Luigi Fontanella, “L’adolescenza e la notte”

Luigi Fontanella,  L’adolescenza e la notteLuigi Fontanella, L’adolescenza e la notte, Firenze, Passigli, 2015, pp. 90, € 12,50

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di Stefano Lanuzza

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L’adolescenza, che è crisi dell’identità, caos di emozioni sanguigne, fame di esistere nell’hic et nunc senza sapere niente del destino, per il rammemorante Luigi Fontanella non è ‘il tempo perduto’ bensì quello, inobliato, dell’innocente gioia di vivere: della pura esistenza da lui declinata nella fluida trama di versi narrativo-riflessivi, concepiti come un sistema di analogie e votati a disadorna chiarezza e immediata leggibilità, di L’adolescenza e la notte (Firenze, Passigli, 2015, pp. 90, € 12,50), opera dalla pressoché unitaria complessione poematica.

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SUL TAMBURO n.4: Gualberto Alvino, “L’apparato animale” & “Scritti diversi e dispersi (2000-2014)”

Gualberto Alvino, L'apparato animaleGualberto Alvino, Scritti diversi e dispersiGualberto Alvino, L’apparato animale, introduzione di Giovanni Fontana, Torino, Robin, 2015; Gualberto Alvino, Scritti diversi e dispersi (2000-2014), prefazione di Mario Lunetta, Roma, Fermenti, 2015

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di Giuseppe Panella

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Scrive Giovanni Fontana nella sua lunga introduzione al libro di Gualberto Alvino (e il titolo del suo testo critico la dice lunga sul taglio dell’intervento dello scrittore di Frosinone):

«Il suo testo si torce in un’orgia di materia grondante di umori. Talvolta Gualberto Alvino svolta repentino. Fugge per la tangente. Poi torna grondante per apparire di fronte e di profilo a un tempo. Per scomporre l’immagine di sé in vortici. E analizzarne gli elementi. Radici. Ecco che propone allora accumulazioni drammatiche e fluttuazioni incongrue. Una Humanitas fatta di parti anatomiche. Per esempio. E’ un duro atlante di anatomia che si esplica nell’elenco spietato delle membra rivelandone la fragilità come su un tavolo di analisi. Tarsie di cose morte. […] E’ qui che Alvino (si) scrive il corpo in latino. L’elenco articolato nel linguaggio dotto degli antichi. Rotto in sequenza dalla scansione libresca e didattica che ricostruisce sulla pagina i segreti di quel corpo»(1).

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Alain Baraton, “Il giardiniere di Versailles”

alain-baraton-il-giardiniere-di-versaillesAlain Baraton, Il giardiniere di Versailles, Skira – Storie, 2015, pp. 213, euro 17,00

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di Andrea B. Nardi

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Alla mia bell’età ho finalmente scoperto quale sia il più bel mestiere del mondo: quello di Alain Baraton, capo giardiniere del Parco di Versailles. E ne è prova anche il fatto che, pur non essendo un professionista della scrittura, il signore in questione abbia nel suo lavoro accumulato una tale sensibilità d’animo, una così marcata acutezza intellettuale, un’esperienza di vita tanto serena, da consentirgli di scrivere questo libro sorprendente.
Ancora una volta il catalogo Skira si arricchisce di un volume fuori dai contesti omologati, un memoir dalla prosa suadente, elegante e divertentissimo, con la storia di un modesto giardiniere diventato, dopo una lunga carriera, direttore del parco più famoso della storia, quando la vita vera sa essere più affascinante di un romanzo.

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Pensieri come schiaffi in faccia. Vladimir Di Prima, “Pensieri in faccia”

Vladimir Di Prima, Pensieri in facciaVladimir Di Prima, Pensieri in faccia, Viagrande, Algra, 2015, pp. 64, € 8,00

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di Stefano Lanuzza

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Ti prendo di petto, ti fulmino con lo sguardo e con poche parole ti avviso e ammonisco, ti sciorino trame di opinioni, fenomenologie anticonformiste, critiche della realtà, malesseri o un dolore segreto; e, insomma, un po’ sommessamente un po’ no, ti dico ciò che penso… È questo il complesso sentimento dell’aforisma, forma di pensiero assertivo e, per il suo peccato di soggettivismo, risposta indisponibile a futili obiezioni, dubbi o consigli. Così – dopo Gli Ansiatici (2002), Facciamo silenzio (2007) e Le incompiute smorfie (2014), romanzi dall’inusitata valenza lessicale – è il nuovo libro di Vladimir Di Prima, Pensieri in faccia (Viagrande, Algra, 2015, pp. 64, € 8,00), prefato con empatia da Arnaldo Colasanti.

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Giacomo Sartori, “Rogo”

sartori_rogo_coverGiacomo Sartori, Rogo, CartaCanta – I Cantastorie, 2014, pp. 199, euro 14,00.

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di Andrea B. Nardi

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Bruciano le parole di Giacomo Sartori, nonostante siano di ghiaccio. L’ambivalenza è segno di questo romanzo, in forma e in merito. La scrittura, da un lato, colpisce acuta, schegge di brace ustionanti, secca e potente; le immagini, dall’altro, evocano cime nevose di freddo e desolazione, frustate da venti gelidi fin nell’anima. Così le storie, sospese nell’ambigua esperienza della maternità, oscillano fra entusiasmo e disperazione, bulimia e vomito, dolcezza sognante e incubi neri. La struttura s’impernia su tre personaggi femminili, tutti coinvolti nel rogo della gravidanza, ognuno a modo proprio, ognuno col suo destino mai coincidente con le aspettative.

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SUL TAMBURO 3: Francesco Russo, “Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra”

Francesco Russo, Viola! Viola! Duce ! Duce!Francesco Russo, Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra, Orbetello (Grosseto) Effequ, 2014

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di Giuseppe Panella

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Francesco Russo, oltre a essere un giornalista e un esperto di relazioni internazionali (materia nella quale si è laureato alla Facoltà di Scienze Politiche), è un appassionato storico della Fiorentina (di ieri e di oggi). Ma, oltre a conoscere le vicende più o meno “segrete” della squadra viola, è anche uno scrittore emulo della grande tradizione narrativa di Firenze e soprattutto si è posto nel solco di Vasco Pratolini. Perché Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra ricorda moltissimo le storie drammatiche ma anche struggentemente sentimentali, le iniziazioni alla vita e al sesso, le passioni politiche e sportive che costellano le pagine di libri ormai entrati nella storia della letteratura italiana come Le ragazze di San Frediano o Il Quartiere o La costanza della ragione. Ovviamente, lo stile sfoderato da Russo è molto più moderno di quello dello scrittore fiorentino e le articolazioni delle sue storie meno appesantite dal carico spesso ingombrante della necessità ideologica che predomina in alcune prove, anche molto notevoli, di Pratolini.

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Dal microcosmo fiorentino al macrocosmo della Commedia. Massimo Mori, flâneur nella città di Dante a 750 anni dalla nascita del Poeta

moriDal microcosmo fiorentino al macrocosmo della Commedia. Massimo Mori, flâneur nella città di Dante a 750 anni dalla nascita del Poeta.

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di Stefano Lanuzza

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Firenze capitale dell’Italia negli anni 1865-1871 – la ‘capitale involontaria’ per la quale si abbattono il centro antico e le mura del Trecento –, tra le città più visitate e ammirate d’Italia, è nota nel mondo anche per avere dato i natali nel 1265 a Dante Alighieri: colui che, presumibilmente nel 1307, inizia a scrivere quella Commedia dove si concentra la grande cultura del Medio Evo e si pongono le basi d’una lingua italiana stabile e dall’ortografia fino ad oggi immutata… Ci voleva il guelfo e poi ghibellino Dante perché la parola italiana cessasse di essere un dialetto del latino e diventasse lingua d’una nazione.
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