L’assegno è del Professore! Lo strano caso dei concorsi per gli Assegni di Ricerca

di Giovanni Inzerillo

.

Le classifiche mondiali non consolano; nessuna delle Università italiane, stando all’ultima proiezione stilata dal «Times» nel 2012, si piazza entro il centesimo posto, compresa la vetusta mater bolognese o «La Sapienza» capitolina che già solo per il nome dovrebbe meritarsi il primato, seppure dopo i recenti scandali di assunzioni parentali facili che hanno coinvolto il Rettore.

La notizia in fondo può scoraggiare ma nemmeno così tanto se si considerano i parametri con cui queste statistiche vengono effettuate: l’offerta formativa, l’innovazione della ricerca, l’influenza delle pubblicazioni, la percentuale dei laureati e degli abbandoni, dell’età di conseguimento del titolo e dei fuori corso, persino la qualità dei dormitori e delle mense. Un po’ troppo fumo, forse. Basterebbe confrontare i nostri programmi accademici con quelli di molte altre Università estere, persino tra le più prestigiose, per comprendere che l’Italia non merita affatto i bassi posti in classifica e che i nostri studenti escono tutt’altro che sconfitti nel confronto coi colleghi stranieri. Conosciamo meno lingue, bene forse nessuna, è vero, siamo dotati di poco spirito pratico infarinati, come siamo, di dottrine e concetti teorici, ma siamo indubbiamente assai intelligenti e dotti, questo almeno ce lo si deve riconoscere.

Continua a leggere

Annunci

Il sistema ciellino in Lombardia. Articolo di Giorgio Morale

Propongo qui un articolo uscito sulla rivista «Lo Straniero», a. XVI, n. 144, giugno 2012, pp. 55-60. Lo stesso è uscito in rete il 19 giugno 2012 su La Poesia e lo spirito. Ringrazio Giorgio Morale per l’autorizzazione a pubblicare il suo articolo su Retroguardia. (f.s.)

_____________________________

Il sistema ciellino in Lombardia
di Giorgio Morale

Canzoni e fumo
ed allegria
io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
ma so che sento più caldo il mio cuor
so che sento più caldo il mio cuor.

Questa canzone piaceva ai ragazzi di Comunione e Liberazione (CL), che sul finire degli anni Ottanta la cantavano in apertura dei loro raduni. Era il pretesto per l’intervento di don Giussani, che metteva i puntini sulle i: a chi ha sete non basta un succedaneo. Continua a leggere

In memoria di Wisława Szymborska

«Se mi fa paura la morte? Per me la morte non esiste. Esiste un certo fatto penoso, nel senso del dolore. Quando penso alla morte, penso alla sofferenza, non alla morte come tale. La morte semplicemente non c’è. Non so… una volta sognai che ero morto. Somigliava molto alla realtà. Avvertii una liberazione, una leggerezza incredibile. Forse proprio questa sensazione di libertà e leggerezza mi diede l’impressione di essere morto, sciolto da tutti i legami con il mondo. Spesso l’uomo confonde la morte con la sofferenza. Forse, quando la incontrerò faccia a faccia, avrò paura, penserò diversamente… è difficile dirlo»
(Andrzej Tarkovskij)

_____________________________

di Giuseppe Panella

E’ troppo presto ancora per fare un discorso generale sulla sua poesia (anche se la casa editrice Adelphi ha pubblicato tutte le sue poesie già dal 2009 (1) e una valutazione generale sulla sua opera sarebbe forse possibile).
Quando la Szymborska ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1996, il suo era un nome quasi totalmente sconosciuto in Italia come annotò, con pochissima “carità poetica”, il “Corriere della Sera” dando notizia della sua vittoria (2). Le edizioni italiane delle sue opere poetiche sono, in realtà, praticamente tutte successive al Nobel (3) e il suo nome, popolarissimo in Polonia dove i suoi libri vendevano come i romanzi di successo (4), continua a essere noto soltanto agli iniziati.
Lei stessa lo ammetteva con la consueta fine e smaliziata ironia di sempre:

Continua a leggere

Crepuscolo del berlusconismo: e poi?

_____________________________

di Giuseppe Panella

«Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»
(Carl Schmitt, Teologia politica)

Le dimissioni di un premier non sfiduciato dalla maggioranza che lo sostiene in Parlamento sono, nell’ambito di una repubblica parlamentare non presidenziale, un caso anomalo e comunque di estrema rarità: un simile evento presuppone e profila l’esistenza di uno “stato d’eccezione”.  E’ quanto è accaduto in Italia quando il 12 novembre del 2011 il Premier è salito al Quirinale per rassegnare il proprio mandato istituzionale nelle mani del Presidente della Repubblica.
Continua a leggere