Noi Rebeldía 2014, “L’ora zero”, a cura di Nino Contiliano

l'ora zeroNoi Rebeldía 2014, L’ora zero, a cura di Nino Coltiliano, Edizioni CFR, 2014, ISBN 978-88-98677-60-3, pp. 64, f.to 17 x 24 € 10,00


 

Al gruppo “Noi Rebeldía 2014” hanno partecipato 76 poeti italiani, di diverse località, componendo una serie di poesie collettive (quindici, per la precisione) e continuando così l’iniziativa che già era stata inaugurata alcuni anni or sono da Nino Contiliano (che è anche l’ispiratore di questa edizione) con l’edizione del volume dal titolo provocatorio we are winning wing ad opera del gruppo “Noi Rebeldía 2010”.

La poesia collettiva ha un alto significato, prima ancora che letterario, di tipo simbolico perché, a differenza della poesia tradizionale, è anonima. La sua radice è quindi il dono, l’a rinuncia alla proprietà, al segno del “nome”. L’anonimato rende l’autore più libero di scrivere ciò che sente, più disinibito (il nome infatti è sempre collegato all’identità, all’immagine, al narciso, che sono aspetti anche di controllo del nostro agire sociale) ma anche più solidale, più attento a innestarsi in un discorso collettivo (mentre il nome stimola, in qualche modo, l’atteggiamento competitivo).

 

La poesia che ne esce (in questo caso si tratta di poesia civile) è pertanto particolarissima e se per certi aspetti può mostrare impennate di stile, di linguaggio, persino di ritmo che possono dar luogo a critiche (in ogni caso scontate, perché è scontato è questo aspetto anche per chi, pur sapendolo, comunque vi partecipa), nondimeno la coesione dei testi è garantita da questa “anima collettiva” che in qualche modo viene espressa dal gruppo e che si fonda più su un desiderio di ascolto e di collaborazione reciproca. La tematica viene quindi affrontata, poesia dopo poesia, in uno stesso affine modo di sentire la realtà, ossia in uno spirito di coesione tematica, umorale, emotiva che è, nello stesso tempo, un’esplosione di sfaccettature intorno allo stesso tema, un arricchimento semantico, concettuale ma anche.

Si tratta insomma, come qualcuno ha suggerito, di “poesia d’avanguardia”, ma qui l’avanguardia non è più, come nel secolo scorso, una posizione di rottura che si attua soprattutto sul piano dello stile, ma una rottura che si pronuncia ad alta voce sul piano dei contenuti. Si tratta dunque anche di un esperimento che, come tutti gli esperimenti, potrà avere dei limiti ma ha anche dei pregi, a nostro avviso molto significativi, che ci inducono a ripensare non soltanto il modo di fare poesia ma anche quello di stare al mondo, ossia l’atteggiamento etico nei confronti della collettività (della storia e/o della cronaca) e il ripensamento del ruolo del poeta ovvero l’assunzione di una peculiare responsabilità dell’artista dei confronti della collettività – e insieme abbandonando le modalità della competizione per privilegiare comportamenti collaborativi. Un volume che va molto oltre, a ben vedere, dall’alone di curiosità e/o perplessità che potrebbe suscitare, per toccare alcuni nodi centrali della poetica

 

 

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