Leopoldo Lugones, “Le forze misteriose”. Scienze occulte e teosofia nei racconti di Leopoldo Lugones

Leopoldo Lugones, Le forze misteriose, Traduzione di Francesco Verde, Torino, Lindau, 2017, pp. 136, euro 14,00.

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di Primo De Vecchis

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Il modernismo ispanoamericano è un movimento letterario e artistico, che si sviluppa in America Latina attorno al 1880 ed esercita la sua influenza fino al 1914 circa. L’iniziatore della nuova tendenza è considerato il poeta nicaraguense Rubén Darío (1867-1916). Darío arriva a Buenos Aires nel 1893 e trova un terreno fertile per la nuova scuola: il cosmopolitismo, il liberalismo, l’ascesa del ceto medio borghese, che trova nuovi referenti politici nel Partito Radicale e nel Partito Socialista. Il modernismo di Darío (che aveva trovato i suoi precursori in José Martí, Manuel Gutiérrez Nájera e José Asunción Silva, rispettivamente un cubano, un messicano e un colombiano) recupera aspetti del romanticismo europeo, saldandoli con le nuove tendenze della poesia simbolista e parnassiana francese. Si tratta quindi di una poetica di stampo decadente, che ha come modelli Hugo, Poe, Baudelaire, Verlaine, ma anche Whitman (il profeta, il vate) e altri ancora. Le idee importate dal modernismo, che faranno poi scuola anche in Spagna, trovano accoglienza nella produzione poetica e in prosa dell’argentino Leopoldo Lugones, nato a Cordoba nel 1874. Lugones si trova a Buenos Aires nel 1896, in pieno fervore modernista. Lavora principalmente come giornalista per diversi periodici: è animato da idee anarco-socialiste e anticlericali. Nel 1897 pubblica la raccolta poetica Las montañas de oro; nel 1905 è la volta de Los crepúscolos del jardín. L’anno seguente compie un viaggio in Europa; inoltre pubblica Las fuerzas extrañas, la sua prima raccolta di racconti fantastici. Lugones, attraverso questa produzione di brevi finzioni, mostra uno spiccato interesse per le scienze occulte. Non è un caso isolato: si tratta di una delle caratteristiche dello stesso modernismo, esoticamente teso verso le discipline gnostiche orientali.

Le dottrine sincretiche della teosofia, l’interesse per lo spiritismo e lo spiritualismo (di marca positivista), l’occultismo in generale, entrano a far parte dei temi letterari e contribuiscono a formare quella letteratura di matrice fantastica, che troverà fertile terreno nell’Argentina del Novecento. Anche uno scrittore così poco decadente come Roberto Arlt (1900-1942) si occuperà della capillare penetrazione delle scienze occulte nella città di Buenos Aires, in uno dei suoi scritti giovanili (siamo però già negli anni Venti). Si può quindi ragionevolmente affermare che la letteratura fantastica argentina si sviluppi a partire da questi racconti di Lugones, senza dimenticare i vecchi racconti di fantascienza di Eduardo Ladislao Holmberg (1852-1937). Lugones tornerà ad occuparsi del fantastico nella raccolta tardiva Cuentos fatales (1924), senza contare il romanzo El ángel de la sombra (1926). Nel frattempo si avvicinerà politicamente a posizioni tradizionaliste, nazionaliste e militariste; l’anarco-socialista si trasformerà come un camaleonte in un fascista (come accadde a molti esponenti di un’intera generazione, anche e soprattutto in Europa). È noto che nel 1930 vi fu in Argentina un colpo di stato militare capitanato da José Félix Uriburu. L’eterogenea produzione letteraria di Lugones proseguirà fino al 18 luglio 1938, quando l’autore metterà fine alla sua vita con il suicidio, avvelenandosi con il cianuro. Rammento questo aneddoto biografico, poiché in uno dei racconti de Le forze misteriose il protagonista si toglie la vita con una boccetta di vino avvelenato. Non è semplice discorrere dei dodici racconti racchiusi nella raccolta edita da Lindau e tradotti da Francesco Verde. Lugones è un autore erudito, che ama mescolare nozioni vere con elementi fittizi: in tal senso è uno dei maestri di Jorge Luis Borges, il quale spese sempre parole di larga stima per il poeta di Cordoba. Ogni racconto costituisce un microcosmo, che talora possiede oscuri rimandi ad altri racconti. Per esempio si potrebbe istituire un rapporto tra Un fenomeno inesplicabile e Yzur per la presenza del tema della scimmia. Il racconto di investigazione dell’Ottocento nasce proprio con la scimmia di E. A. Poe: un orango che brandisce un rasoio. La scimmia ci riconduce anche al positivismo, alle teorie di Darwin. Tuttavia la scimmia di cui parla Lugones sembra essere il doppio astrale, l’ombra, con la quale si possono compiere operazioni magiche. Ricordo qui di sfuggita che in India viene adorata la scimmia nella forma del dio Hanuman, avatara di Shiva, nella sua forma di distruttore (Rudra). Le dottrine dell’Induismo e del Buddismo penetrano in maniera capillare (e talora confusa) nella teosofia della Blavatsky. Non a caso nel suddetto racconto (Un fenomeno inesplicabile) si parla degli yogi, del Tibet, dei medium, di spionaggio e taumaturgia (si pensi a Kipling). Lugones qui sembra essere attratto dal tema dei poteri occulti (siddhi, in sanscrito), che sono così simili a quelli indagati dall’esoterismo occidentale, da sempre interessato alla magia e alla teurgia. Lo stesso tema del doppelgänger (che Nabokov considerava noioso) ha una folta tradizione in Occidente, che va da Hoffmann a Dostoevskij, passando per Chamisso. Nel racconto di Lugones in verità il “doppio” somiglia all’uscita del corpo astrale o sottile al di fuori del corpo fisico, come avverrebbe anche nelle pratiche sciamaniche (indagate da Mircea Eliade). Il personaggio della finzione confessa al narratore: «”Percepivo la mia personalità all’esterno di me, il mio corpo veniva trasformandosi in qualcosa di simile a un non io […] mi risolsi una notte a conoscere il mio doppio. A vedere cos’era quella cosa che usciva da me, pur essendo me stesso, durante il sonno estatico”» (p. 42). Lugones è partito da uno spunto esoterico o mistico (gli stati di trance estatica raggiunti dagli yogi) per costruire un raccontino grottesco alla Poe, senza dimenticare l’ombra (in quel caso venduta) di Peter Schlemil. Impossibile e vano quindi ricostruire tutti i riferimenti culturali dell’autore, adoperati in queste finzioni. Egli eccelle nell’arte del collage, del centone, della combinazione di temi eterogenei, di chiara matrice modernista. Ma ciò che unisce queste informazioni dotte è lo stile, indubbiamente lirico ed elegante. Lugones non smette di essere poeta (più visivo che visionario) anche nella prosa: «La stazione col suo tetto di tegole rosse; la banchina scricchiolante di carbonella; il semaforo a destra, la cisterna a sinistra. […] Subito dopo il terrapieno, il giallo smorto della pampa, simile a quello d’un fazzoletto di tela grezza; casupole senza intonaco disseminate in lontananza, ciascuna col suo covone di fianco; all’orizzonte, il pennacchio di fumo del treno in corsa, e un silenzio di pacifica immensità, intonato al colore del paesaggio rurale» (p. 36).

Un altro racconto di estrema bellezza decadente, un po’ medusea, è la Pioggia di fuoco, che sembra una fantasia parnassiana. Un racconto swiftiano è senz’altro I cavalli di Abdera. Il tema del veleno in botanica è indagato in Viola Acherontia, che potrebbe essere il manuale di uno stregone-erborista. Il potere occulto e reale del suono e delle vibrazioni occupa le linee de La forza Omega, che andrebbe letto assieme a La metamusica. Le forze misteriose di Lugones è un volume che non può mancare negli scaffali dei cultori della letteratura fantastica argentina e non. È un libro che non può essere ignorato dai lettori affezionati di Borges. È un libro che deve essere rivelato agli indagatori profondi del mistero.

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