SUL TAMBURO n.35: Alberto Casiraghy – Luciano Ragozzino, “Le emozioni delle mosche. Aforismi incisi”

Cover Ragozzino:Layout 1Alberto Casiraghy – Luciano Ragozzino, Le emozioni delle mosche. Aforismi incisi, Bologna, Pendragon, 2016

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di Giuseppe Panella

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Le illustrazioni di Luciano Ragozzino sono bellissime, gli aforismi di Alberto Casiraghy sono intriganti e densi di un umore nero pensoso e rassicurante nello stesso tempo. Il pessimismo che le contraddistingue, infatti, non è mai aspro o amaro come un limone maturato troppo in fretta, ma raddolcito dalla bonomia di una bontà programmatica e forse congenita, incapace di nuocere. Molti di essi meritano un approfondimento, però, una ri-lettura che le ripoerti alla loro dimensione originaria:

«Le emozioni delle mosche non interessano proprio nessuno» (p. 56).

se non le mosche stesse, animali fastidiosi e incalzanti, che non sembrano suscitare negli altri esseri viventi sensazioni che non siano di dispetto uggia o fastidiosa caccia mortale per loro.

Ma anche le mosche hanno emozioni e di esse bisognerebbe tener conto nel momento in cui si sta per schiacciarle…

Lo stesso si può dire dei ragni e delle moschele cui passioni non sembrano essere interessanti se non per gli entomologi e gli studiosi di etologia:

«Le astuzie del ragno sono tutte dedicate alle mosche» (p. 38).

E a chi potrebbero interessare se non a loro, intenti da millenni a rincorrersi in un gioco che non conosce la fine e che li vede sempre protagonisti, vittime di un meccanismo di sopravvivenza nel quale nessuno riesce a superare l’espace d’un matin?

Gli animali, gli oggetti, le piante e perfino qualche essere umano sono i pretesti della ragione poetica di Casiraghy che ne oggetto della propria caccia sistematica, li ricerca, li rintraccia, li rintrona di significati, li riconnette alla propria dimensione umana e li annette a una tassonomia in cui figurano come tasselli di un grande quadro, sinottico e incomprensibile.

«Nel vocabolario delle zebre la parola leone non esiste» (p. 34).

Probabilmente in quello dei leoni la parola zebra esiste eccome! E sta a indicare un cibo succulento o qualcosa cui fare ricorso in caso di necessità per la sopravvivenza. Così per gli uomini, gli animali e le piante sono nominati come elementi in un quadro di dominio e sopravvivenza, come qualcosa cui si può attingere sempre per servirsene proficuamente, come una fonte inesauribile di nutrimento o di piacere. Su di essi si esercita un controllo e una potenza che emergono fin dalla loro nominazione originaria. I nomi diventano l’emergenza cui fanno riferimento le cose e alle quali non si può che aggrapparsi per rivendicare il proprio potere e la propria autonomia.

Gli aforismi di Casiraghy, allora, mostrano “il re nudo” della vita, lo scompongono e lo ricompongono con un candore e una invidiabile attenzione alla lucidità dell’operazione compiuta, senza dimenticare la tenerezza del sogno o la passione della scelta spiazzante, della danza, dello scarto, della capacità di dare un orizzonte a ciò che sembra averlo perso.

Nella sua assoluta mancanza di pregiudizi e dislocazioni intellettuali, libero come un artista rinascimentale, le notazioni contenute in questo libretto “d’affezione” colgono aspetti dell’umano che solo se colti di sbieco, trasversalmente, potrebbero sembrare importanti e affascinanti quali sono.

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