Un demone che sogna. Marco Palladini, “I virus sognano gli uomini”

Marco Palladini I virus sognano gli uominiMarco Palladini, I virus sognano gli uomini, Roma, Ensemble, 2021, pp. 160, € 15,00

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di Stefano Lanuzza
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Si definisce zoonosi ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani. Ne esistono molte più di quanto si potrebbe pensare. […: ] siamo davvero una specie animale, legata in modo indissolubile alle altre” (D. Quammen, Spillover, 2012); “ Credo che le mascherine non le toglieremo mai più (E. De Luca, Italia a volto coperto…, “Il Fatto quotidiano”, 8 marzo 2021).

Nel tempo delle ‘mascherine da pandemia’, protesi coatte per l’umanità globalizzata, prodotte a miliardi nel mondo e problematiche da smaltire, un romanzo ‘in atto’ – corredato da un’intertestuale, empatica Postfazione di Plinio Perilli – è quello di Marco Palladini I virus sognano gli uomini (Roma, Ensemble, 2021, pp. 160, € 15,00), trasvalutatore delle false idee su un evento col quale non c’è modo di confrontarsi se non vivendolo come una fenomenologica esperienza di consapevolezza. Ciò, al di là di quelle che l’autore chiama “favole complottiste”, quale, per esempio (ndr), l’affermazione, secondo taluni apocrifa, del leader libico Mu‘ammar Gheddafi: “Creeranno dei virus e ti venderanno gli antidoti e poi faranno finta di aver bisogno di tempo per trovare una soluzione quando già ce l’hanno. […] Le aziende capitaliste producono virus in modo che possano generare e vendere vaccinazioni. Questa è un’etica molto meschina e miserabile. Vaccinazioni e medicine non dovrebbero essere vendute” (Discorso 64° all’Assemblea Generale delle Nazioni, New York, 23-29 settembre 2009). Poi, nel 2011, Gheddafi viene assassinato a Sirte.

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La Comune di Parigi : una prospettiva europea (lunedì 22 marzo alle h19)

In occasione del 150° anniversario della Comune di Parigi, il Grand Continent organizza una settimana di eventi multilingue sul ruolo centrale di questo evento nell’immaginario politico europeo e mondiale.

Per il nostro incontro del lunedì in italiano ci concentreremo particolarmente sul dare una prospettiva europea all’evento, inserendolo nel contesto del “secolo delle rivoluzioni” e del Risorgimento, e cercando di dipanare i fili e le suggestioni che l’evento ha ispirato nella storia d’Europa.

A questo fine, avremo il piacere di ricevere :

  • Luciano Curreri, Professore Ordinario di Lingua e letteratura italiana all’Universitá di Liegi, Autore del libro La Comune di Parigi e l’Europa della Comunità ? ;
  • Patrizia Dogliani, Professoressa Ordinaria di Storia contemporanea all’Universitá di Bologna ;
  • Alessandro Guerra, Professore Associato di Storia Moderna alla Sapienza di Roma.

Modererà l’incontro Davide Maria De Luca, giornalista di Domani.

 

La tavola rotonda sarà trasmessa in diretta su Twitter e Facebook.

 

FONTE: La Comune di Parigi: una prospettiva europea – Le Grand Continent

La Comune di Parigi

Voci e canti dalla Comune di Parigi. In occasione del 150esimo anniversario dai giorni della rivolta.

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Racconteremo i giorni dell’insurrezione del popolo parigino del 1871 contro il governo francese, in un tentativo estremo di non piegarsi alle condizioni imposte dalla Prussia vincitrice e che diede vita a una forma autonoma di governo della città ispirata a principi socialisti. Riascolteremo le voci di poeti e intellettuali che vissero quelle vicende e le narrarono nei loro scritti, dal diciassettenne Arthur Rimbaud, a Victor Hugo alla poetessa “con la mitragliatrice sotto il mantello”, Louise Michel arrivando alle reazioni italiane di Giosuè Carducci e Giampietro Lucini. Ci guida in questo percorso Luciano Curreri, docente di letteratura italiana a Liegi. Ma i giorni della Comune diedero vita a anche a canti e inni rivoluzionari che segneranno tutta la storia della canzone di protesta.

Ascolta il podcast Il teatro di Radio3 Speciale La Comune di Parigi – Rai Radio 3 – RaiPlay Radio

Riviste ‘resistenti’. “Fermenti”

Fermenti, nr. 251 anno LI, 2021, € 26,00

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di Stefano Lanuzza
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Tra le poche riviste cartacee che ancora r/esistono in Italia, assume un ruolo benemerito la romana “Fermenti” che, annualmente, propone dei veri e propri volumi da collezione. Fino al nuovo nr. 251 (anno LI, 2021, € 26,00) che, distribuito in Italia da “Libro Co”, si avvale di numerose presenze (nel caso, pressoché una cinquantina) assumendo un’identità variegata e multidisciplinare: con interventi di narrativa poesia teatro cinema politica costume sociologia filosofia linguistica filologia e, in prevalenza, di esegesi letteraria, d’arte e musicale.

Nell’editoriale, il direttore della rivista Velio Carratoni, incentrando il proprio argomento su Roma, svolge una critica, virulenta anzichenò, contro il pressappochismo di pregressi costumi che hanno paralizzato la Capitale condannandola a una pervasiva mummificazione, foriera d’inarrestabile decadenza.

Tempestivamente attestato sull’attualità pandemica, segue il saggio dello psicologo Giovanni Baldaccini sulla “dissonanza” indotta dall’irruzione del Covid 19 in un vivere umano che, per ignoranza della propria precarietà e un’ottusa “coscienza che nega”, neppure pensa di dover mutare il proprio corso catastrofico.

A ridosso, Alberto Artosi e Marta Taroni sviluppano un’analisi del rapporto tra istituzioni politiche, l’emergenza coronavirus in tutte le attività sociali e lo Stato sanitario italiano.

Dopo le debite testimonianze a proposito di una pandemia coniugata in stucchevoli dibattiti e accese intemerate, si evidenzia, sul versante d’una critica fecondamente sospesa tra accademia e militanza, il saggio di Francesco Muzzioli dedicato alle suggestioni del “multiromanzo” nell’opera dello scrittore comasco Giancarlo Buzzi, neobarocco novecentesco proveniente dalla tradizione sceltamente assimilata, oltre che di Rabelais e Joyce (e, forse, Céline; e, da più lontano, Sterne), dei Gadda Manganelli D’Arrigo Pizzuto e d’un poligrafo dal funambolico talento qual è Giani Toti; che, quasi coetaneo di Buzzi, aspetta un proprio posto nella nostra letteratura postrealista e più innovativa.

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Tra le pieghe de versi “Fuori-casa” la poesia di Alessandro Cardinale

Alessandro Cardinale, Fuori-casa (Poesie 2012-2017), Ensemble, Roma, 2021, pp. 46, € 10

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di Antonino Contiliano

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«Fuori-casa (Poesie tra il 2012 e il 2017)», Ensemble, Roma, 2021, pp. 46, € 10, è una raccolta di trenta poesie di Alessandro Cardinale. Il libro, in appendice, è corredato da una nota per la traduzione dei termini “idiolettici” in lingua italiana standard). Le poesie (in genere) non hanno un titolo, e tuttavia c’è il titolo che tematizza sé stesso come la poesia dei “Senza titolo”. Ogni poesia è un punto singolare. Il loro raccordo è una congiunzione – direbbe Gilles Deleuze – disgiunta, se non (per una memoria analogica foucaultiana) anche una poesia che informa e testimonia di vite oscure (forse la coincidenza non è casuale). Vite, nello specifico, di duro e invisibile lavoro alienato e alienante: «vado a lavoro e da lavoro vengo”. Un movimento di andata e ritorno pendolare (fabbriche, cantieri o altri luoghi chiusi …) “qualunque” degli individui tenuti allo scuro delle statistiche di vite astratte, senza notorietà: “La vita degli uomini infami”. L’esistenza degli uomini che Michel Foucault, spulciando tra gli atti amministrativi della polizia, degli ospedali … dei luoghi chiusi, annota prelevando le stesse scarne e devitalizzate righe scritte e depositate negli archivi. Gli archivi di «Fuori-casa (Poesie tra il 2012 e il 2017)» sono invece i circuiti dei luoghi lavorativi e le indicazioni sottese e/o esplicite che il poeta Alessandro Cardinale sintetizza nell’essenzialità poetica di quattro versi del “vado a lavoro e da lavoro vengo» delle poesie senza titolo. Il lavoro, fra l’altro, di ieri o di oggi, e colto nelle diverse configurazioni, è il collante unitario di questa raccolta. La disgiunzione differenziale, infatti, è individuata sia come tipo di lavoro sia come morfologia e “topologia” linguistica: il contadino/la contadina (in campagna: “Auf dem Land”); il supermercato, la fabbrica (“Irisbus” del gruppo Fiat), il dipendente di “Amazon” che non può scioperare, il nomadismo dei migranti o dei nuovi dannati del mare e della terra (Ibrahim Gouem, il migrante che si è suicidato il 23 Gennaio 2014 a Frigento/AV), l’“Isochimica” di Avellino e l’amianto, gli emarginati “flaschensammeln” in Germania (o raccoglitori di bottiglie vuote per strada o tra i rifiuti per guadagnare di che non morire). Poesia di vita di soggetti “in-fami” (vite oscure, prive di pubblica e patinata notorietà); esistenze di stenti e condannate all’arido giro dell’orologio e del calendario del sistema-potere che esclude ma sfrutta e disumanizza). Vite di cui puoi dire solo se hai visto/vissuto, o se qualcuno va a spulciare fra le note che hai visto, sentito dire e raccontare intrecciando le fila.

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LETTI QUASI PER CASO, SCRIBACCHIATI PER UNA QUALCHE NECESSITÀ: a cura di Maddalena Rasera, “Letteratura italiana e Grande Guerra un anno dopo il Centenario” & Vittorio Roda, “Da Carducci alla Grande Guerra. Studi di letteratura italiana”

Rubrica senza cadenza e scadenza ovvero Fustino letterario di Lucio Lontano*.

L’idea di questa rubrica birichina sta nel titolo e sottotitolo della stessa, che non necessitano di ulteriori spiegazioni, a nostro avviso. L’unica cosa che val forse la pena precisare è che si è pensato di far leggere lo scarabocchio – prima ancora che venga pubblicato – all’autore del libro da cui si parte, dando a quest’ultimo la possibilità di aggiungere, in coda, anche solo qualche riga, una parola, un’ipotesi di dialogo.

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Da ‘bastian contrario’ ma ‘fedele alle amicizie’. Appunti e spunti, domande e dubbi, ricorsi e riverberi a partire da: Letteratura italiana e Grande Guerra un anno dopo il Centenario, Atti del Convegno di studi (Verona, 23-24 ottobre 2019), a cura di Maddalena Rasera, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2020 (dicembre), 114 pp., e da Vittorio Roda, Da Carducci alla Grande Guerra. Studi di letteratura italiana, Bologna, Pàtron, 2019 (febbraio), 280 pp.

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di Lucio Lontano*

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Scrivendo un saggio narrativo dei miei dedicato a Storia di Tönle (1978) di Mario Rigoni Stern (1921), ho provato a spiegarmi così il racconto della Grande Guerra nelle pagine di quel libro: «Il racconto, qui, non è la vendetta ma il suo contrario: il perdono. Perché questo non è un libro di guerra ma di pace, di speranza. E se la «baita» non c’è più, perché ne puoi solo più vedere – e da lontano – le rovine fumanti, se «lassù» non resta «più niente da distruggere, e più niente per poter vivere», a casa ci si ritorna lo stesso, perché il mondo è la nostra casa e la nostra casa è il mondo. […] Tönle è un antidoto umano alla guerra disumana; è un uomo che sa scegliere i tempi e gli spazi per andare al pascolo e riposare, per viaggiare e fermarsi, per fuggire e star fermo, quasi come un filosofo antico».

Eppure, mi dico ora, anche questo testo rientra nella grande famiglia della ricezione letteraria della Grande Guerra. E mi viene anche da farmi – e da farvi, cari lettori – una domanda.

Quale è la guerra ‘italiana’ più ‘coperta’ dalla letteratura italiana in tempo più o meno reale, ovvero nei dintorni più o meno immediati della stessa? Forse una guerra che se ne porta dietro altre e che finisce quasi per riprenderle e poi riassumerle e sintetizzarle nel suo seno, ammesso e non concesso che l’espressione appena citata possa confarsi a un contesto patriottico che è davvero poco materno e – metaforicamente e non solo – mutilato assai. La Grande Guerra, in effetti, ha un noto ‘portato risorgimentale’, quello delle tre guerre d’indipendenza almeno, che non a caso giungono a rinominarla da ‘prima guerra mondiale’ a ‘quarta guerra d’indipendenza’. Et pour cause: i sette decenni che anellano via via il 1848 al 1918 fanno un po’ pensare a una nostrana «guerra dei settant’anni», dove il tutto si dilata – copertura e ricezione letteraria compresa, ovviamente – magari mentre si infila nella «guerra civile europea» colta da Enzo Traverso, nel 2007, tra il 1914 e il 1945… E allora chissà quante guerre dei cent’anni abbiamo vissuto, pensando di essere in pace…

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Opere di Cesare Pavese (download gratuito)

Su Liber Liber è iniziato la digitalizzazione per il download gratuito delle opere di Cesare Pavese.

“I manoscritti e dattiloscritti principali sono custoditi nell’Archivio Pavese presso il Centro di studi di letteratura italiana in Piemonte Guido Gozzano-Cesare Pavese della facoltà di lettere dell’Università degli studi di Torino; provengono dalla famiglia (fondo Sini-Cossa) e dalla Einaudi; sul sito HyperPavese https://www.hyperpavese.com/ – database imprescindibile e in progress – curato da Mariarosa Masoero, molti materiali sono disponibili digitalizzati.”

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • La luna e i falò
    In questo racconto della Resistenza dei vivi e dei morti si comprende bene che la sensazione che provò Pavese fu che la bandiera della speranza, fatta sventolare dal vento di una riconquistata libertà, era ammainata dalla mortificazione nella quale i contadini, almeno quelli delle terre che conosceva così bene, proseguivano la loro vita fatta di fatica subumana e di pena.
  • Racconti
    Questo volume di Racconti di Pavese, testimonianza dell’evolvere della sua capacità letteraria, comprende la raccolta giovanile Ciau Masino, i dieci racconti compresi nella scelta postuma d’inediti raccolti precedentemente con il titolo Notte di festa, tutti gli altri racconti pubblicati su giornali e quelli che, fino all’edizione del 1960 erano rimasti inediti, compresi i frammenti e gli incompiuti.