SUL TAMBURO n.50: Patrizio Fiore, “Il ricamo mortale”

Patrizio Fiore, Il ricamo mortale, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2016

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di Giuseppe Panella

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Il “ricamo mortale” del titolo richiama iconicamente il mesotelioma pleurico che Orazio Niccoli, medico in servizio da anni presso l’ambulatorio per extracomunitari dell’ospedale Santa Maria di Loreto Mare di Napoli, riscontra in una ragazza di 28 anni, un’età in cui è molto difficile che questa patologia si manifesti. E’ il sintomo di un’esposizione all’amianto che si rivela mortale nei casi in cui avvenga prolungatamente. Questa scoperta sconvolge il medico:

«Quella diagnosi, inappellabile, lo aveva lasciato inebetito. Dopo tanti anni di duro lavoro, tanti turni di pronto soccorso non aveva perso il “vizio”, come molti colleghi gli rinfacciavano, di farsi coinvolgere dalle condizioni dei suoi pazienti. Eppure, questa volta c’era qualcosa in più: lo aveva avvertito a pelle sin dal primo momento in ambulatorio. Quella povera ragazza lo aveva attratto immediatamente: se si fosse trattato di amore, sarebbe stato un perfetto colpo di fulmine. Ma non si trattava di amore, piuttosto di quel suo sesto senso che gli faceva captare immediatamente l’intensità della sofferenza, la devastazione della malattia, l’angoscia del possibile exitus. […] “Le cellule esaminate sono compatibili con la diagnosi di mesotelioma pleurico in fase avanzata”. Mesotelioma pleurico: una vera e propria condanna. Una neoplasia rara, ma ad alta malignità e con il 100% di letalità, cioè tutti quelli che ne risultavano affetti erano destinati a morte certa entro massimo due anni» (p. 79).

Niccoli riferisce l’accaduto al suo referente che gli suggerisce di contattare un esperto nella materia, Roberto Andolfi, che lavora alla Fondazione per lo Studio delle Malattie Professionali. Andolfi, a sua volta, sta aspettando l’arrivo a Napoli del professor Arthur Danson, un’autorità nel campo delle malattie professionali e luminare del settore. Nel frattempo, nello hinterland napoletano, avviene un delitto piuttosto clamoroso che suscita vasta eco in città e scuote la sensibilità di molti che conoscevano ed erano legati alla vittima (e ne impaurisce anche altri più interni alla vicenda e più interessati direttamente ai suoi effetti): il notaio Romano Contri, un rampollo apparentemente favorito dalla fortuna perché discendente di una famiglia “che conta” nella Napoli borghese bene, viene ritrovato morto nella sua auto, all’altezza dello svincolo per Aversa, sull’asse mediano dell’autostrada. Un giornalista d’assalto, Lorenzo Grimaldi, si incaponisce nel cercare la verità – nonostante abbia problemi con la moglie, vuole scoprire che cosa ci sia dietro la morte di Contri e, per riuscirci, si rivolge al miglior giornalista free lance della città partenopeo, il suo vecchio maestro Atticus, al secolo Geremia Tolino, un tempo soprannominato “Geremia ‘o viecchio” (probabile riferimento a Geremia de’ Geremei, il personaggio principale di L’amico di famiglia, un film di Paolo Sorrentino del 2006). Ma anche il soprannome di Atticus, nato per caso durante una telefonata compresa male dall’interlocutore, deve probabilmente la sua pregnanza al personaggio di Atticus Finch, l’avvocato probo e coraggioso protagonista del romanzo Il buio oltre la siepe di Harper Lee (poi un celebre film hollywoodiano del 1962 diretto da Robert Mulligan e interpretato da Gregory Peck). Tolino dirige un giornale di informazioni scottanti dal simbolico titolo di “Camera con vista” e può essere considerato una sorta di cassaforte segreta che custodisce notizie pericolose e misteri ancora non rivelati. Al centro del “ricamo mortale” tuttavia, entrambi i giornalisti (che si riveleranno alla fine una sorta di rinnovata coppia padre-figlio e di maestro-allievo impegnatiti nella ricerca della verità) troveranno la figura inquietante del “Duca”, un personaggio spietato e senza scrupoli che ha saputo tessere la ragnatela rossa della morte e del profitto. In questo suo romanzo di esordio, Patrizio Fiore, dirigente dell’ASL Napoli 1 Centro, esperto in materia di prevenzione e organizzazione sanitaria e appassionato di giornalismo militante (e autore di cronache cittadine sul prestigioso quotidiano “Il Mattino”), organizza a suo modo un’inchiesta sul male concreto e sul crimine presente nella metropoli partenopea che ha la perspicuità e la pesantezza di una diagnosi precisa. La vera protagonista della ricostruzione del delitto e delle sue cause come pure della sua indagine al centro della ragnatela orchestrata dal mefistofelico “Duca” è, infatti, la città di Napoli allo stesso modo in cui un prezioso ammiratore del libro del medico-scrittore, Maurizio De Giovanni, l’ha messa al centro dei propri romanzi seriali. A De Giovanni si deve una icastica valutazione del libro e un breve ma efficace giudizio sul suo autore:

Uno scrittore vero e imprevedibile: serio e allegro, spietato ed empatico, grave e leggero, enigmistico e sociale. Bravo lui. E bella la storia che racconta.

Un noir, dunque, non soltanto un poliziesco classico con detective e delitti risolti con intelligenza e acume da personaggi d’eccezione, ma un atto d’accusa contro chi distrugge scientemente delle vite umane in nome del profitto e di un irresponsabile sentimento di onnipotenza.

Scrittore compatto in grado di gestire una ben precisa strategia narrativa (anche se apparentemente disordinata e disseminata di scarti e di false partenze, di allusioni e di riprese, di vuoti e di pieni psicologici), Fiore scrive un romanzo che non appartiene ai tanti sottogeneri del poliziesco ma vuole avere una fisionomia propria e decisa: un libro che vuole dare ai propri lettori un sentimento di appartenenza e di compartecipazione.

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