Cecco Angiolieri (‘200)

Cecco Angiolieri (1260 circa- 1312?) si distingue per i suoi centocinquanta sonetti, alcuni dei quali contengono la storia del suo amore per Becchina; prima si lagna della freddezza della fanciulla, poi esulta per averla conquistata, infine si rode per averla perduta. Becchina è donna tutt’altro che angelica; è avida e sensuale e il poeta, anziché idealizzarla come gli stilnovisti, la descrive con una concretezza sconcertante, che spesso tocca, a detta di molti, la volgarità, mentre è la vita erotica ad essere rappresentata.

In altri sonetti l’Angiolieri lamenta di non aver denaro e per questo si scaglia contro i genitori che, ricchi ma avari, non vogliono dar nulla a quel figlio cinico e disordinato, che vive tra le taverne, i dadi e le donne: famosissimo è rimasto il sonetto S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo, pieno di odio cupo per tutto e per tutti, che ci rivela il suo animo amareggiato e sarcastico a cui piace l’ostentazione del dolore, ma che non ha accenti molto profondi.

f.s.

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Poesia realistica e sensuale (‘200)

In questo spazio elettronico abbiamo già accennato al Dolce stil novo, cioè la lirica del duecento che vide nell’amore l’essenza della perfezione morale umana e della donna colei che influisce beneficamente sull’uomo, ispirandogli i sentimenti più puri ed elevati che lo conducono a Dio.

E’ però naturale che i poeti di questo periodo trovassero motivo di poesia non solo dall’amore, ma anche dai vari fatti della vita quotidiana: quindi accanto alla poesia idealistica dello Stil novo meritano un cenno quella realistica e quella sensuale, anche se poco studiata sui banchi di scuola e da alcuni ritenuta di non molto valore.

Già il Guinizelli aveva scritto un sonetto di scherno contro una vecchia rabbiosa, il Cavalcanti si era trattenuto a vagheggiare più che la donna amata altre figure femminili o a profilare scherzosamente la caricatura di una gobetta, Lapo Gianni aveva sognato una vita lieta su una terra piena di gioie, Cino da Pistoia di saziare un’ora di ribellione con distruzioni e colpi di spada e Dante stesso, dopo di loro, indulgerà a rime sensuali.

Coltivarono particolarmente questo genere di poesie il fiorentino Rustico di Filippo, il senese, Cecco Angiolieri e Folgore da San Gemignano. Il primo è famoso per i suoi sonetti di caricatura, l’ultimo per aver scritto, in una collana di quattordici sonetti, le gaie occupazioni e i divertimenti, nelle varie stagioni, di una lieta brigata di giovani.

f.s.