GLOSSA n.2: natura di Amore

GLOSSA 2

_____________________________

a cura di Francesco Sasso

In un mondo scosso dalla violenza e dalla morte, la poesia afferma soltanto la propria solitudine. E nella solitudine si può parlar della natura di Amore, come fa Dante nella Vita Nuova. Prima di Dante, il tema della natura di Amore è dibattuto in una tenzone alla quale partecipano Pier della Vigna, Giacomo da Lentini e Iacopo Mostacci.

Pier della Vigna sostiene che Amore è, cioè è una sostanza, quantunque non sia percepibile ai sensi (Però ch’amore no si po’ vedere). Anzi tale natura di Amore viene dedotta dal fatto che esso si avverte nel cuore come potente forza di attrazione simile a quella della calamita.

Continua a leggere

Stefano Lanuzza, “Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia”

Stefano Lanuzza, Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia, Jouvence, 2020, pp.147, € 14,00

_____________________________

di Francesco Sasso

Non pochi critici hanno analizzato l’opera di Leonardo Sciascia con alterne vicende, ma un buon punto di partenza è senza dubbio Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia di Stefano Lanuzza, saggio pubblicato pochi mesi fa presso l’editore Jouvence. Uno studio completo, come quello di Stefano Lanuzza, richiede perspicue doti di analisi storico-culturale. L’autore del saggio analizza l’intera opera dello scrittore siciliano, sia narrativa che saggistica, e coglie, a mio parere bene, gli aspetti di più concreto spessore socio-politico dello scrittore siciliano. Lanuzza ci mostra come Sciascia oscilla fra un dolente scetticismo di remota ascendenza isolana e una sorta di fiducia illuministica nei poteri della ragione, ci segnala come l’opera sciasciana può nell’insieme leggersi come un monumento sulla sconfitta della ragione, ovvero un lungo racconto dell’impari – e perciò fatalmente perdente – lotta che la coscienza intellettuale impegna a difesa del suo mandato etico-civile contro il potere (legale ed illegale).

Il senso di questa estrema sfida è bene analizzato da Stefano Lanuzza in modo puntuale e attraverso una scrittura asciutta e lineare.

f.s.

______________________________

[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

______________________________

Quaderni Veneti

Si accolgono proposte di contributo per i numeri 8 e 9 della rivista.

Call for papers Quaderni Veneti. Nuova serie digitale (QV)
Sono in preparazione i numeri 8 e 9 della rivista Quaderni Veneti. Nuova serie digitale (QV).

La rivista, che raccoglie l’eredità dei Quaderni Veneti fondati da Giorgio Padoan nel 1985, è open access e viene pubblicata in formato elettronico nel sito delle Edizioni Ca’ Foscari al link:

https://edizionicafoscari.unive.it/en/edizioni4/riviste/quaderni-veneti/

Si invita ad inviare proposte di contributi, redigibili in ogni lingua di cultura europea occidentale, che abbiano carattere letterario, filologico, linguistico e storico-culturale relativi alla tradizione testuale e culturale del Triveneto e ai suoi rapporti con le altre tradizioni europee e mediterranee, dall’alto Medioevo alla contemporaneità.

Continua a leggere

SPECIALE GUIDO MORSELLI n.25: “Ritratto di Guido Morselli, l’autore incompreso rifiutato dagli editori e dagli amori” – «Il Riformista»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

_____________________________

di Susanna Schimperna — 31 Luglio 2020

Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1973 Guido Morselli, scrittore che mai è riuscito a trovare un editore per i suoi numerosi libri, si uccide. Subito il mondo letterario si mobilita e la stampa si impadronisce della storia: Morselli viene decretato un grande scrittore e le sue opere respinte casi esemplari di rifiuti eccellenti, tanto che in capo a pochi mesi cominciano a essere pubblicati sia i suoi romanzi sia i suoi saggi. Alberto Moravia stigmatizza così il gesto di Morselli: «Ha fatto malissimo. Visto che era ricco poteva fare come me, che a vent’anni feci pubblicare e mie spese Gli indifferenti».

In realtà un’opera di Morselli era stata regolarmente pubblicata da un editore, e da un editore importante. Si trattava di Proust o del sentimento, saggio uscito per Garzanti nel 1943, uno studio originale per scrittura e tesi – la Recherche come sintesi di contrari, io e sentimento – del tutto ignorato dalla critica proustiana. E c’era poi stata, due anni dopo, una prima e unica edizione di Realismo e fantasia, ovvero dialoghi con Sereno. Probabilmente la pubblicazione di questo libro, uscito per l’editore Bocca, avvenne sì, a spese dell’autore. Niente di assimilabile agli esordi di Moravia, dunque. Anche perché bisogna confrontare le date: se Moravia al tempo de Gli indifferenti aveva vent’anni, per Morselli la prima pubblicazione a pagamento era avvenuta a trentacinque, essendo egli nato il 15 agosto 1912. È da quel momento che comincia a scrivere di più, arrivando ai suoi grandi romanzi degli anni Sessanta, quando, di fronte ai ripetuti rifiuti, la sua reazione di ultra quarantenne che sulla scrittura ha investito tutto, e da sempre, non poteva essere la stessa di un impetuoso e risoluto ventenne.

Continua a leggere l’articolo su «Il Riformista»

_____________________________

Leggi tutti i numeri di 

Collane di classici, collane specializzate, edizioni economiche

In formato cartaceo tradizionale, i testi sono disponibili nelle collane di classici . Tra quelle storiche, la Biblioteca Nazionale di Le Monnier (Firenze dal 1843), e gli Scrittori d’Italia di Laterza (Bari), iniziati nel 1910 sulla base di un progetto di Benedetto Croce; e inoltre i Classici Italiani Sansoni (Firenze 1957-1968), Classici Rizzoli (Milano, dal 1935), Biblioteca di classici italiani Feltrinelli (Milano 1960-1967), Classici Italiani Mursia (Milano 1961-1969), Classici Italiani Zanichelli , Classici Mondadori (dal 1934).

Tra le collane ancora attive: La letteratura italiana. Storia e testi , avviata dall’editore Ricciardi nel 1951 (Milano-Napoli); i classici della UTET (Torino), nella nuova serie iniziata nel 1948; la Nuova Raccolta di classici italiani annotati (Torino, Einaudi, dal 1939); la Biblioteca di scrittori italiani Guanda (Parma, dal 1990); la Biblioteca della Pléiade Einaudi Gallimard ; i Classici Bompiani . Un’ampia collezione con una sezione di letteratura italiana è quella dei Meridiani , Milano, Mondadori, dal 1969. Una nuova collana di Classici italiani, rivisti nel testo e dotati di ampio commento, è pubblicata dall’editore Carocci di Roma dal 2011.

Continua a leggere

Scrivere e leggere poesia oggi: il viaggio della parola (colloquio con Gian Luca Favetto)

Ascolta “Scrivere e leggere poesia oggi: il viaggio della parola (colloquio con Gian Luca Favetto)” su Spreaker.

«La poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole» è l’osservazione di Sebastiano Vassalli da cui parte questo podcast incontrando Gian Luca Favetto, giornalista, scrittore, drammaturgo e poeta, a partire dall’itinerario che fa nel suo libro “Il viaggio della parola”: un itinerario dall’autore al lettore, da una scrivania di Torino alle strade di New York, nella consapevolezza che, scrive, «l’alfabeto è l’immaginazione del mondo». Con Favetto, di cui sta uscendo “Attraverso persone e cose. Il racconto della poesia” (ADD editore), proviamo a ragionare sulle parole, sullo scrivere. Che cosa significa scrivere oggi: per i giornali, per la letteratura, per il teatro? E scrivere poesia? E leggere? È un colloquio sull’anima dei libri, perché in fondo «soltanto la parola custodisce». Podcast di Roberto Cicala.

FONTE: https://www.interlinea.com/landing_page-percorsi-di-lettura-podcast-interlinea-693.html

 

Associazioni di studi italianistici

Associazioni di studi italianistici: Associazione degli italianisti italiani (ADI) (www. italianisti.it), Associazione Internazionale per gli Studi di lingua e letteratura italiana (AISLLI) (https://www.sas.upenn.edu/italians/aislli), American Association for Italian Studies (AAIS) (https://aais.wildapricot.org/).

Segnalateci altre realtà italiane ed internazionali.

Storie ed eventi storici n.5: Bartolomé de Las Casas, “La leggenda nera”

Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo, Jouvence, 2018

_____________________________

a cura di Francesco Sasso

Bartolomé de Las Casas (Siviglia, 11 novembre 1484 – Madrid, 17 luglio 1566)  è stato un vescovo cattolico spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani. Per comprendere quali conseguenze ebbe l’esplorazione e poi la colonizzazione spagnola in alcuni territori del Nuovo Mondo, basta leggere queste poche righe tratte da La leggenda nera.

«Il governo di Hispaniola [Haiti] assegnò, ad ogni spagnolo che lo richiedess, a chi 50 a chi 100 indiani, fra cui vecchi, donne incinte e puerpere. Egli permise, nonostante questo fosse contro la legge, che gli spagnoli trascinassero via gli uomini capi di famiglia nelle miniere d’oro anche 10, 20, 30, 40 e 80 leghe [1 lega = 6 km circa] lontano da casa e che lasciassero nelle case e nelle fattorie le donne a svolgere il lavoro dei campi. Così succedeva che gli uomini e le loro mogli praticamente non si incontravano mai e le nascite cessarono. Essi per l’aratura non avevano zappa o aratro trainato da buoi, ma come i loro antenati dovevano spezzare la terra con bastoni induriti dal fuoco. Così gli uomini morivano nelle miniere d’oro, le donne per la fatica nei campi e i neonati morivano perché non venivano allattati e questa grande isola fiorente ben presto si spopolò.

I governanti spagnoli colpivano gli indiani con lo scudiscio e con il bastone, li frustavano, li schiaffeggiavano, li prendevano a calci, e non li chiamavano mai in altro modo che cani. Così si verificò la progressiva estinzione di questi infelici e nulla di questo si seppe in Spagna»

da Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera, a cura di A. Pincherle, Feltrinelli

Continua a leggere

Il “Teatro anatomico” di Mario Lunetta

Mario Lunetta, Teatro anatomico, Fermenti, 2020, pp. 150, € 15,00

_____________________________
di Stefano Lanuzza
.

“… teatro senza spettacolo…” (C. Bene, Autobiografia di un ritratto”, 2002).

Nel variegato mondo letterario romano dal Secondonovecento a oggi, Mario Lunetta resta una figura indimenticabile di poligrafo autore di un’opera che spazia dalla poesia alla narrativa, alla saggistica, alla critica militante, al giornalismo. Di rilievo, con le sue incursioni nell’ambito dell’arte figurativa, anche una produzione teatrale non ancora pubblicata per intero.

Relativamente alla ricerca drammaturgica di Lunetta appare preziosa la sua raccolta postuma Teatro anatomico (Roma, Fermenti, 2020, pp. 150, € 15,00): “5 pièces inedite” (Smash, 1983; Un grande leone fulvo, 1985; Ma il mondo non c’è più, 1987; Beatitudine, 1997; Arkadia nonsense, 1999; Rancore, s.i.d.) che, scritte in tempi diversi, escono con una testimonianza dell’attrice Giuliana Adezio e la cura di Francesco Muzzioli, anche autore della monografia Mario Lunetta. La scrittura all’opposizione (2018).

Implicitamente ambientato, si potrebbe immaginare, in contesti romani borghesi variamente delocalizzati – con vago antefatto un Moravia che, in Gli indifferenti (1929) come in molti racconti, spesso adotta per le proprie narrazioni dei moduli teatrali –, il teatro lunettiano mette in scena personaggi dall’Io incerto e franto, maschere intente a giocare con la propria sfuggente immagine, soggetti blandamente doloranti. Caratterizzati da una psicologia contraddittoria e da scambi verbali che restano sospesi nella negazione o nel non-detto, si nascondono quando non si rivelano appena con accenni che denunciano velleità ciarlatanesche o problematiche irrisolte, amarezze senza riscatto, ipocrisie, ambiguità, passioni abortite o malate.

Continua a leggere

GLOSSA n.1

GLOSSA 1

_____________________________

a cura di Francesco Sasso

– Evocare tempi migliori in un momento di sofferenza malinconica. Questa idea conta illustri precedenti, dal Boezio di De Consolatione Philosophiae e dall’Ovidio delle Epistulae ex Ponto al Dante di Inferno V.

– Nel Medioevo la letteratura era inserita in un orizzonte che permetteva di collegare i classici antichi con autori contemporanei senza filtri storici. Per loro non esisteva nemmeno il concetto di “classico”, che si fisserà soltanto a partire dal XVI.

– La nascita delle “universitas” tra il XII e il XIII secolo, porta un dato rivoluzionario rispetto alle concezioni medievali del lavoro intellettuale: l’insegnante universitario riceve una paga e si forma una nuova opinione circa il prestigio e l’utilità sociale dell’uomo di cultura. Si insinua la nozione che il lavoro culturale deve essere remunerato in denaro. San Bernardo polemizza aspramente contro questa moderna venalità della scienza, che per lui, essendo un dono di Dio, non può essere venduta e, quindi, non è collegata a finalità materiali ed economiche. Quanti San Bernardo oggi propongono lavori culturali gratis e dicono… “tanto a te non costa nulla”

– È significativo, o forse no, che la storia della letteratura italiana si inaugura con l’intervento casuale di un ignoto copista veronese che accenna al proprio lavoro a margine di un’orazione mozarabico (Indovinello veronese scoperto nel 1924 da Luigi Schiaparelli alla Biblioteca Capitolare di Verona).

Altresì, il primo vero documento ufficiale della lingua italiana è il Placito capuano, una testimonianza inserita in un documento giuridico del 960. Insomma, ad oggi, per ciò che ci è dato sapere, un religioso che scrive facezie e una testimonianza giuridica sono alla base della nostra storia letteraria.

Continua a leggere

Giuseppe Panella e il coraggio che segna questo nostro tempo [In memoria]

A un anno dalla scomparsa dell’intellettuale che viveva a Prato

_____________________________

di MICHELE BRANCALE

 

Prato, 24 maggio 2020 – C’è un’assenza che parla, che fa desiderare il ritorno, di superare quel senso del limite su cui Giuseppe Panella (1955-2019), scomparso un anno fa, scherzava. E’ in fondo il ministero e il mistero di ogni assenza. “Conosco il giorno e l’ora/e il tempo giusto per vivere/felice./ Ho provato la sensazione esatta/ di una felicità infinita/ il giorno stesso in cui sono morto/ e rivissuto/ come una sorta di Lazzaro redivivo”. Il senso del limite lo abbiamo scoperto in questa stagione segnata dall’emergenza sanitaria e anche alla luce dell’epidemia trovano pregnanza alcuni versi de ‘L’occasione della poesia’ che, più passa il tempo, più assumono lo spessore del testamento di un uomo che si era preparato all’arrivederci (“tempo di attendere altro tempo ancora/ per concludere il ciclo di ciò che è stato”), cercando il senso stesso di una vita “che il rumore sordo/ del destino riempie/ di storico coraggio”. C’è un coraggio che segna questo nostro tempo ed è negli umili che resistono, negli anziani che non ce l’hanno fatta e in coloro che prendono l’iniziativa per difenderli e sono medici, infermieri, preti (come quelli della bergamasca o della diocesi di La Spezia), volontari e tanti tanti altri che di quel coraggio, di quella forza di vita, non vogliono fare a meno perché il senso del limite si supera lì.

Continua a leggere su www.lanazione.it

Storie di scuola. Alfonso Lentini, “Le professoresse meccaniche”

Alfonso Lentini, Le professoresse meccaniche, Graphofeel, 2019, pp. 155, € 13,30

_____________________________
di Stefano Lanuzza
.

 

“‘Razionalismo è l’idea che noi si possa sempre comprendere tutto sullo stato dell’essere’. È un viaggio verso la morte. Lo è sempre stato. […] Ma l’ altro motivo per cui siamo qui sono i sogni e i sogni sono irrazionali. […] forse dovremmo cominciare ad accettare (solo nell’inconscio per ora e con un’infinità di remore dovute a ritardi culturali) una diversa definizione dell’esistenza. L’idea che non arriveremo mai a comprendere tutto sullo stato dell’essere. E se il razionalismo è un viaggio verso la morte, allora l’irrazionalismo potrebbe essere il viaggio verso la vita… almeno fino a prova contraria” (S. King, The Stand, 1978, 1990).

Le professoresse meccaniche (Roma, Graphofeel, 2019, pp. 155, € 13,30), come un traslato o quasi una parodia del quadro delle Muse inquietanti (1918) di De Chirico, è il titolo del secondo racconto dell’omonimo libro di Alfonso Lentini, da cui possono ricavarsi pagine-campionatura ognuna emblematica. In esso, l’autore stabilizza la sua visionarietà fingendo dapprima la biografia, risalente all’infanzia e poi alla contemporaneità, di un personaggio ultracentenario rammemorante aure metafisiche con meccani e manichini che assumono vita propria richiamando certe atmosfere, oltre che dechirichiane, dei Bontempelli, Paola Masino, Dino Buzzati o d’un simpatetico Savinio con le sue le metamorfosi animalistiche; senza trascurare le magnetizzazioni dei quadri di Escher…

Sulla scorta di cotali maestri, l’autore prende a fare i conti con parvenze che solo la mancanza d’immaginazione fa credere siano quelle comunemente intese o interpretate. Poiché esistono, se vuoi, anche una “Valle Taciturna” stretta tra i monti, una “scuola senza suoni” con un “insegnante di Silenzio”, bizzarri “grattacieli nani” e “scalatori di Roseti”, “cercatori di Dei” e un’“Isola delle Bidelle”, “demiurghi uranici” e un fenomenologo dell’Invisibile, una “professoressa Volante” e uno “zio dal Collo lungo”, un “Professore a rotelle” docente di “Lucore Lunare”, una “Macchina Emanatrice di Buio” e un “Reclutatore di Bambini prodigio”…, distopiche fenomenologie non approssimabili a prima vista e disposte in un contesto alieno dove ciò che conta non è “l’amore per il prossimo, ma l’amore per il lontano”… Vi sono anche dei modi di percepire il senso ‘distante’ delle cose senza determinarne l’assoluta identità o negarne i processi combinatori, le mutevolezze illimitate, le avventure oniriche, le variazioni e ripetizioni, le inaspettate trasformazioni e le repentine sparizioni.

Continua a leggere

Stefano Lanuzza, “Caos e bosco”

Stefano Lanuzza, Caos e bosco, Oèdipus, 2020, pp.199 €16,00

_____________________________

di Francesco Sasso

Durante la lettura di Caos e bosco di Stefano Lanuzza, pensavo “ bisogna sì rifare la società degli uomini, ma la società che s’andrà organizzando dovrà apparire come il colmo del disordine”. Il libro di Stefano Lanuzza è un ibrido, un collage di titoli giornalistici, appunti di un moralista, aforismi, saggi brevi. Al centro il caos e il bosco (metafora della vita).

L’autore sembra volerci segnalare che, quando un’epoca s’avvia alla consunzione, appaiono segni di stanchezza e di smarrimento; ma dopo, qualcosa si modifica, ciò che prima era parso inevitabile malanno, poi sembrerà un beneficio comune.

Stefano Lanuzza in questo libro afferma il primato del cuore sulla ragione, dell’intuizione sul pensiero puro, tenendosi ben lontano dalla corrosione d’ogni idealità. Le illuminazioni dell’autore, a volte, diventano risate malinconiche, a volte irriverenti. Dal saggio sul pittore e la pittura, si passa alla riflessione letteraria; dall’altezza superba del fatto noi scendiamo fino al frammentarismo moraleggiante dell’assioma, del detto, del proverbio, dell’aneddoto, dello scherzo. Vi è in tutto ciò l’amarezza di un’età, la nostra, che bisogna tener presente durante la lettura di Caos e bosco per non perdere il senso delle proporzioni.

L’autore raggiunge un così elegante equilibrio tra pessimismo ed ironia, desolazione e speranza, stile e secchezza d’immagine, da apparire antico. I pensieri e le riflessioni di Stefano Lanuzza si leggono più che volentieri e, tra le sue righe, scoviamo le radici dei molti malesseri contemporanei.

Detto questo, non c’è molto da aggiungere, se è vero che al lettore intelligente ogni scrittore sa ben presentarsi da solo.

f.s.

______________________________

[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

______________________________

SNAKE

Il serpente che non può cambiar pelle muore.

Lo stesso accade agli spiriti

ai quali s’impedisce di cambiare opinione:

cessano di essere spiriti.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Aurora.

Sfregandosi insieme queste cose,

ossia nomi e definizioni,

visioni e sensazioni, le une con le altre,

e venendo messe a prova

in confutazioni benevole

e saggiate in discussioni fatte senza invidia,

risplende improvvisamente

la conoscenza di ciascuna cosa.

Platone, Dialoghi.

di Giuseppe Gentile

_____________________________

INTRODUZIONE

Parlando del più e del meno in una serata senza tempo, una serata che potrebbe essere di ieri come di oggi, e perché no anche di domani, mi ritrovai dinanzi ad una questione che sembrò essere importante per chi mi stava di fronte, ma allo stesso tempo compresi che per me sarebbe stata vitale. Si disquisiva sul colore del tramonto. Vennero fuori tutta una serie di possibili colori: arancio, rosa, rosa tendente all’arancio, amaranto. Nessuno, tuttavia, riuscì a trovare un colore che minimante desse l’idea di quello che stava capitando sotto i nostri occhi: la fine di un giorno.

Continua a leggere

I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, a cura di Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords

I frutti  di due convegni tenutisi a Napoli e a Barcellona nel novembre e nel dicembre 2018, sono I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, a cura di Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords. Volume monografico di eHumanista IVITRA Volume 15 (2019).

A. Monogràfic I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords.

 

Continua a leggere

SCAMBIO DI RUOLI

di Giuseppe Gentile

_____________________________

Passeggiavo per le vie di Roma, quando all’improvviso notai l’avvicinarsi di un forte vociare, anzi si trattava di urla inneggianti un dio. Prima passò un gruppo di uomini e poi un altro, si trattava di gruppi nemici, inneggianti entrambi un dio diverso. Girato l’angolo vidi che queste due fazioni oltre a scambiarsi ingiurie del tipo “Traditori, Dio vi punirà”, a cui gli altri rispondevano “Siete voi i traditori, voi avete ucciso lo avete ucciso”, si lanciavano pietre a più non posso l’uno contro l’altro.

Ricordo che l’odio religioso era forse più forte di quello razziale, era pericoloso camminare per strada: gli ebrei venivano lapidati dai cristiani, i cristiani lapidati dagli ebrei, i pagani dai cristiani e dagli ebrei, le donne non potevano parlare altrimenti lapidate anche loro, solo le alte cariche erano esenti da maltrattamenti fisici; ma se qualcosa andava storto dovevano comunque sobbarcarsi il peso di lamentele provenienti da tutte e tre le fazioni religiose. Un mondo “plurireligioso” sì, ma enormemente instabile. In qualsiasi momento poteva scoppiare una rivolta che puntualmente sfociava nel sangue e nella morte.

Per tutta la vita ho vissuto con il terrore di morire per mano di un religioso. Può sembrare strano, ma io non riuscivo ad appartenere a nessuna delle divinità adorate dai romani, lo stesso valeva per Gesù e per Dio, ma il mio terrore stava proprio nel fatto di dover giustificare a chiunque le mie idee senza correre il rischio di essere malmenato o peggio ancora ucciso. Ero diventato un uomo solo, senza amici e ben presto fui costretto a gettarmi in diverse attività solo per avere la mente occupata e non pensare alla solitudine.

Continua a leggere

Storie ed eventi storici n.4 (a cura di Francesco Sasso)

Il quadro del pittore fiammingo Jan Vermeer, conosciuto con il titolo di Il geografo, ci permette di focalizzare con estrema efficacia il campo di indagine della geografia. Intanto, può dirci che la geografia è una disciplina contemporaneamente frutto dell’osservazione appassionata oltre che attenta del mondo che ci circonda e della traduzione di quell’osservazione in mappe, carte, raffigurazioni, tramite codici e strumenti di misura e di rappresentazione.

Nel quadro di Vermeer il geografo sta lavorando nel suo studio, ma è colto dal pittore con la testa alzata e lo sguardo rivolto oltre la finestra, da cui proviene la luce che illumina la stanza: la luce che il mondo reale getta sul lavoro scientifico della geografia, rendendolo vivo. Insomma, il geografo lavora molto nel proprio studio ma è anche proiettato fuori, come se viaggiasse nel Pianeta che si è dato il compito di descrivere.

f.s.

Repertorio informatizzato dell’antica letteratura catalana

COORDINAMENTO   Costanzo Di Girolamo (Università di Napoli Federico II)

DIREZIONE   Lola Badia (Universitat de Barcelona), Costanzo Di Girolamo (Università di Napoli Federico II)

REDAZIONE CATALANA   Lluís Cabré (Universitat Autònoma de Barcelona), Miriam Cabré (Universitat de Girona), Sadurní Martí (Universitat de Girona), Gemma Navarro (Universitat de Girona), Josep Pujol (Universitat Autònoma de Barcelona), Xavier Renedo (Universitat de Girona), Jaume Turró (Universitat de Girona)

REDAZIONE ITALIANA   Massimiliano Andreoli (Università di Napoli Federico II), Anna Maria Compagna (Università di Napoli Federico II), Claudio Franchi (Università di Messina), Aniello Fratta (Biblioteca Universitaria, Napoli)

IDEAZIONE E PROGETTO   Costanzo Di Girolamo, Claudio Franchi

COLLABORAZIONE INFORMATICA   Pasquale Battiloro (Università di Napoli Federico II), Fabrizio Minei (Napoli)

Continua a leggere

Nella ricerca teorico-pratica di Francesca Medaglia l’autorialità showrunner

Francesca Medaglia, Autore/Personaggio: interferenze, complicazioni e scambi di ruolo- Autori e personaggi complessi nella contemporaneità letteraria e transmediale, Lithos, Roma, 2020, pp. 446, € 28

_____________________________

di Antonino Contiliano

La vie c’est l’ensemble des fonctions

qui résistent à la morte.

Xavier Bichat

Chi volesse incamminarsi fra le pagine dell’opera teorico-critica e metodologica di Francesca Medaglia (Autore/Personaggio: interferenze, complicazioni e scambi di ruolo- Autori e personaggi complessi nella contemporaneità letteraria e transmediale, Lithos, Roma, 2020, pp. 446, € 28), non dovrebbe fare a meno del riferimento al pensiero di Xavier Bichat sulla vita: “La vita è l’insieme delle funzioni che resistono alla morte” (Bichat, per inciso, è l’autore che Gilles Deleuze tira in causa allorquando legge il pensiero dell’amico Michel Foucault per annodare i concetti fondamentali del “filosofo”). Tra questi concetti c’è proprio quello che il pensatore M. Foucault ha articolato nel saggio “Che cos’è un autore” (R. Barthes invece titolava “Qu’est ce que l’auteur?).

Entrambi, a fine Novecento, in altre parole ponevano il problema della morte dell’autore così come era stato prefigurato dalla narratività moderna: istanza primaria e intransitiva rispetto alle identità dei personaggi e dei paesaggi che animavano i loro racconti.

Due modi di vedere la trasformazione dell’identità dell’autore nel suo rapporto con il/i personaggio/i, e tradotto nei termini di una nozione più generale, l’autorialità (F. Medaglia). Tema e questione, questo, che sostanzia il libro della nostra autrice (attualmente, come si legge in quarta di copertina, RTDA in “Critica Letteraria e Letterature Comparate” presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza- Università di Roma). L’autorialità è infatti il luogo-tempo astratto in cui la vita dell’autore come soggetto singolare e unico della modernità è in declino. L’autore si fa personaggio, muore come identità riconoscibile e separata. La sua figura si rinnova all’insegna dell’autorialità diffusa e si ridefinisce come una funzione che pluralizza l’identità autoriale, sì che, capovolgendo la coppia autore/personaggio tradizionale, ora si installa come processo di identificazione personaggi/autori.

Continua a leggere

ESERCIZI DI LETTURA n.11: Un ipotetico kantiano dionisico. Sette conversazioni utili per comprendere meglio Lacan

Sergio Benvenuto, Antonio Lucci, Lacan, oggi. Sette conversazioni per capire Lacan; Mimesis edizioni, Milano-Udine, 2014, pp. 215.

_____________________________
di Gustavo Micheletti

.

Un filosofo competente in cose psicoanalitiche pone delle domande a uno psicoanalista con una formazione filosofica e dal loro dialogo nasce un libro, effettivamente utile per capire Lacan. Le sette conversazioni tra Sergio Benvenuto e Antonio Lucci hanno il grande merito di sottrarsi a due tipi di approcci fino a poco tempo fa predominanti: quello di fornire una ricostruzione del pensiero dello psicoanalista francese tutta dall’interno, per così dire di scuola, pur con tutte le numerose e sottili variazioni che nell’ambito di quella lacaniana è stato fino ad oggi possibile registrare; e un approccio esterno, talora massivamente critico e frettolosamente intransigente nell’argomentare le proprie riserve.

Per quanto questa contrapposizione sia stata negli ultimi anni mitigata dall’avvento di una seconda generazione di discepoli di Lacan, che anche in Italia stanno intraprendendo un prezioso lavoro di tessitura tra l’opera del maestro e le sue implicazioni o relazioni filosofiche operando così una sorta di “urbanizzazione della provincia lacaniana”, queste “sette conversazioni” sono comunque uno dei pochi testi in grado di porre anche un lettore poco esperto in condizione di comprendere alcuni snodi cruciali del pensiero di Lacan, fornendo nel contempo al medesimo lettore gli strumenti idonei per valutarlo secondo altre prospettive teoriche.

Nel libro, uscito nel 2014 per le edizioni Mimesis, s’insiste infatti su un doppio registro di lettura, uno interno e uno esterno all’impianto teorico in oggetto: in entrambi i casi Sergio Benvenuto riesce a fornire non solo delucidazioni utili per una migliore comprensione dei temi proposti da Lucci, ma anche per porre in comunicazione orizzonti culturali diversi e spesso ritenuti incompatibili. Lacan può apparire così come un punto di riferimento irrinunciabile anche per coloro che non condividano aspetti della sua teoria o della sua tecnica, che vengono in questo modo posti in condizione d’interagire con punti di vista filosofici diversi.

Continua a leggere

Snob e dandy nella letteratura italiana [Per Giuseppe Panella]

Snob e dandy nella letteratura italiana

_____________________________
di Stefano Lanuzza
.

A “Beppe” Panella per la sua Fenomenologia del dandy (“Retroguardia”, 22 ottobre 2010)

Il dandy è una figura eminentemente letteraria. Su questo, i suoi studiosi concordano da sempre. Il ‘vero’ dandysmo è quello letterario (Giuseppe Panella).

Ci sono snob relativi e snob assoluti. Per assoluti intendo gli snob che sono snob ovunque, in qualsiasi compagnia, da mattina a sera, dalla giovinezza alla tomba, essendo per natura dotati di snobismo; mentre gli altri sono snob solo in certe circostanze e occasioni della vita” (V. M. Thackeray, The Book of Snobs, “Punck”, 1846-1847)

Il dandy crea la propria unità con mezzi estetici. […] Il dandy per sua funzione è un oppositore. […]il dandy non può porsi se non opponendosi” (A. Camus, L’homme révolté, 1951).

Dandismo e snobismo si escludono a vicenda. Lo snob, che non cerca la differenza ma il privilegio, aspira ad aggregarsi a una classe sociale elevata spinto da un malanimo sorto da un sentimento d’inferiorità compensato con l’ambizione e l’attitudine all’autoinganno; il dandy, per il quale non conta ‘differirsi’, è, per destino, un ‘fuori-classe’”.

Alla dominante volgarità, il dandy oppone la sua solitaria eleganza morale fatta di sobrio individualismo artistico e ironia critica. Egli vive contro i dogmi del denaro, del profitto, del successo: esule, straniero, indifferente ai traffici del mondo, niente conta per lui più della nobiltà d’animo e della possibilità di esprimersi con le proprie opere” (S.L., Vita da dandy. Gli antisnob nella società, nella vita, nella letteratura, 1999).

In principio, muovendo dall’Ottocento tardo della letteratura italiana, c’è il conte Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta, perfetto snob spregiatore del generico volgo e convinto che “bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte”. Frequentatore dei salotti del bel mondo romano, l’estetizzante personaggio dell’antinaturalista-antipositivista Il piacere (1889) di D’Annunzio s’innamora della contessa Elena Muti, giovane vedova con cui avvia una relazione: finché la donna non decide di andarsene da Roma non senza, prima, dargli il benservito e provocargli una depressione che lo porta a passare da una donna all’altra fino all’incontro con la casta e timorata Maria Ferres, doti sufficienti per impegnare il ganimede a fare sua la donna.

Continua a leggere

IL TOTALE DELLA POESIA [Per Giuseppe Panella]

IL TOTALE DELLA POESIA

Per Giuseppe PanellaGiuseppe Panella

_____________________________

di Massimo Mori
.

Per me è semplice e complesso scrivere di Giuseppe. Ciò, in ogni caso, vale per il ruolo ‘totalizzante’ da lui avuto come critico, filosofo, intellettuale e poeta lungo un percorso che va dagli anni Ottanta del Novecento sino al primo decennio del Terzo millennio: ovvero per una trentina d’anni (muovendo dal circuito di produzione di poesia “Ottovolante” 1983/1992, fino agli incontri letterari al caffè delle Giubbe Rosse’ da me diretti negli anni dal 1989 al 2013).

Il primato intellettuale di Giuseppe Panella era emergente in ogni situazione, dibattito e confronto nelle centinaia di eventi che in quell’arco di tempo ho, con altri amici, organizzato. Erano allora fondamentali tre aspetti inerenti al ‘fare poesia’ dopo la fase del riflusso: ‘il pubblico della poesia’, la ‘creatività diffusa’ e ‘l’associazionismo culturale’.

È evidente che se queste erano le linee di forza del ‘circuito’, la loro debolezza era (ed è) che i poeti e gli artisti non erano (non sono) tanto interessati ad una circuitazione della poesia, o ad un processo socializzante (politico) del poetico, ma alla preminente, individuale promozione della propria scrittura e/o produzione creativa, riconoscendosi tuttalpiù in correnti o tendenze.

Continua a leggere

LINGUAVIRUS. Ilenia Appicciafuoco, “Nei sentieri della linguavirus”

Ilenia Appicciafuoco, Nei sentieri della linguavirus, Novecento, Roma, 2019, pp. 198, € 15,00

_____________________________
di Stefano Lanuzza
.

[…] ma, per semplificare, / ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto, / a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: […] / amo, così, quella grande politica / che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao, / pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi, / sdraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva): / […] (E. Sanguineti, Mikrokosmos, 2004).

Introdotto dall’esauriente Prefazione di Simona Cigliana, il saggio – originariamente una tesi di laurea – di Ilenia Appicciafuoco, Nei sentieri della linguavirus (Novecento, Roma, 2019, pp. 198, € 15,00), specificamente incentrato sull’opera in versi di Marco Palladini dalla fine degli anni Ottanta a oggi, è come un’applicata fenomenologia del poeta ‘militante’, certo l’ultimo e il più fervidamente attivo dopo i romani d’adozione Pasolini e Pagliarani con gli evocabili autori di un’ideale ‘scuola romana’ che avrebbe tra i suoi maggiori protagonisti Gianni Toti poligrafo d’inusitato talento linguistico, Mario Quattrucci giallista gergante in chiave belliana con un occhio al ‘trilussiano’ Mario Marè, e un maestro come Mario Lunetta, romanziere, poeta e critico di cui rimane, ineludibile, un’opera sterminata.

Di Palladini – scrittore dall’acuta sensibilità politica refrattario ai coevi politicanti, già attento all’americana Beat generation (“Beat-a Generazione” lui affabilmente la chiama), critico agguerrito e uomo di teatro con nume tutelare un Artaud più dei Brecht, Beckett o Carmelo Bene –, l’autrice svolge una concentrata e sistematica disamina dei libri di poesia, ognuno di questi caratterizzato dal ricorso a un codice linguistico-lessicale studiatamente alieno dai moduli della comunicazione standardizzata: appunto una “linguavirus” votata, proprio tecnicamente, a intridere demistificare destabilizzare, ma poi anche ‘sanificare’ in modi omeopatici l’intero discorso della poesia italiana novecentesca storicizzata ovvero ‘storificata’ in guise autoreferenziali anzichenò; e che, guardando per esempio all’antologia Poesia italiana del secondo Novecento (1996) di Cucchi-Giovanardi, non hanno il dono dell’obiettività né della simpatia.

Continua a leggere

TEMPO DELLA RIVOLTA E MOMENTO DEL QUOTIDIANO. Il racconto degli anni di piombo. (novembre, 2008) [In memoria]

[Ogni primo del mese segnaleremo alcuni saggi del Prof. Panella usciti su RETROGUARDIA da gennaio 2008 a oggi. (f..s.)]

 

di Giuseppe Panella

ultimo-sparo_-cesare-battisti

1. L’ultimo sparo (ovvero la Terra vista dalla Luna)

Individuare nella narrativa italiana e, in particolare, in quei romanzi che possono essere considerati significativi riguardo all’argomento, non foss’altro che per la loro successiva trasformazione in opere cinematografiche (quale condizione esemplare per tutti gli altri può essere considerata quella di Caro Michele di Natalia Ginzburg che, pubblicato nel 1973, diventa un film diretto da Mario Monicelli nel 1976), evidenziando in essi i rapporti tra vita quotidiana, immaginario collettivo e vicende legate al terrorismo, appare un’impresa oltremodo interessante anche se di certo difficile per l’eccessiva vicinanza dei fatti in essi narrati. In questo caso, è particolarmente significativa la capacità di cogliere tali aspetti attraverso la narrazione e la messinscena teatrale presenti in Corpo di stato di Marco Baliani (Milano, Rizzoli, 2003) che, pur partendo da un canovaccio drammatico corredato però di musiche e foto d’epoca, diventa poi l’analisi descrittiva di alcune vicende (certamente pubbliche ma poi mescolate a quelle più private) di quegli anni.

Continua a leggere →

“Poeti con il popolo curdo” nuove armi

Poeti con il popolo curdo” nuove armi

Generale, l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.

Bertolt Brecht

_____________________________

di Antonino Contiliano

.

La pubblicazione nel dicembre del 2019 di Tam Tam Bum Bum – come Librorivista Internazionale di Poesia e uno “speciale” di «Poeti Con il Popolo Curdo» –, secondo noi, pone l’esigenza di qualche parola che vada oltre una semplice recensione. Come librorivista infatti unifica ciò che un tempo aveva tempi editoriali diversi. La rivista, diversamente dal libro, si qualificava come pubblicazione periodica e con contributi di diversi autori. Questa divisione, qui (librorivista), invece non c’è più.

La stampa di questo speciale, fermo il progetto po(i)etico unitario (ideale e tematico), intreccia e correlazione testi diversi: editoriali, poesie verbali e non verbali (visive o concrete), scatti fotografici che immobilizzano uno sguardo, un gesto, armi da guerra, foto ritoccate per risignificarle, riproduzioni pittoriche e paesaggi di guerra, copie di striscioni, dichiarazioni di intenti dei curatori, lacerti narrativi prelevati dai libri d’autore, scritture speculari asimmetriche e rovesciate, «la parola sperimentale» (Elisa Longo) che dialoga con le forme poetiche alternative e innovative, classiche, meno conosciute, frequentate, emergenti, i neologismi, la parola di strada.

Anche il fatto che i poeti – in questo numero speciale di poesia internazionale –, nello specifico, sono incisi solo come ‘poeti’, «Poeti Con il Popolo Curdo», è significativo. Un “popolo” cioè che al popolo curdo (che lotta contro l’oppressione, e la politica di genocidio e sterminio turca) si riferisce come popolo, e che solo come tale – un noi collettivo internazionale – solidarizza con il mondo dei valori e degli interessi dell’identità dei curdi in lotta per l’autodeterminazione e l’autonomia di entità plurietnica nella forma della “confederazione democratica”.

Continua a leggere

RETROTECA: Omaggio a Mario Benedetti

16/04/20: Omaggio a Mario Benedetti, La Casa della Poesia di Milano

Mario Benedetti, autore di “Umana gloria” (Mondadori, 2004) e si cui sono state recentemente pubblicate “Tutte le poesie” (Garzanti, 217), è una delle oltre 20mila vittime del Covid-19, che se l’è portato via il 27 marzo scorso. Ricordiamo in quest’occasione l’amico e il poeta. Intervengono i poeti Fabrizio Bernini, Riccardo Olivieri, Mario Santagostini, Gian Mario Villalta. Lettura di testi dell’attrice Sonia Grandis.

FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=jXxqTsgUadE&feature=youtu.be

Mario Benedetti su RETROGUARDIA


RETROTECA youtube: http://www.youtube.com/user/retroguardia

Ricordo di Antonio Tarantino (Radio3)

Scomparso oggi, Tarantino è nato a Bolzano, ma torinese d’adozione. Classe 1938 , il 10 aprile scorso aveva compiuto 82 anni. Tra i più importanti drammaturghi italiani contemporanei.  Dopo una lunga carriera di artista figurativo, si dedica al teatro solo a partire dagli anni Novanta, aggiudicandosi nel 1994 a 56 anni il Premio Riccione per il suo monologo “Stabat mater”, che gli aprì le porte della critica e della scena italiana e non solo . Tra gli altri suoi testi da ricordare “Quattro atti profani”, “Lustrini”, “Materiali per una tragedia tedesca”( con cui vinse un altro Premio Riccione nel 1997), “Stranieri” , “La casa di Ramallah”, scritture che raccontano la Storia in stretta correlazione con il racconto privato dei più fragili , degli emarginati, degli ultimi

Continua a leggere

Storie ed eventi storici n.3 (a cura di Francesco Sasso)

È difficile stabilire con certezza quando l’uomo compare sulla terra, anche perché l’uomo, come lo vediamo noi oggi, è il risultato di una lunghissima e graduale trasformazione della specie umana (evoluzione) partita alcuni milioni di anni fa dall’Australopiteco africano, un ominide riconosciuto dagli scienziati come specie umana, che, fin dall’origine, lo differenziavano dalle scimmie antropomorfe. In un arco di tempo calcolato intorno ai tre milioni di anni, l’ominide modificò gradualmente alcuni dei suoi caratteri fisici originari: la posizione eretta e la locomozione bipede furono una conquista molto lenta ed ebbero come conseguenza una serie di modificazione della colonna vertebrale, degli arti inferiori e soprattutto di quelli superiori che si accorciarono; la mano, grazie al pollice opponibile, divenne uno strumento più duttile, adatta alle nuove esigenze del nostro progenitore. Osservate ora il pollice dei nostri ragazzi mentre scrivono sul proprio smartphone alla velocità della luce.

f.s.

ioleggodigitale

Il portale ioleggodigitale nasce dall’iniziativa di solidarietà digitale “Uniti per ripartire” promossa da DM Cultura insieme all’ICCU – Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.

Realizzato grazie alla collaborazione con Amazon Web Service (AWS), la piattaforma cloud leader nel mondo, il portale ioleggodigitale permette a tutto il pubblico, non solo italiano, di accedere a oltre 2 milioni di risorse digitali gratuite, libere da copyright, afferenti alla digital library ReteINDACO. Ebook, audiolibri, musica, film, corsi di lingua, videogiochi e tanti altri contenuti digitali sono fruibili e scaricabili gratuitamente dal portale, senza necessità di autenticazione.

Continua a leggere

Helen Macdonald, “Io e Mabel, ovvero l’arte della falconeria”. Un romanzo di formazione

Helen Macdonald, Io e Mabel, ovvero l’arte della falconeria, trad. Anna Rusconi, Einaudi, 2016, pp.292, €19,50

_____________________________
di Stefano Lanuzza
.

 

Tradotto da Anna Rusconi, Io e Mabel ovvero l’arte della falconeria (Einaudi). Altro il titolo originale: His for Hawk [H come astore]) appare un perfetto ‘romanzo di formazione’, un autobiografico e ispirato bildungsroman, a tratti un poema in prosa di preziosa letterarietà e straordinaria ricchezza lessicale. In esso l’inglese Helen Macdonald, dopo la morte improvvisa del padre (“Mia madre chiamò per dirmi che mio padre era morto”), racconta il passaggio dalla sua crisi depressiva al graduale superamento del lutto, alla maturazione psicologica e alla conoscenza di sé attraverso l’esperienza paradossale dell’addestramento d’un falco.

Com’è possibile morire così, di colpo, essere e, in un momento, fulminati da una morte grifagna, non esserci più? Assurda, inaccettabile fine: dapprima, Helen ne è stordita e come sospesa a fluttuare in una dimensione d’irrealtà, persa in una segreta demenza che l’aliena, la paralizza e la precipita nell’insensatezza: “In quel periodo sviluppai una specie di pazzia”.

È sola, non ha un compagno né figli, non una casa propria, un lavoro sicuro, e l’uomo di cui, per salvarsi dal disamore di sé, vorrebbe innamorarsi, l’abbandona dopo una breve frequentazione credendola psicotica. I suoi pensieri si dibattono, vagano, s’ingarbugliano, qualche volta la consolano volando agli anni dell’infanzia, agli inizi della sua sempre coltivata passione per i falchi, alle spedizioni nei boschi col padre fotoreporter in cerca degli sparvieri somiglianti in miniatura agli astori assai più grandi: nella proporzione – considera l’autrice – di un gatto rispetto a un leopardo. “Uccelli del folto dei boschi”, gli indomiti astori “sono il graal proibito dei birdwatcher”.

Continua a leggere

Bibliografia, testi on line, biblioteche digitali, motori di ricerca

Per la bibliografia della letteratura italiana, essenziale punto di riferimento è la Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana , Roma, Salerno, dal 1993 (anche in formato digitale). Cfr. Storia della letteratura italiana , diretta da E. Malato, vol. XIV, Bibliografia della letteratura italiana , Roma, Salerno, 2004.

Per il reperimento dei testi sono disponibili i cataloghi on line delle principali biblioteche italiane (OPAC, SBN: v. il sito dell’Associazione Italiana Biblioteche http://www.aib.it) e straniere (in particolare, la British Library di Londra, la Bibliothèque Nationale de France a Parigi, la Library of Congress a Washington). I testi della letteratura italiana sono in gran parte disponibili in formato digitale , a partire dai primi corpora prodotti in CD-ROM: la mitica LIZ ( Letteratura Italiana Zanichelli ), giunta alla versione 4.0, a c. di P. Stoppelli ed E. Picchi, Bologna, Zanichelli, 2001; e l’Archivio Italiano, Roma, Lexis (Petrarca, Leopardi, Archivio della tradizione lirica da Petrarca a Marino, Commenti danteschi).

Continua a leggere

Per una sovrana utopia, la rivoluzione

Per una sovrana utopia, la rivoluzione

Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popoli / e costruito

grandi città / aspettiamo che questo male muoia /

restiamo nelle case / e tutti insieme vinciamo. 

Eracleonte da Gela (233 a.c.)

Perché ogni epoca sogna la successiva,

ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

_____________________________

di Antonino Contiliano

.

La rivoluzione politica di classe, per una società universale senza classi, non è meno astrazione e sovrana utopia della corrispondente universalità scientifica e sperimentalità; ed è tale che insieme richiede anche capacità di astrazione dalle proprie identità. L’astrazione è potenza complessa, azione e forma organizzativa che attiene sia alla conoscenza che alla pratica, e non meno all’immaginazione produttiva che l’alimenta in vista di mondi umani possibili ugualitari. L’utopia è facoltà che appartiene ai domini del vivere umano, ma nel prospettare le trasformazioni di cui si fa carico implica, comunque, il rapportarsi con le cose, gli altri e le esigenze soggettive e collettive che coesistono e si intrecciano in qualunque contesto storico dato. Non manca di dover fare i conti con le stesse relative stratificazioni sociali (e d’altro genere) che connotano individui e collettività, nonché con le stesse possibili coerenze o incoerenze che incontra nel suo cammino. La realtà, cioè, in cui i soggetti generano istituzioni atte a realizzare le istanze etico-politiche comuni quanto quelle individuali entro modelli via via messi in pratica, e non senza attriti di atteggiamenti disparati fra posizioni impersonali e personali, legittimi e illegittimi, neutrali e imparziali.

A nessuno (singolo, o collettività) dovrebbe venire in mente di chiudere in soffitta l’utopia come istanza che, in un mondo stracolmo di diseguaglianze insopportabili, spinge verso l’uguaglianza sociale, le cose e le azioni necessarie al suo divenire-realizzazione. Ed è certo che il mondo delle diseguaglianze del modello neoliberista e ordoliberista non naviga nella direzione di una comunità umana d’uguali e liberi possibile, che, pur diversi nel pensiero e nelle idee, liberamente associati, all’unanimità decidano di inventare e sperimentare istituzioni a ciò necessarie (quali possono essere quelle di un divenire-mondo-comunista). Perché a fronte del potere sovrano delle altre logiche etiche, sociali, politiche che da tempo, già istituzionalizzate e in servizio, impongono discipline e controlli antidemocratici e classisti, la ratio dell’utopia rivoluzionaria non ha meno coerenza e possibilità di realizzazione.

Continua a leggere

Fondata su una bugia? Alcune considerazioni in margine sull’articolo 1 della nostra Costituzione

Alcune considerazioni in margine sull’articolo 1 della nostra Costituzione alla luce del saggio di Gustavo Zagrebelsky “Fondata sul lavoro”.

_____________________________
di Gustavo Micheletti
.

Cos’è un diritto? Si può ritenere che un diritto – in senso soggettivo, ovvero proprio di un soggetto, di un individuo, di un cittadino – sia quel potere che una comunità, attraverso le sue istituzioni, e quindi attraverso quel complesso di norme che va a costituire il «diritto oggettivo», conferisce a un individuo o a un gruppo d’individui rispetto ad altri individui, gruppi d’individui o all’intera collettività e alle sue istituzioni.

Questi diritti soggettivi possono essere stabiliti sulla base della natura (ma in questo caso si apre il dibattito su da chi essi debbano essere stabiliti e riconosciuti, e per quali ragioni), o su un’abitudine, o su un accordo o contratto (più o meno razionalmente giustificati rispetto a uno scopo). Nel linguaggio comune si parla anche del «diritto del più forte» e in questo caso il diritto si fonderebbe solo su una prerogativa personale, la forza specifica di un individuo.

A parte quest’ultimo caso, il godimento di qualche diritto implica che esso sia garantito da qualcun altro, o da qualcos’altro; per esempio, da un’istituzione abbastanza autorevole sotto il profilo politico o giuridico da poter tutelare chi ne è detentore. Nel caso di un diritto costituzionale, s’intende che il suo godimento sia garantito dalla Costituzione attraverso le istituzioni dello Stato, che avrebbe appunto anche l’obbligo di rendere effettivi i diritti stabiliti dalla stessa Costituzione attraverso leggi con essi coerenti.

Non è tuttavia evidente che alla Costituzione italiana si possa attribuire questa caratteristica per tutti i diritti in essa contemplati. Non tutti i diritti di cui in essa si parla sono infatti ritenuti pienamente attuabili, e questa circostanza la differenzia da molte altre Carte costituzionali.

Secondo Stefano Rodotà, per esempio, “il diritto è un apparato simbolico che struttura un’organizzazione sociale anche quando si sa che alcune sue norme sono destinate a rimanere inapplicate”.

Continua a leggere

SPECIALE GUIDO MORSELLI n.24: “Guido Morselli, lo scrittore che aveva previsto tutto”. «Wired.it»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

_____________________________

Nei giorni di chiusura totale, c’è un autore da riscoprire per capire l’inimmaginabile presente: Guido Morselli, con i suoi romanzi distopici di umanità compromessa, tra sesta estinzione e ideologie in crisi. Scritti oltre 50 anni fa.

di Alessandro Raveggi

I molti giorni già passati di quarantena ci permettono di guardare le cose da una certa distanza. Sono così emerse alcune delle ragioni per le quali stiamo vivendo l’attuale epidemia del coronavirus, e perché così violentemente in alcune zone del Nord Italia. Sicuramente ci sono fattori antropici (la globale ed eccessiva interazione tra uomini e animali, spesso selvaggi, già spiegata da David Quammen in Spillover) ed ambientali (in particolare l’inquinamento atmosferico, forte nella Pianura padana) mentre altri ancora imputano la diffusione del virus in Italia alla mancanza del rispetto delle regole, ma nessuno ha la certezza di nulla, al momento.

Andando a scorrere le infauste notizie di questi giorni, a tornare in mente è uno scrittore: Guido Morselli. E chi è, diranno alcuni di voi. È un autore leggendario, Morselli, dimenticato per decenni e più volte riesumato come caso unico nel Novecento italiano. Era tra l’altro il figlio di uno dei più importanti dirigenti della farmaceutica Carlo Erba, che all’inizio del Novecento fece la storia dell’industrialismo italiano. La famiglia Morselli fu poi una di quelle colpite dalla febbre spagnola: la madre morì nel 1924 per gli effetti di quell’epidemia del 1918. Studente svogliato, Morselli Jr. disattese le aspettative del padre, che lo voleva dirigente. Si dedicò alla scrittura, sia giornalistica che di finzione, anche grazie alla disponibilità economica della famiglia. Passò molta della sua vita nella oggi mitica Casina Rosa di Gavirate, suo eremo prediletto sul Lago di Varese. E, da autore, la stessa vita fu funestata da una serie inenarrabile di rifiuti editoriali, alcuni anche prestigiosi (come quello celebre di Italo Calvino). Un giorno d’estate del 1974 Guido decise l’indecidibile: si dette la morte con una pistola Browning, che lui stesso definì nei suoi diari “la ragazza dall’occhio nero”. Ma sono i libri di Morselli, tutti postumi e pubblicati quasi tutti da Adelphi edizioni, che ci raccontano il presente che stiamo vivendo.

Continua a leggere l’articolo su «Wired.it»

_____________________________

Leggi tutti i numeri di 

 

Solidarietà digitale

Il Saggiatore. Sono giorni di solitudine forzata, ore lunghissime e incertezza. Purtroppo non possiamo fare molto per alleviare la vostra preoccupazione, se non regalarvi quello che abbiamo e che per noi è più prezioso: i nostri titoli, le nostre parole, le nostre storie. A cadenza regolare troverete in questa pagina un ebook da scaricare gratuitamente.

Qui l’iniziativa

SPECIALE GUIDO MORSELLI n.23: “Quando ci scoprimmo soli”. «Il Foglio»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

_____________________________

L’impatto emotivo delle strade e delle città deserte. Come se tutti “gli altri” fossero scomparsi. La nostra responsabilità di non disertare la vita. Rileggere “Dissipatio H. G.” di Guido Morselli –

di Maurizio Crippa

“Relitti fonico-visivi mi tengono compagnia, e sono ciò che di più diretto mi rimanga di ‘loro’”.   Fu la mattina di martedì 10 marzo 2020 che le persone scomparvero. Tutte. Ma già nel tardo pomeriggio del 9 marzo, il lunedì, verso l’ora che nel mondo di prima era sempre stata dell’aperitivo e dei selfie con aperitivo, cominciarono a comparire sui social, più lesti di tutti, un nuovo genere di fotografie. Le foto vuote. Disinfettate dalla presenza umana.

Continua a leggere l’articolo su «Il Foglio»

_____________________________

Leggi tutti i numeri di 

SPECIALE GUIDO MORSELLI n.22: “TUTTO COMINCIÒ CON UNA MALATTIA…”. «Pangea»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

_____________________________

di Linda Terziroli

L’inizio della fine.

Vivere dentro questi giorni che si assomigliano, uno dopo l’altro, come grani scuri di un rosario. Incatenati a un’asfissiante quarantena forzata. Nel paradossale riposo obbligatorio, nella casa che diventa prigione, il nido una gabbia, la camera un’urna. Si possono fare le prove per la fine del mondo. La letteratura, oggi come ieri, è panacea, anestetico, specchietto da borsa a disposizione, ancora in commercio (per chi osa sfidare la vita, voltando le pagine di un romanzo).

“La fine del mondo?

Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi. (…) Andiamo, sapienti e presuntuosi, vi davate troppa importanza. Il mondo non è mai stato così vivo, come oggi che una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo. Non è mai stato così pulito, luccicante, allegro”.

Il profetico romanzo Dissipatio H.G. di Guido Morselli concepito nel 1973, pochi mesi prima del suicidio, era stato rispedito, dalle case editrici, al mittente. La busta con il romanzo oscillava dalla cassetta della posta, quella terribile calda notte di fine luglio. La pistola Browning, 7 e 65, silenziosa e piccola protagonista di una vita, fedele compagna dei suoi romanzi, Guido Morselli la toglie dalla coperta militare in cui, da sempre, è avvolta, poi la estrae dalla custodia di cuoio. Lo scrittore solitario e schivo decide di togliersi la vita, di togliersi di mezzo, una volta per tutte. E il suo romanzo, postumo, trova la sua strada di pubblicazione, con Adelphi, nel 1977.

Continua a leggere l’articolo su «Pangea»

_____________________________

Leggi tutti i numeri di 

Libroaudio.it

[Vi segnalo questa lodevole iniziativa. (f.s.)]

LIBROAUDIO È GRATIS AL 100% MA…
Puoi scaricare o ascoltare gratuitamente tutti gli audiolibri di libroaudio.it. Se lo desideri, anziché pagarmi per le mie letture, puoi inviare una donazione ad organizzazioni che si occupino di aiutare l’infanzia in difficoltà. È vietato l’utilizzo commerciale di tutto il materiale (audio ed immagini) contenuto in questo sito. Buon ascolto!

ASCOLTA GRATIS SU LIBROAUDIO  (http://libroaudio.it/)