di queste ali, sempre per la forza dei venti, si riconnettano ad altre mutile di un’ala generando così esemplari con ali diverse»1.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.96: Il palio dei buffi. Ugo Cornia, “Il Professionale”

Ugo Cornia, Il ProfessionaleIl palio dei buffi. Ugo Cornia, Il Professionale, Milano, Feltrinelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Cornia non si smentisce: anche Il Professionale (che reca come sottotitolo Avventure scolastiche) è un “palio dei buffi” (per riprendere il titolo di una celebre raccolta di racconti di Aldo Palazzeschi).

Il protagonista (che scrive in prima persona e che potrebbe essere – anche se poi non lo è – lo stesso autore) nel 2001 si licenzia dalla scuola dove insegna perché non ce la fa più ad alzarsi presto, percorrere chilometri su chilometri in automobile per andare a insegnare ancora semiaddormentato e stanco dopo aver fatto tardi la sera e, inoltre, non ha tanto bisogno di guadagnarsi da vivere avendo a disposizione un po’ di milioni delle vecchie lire guadagnati con i diritti d’autore e con tre premi letterari. I mesi successivi al suo licenziamento volontario saranno di grande incertezza: nonostante sia scappato dalla scuola che gli sembrava una gigantesca trappola in cui era caduto quando si era iscritto e aveva iniziato a frequentare la Facoltà di Filosofia con lo scopo precipuo di insegnare (e lo aveva anche dichiarato a chi glielo aveva chiesto), della libertà che ne aveva ricavato, alla fin fine, non sembrava importargli moltissimo, tanto più che, mentre tornava a casa dopo essersi dimesso, aveva investito un cane anche se non aveva avuto colpa nell’incidente:

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Il Filarete Digitale- Collana di studi e testi

La collana delle Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia è stata inaugurata nel 1934 con l’opera di di Adelchi Baratono, Il mondo sensibile. Introduzione all’estetica, pubblicato presso la Casa Editrice Principato. I quasi duecento titoli che sono seguiti, alcuni di docenti famosi, altri di giovani e brillanti laureati, testimoniano efficacemente, anche se in modo discontinuo, la storia culturale della Facoltà.

Per limitarsi alla fase più antica, accanto agli scritti di Enzo Paci, Giulio Preti, Leo Lugarini, Antonio Banfi, Dino Formaggio, Mario Dal Pra, Andrea Vasa, espressione del vivace dibattito filosofico dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta, troviamo alcune curiosità, come il Thomas Carlyle di Laura Fermi (1939) o Il prodigio di La Fontaine di Vittorio Lugli (1939); mentre agli studi di germanistica di Vincenzo Errante (1935 e 1940) si affiancano gli Orientamenti della critica d’arte nel Rinascimento cinquecentesco di Maria Luisa Gengaro (1941), le celebri Pagine di religione mediterranea di Uberto Pestalozza (1942 e 1945) e uno dei primissimi lavori di Maria Corti (Studi sulla latinità merovingia in testi agiografici minori, 1936) Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.95: Tipologie del disagio umano. Luisa Brancaccio, “Stanno tutti bene tranne me”

Luisa Brancaccio, Stanno tutti bene tranne meTipologie del disagio umano. Luisa Brancaccio, Stanno tutti bene tranne me, Torino, Einaudi, 2013

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di Giuseppe Panella

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Un blocco di appartamenti in una zona residenziale di una città di cui non viene mai fatto il nome e che può essere qualsiasi grande insediamento urbano italiano è il teatro delle vicende di una serie di esistenze umane che si incrociano e si ritrovano all’interno della descrizione di una serie di tipologie (peraltro assai diffuse) del disagio esistenziale, di quello che una volta, con termine preso a prestito dalla filosofia hegelo-marxista, veniva definita “alienazione”.

Nel primo capitolo di questo romanzo di esordio di Luisa Brancaccio (classe 1970 ed ex-appartenente a quella che, per una breve stagione letteraria, è stata definita “gioventù cannibale”), sono due fratelli a esibire le loro angosce e le loro passioni: lui, studente di medicina che ha appena fallito il fondamentale esame di anatomia senza avere il coraggio di dirlo ai suoi genitori, riceve in regalo dalla sorella una bustina di eroina e ammette la sua dipendenza dalle droghe pesanti (non ritornerà più nella narrazione).

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Remainders n.14: Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”

i promessi sposiAlessandro Manzoni, I promessi sposi

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di Francesco Sasso

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Alessandro Manzoni (1785-1873) nasce a Milano dal conte Pietro e da Giulia Beccarla, figlia di Cesare. Della vita del Manzoni sappiamo molto e tante sono le biografie a riguardo. Eppure egli è forse uno degli scrittori italiani in cui è più difficile ricostruire la vita interiore.

Tra il 1821 e il 1823 il Manzoni attese alla stesura del suo romanzo storico I promessi sposi, che, unendo fantasia e storia, rispondeva ai canoni dell’arte romantica e, sempre nel ’23, scrisse la Lettera sul romanticismo per rispondere al marchese Cesare d’Azeglio, che si stupiva del fatto che un grande poeta come lui aderisse alla scuola romantica; nel 1827 pubblicò il suo capolavoro, che però rivide accuratamente negli anni successivi per dargli la miglior forma linguistica e che ripubblicò in forma definitiva a Milano, in dispense, dal 1840 al 1842.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.94: Pensieri di un malpensante. Gli aforismi maledetti di Enzo Raffaele

uomo-scimmiaPensieri di un malpensante. Gli aforismi maledetti di Enzo Raffaele

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di Giuseppe Panella

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Enzo Raffaele è un malpensante. Non si fida di nessuno, ha opinioni iconoclaste e si concede giudizi che, a dir poco, non hanno nulla del politically correct oggi imperante.

In realtà, a Raffaele importa poco di essere popolare: dice fondamentalmente solo e soltanto quel che gli sembra opportuno, che reputa buono, giusto e suo dovere annunciare al mondo.

Che non sia troppo popolare lo dimostra il fatto che i libri se li pubblica da sé: i nomi delle improbabili case editrici che essi recano sulla copertina (Ri(n)surrezione, Parusìa) sono troppo belli per essere veri e per poter essere attribuibili ad un “autentico” editore.

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Francesco Casali, “Niente da nascondere” & “Quello che resta”

Francesco Casali, Niente da nascondereFrancesco Casali, Quello che resta

Francesco Casali, Niente da nascondere, pref. Gustavo Pietropolli Charmet, Koi Press, 2012, pp. 297, €13. Francesco Casali, Quello che resta, pref. Mihai Mircea Butcovan, fotografie di Elisa Ielli Colombo, Koi Press, 2013, pp. 305, €12

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di Francesco Sasso

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Francesco Casali è un educatore professionale, lavora con soggetti a rischio di emarginazione e con problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza. Ma Casali è anche autore di due libri interessanti in cui la forma del saggio s’intreccia con quella narrativa, l’autobiografia con la fantasia. I titoli: Niente da nascondere (2012) e Quello che resta (2013).

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.93: L’inesplicabile relativo ed altre evenienze della vita. Franca Rizzi Martini, “Il mantello della zebra”

Franca Rizzi Martini, Il mantello della zebraL’inesplicabile relativo ed altre evenienze della vita. Franca Rizzi Martini, Il mantello della zebra, Napoli, Pironti, 2012

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di Giuseppe Panella

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Che cosa ha di così emblematico il mantello di un animale (certo intelligente e capace di sopravvivere alla dura legge della savana in paesi ancora selvaggi e inospitali come l’Africa Equatoriale) da essere utilizzato come titolo per un romanzo che si svolge sì certamente in Kenya per buona parte della narrazione ma poi si distende in un carteggio primi anni del Novecento tra Marostica e Monaco di Baviera ?

Il fatto – ben descritto nel corso del romanzo in una lettera di guido Colpi, uno dei protagonisti “occulti” della vicenda – che le zebre (come le vacche nella notte del pensiero cui allude il giovane Hegel) sembrano avere tutte un mantello uguale a quello di tutte le altre ma, in realtà, ne portano addosso uno differente per ogni esemplare della specie.

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