A bordo con “Litterateur Redefining world”… Shajil Anthru

A bordo con “Litterateur Redefining world”… Shajil Anthru

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di Giacomo Cuttone

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Puntualmente, il mese di febbraio 2021 (come i passati numeri), lo scrittore e intellettuale indiano Shajil Anthru mette in rete la rivista Litterateur Redefining world 

Shajil Anthru (ricordiamo) ne è il fondatore. Anche questa volta (la prima volta è stato nel mese di ottobre 2020), in copertina, il numero di febbraio 2021 porta l’immagine di un’opera pittorico-artistica (Il cigno Nero) di chi scrive (Giacomo Cuttone).

Oltre all’interessante varietà di altre presenze artistiche, fra le cose in corpo alla rivista, non mancano, ancora, ulteriori riproduzioni di opere artistiche di chi scrive. Preme sottolineare però che, in questo numero di febbraio 2021, Shajil Anthru dedica pure uno “speciale” al poeta siciliano Antonino Contiliano. La notazione, relativa allo stesso, riporta una sua breve biografia e, tra editi e inediti, quattro testi poetici. La traduzione in inglese delle poesie di Contiliano, come della stessa nota biografica, è curata da Pina Piccolo (scrittrice, traduttrice e, non per ultimo, fra le animatrici della rivista elettronica “LMS” (La macchina sognante- Contenitore di scritture dal mondo). Di Francesca Medaglia (University of Rome “La Sapienza”) è invece il testo della presentazione del poeta Contiliano come ideatore e curatore dell’esperienza di poesia collettiva “Noi Rebeldía”. Un esperimento di scrittura collettivo-anonimizzata che negli anni ha coinvolto numerosi poeti (specie in “L’ora Zero”, edizione CFR/2014. Il libro porta la prefazione di Francesca Medaglia e la postfazione di Domenico Donatone, ed è un’opera di quindici testi collettivi scritti a più mani – 76 poeti). In altri testi collettivi, il poeta siciliano (A. Contiliano), oltre al pittore G. Cuttone, ha convolto pure altre figure di artisti, musicisti, attori e videomaker. In questa direzione di autorialità molteplice sono gli ultimi due testi Guevara goguEr e Er Giap (2016). Intessuti della multimedialità pittorica dell’artista Giacomo Cuttone, unitamente a direttive e dichiarazioni, sono stati pubblicati nel numero 247/2018 della rivista “Fermenti”. Malacoda.it, invece, li ha pubblicati in versione recitata. In versione multimediale, Guevara goguEr (interpretato dalla voce di Rino Marino e Gabriella Becchina), ancora oggi, è visibile su https://www.youtube.com/watch?v=teLYD_F3j50. Un’altra versione multimendiale di Guevara goguEr (integrata con l’intervento del musicista Nino Mezzapelle) è visibile su https://www.youtube.com/watch?v=P9hlzDIO9y0&t=27s. Er Giap, interpretato da Susy Sergiacomo, su https://www.youtube.com/watch?v=fDV_EBof6TI&t=5s.

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Metrica e retorica

Sulla metrica : R. Spongano, Nozioni ed esempi di metrica italiana , II ed., Bologna, Pàtron, 1974; W.Th. Elwert, Versificazione italiana dalle origini ai giorni nostri , Firenze, Le Monnier, 1985; A. Menichetti, Metrica italiana: fondamenti metrici, prosodia, rima , Padova, Antenore, 1993; F. Bausi M. Martelli, La metrica italiana: teoria e storia , Firenze, Le Lettere, 1996; G. Lavezzi, Manuale di metrica italiana , Roma, NIS, 1996; F. De Rosa G. Sangirardi, Introduzione alla metrica italiana , Firenze, Sansoni, 1996; G. Bertone, Breve dizionario di metrica italiana , Torino, Einaudi PBE, 1999; P.G. Beltrami, Gli strumenti della poesia, Nuova ed., Bologna, Il Mulino, 2002. Esemplari letture metriche in M. Fubini, Metrica e poesia: lezioni sulle forme metriche italiane , Milano, Feltrinelli, 1975; G.L. Beccaria, L’autonomia del significante: figure del ritmo e della sintassi: Dante, Pascoli, D’Annunzio , Torino, Einaudi, 1975.

Sulla retorica : O. Reboul, Introduzione alla retorica , Bologna, Il Mulino, 1996; M.P. Ellero, Breve manuale di retorica, Firenze, Sansoni, 2001; H. Lausberg, Elementi di retorica , Bologna, Il Mulino, 2002; B. Mortara Garavelli, Manuale di retorica , Milano, Bompiani, 2003; P.L. Beccaria, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica , Torino, Einaudi, 2004. Cfr. anche A. Battistini E. Raimondi, Le figure della retorica , Torino, Einaudi, 1990.

Mauro Germani, “La parola e l’abbandono” e “Voce interrotta”

Mauro Germani, La parola e l’abbandono, L’arcolaio 2019, pp.85, 11,00 €

Mauro Germani, Voce interrotta, Italic Pequod, 2016, pp.80, € 13,00

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di Francesco Sasso

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Mauro Germani è fondatore e direttore responsabile della rivista di scrittura, pensiero e poesia “Margo” dal 1988 al 1992, ha pubblicato saggi e poesie. Nel 2019 pubblica La parola e l’abbandono (L’arcolaio).

Il libro si presenta come una raccolta di avvertimenti, ricordi, brevi riflessioni, aforismi di ampio respiro. Gli argomenti trattati sono la morte, la solitudine, la letteratura, l’arte, l’amore, il male, dio, la chiesa, la scrittura ecc. I pensieri registrati in La parola e l’abbandono partono spesso da un’occasione particolare, un ricordo, per poi inserirsi in una riflessione sistematica tra il dicibile e l’indicibile.

«Le parole generano parole, ma appena pronunciate o scritte si allontanano, vanno altrove, si disperdono nell’abbandono» (pag.71)

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Tiziano Scarpa. Il coraggio dell’invenzione

“La letteratura esiste grazie all’ipocrisia sociale. Finché ci sarà ipocrisia, ci sarà letteratura”.

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Tiziano Scarpa scrive e pubblica libri da venticinque anni. È narratore, saggista, poeta, drammaturgo e performer. Quando gli ho chiesto di realizzare un’intervista per Il Chiasmo non volevo focalizzarmi su una sua singola opera, né sfruttare l’ultima congiuntura editoriale. Volevo provare a porgli domande che, in questi venticinque anni, cogliessero lunghe continuità, oppure singoli fatti notevoli.

Tiziano ha accettato con generosità. La nostra ampia conversazione è divisa in due parti: in questa parliamo della nascita di Nazione Indiana e de Il primo amore, del «volontariato culturale» fuori dai circuiti massmediali, del presunto ‘ritorno alla realtà’ che avrebbe interessato la nostra letteratura negli ultimi decenni; nella seconda parte parleremo invece di alcune sue invenzioni formali e narrative.

FONTE: Tiziano Scarpa. Il coraggio dell’invenzione (prima parte)

Memorial-Italia

Memorial-Italia è parte dell’associazione Memorial creata a Mosca negli anni ’80.  Il suo terreno di azione è la memoria delle violazioni dei diritti umani e la difesa dei diritti oggi. L’attenzione è rivolta in particolare alla storia dell’Unione Sovietica e alla Russia post-sovietica. Facendo riferimento alla vicenda di questo paese, Memorial-Italia opera per arricchire la riflessione pubblica sui temi della violenza, del totalitarismo e dei regimi illiberali. Memorial organizza convegni, mostre, seminari e lezioni; raccoglie documentazione e memorie; favorisce la pubblicazione di ricerche di storia e di letteratura.

Qui Memorial Italia-

Vi segnalo la sezione archivi (sezione Immagini, Video e Gli italiani vittime delle repressioni staliniane. Banca dati)

f.s.

Per uno studio della prosa e del lessico degli Illuministi meridionali

Seminario telematico, 11-13 febbraio 2021

Link

11 febbraio, ore 09.30: https://youtu.be/Ij0nt7pchmU

11 febbraio, ore 15.00: https://youtu.be/dS5dp2tPg7I

12 febbraio, ore 09.30: https://youtu.be/2QiM4UdQsSw

12 febbraio, ore 15.00: https://youtu.be/jY2dyhhR6Yk

13 febbraio, ore 09.30: https://youtu.be/2mHTjqjpGcc

13 febbraio, ore 15.00: https://youtu.be/f1ade42NDgI

Programma in formato pdf

PROGRAMMA

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“Tre note dantesche” di Alberto Casadei

di Alberto Casadei 

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In queste tre Note si propone innanzitutto di identificare con Saturno il “pianeto” menzionato in Io son venuto…, v. 7, sulla base di nuovi riscontri. Si conferma poi il perfetto parallelismo tra “uccella” e “caccia”, da intendersi come verbi, in Tre donne…, vv. 101 s.: anche da ciò derivano alcune conseguenze riguardo all’interpretazione complessiva della canzone (e, in parte, alla sua cronologia). Infine, si evidenzia che l’ordinamento delle quindici canzoni distese potrebbe non essere originale bensì risalente a una sistemazione degli anni Trenta del XIV secolo, probabilmente complessa e stratificata.

Qui puoi scaricare il saggio di Alberto Casadei

Teoria letteraria, storia della lingua italiana, filologia italiana

Per la teoria letteraria e l’analisi testuale: C. Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario , Torino, Einaudi, 1985; R. Ceserani, Guida breve allo studio della letteratura , Roma-Bari, Laterza, 2005; F. Brioschi C. Di Girolamo M. Fusillo, Introduzione alla letteratura , Roma, Carocci, 2006.

Sulla storia della lingua italiana e dei dialetti: G. Devoto, Profilo di storia linguistica italiana , Firenze, La Nuova Italia, 1953; B. Migliorini, Storia della lingua italiana (1963), Firenze, Sansoni, 2002; G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti , Einaudi, Torino, 1966-1970; Storia della lingua italiana , a c. di F. Bruni, Bologna, Il Mulino 1992; Storia della lingua italiana , a c. di L. Serianni e P. Trifone, Torino, Einaudi, 1993-1994. A. Castellani, Grammatica storica della lingua italiana , Bologna, Il Mulino, 2000; N. De Blasi, Piccola storia della lingua italiana , Napoli, Liguori, 2008; S. Scotti Morgana, Breve storia della lingua italiana , Roma, Carocci, 2009; C. Marazzini, La lingua italiana. Storia, testi, strumenti , Bologna, Il Mulino, 2010.

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Remainders: Almo Fanciullini, “Diario di un ragazzino aretino”

Almo Fanciullini, Diario di un ragazzino aretino, Polistampa 1996, 232 p., € 10,33

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di Francesco Sasso

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Almo Fanciulli, un ragazzo di Arezzo, tra il 1943 e il 1944 annotò informazioni e riflessioni sulla guerra che stava sconvolgendo la sua vita. Raccolse notizie da quotidiani e notiziari radiofonici, da parenti e conoscenti; registrò le sue osservazioni, elaborò e dispose i materiali secondo un ordine narrativo, arricchendoli con riflessioni personali e con l’esposizione delle vicende private che si intrecciavano agli eventi bellici, il tutto corredato da disegni, carte e fotografie.

f.s.

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GLOSSA n.4: La biblioteca di Petrarca

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a cura di Francesco Sasso

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Petrarca acquistò nei suoi viaggi e trascrisse lui stesso o fece trascrivere da copisti molti libri classici latini e volgari. Nei suoi numerosi spostamenti andò alla ricerca di libri perduti e vi scovò spesso di assai rari (per esempio Cicerone). La sua biblioteca negli ultimi anni aveva raggiunto una consistenza notevole per il suo secolo: certamente superava il numero di duecento volumi (manoscritti). Poca cosa per noi contemporanei, tanto per l’epoca. Tra i titoli posseduti dal poeta dominavano i classici latini e i Padri della Chiesa. Il Nostro aveva promesso di regalare la sua ricca biblioteca alla Repubblica di Venezia in cambio di una casa sulla riva degli Schiavoni, ma alcuni anni dopo, trasferendosi a Padova, fece sì che la maggior parte dei codici da lui posseduti passassero alla biblioteca del signore di Padova; trasmigrarono poi a Pavia nel castello dei Visconti, da dove più tardi passarono in parte a Milano presso gli Sforza e in parte in Francia, nel castello di Blois. Oggi le biblioteche che posseggono codici del Petrarca sono: varie biblioteche milanesi, in primo luogo Ambrosiana e la Trivulziana, varie biblioteche francesi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Marciana di Venezia, quella del Seminario di Padova, quella Palatina di Parma, varie biblioteche americane ecc.

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Remainders: Leonard Clark, “I fiumi scendevano a Oriente”

Leonard Clark, I fiumi scendevano a Oriente, Garzanti, 1959, 492 p.

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di Francesco Sasso

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La vicenda si svolge nell’Amazzonia. L’autore descrive i luoghi e narra le vicende di cui è stato protagonista durante il suo viaggio – compiuto nel 1946 – in una zona inesplorata della foresta peruviana, alla ricerca del mitico Eldorado, la terra ricca di favolosi tesori.

Il racconto è un susseguirsi di emozionanti imprese poiché nella giungla il pericolo è sempre in agguato: occorre lottare contro le acque impetuose dei fiumi, l’intrico della vegetazione, i giganteschi vermi e insetti, i rettili velenosi, i pesci voraci e contro i Campa, una feroce tribù di Indios che vivono in territorio peruviano.

Ecco l’incipit: “Ogni esploratore ha due facce: quella segreta, e quella che mostra al pubblico. Le mie nascondevano entrambe il fatto che nel taschino della camicia, fermati con una spilla di sicurezza, avevo solo mille dollari, tutto quel che possedevo al mondo, in biglietti da cento. Non era molto, ma io ero a caccia di un tesoro, e ogni cacciatore di tesori è un ottimista. Se non lo fosse, farebbe un altro mestiere. D’accordo, in quei giorni non avevo idea dove fosse nascosto l’oro, ma avevo un indizio…”

f.s.

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La gioia di conoscere. I pareri editoriali di Franco Fortini per Mondadori

Luca Daino, La gioia di conoscere. I pareri editoriali di Franco Fortini per Mondadori, Intr. di Edoardo Esposito, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori

Sommario

Introduzione
Edoardo Esposito

La gioia di conoscere. I pareri editoriali di Franco Fortini per Mondadori
Luca Daino

Franco Fortini nei fondi conservati da Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori
Anna Lisa Cavazzuti

Il Fondo Franco Fortini conservato presso la Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena
Elisabetta Nencini

Qui il pdf

L’infinita solitudine, Leopardi inconsapevole funambolo dell’infinito

Giacomo Leopardi, L’infinita solitudine, a curata da Sonia Caporossi, Marco Saya Editore, Milano 2020, pp. 148, € 15,00

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di Sara Alicandro

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«[…] Ma tu che mi conosci, almeno tu che sai, diglielo tu che il mondo io non l’ho odiato mai! E se mi sono perso a vagar l’infinito, punivo l’universo di un amore tradito».

(L’Infinito, Roberto Vecchioni)

Ho sempre avuto a cuore tutto ciò che riguarda la questione Leopardi, in particolare il suo famigerato pessimismo, idea da me mai condivisa, neppure in una fase pre-universitaria della mia formazione, in cui è facile cedere alla natura schematica di certi manuali, credere a quello che ci viene raccontato senza alcuna applicazione di personale senso critico. Quando ho sentito questa canzone dell’ultimo album del professor Vecchioni, che è una più o meno libera riscrittura delle lettere napoletane di Leopardi al suo “Totonno”, Antonio Ranieri, mi sono detta che magari stava iniziando a diffondersi più largamente l’idea che colui che è forse l’anima e figura autoriale più complessa di tutta la letteratura nostrana non possa in alcun modo essere incasellato in categorie, né tantomeno essere schiavo di etichette. Perciò è facile intuire che con lo stesso spirito mi sono avventurata nella lettura dell’antologia ragionata dal titolo L’infinita solitudine (Marco Saya Editore, Milano 2020, pp. 148, € 15,00), curata da Sonia Caporossi – che ne scrive anche l’introduzione – e con il prezioso contributo saggistico di Antonino Contiliano a chiudere il cerchio. Quello che mi sono ritrovata davanti non era lontanamente quello che immaginavo o che mi ero prefigurata di scovare, tuttavia si è incredibilmente rivelato ciò che avevo assoluto bisogno di leggere.

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Stendhal in Sicilia. Per amore di Stendhal, Sciascia diventa napoleonico

Stendhal in Sicilia. Per amore di Stendhal, Sciascia diventa napoleonico

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di Francesco F. Forte

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«Non la finiremo mai con Stendhal» (Paul Valéry); «Ha saltato un secolo intero, il diciannovesimo» (Stefan Zweig); «un Eden delle passioni in libertà» (Julien Gracq); «O si è stendhaliani o non lo si è» (Émile-Auguste Chartier-Alain); “Stendhal for ever”: ex libris ricordato da Sciascia (si ama tutto di Stendhal»); «romanzo puro, e Stendhal ne è, giustamente, il campione, affabulatore mai domo» (Giovanni Macchia); «nella scrittura domina, travolgente e incontrastato, il puro gusto del racconto, della narrazione: uno stile da Mille e una notte» (Francesco Flora).

Per Leonardo Sciascia, ancora, «la gioia che dà Stendhal è imprevedibile quanto la vita, quanto le ore di una giornata e quanto le giornate di una vita». Una gioia che accompagna lo scrittore di Racalmuto attraverso gli stadi della giovinezza, della maturità e dell’affacciarsi della vecchiaia. In un testo del lontano 1978, apparso su Mondo Operaio, scrive, a proposito dei tre gradi dello stendhalismo: «Il più bel libro di Stendhal è l’Henry Brulard. Ci sono tre gradi dello stendhalismo. In un primo si crede che il più bel libro di Stendhal sia Il rosso e il nero; poi ci si converte alla Certosa di Parma; in un terzo grado, quando lo stendhalismo è arrivato alla sua perfezione, ci si convince che il suo più grande libro è la Vie de Henry Brulard».

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L’ALIGHIERI. Rassegna dantesca

L’ALIGHIERI (ISSN 0516-6551)
Rivista ANVUR in fascia A
Blind peer review

Direzione: Saverio Bellomo, Stefano Carrai, Giuseppe Ledda.
Comitato scientifico: Albert R. Ascoli, Zygmunt G. Baranski, Johannes Bartuschat, Lucia Battaglia Ricci, Sergio Cristaldi, Simon A. Gilson, Giorgio Inglese, Ronald L. Martinez, Lino Pertile, Jeffrey T. Schnapp, Luigi Scorrano, John Scott, Claudia Villa

Rivista pubblicata da A. Longo Editore

Qui il numero 54, Nuova Serie luglio-dicembre 2019 anno LX

Antonio Rezza: la quarantena e il teatro a destra e a sinistra

[Antonio Rezza ha inviato questa sua riflessione visionaria e iperreale a «La Repubblica» il 14 dicembre 2020. (f.s.)]

QUARANTENA. IL TEATRO IN STREAMING: MENTRE LA SINISTRA CAMBIA NARICE, LA DESTRA CAMBIA CANALE
di Antonio Rezza

[…] Dopo di che continui proclami a tutela di ogni classe sociale, elemosine di Stato agli indigenti e compassione a buon mercato difficilmente razionale, perché anche il commercio resta in ostaggio del cautelato allarme. Chi decide non ha speso una parola nei confronti del talento; in un paese dove il primo profitto è l’arte del passato e dove la curiosità degli stranieri è stuzzicata dalle opere dei defunti talentuosi, i vivi di oggi che saranno i morti di domani, non vengono neppure nominati; gli stessi vivi che involontariamente porteranno profitto a chi vivrà in futuro, sono abbandonati come animali in autostrada. I morti godono privilegi che i vivi del presente non otterranno se non morendo adesso. Si è parlato a malapena delle riaperture delle pinacoteche, io parlo a nome mio e di tutti quelli che prima di stare insieme son rimasti soli: le gallerie hanno le opere di chi ha avuto il privilegio di trapassare prima. Ma su chi si esprime adesso, indipendentemente dal valore artistico, nemmeno un’allusione, trattati come sozzura, come fantasmi, più infetti dello stesso virus, monatti senza portafoglio, affossati dalla dimenticanza e dal distacco. E scrivo questo non certo per ispirare tenerezza. Quando in televisione ho visto i parrucchieri protestare, i baristi reclamare, i tolettatori per cani rivendicare la propria economia, ho capito che uno dei paesi più ricchi di storia dell’arte è il luogo che meno merita i favori dei geni trascorsi. […]

Qui potete leggere per intero il testo di Antonio Rezza

Manolo Morlacchi, “La linea del fuoco. L’Argentina da Perón alla lotta armata”. Racconto di una rivoluzione

Manolo Morlacchi, La linea del fuoco. L’Argentina da Perón alla lotta armata, Milano, Mimesis, 2019, pp. 226, € 18,00

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di Stefano Lanuzza
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Come un racconto-verità scritto dopo un viaggio nel Paese più ‘italiano’ del Sudamerica – l’Argentina che, tra la seconda metà dei novecenteschi anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, è scenario di rivolte e di un genocidio perpetrato dai militari governativi e da squadre della morte contro quarantamila oppositori, uccisi e fatti sparire –, è La linea del fuoco. L’Argentina da Perón alla lotta armata (Milano, Mimesis, 2019, pp. 226, € 18,00) di Manolo Morlacchi (Milano, 1970), storico politicamente orientato.

Sul ‘filo rosso’ di una “linea del fuoco” che marca il dissenso e la guerra di liberazione nell’Argentina delle dittature, l’autore inizia il suo percorso nel 2017, visitando in Plaza del Congreso a Buenos Aires la sede dell’associazione delle Madres de Plaza de Mayo, le madri dei desaparecidos assassinati dalla polizia dopo il golpe del 24 marzo 1976 e la presa del potere del generale Jorge Rafael Videla che sospende i diritti civili, ferma i sindacati e le organizzazioni degli studenti, dichiara illegali i partiti d’opposizione, perseguita i giornalisti contrari al suo regime.

Appena entrato nella sede delle Madres, l’autore è sorpreso nel vedere le pareti “ricoperte di scritte, fotografie, disegni, quadri e ritratti” dedicati al generale Juan Domingo Perón con la prima moglie Evita, a testimonianza del ricordo ancora vivo di un peronismo divenuto acritico mito e della filantropica Evita assurta a “icona laica, un’eroina venerata quasi fosse una santa”.

Dinanzi a tanto consensuale fideismo, può apparire addirittura vano – spiega Morlacchi – voler obiettare “sulla reale natura storica del peronismo”, ovvero su un Perón che, già vicino ai nazifascismi europei al tempo della Seconda guerra mondiale, nel 1943, con un colpo di Stato, prende il potere in Argentina. Eletto presidente nel 1945, governa fino al 1955 quando viene esautorato da una parte delle Forze Armate capeggiate dal generale Aramburu, il fucilatore, nel 1956, di una quarantina di avversari politici (tempo dopo, allorché il 29 maggio 1970 Aramburu viene rapito e presto giustiziato da guerriglieri Montoneros, si parla di un’esecuzione “corretta”).

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RETROTECA: “Come insegnare l’italiano” di Francesco Sabatini

Pubblichiamo qui sei video che sintetizzano i temi trattati dal prof. Francesco Sabatini, emerito di Linguistica italiana dell’Università Roma Tre e presidente onorario dell’Accademia della Crusca, nell’ambito del corso di aggiornamento e formazione per insegnanti delle scuole secondarie di 2° grado su come insegnare l’italiano.


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Storie ed eventi storici: Giustiniano e Teodora

a cura di Francesco Sasso

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Entrambi i mosaici sono conservati all’interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Cosa ci raccontano? Nel primo è ritratto, al centro della scena, l’imperatore Giustiniano affiancato da laici e da religiosi. Lo spazio alle loro spalle è astratto e ideale: suggerisce un potere che è eterno.

Giustiniano reca offerte sacre ed è egli stesso sacro. Infatti indossa la corona (simbolo del potere politico) e il suo capo è circondato dall’aureola (simbolo di santità). Tuttavia, Giustiniano non fu un santo come il mosaico vorrebbe far credere. Nella Storia segreta, una sorta di diario privato, lo storico Procopio di Cesarea – autore dell’opera ufficiale La guerra gotica – racconta di un imperatore irascibile, crudele e corrotto. Procopio di Cesarea parla di ciò che ha visto, ne frequenta la corte, nella sua opera ufficiale ha esaltato le virtù imperiali; ma chiuso nelle sue stanze, egli si abbandona e scrive un ritratto terribile dell’imperatore. Giustiniano è inaffidabile, propenso al male e ai delitti.

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Tullio De Mauro e il Lessico intellettuale europeo

Gensini, Stefano (2020) Tullio De Mauro e il Lessico intellettuale europeo. ILIESI digitale. Temi e strumenti, 6 . ILIESI-CNR, Roma.

Abstract
Il testo approfondisce alcuni aspetti della collaborazione tra Tullio Gregory e Tullio De Mauro nei primi anni del progetto del “lessico intellettuale europeo”. Purtroppo finora non sono emersi, dagli archivi privati dei due studiosi, documenti che aiutino a ricostruirne le fasi. È tuttavia lecito risalire lungo le biografie di De Mauro e Gregory e cercare nella loro formazione scientifica, nei lavori di ricerca concretamente svolti, gli spunti che a un certo punto poterono maturare nella forma di un progetto di così grandi ambizioni e, per l’epoca, non solo metodologicamente, ma anche tecnologicamente innovativo. La preistoria del concetto di “vocabolario intellettuale” in alcuni pensatorichiave della tradizione europea fa da sfondo all’indagine di cui qui si presentano i risultati.

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Official URL: https://www.iliesi.cnr.it/pubblicazioni/Temi-06-Gensini.pdf

FONTE: Tullio De Mauro e il Lessico intellettuale europeo – CNR Solar

SPECIALE GUIDO MORSELLI: L’America scopre lo scrittore italiano Guido Morselli – «ANSA»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

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(di Alessandra Baldini) (ANSA) – NEW YORK, 10 GEN – L’America scopre Guido Morselli: dopo il “New York Times” che ne aveva parlato a dicembre, il “New Yorker” dedica ora il primo servizio dell’anno della sua pagina libri a “Dissipatio H.G.”, l’ultimo romanzo firmato dallo scrittore italiano pochi mesi prima di togliersi la vita nel 1973, deluso perché i suoi manoscritti erano stati sistematicamente respinti da tutte le case editrici.
“Il romanziere italiano che ha immaginato un mondo senza umanità”, titola il “New Yorker” la lunga recensione del critico Alejandro Chacoff, secondo cui, “nel panorama post-apocalittico” di “Dissipatio H.G.”, Morselli esplora “il confine tra solitudine beata e estremo isolamento” in un’altalena di emozioni familiare ai lettori di ogni paese colpiti dall’epidemia da Covid: “Gli echi che se ne trovano sono a tratti così evidenti che alcuni passaggi sembrano versioni sottilmente romanzate del presente”.

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ESERCIZI DI LETTURA: In direzione uguale e contraria. Una lettura ponderata di Entropia e arte di Rudolf Arnheim

Rudolf Arnheim, Entropia e Arte, trad. it. Torino, Einaudi editore, 1974; ed. cit. 1989. L’ultima ristampa italiana del saggio è del 2000.

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di Gustavo Micheletti

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Premessa

   Nel 1865 Rudolf Clausius introduceva in fisica il concetto di “Entropia” (il termine deriva da Entropè, che in greco vuol dire cambiamento o evoluzione), con l’intento principale di esprimere in modo nuovo l’esigenza che definisce ogni sistema motore: ovvero il suo ritorno allo stato iniziale alla fine del ciclo, quando il flusso e la conversione del calore si sono compensati.
In un suo famoso saggio del 1944, il fisico Erwin Schrodinger (1887-1961) – insignito del premio Nobel nel 1933 – utilizzava poi il concetto di Entropia per cercare di fornire una spiegazione fisica del fenomeno della vita. Successivamente, un altro fisico, Ilya Prigogine – anch’egli premio Nobel nel 1977, nonché direttore degli Istituti Solvay di Bruxelles e del centro di meccanica statistica e di termodinamica dell’Università del Texas – si è servito del concetto di Entropia per spiegare l’irreversibilità che è alla base di molti fenomeni naturali e della stessa auto-organizzazione biologica.
Nel 1971, inoltre, lo psicologo della conoscenza e storico dell’arte Rudolf Arnheim ha dedicato al concetto di Entropia e alla sua utilità per l’analisi dell’opera d’arte un saggio fondamentale, adatto come premessa teorica e punto di partenza per impostare una ricerca interdisciplinare sulla rilevanza del concetto di Entropia (ma anche di “Disordine”, o “Caos”) nella scienza, nell’arte, nella letteratura – e quindi più in generale nella cultura – dell’ultimo secolo del secondo millennio. Lo scritto presente intende fornire, come esercizio di lettura, una sintesi ragionata di quest’ultimo testo: Rudolf Arnheim
Entropia e Arte, trad. it. Torino, Einaudi editore, 1974; ed. cit. 1989. L’ultima ristampa italiana del saggio è del 2000. Non mancheranno, o almeno è quanto auspichiamo, spunti di riflessione che, prendendo spunto da questo breve saggio, che è a nostro parere fondamentale per comprendere l’arte degli ultimi due secoli, potranno forse arricchirne la comprensione. Il numero delle pagine riportato di volta in volta fra parentesi, sarà da intendersi riferito ad esso.

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Opere e autori liberi da copyright nel 2021

Opere e autori liberi da copyright nel 2021 – Liber Liber

Ogni anno tante opere e tanti autori vengono liberati dal copyright. In questo modo possono essere pubblicati da tutti, la qualità delle edizioni migliora, accendendosi una sana concorrenza tra editori, i prezzi scendono e diventa più facile realizzare opere derivate.

Ai grandi editori non piace il pubblico dominio perché a loro non piace la concorrenza, così inducono i politici a dilatare sempre di più la durata del copyright (siamo arrivati a 70 anni dopo la morte dell’autore in Europa e a 99 anni negli USA, quando una durata ragionevole non supererebbe i 2 anni). Ma il pubblico dominio è fondamentale per garantire una editoria di qualità e per assicurare ai lettori opere più curate e a prezzi più accessibili (o gratuite, come nel nostro caso).

Ecco alcune delle opere e degli autori sui quali stiamo lavorando e che saranno presto disponibili. L’elenco completo è più lungo e richiederà ancora un po’ di lavoro, ma nel corso del 2021 provvederemo ad arricchirlo ulteriormente.

Tu nel frattempo dacci una mano con una donazione oppure facendo circolare questo messaggio.

Buona lettura e buon 2021.

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Enthymema N. 26 (2020)

“SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE” QUARANT’ANNI DOPO

Introduzione
Paolo Giovannetti
1-8

Il disagio del piacere. Effetti di lettura in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino
Bruno Falcetto
9-19

«Il potere d’evocazione dei nomi» in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”
Silvia T. Zangrandi
20-31

Italo Calvino tra le forme e i generi del discorso metaletterario
Nicola Turi
32-40

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Prosa in prosa: giovedì 14 gennaio 2021

Giovedì 14 gennaio 2021 alle ore 19:00, per MTM – Manifatture Teatrali Milanesi, La finestra di Antonio Syxty presenta una diretta facebook di intervista e dialogo con i sei autori di  PROSA IN PROSA (TIC edizioni)

Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano

EVENTO FACEBOOK: https://www.facebook.com/events/3225263820907267

La diretta sarà trasmessa in contemporanea su questi canali:

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Lord Byron, un antiromantico travolto dal romanticismo

(c) Newstead Abbey; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Lord Byron, un antiromantico travolto dal romanticismo

(“Swept into the camp of the Romantics”)

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di Claudia Cardella

L’epiteto romantico e l’antitesi classico-romantico sono approssimazioni da lungo tempo entrare nell’uso. Il filosofo le mette solennemente alla porta esorcizzandole con logica che non erra, ed esse rientrano chete chete per la finestra, e son sempre lì tra i piedi, elusive, assillanti, indispensabili; il retore cerca di dar loro stato, grado e inamovibilità, ed ecco, alla fine di travagliose costruzioni, s’accorge d’aver trattato ombre come cose salde”.1 Così Mario Praz introdusse un discorso a proposito della funzione e della quasi necessità di due “etichette”, cioè romantico e quella che qui, per comodità, ribattezziamo opposto a romantico. Si tratta di due etichette l’utilità delle quali è innegabile, soprattutto se, come in questo caso, si devono segnalare delle caratteristiche atipiche. Tuttavia, esse tendono a dare l’impressione che si stia parlando di quadri omogenei, nei quali tutto è in armonia con i connotati di una o dell’altra categoria. E invece bisogna tenere presente che queste etichette, solitamente, indicano piuttosto delle caratteristiche comuni, la presenza delle quali mette in relazione un autore, le sue opere, il suo pensiero, con una categoria o con un’altra.

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V.S. Gaudio, “Aurélia STEINER. Die Deutsche” & “I King della Gabelliera e del Poeta”

Aurélia STEINER. Die Deutsche

Edizione speciale limitata numerata e firmata dall’autore

80 pagine / 15×15

Printed 2020


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I KING DELLA GABELLIERA E DEL POETA
Aurélia Steiner & V.S. Gaudio
I Libri di Uh Magazine 2020
15×15; pagg.80
Edizione numerata e firmata

 

Richiedete una copia in dono con una semplice email: https://uhmagazine.blogspot.com/2020/11/aurelia-steiner-die-deutsche.html

Controlettura ‘intersonettistica’ di Pietro l’Aretino

Controlettura ‘intersonettistica’ di Pietro l’Aretino

di Giovanni Tesio

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Questi vostri sonetti fatti a cazzi

sergenti de li culi e de le potte,

e che son fatti a culi a cazzi a potte,

s’assomigliano a voi, visi de cazzi

(P. Aretino, Sonetti lussuriosi, 1524;

in Stefano Lanuzza, Caos e bosco, 2020)

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SPECIALE GUIDO MORSELLI: Dissipatio in the Usa – «L’intellettuale dissidente»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

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Guido Morselli sbarca in America con “Dissipatio H.G.”. Il NY Times ne parla come di un capolavoro. E c’è ancora una miniera da pubblicare. La nuova newsletter dell’Intellettuale Dissidente si ispira a lui, il corpo del reato della letteratura italiana

Leggi l’articolo su «L’intellettuale dissidente»

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Leggi tutti i numeri di 

ESERCIZI DI LETTURA: Joao Guimaraes Rosa, “Grande Sertao”. Quel che esiste è l’uomo umano, traversia

Joao Guimaraes Rosa, Grande Sertao, Feltrinelli editore

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di Gustavo Micheletti

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Rispetto ad altri scrittori dell’America latina decisamente più letti e più famosi, come il brasiliano Jorge Amado o il columbiano Gabriel Garcia Marquez, a Joao Guimaraes Rosa mancano forse i requisiti favorevoli a un successo ampio e rapido. Rispetto al primo non ha per esempio lo stile da sceneggiatore ed il gusto per il giuoco folclorico, rispetto al secondo manca dell’accattivante combinazione di personaggi surreali con le evoluzioni fantastiche della storia. Tuttavia, nonostante l’assenza di tali requisiti, il suo maggiore romanzo, Grande Sertao, ha avuto la prerogativa di dare vita a due schiere di lettori: coloro che lo considerano uno dei più grandi romanzi del nostro secolo e quelli che non hanno superato, nella più ottimistica delle ipotesi, le prime settanta pagine.  

Pur evocando i modelli narrativi tipici dell’epica classica, Grande Sertao rimane infatti – come ebbe a definirlo lo stesso Guimaraes Rosa – un libro “diverso e terribile, consolatore e strano. […] Gli uomini non muoiono, restano incantati”, disse lo stesso Guimaraes Rosa al termine del discorso che lo insediava all’accademia brasiliana delle lettere, poche ore prima della sua morte; e non si trattava di un pensiero solo occasionale: il restare incantati è infatti uno dei temi dominanti di tutta la sua opera, e in particolare di questo romanzo, dove si può rimanere incantati ad ogni riga. Grande Sertao è una storia di briganti, di uomini in guerra, di donne appena intraviste; è la storia di un ex bandito, Riobaldo, raccontata da lui stesso ad un dottore silenzioso in viaggio nel Sertao, che non chiede mai nulla e che nella traduzione italiana è chiamato Vossignoria.

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“Expanded Poetry : Otto Iconopoemi 2006-2018” di Andrea Cortellessa

Si propone qui la relazione tenuta al convegno Concreta 1, tenuta all’Accademia d’Ungheria in Palazzo Falconieri, a Roma, il 2 maggio 2018. Sin dal titolo, il presente contributo s’intende organicamente collegato a due altri: il primo, pubblicato appunto come “Expanded Poetry,”è l’introduzione a Nanni Balestrini, Caosmogonia e altro. Poesie compete volume terzo (1990-2017) (Roma: DeriveApprodi, 2018), 5-32; il secondo è un’analisi comparata dell’icono-poemetto Blackout, pubblicato da Balestrini nel 1980 da Feltrinelli, e della Divina Mimesis di Pier PaoloPasolini, pubblicata nel 1975 da Einaudi (presentata al seminario Poesia degli anni 2000: modelli, forme, contaminazioni, tenutosi a cura di Roberto Antonelli e Luigi Severi alla Fondazione Primoli di Roma il 25 maggio2018, e come lezione al Dottorato in Visual and Media Studies dello IULM di Milano il marzo precedente). (Andrea Cortellessa)

Qui il saggio di Andrea Cortellessa

 

Errata corrige: Stati complementari della poesia

Cari lettori,

giovedì, sabato e domenica la nostra rivista ha dato ampio spazio alla manifestazione Stati complementari della poesia su queste pagine web, su Twitter e sul proprio canale Facebook (qui abbiamo trasmesso la diretta). Lunedì abbiamo voluto riproporre la cosa ai nostri lettori e pubblicare i video della manifestazione tratti da Youtube. Il nostro era un gesto dettato dalla condivisione, dalla gratuità e dalla poesia.

Successivamente ci siamo accorti che cliccando sul video compariva questo messaggio:

“Video unavailable
Watch this video on YouTube.
Playback on other websites has been disabled by the video owner. Watch on YouTube”.

Purtroppo i gestori del canale di Youtube “Incontri Festival Roma” e della manifestazione Stati complementari della poesia hanno deciso di non rendere fruibili i contenuti su altri siti. Scelta rara in Youtube; scelta inutile e antipoetica.

Abbiamo quindi provveduto a cancellare il post con i due video tratti da Youtube e ci scusiamo con i lettori per aver male interpretato lo spirito dell’iniziativa da noi segnalata.

Francesco Sasso

L’edizione ridotta e gratuita del libro più amato di Terzani

«Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali» disse Tiziano Terzani. Un appello che Folco Terzani – 51 anni, figlio del reporter fiorentino – rilancia con un’operazione senza precedenti, la distribuzione gratuita in formato digitale de La fine è il mio inizio, opera postuma del 2006 che raccoglie l’intenso dialogo tra padre e figlio. Una versione ridotta, ma arricchita da un centinaio di foto – molte inedite – e destinata in particolare ai giovani.

«I mesi che verranno ci vedranno isolati, lontano dagli altri – spiega Folco – impauriti e confinati dalla pandemia. Invece di sprecare quest’occasione con l’angoscia dei bollettini giornalieri alla tv o con la rabbia verso coloro che muovono le leve e gli interessi del mondo, questo può essere il momento per riflettere, costretti in un raro silenzio monacale, assieme a un libro-amico, sulle speranze e sugli errori del nostro tempo, sulle sfide che ci stanno davanti e, ancor più, sulle grandi domande che ognuno di noi un giorno si dovrà porre.»

Un’edizione “redux” pensata per le nuove generazioni, tanto connesse quanto smarrite: «È come una mappa della vita – spiega Folco, che ha alleggerito il testo originale – è il succo del succo, una formula ancora più concentrata delle ultime riflessioni di un vecchio che, poche settimane prima di morire, riafferma dinanzi ai limiti e alle vulnerabilità di cui tutti soffriamo come sia possibile “fare una vita, una vera vita, una vita in cui sei tu, un vita in cui ti riconosci”.»

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Stati della Poesia

Chi siamo: Siamo un gruppo di scrittori e critici che promuove e organizza occasioni pubbliche di lettura e discussione sulla poesia, le scritture di ricerca, la letteratura in generale.

La nostra esperienza individuale e comune ci ha portato a realizzare negli anni numerosi eventi (in Italia ed anche all’estero) che hanno consolidato (pur nelle reciproche differenze) la volontà di proseguire un progetto sempre più definito e ricco.

Evento: STATI COMPLEMENTARI DELLA POESIA è ospitato da Incontri Festival 2020 – Orizzonte multiplo, progetto vincitore dell’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022 e curato da MRF5 srl.

Il primo evento (2020) è fissato per sabato 12 e domenica 13 dicembre, su StreamYard e in contemporanea sul sito https://statidellapoesia.it, sulla pagina https://www.facebook.com/statidellapoesia/, e sul canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UCLjSD5KCVcYx74ailWJUjfw

Nei due pomeriggi si ascolteranno alcuni poeti della generazione dei nati fra gli anni Ottanta e Novanta (in rapporto con la generazione nata fra i Sessanta e i Settanta ovvero i quaranta-cinquantenni).

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ESERCIZI DI LETTURA: Leibniz, Kant e il rapporto della filosofia con le scienze e l’evoluzionismo secondo Ernst Cassirer

Ernst Cassirer, Kant e la biologia moderna e altri scritti, a cura di Riccardo De Biase, Marchese editore, Grumo Nevano (Na), 2014.

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di Gustavo Micheletti

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Sigmund Freud sostiene che Leibniz sia stato l’ultimo uomo ad aver saputo tutto. Dopo di lui, già con l’Enciclopedia divenne chiaro che lo scibile umano non potesse più essere padroneggiato da una mente sola. La filosofia, che fino a quel momento era stata una sorta di coordinatrice generale di tutte le attività di ricerca nei campi più disparati, perse questa funzione. La “vecchia metafisica” – come la chiama Hegel – che aveva svolto quella funzione più di ogni altra sua componente e che per Cartesio ne costituiva il fusto centrale, venne da Kant relegata nell’alveo delle attività pseudoscientifiche, buona tutt’al più a mostrare l’aspirazione legittima e profonda dell’anima umana a conseguire un sapere assoluto e incondizionato. Da questo punto in poi, il rapporto tra la filosofia e le scienze particolari sarà sempre più problematico e incerto.

Con Kant, la filosofia si emancipa definitivamente dalla teologia: se infatti una volta si poteva eventualmente “convenire con l’orgogliosa pretesa della facoltà teologica di considerare quella filosofica la sua ancella”, dopo Kant è rimasta aperta la questione se “l’ancella precedesse la sua graziosa signora con la fiaccola o le reggesse lo strascico”. Ma nel secolo dei lumi, secondo Ernst Cassirer, non solo la filosofia si emancipa definitivamente dalla teologia, ma si trova anche a dover ripensare radicalmente le proprie relazioni con le altre scienze particolari.

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Carlo Manzoni, “Ti spacco il muso, bimba”

Carlo Manzoni, “Ti spacco il muso, bimba”

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di Francesco Sasso

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Vi segnalo una vecchia scoperta, uno scrittore che non si pubblica più: Carlo Manzoni (1909-1975). Scrittore italiano, autore di opere teatrali, racconti e romanzi come Brava gente (1940), Giochi di società (1953), 50 scontri col signor Veneranda (1966) e Ti spacco il muso, bimba (1961).

Ho appena letto Ti spacco il muso, bimba nell’edizione del 1961 e mi sono divertito. In questo romanzo Manzoni ha saputo raccontare una storia gialla, con un umorismo di volta in volta ironico, surreale e parodistico. In libreria trovate il volume pubblicato da Sensoinverso Edizioni. Purtroppo non troverete altri titoli di Manzoni.

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“Litterateur Redefining rw” … l’artista Cuttone

Litterateur Redefining rw” … l’artista Cuttone

incontro traduzione dialoghi

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di Antonino Contiliano

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A poca distanza della pubblicazione di “Litterateur Redefining World” (Ottobre/2020), la rivista che ha portato l’artista siciliano Giacomo Cuttone “fra gli altri” con l’opera pittorica “L’enigma della mano” in prima pagina, Shajil Anthru (scrittore e poeta indiano) ritorna a parlane. E ancora una volta lo fa con il linguaggio della traduzione. La lingua adottata è l’inglese. L’espresso è leggibile su https://www.litterateurrw.com/blog.

Oggetto della traduzione è la nostra nota divulgativa “L’artista G. Cuttone in India- Non solo “tra” noi”. È l’articolo che diffondeva la notizia non solo “tra noi”. Il noi che leggeva e legge https://itacanotizie.it, https://retroguardia2.wordpress.com, http://mazaracult.blogspot.com/; https://www.tp24.it/.

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RETROTECA: Milo De Angelis parla del “De rerum natura” di Lucrezio

Serata a cura di Milo De Angelis

Milo De Angelis parla del De rerum natura di Lucrezio e presenta alcune sue nuove traduzioni. Letture di Viviana Nicodemo.

Tutti noi ricordiamo per memoria scolastica le formidabili scene in cui la natura di Lucrezio su manifesta in tutta la sua catastrofica potenza: voragini, incendi, uragani, terremoti, forza immense che sovrastano l’uomo e lo schiacciano, povera canna al vento. Ma il De rerum natura è anche un’opera in cui l’uomo viene scrutato in ogni suo aspetto, con affondi mirabili nelle zone più buie e drammatiche della sua vita interiore, come vediamo nelle pagine dedicate all’amore, tra le più crudeli che siano mai state scritte su questo tema grandioso.

FONTE: https://youtu.be/UDjy-nYUflM


RETROTECA youtube: http://www.youtube.com/user/retroguardia

 

Appuntamenti de “L’officina della traduzione”

Proseguono gli appuntamenti dell’iniziativa “L’Officina della traduzione”.  Il prossimo giovedì 3 dicembre alle ore 17,30 sarà Valerio Nardoni  ad intervenire sul tema:

Tradurre, o meglio, ritradurre Cervantes.

Introduce e coordina Maria Rita Digilio

Sarà possibile partecipare all’appuntamento del 5 novembre collegandosi tramite google meet al seguente indirizzo: https://meet.google.com/vqb-zqih-nbf

Di seguito il calendario completo degli incontri:

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3 Dicembre 2020, ore 21.00: Extrema ratio, terza serie. Per Carlo Bordini

PER  CARLO  BORDINI
CON ANDREA CORTELLESSA, GUIDO MAZZONI, GILDA  POLICASTRO, FRANCESCA SANTUCCI, GIANLUIGI SIMONETTI.
COORDINA NICCOLÒ SCAFFAI

Il Dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne dell’Università di Siena ha il piacere di presentare il terzo ciclo di dialoghi e lezioni serali Extrema ratio, realizzato con la collaborazione del Centro AMA – Antropologia del Mondo Antico e del Centro Franco Fortini.

Seguiranno Eva Cantarella, Carlo Ginzburg, Claudio Giunta, Gianluigi Simonetti e un dialogo sul grande poeta Carlo Bordini, scomparso di recente.

Per partecipare è possibile collegarsi alla stanza virtuale Webex, accessibile dalle ore 20.50. Si può entrare direttamente con il link “accedi dal browser”, oppure scaricando l’applicazione Webex. Sarà trasmessa anche una diretta streaming sul canale YouTube del dipartimento

Fonte: Dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne (unisi.it)

G. Cuttone e A. Contiliano su Litterateur RW

[L’artista indiano Shajil Anthru (Lietter. RW), che ha pubblicato G. Cuttone (L’enigma della mano), ha tradotto e pubblicato qui l’articolo scritto da Antonino Contiliano e pubblicato da Retroguardia 3.0, tp24 e Itacanotizie. (f.s.)]

Italian electronic notebook of literary criticism RETROGUARDIA 3.0 , Itacanotizie and Tp24 published and appreciated Litterateur Redefining World – the magazine from Kerala, India for featuring and honoring Giacomo Cuttone as the Doue of the month.

The artist G. Cuttone in India. Not just “between” us -Antonino Contiliano-
Not only between us (neighbors) but “between” us and others (even far away), the pictorial instances of Giacomo Cuttone’s canvases, like ferried sails (in terms of common semio-cultural and political transduction), arrive between the pages of Indian magazine “Litterateur Redefining world / October 2020” and return to their homeland, the Mediterranean routes. Redefine the world – “Redefining world” – in fact it is the common idea that the voice and letter of “Litterateur” (by the writer and publisher Shajil Anthru, Trivandrum Kerala – India) and the signs and semiosphere of the researches and expressions of painting by Giacomo Cuttone intend to translate and carry on in a historical reality which is completely different for shared purposes and ends.

Continua a leggere su litterateurrw.com

Domenico Scarpa, “Italo Calvino”

Domenico Scarpa, Italo Calvino, 1999, Bruno Mondadori, Milano

“Racconto biografico su un grande artigiano della lingua, fantasioso e multiforme narratore di storie e di idee, testimone della pienezza intellettuale del suo tempo”.

Il saggio è fuori catalogo, ma disponibile qui

Altre monografie su Italo Calvino: Francesca Serra, Calvino (Salerno); Claudio Milanini, L’utopia discontinua. Saggio su Italo Calvino (Garzanti); Mario Barenghi, Calvino (Il Mulino).

f.s

Gruppo ‘93

a cura di Francesco Sasso

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Giovanni Boine scrive: «Non v’è altro eterno che l’attimo». E da qui, attraverso percorsi e pensieri personali, son giunto a riflettere sul Gruppo ‘93. Da tempo mi riprometto di approfondire il dibattito aperto nel 1984 e proseguito con le «Tesi di Lecce». Lo farò, spero, forse. Intanto di seguito una breve e non esaustiva bibliografia sulla questione:

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RETROTECA: Géza Szőcs, poeta della rivoluzione – in memoriam

Serata a cura di a cura di Tomaso Kemeny

Il poeta ungherese Géza Szőcs è scomparso lo scorso 5 novembre all’età di 67 anni. È stato spesso in Italia, dove ha partecipato anche alle imprese mitomoderniste capitanate dall’amico Tomaso Kemeny, come l’occupazione nel 2011 del leopardiano colle dell’Infinito. Un’imponente antologia di suoi testi è stata pubblicata nel 2017 per i tipi di Jacabook “Né l’esistenza né la scala”. A una settimana dalla dipartita delle sue spoglie mortali, ma non della sua voce, lo ricordano leggendo alcuni suoi testi Tomaso Kemeny e Amos Mattio

FONTE: https://youtu.be/u00wXY7qk-0


RETROTECA youtube: http://www.youtube.com/user/retroguardia

 

IL NUDO E IL MORTO

IL NUDO E IL MORTO

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di Tommaso Pincio

Norman Mailer è morto il 10 novembre 2007 per un’insufficienza renale. Aveva vissuto a lungo e intensamente. Molto intensamente. Così intensamente che dovrà passarne, di tempo, perché il suo lascito venga riconsiderato in sé e per sé. Troppo ingombrante, per non dire sconcertante, è infatti l’ombra gettata dall’uomo sull’opera. Nei suoi ottantaquattro anni di vita Norman Mailer ha pubblicato una trentina di libri. Romanzi, biografie, reportage, saggi, pamphlet, testi di ogni genere. La frenetica attività di scrittore non gli ha tuttavia impedito di sposarsi due volte, pugnalare la seconda moglie, mettere al mondo nove figli, adottarne uno, sfidare un campione di pugilato, fondare il «Village Voice», conquistare fama di accanito bevitore di whiskey e fumatore di marijuana, dirigere film, diventare un «esistenzialista senza leggere Sartre» e un «simpatizzante del marxismo senza leggere Marx», mettersi alla testa di marce pacifiste, correre due volte per la carica di sindaco di New York, battersi per la scarcerazione di un omicida che tornò a uccidere poche settimane dopo essere uscito di galera, schierarsi contro il movimento per la liberazione delle donne. Essere scrittore, insomma, non gli ha impedito di essere Norman Mailer.

Continua a leggere il saggio su tommasopincio.net

La lotta di classe in lockdown. L’iocrazia dei padroni: Comunismo linea di fuga fluente (parte IV)

Comunismo linea di fuga fluente

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di Antonino Contiliano

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Se oggi l’attività lavorativa si deve confrontare anche con il tribunale delle macchine intelligenti (learning machine, i cervelli elettronici che hanno incorporato la potenza creativa e produttiva della forza-lavoro umana automatizzandola), non per questo si deve rimanere inerti e immobilizzati negli ordini del padrone dei capitali finanziari. Si devono sperimentare delle linee di fuga come azioni conflittuali e di rottura accendendo focolai di micro-poteri antagonisti in ogni punto delle fortezze. Lo stesso potere dominante non è più padrone assoluto della complessità delle variabili globalizzanti. La governabilità, dipendente dalla stessa innovazione tecnologia diffusa, è condizionata dal disequilibrio fra gli interessi e le strategie variegati delle grandi forze internazionali dell’economia finanziarizzata e in competizione tra loro stesse; un movimento che rimane sempre in preda anche all’imprevedibilità degli effetti ambientali e delle diverse passioni collettive messi moto. Si deve divenire-conflitto. Maturare una soggettivazione della “molteplicità” di contro-tendenza flessibile per rimuovere il feticistico “stato di cose presenti” rilanciando in modo diverso i processi della rivoluzione comunista (piuttosto che pensare, dire e fare come se il capitalismo e le sue forme risultassero inamovibili). Perché una nuova rivoluzione comunista democratica è possibile, se la democrazia comunista è costruenda a partire dalla sua semantica di termine fluente e “vuoto” (non la parola d’ordine di un partito centralizzato) via via da concretizzare nella contingenza degli eventi storici e materiali e con passione poetica non secondaria. Le passioni sono un corto circuito di passività e reattività senza scarti ed eccessi. La rivoluzione comunista è un ‘evento’, una virtualità attualizzabile quale estrazione dalla contingenza ineliminabile delle cose, e per questo soggetta (in senso positivo e negativo) a una congiunzione disgiunta di fattori eterogeni ed esposti ai colpi della “fortuna” o del caso (come ricordava N. Machiavelli).

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La lotta di classe in lockdown. L’iocrazia dei padroni: No al lockdown pastorale (parte III)

No al lockdown pastorale

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di Antonino Contiliano

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Ma si potrebbe dire che il fenomeno dell’iocrazia capitalista e dei padroni, senza considerare l’isteria consumistica e le presunte cure dell’amministrazione paternalistica, non è meno intrattenimento infantilizzante e prodigo di azioni pastorali. Di questo XXI secolo, almeno per i primi suoi tre decenni, non si può dire di certo che l’umanità abbia perso i suoi pastori, se il mondo, raccontato dai media elettronificati, è quello del perpetuo intrattenimento ludico e della chiacchera fine a sé stessa. Il mondo delle immagini digitali che, integrate con il piccolo schermo della tv, a milioni di individui sodomizzati, fornisco fantasmi senza immagini riflesse. Simulacri che scivolano su altre immagini-simulacro. Immagini senza corpi reali, quelli della virtualizzazione capitalistica che dematerializza la concretezza storica delle cose con la figurazione astratta e una fantasmagoria erotizzante fabbricata ad hoc, ma fuorviante. Il gioco di azioni e passioni di simulacri manovrato con joystick di classe e poteri transnazionali deresponsabilizzanti e devianti.

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La lotta di classe in lockdown. L’iocrazia dei padroni: Il godimento del plusvalore capitalistico (parte II)

Il godimento del plusvalore capitalistico

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di Antonino Contiliano

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E il plus-valore come godimento ripetitivo, nell’iterazione dei meccanismi del valore ciclico dell’economia capitalistica, viene usato come “astuzia”. Un’astuzia, questa, però diversa dalle astuzie individuate da Bertol Brecht. Un’astuzia cioè di tipo “pulsionale” o attinente alle relazioni inconsce e consce della psiche dell’animale umano, e strutturante sia il linguaggio socio-individuale tout court che le forze economiche e politiche.

Già Karl Marx (per non andare a Platone e Aristotele…) scriveva che è un’assurdità pensare «al formarsi di una lingua senza che esistano individui che vivano e parlino insieme. […] La produzione in generale è un’astrazione, […] che, astraendo (corsivo nostro) l’elemento comune, lo fissa e ci risparmia una ripetizione. Tuttavia questo elemento generale, ovvero l’elemento comune […] è esso stesso qualcosa di complessamente articolato, che si dirama in differenti determinazioni. Di queste, alcune appartengono a tutte le epoche; altre sono comuni solo ad alcune. […] Senza di esse sarà inconcepibile qualsiasi produzione; salvo che, se le lingue più sviluppate hanno leggi e determinazioni comuni con quelle meno sviluppate, allora bisogna isolare proprio ciò che costituisce il loro sviluppo, ossia la differenza da questo elemento generale, mentre le determinazioni che valgono per la produzione in generale devono essere isolate proprio affinché per l’unità – che deriva già dal fatto che il soggetto, l’umanità, e l’oggetto, la natura, sono i medesimi – non venga poi dimenticata la diversità essenziale»1. Ma le diversità (espunte dall’astrazione), in funzione di parti escluse, vengono dimenticate o manipolate per dimostrare l’eternità e l’armonia dei rapporti sociali e politici esistenti e di potere.

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