MARIO BENEDETTI. Nueve Poesías de “Humana Gloria” (2004). Traducción de JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES

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Sarò breve. Come annunciai tre mesi fa su queste pagine, la traduzione è un punto di passaggio necessario per impossessarsi della letteratura straniera. Ciò vale soprattutto oggi, nell’epoca di internet. Ci pareva quindi di dover dedicare una sezione di Retroguardia 2.0 alla traduzione e diffusione in internet della letteratura contemporanea italiana. Chi desidera collaborare con noi può scriverci.

 

Al momento, con l’aiuto di JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES – traduttore colombiano – e con il sostegno degli scrittori e traduttori Marino Magliani e Roberto Rossi Testa, andremo a tradurre in spagnolo, una delle lingue più diffuse al mondo, frammenti d’opere letterarie italiane.

 

umana-gloriaIl primo fascicolo è dedicato a Mario Benedetti, a nostro avviso uno dei maggiori poeti contemporanei. Le nove liriche da noi tradotte sono state estratte da Umana gloria.

 

A José Daniel Henao Grisales per la traduzione, a Marino Magliani per la revisione della traduzione, a Giuseppe Panella per il contributo critico e al poeta Mario Benedetti per aver gentilmente concesso la pubblicazione dei testi su Retroguardia 2.0, il mio personale grazie.

f.s.

 

pdf-ico [PDF di MARIO BENEDETTI, Nueve Poesías de “Humana Gloria” (2004) ]

 

 

 

Traducción de JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES

 Textos Seleccionados de Francesco Sasso

 Revisión de la traducción de Marino Magliani

 Título Original  Umana gloria

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LE IMMAGINI DELLA POESIA. Due modelli di descrizione lirica: Bartolo Cattafi e Mario Benedetti. Saggio di Giuseppe Panella

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di Giuseppe Panella 

 

1. Da Greenwich alla ricerca dell’anima:  i viaggi nella poesia di Bartolo Cattafi

 

«La sua poesia ha qualcosa delle combustioni di Burri o delle blasfeme solitudini di Bacon. Figurativa e insieme informale, ha un’evidenza che investe l’occhio, più che il dominio della parola scritta. Voglio dire che il suo leopardismo (intendo il rifiuto di ogni pur minima concessione) non ha mai niente, come nel possibile modello, di deduttivo o di riflessivo. E’ un’immagine secca, un fotogramma fissato oppure ossessivamente ripetuto […]. Cattafi, quando è più vero, cioè quasi sempre, tralascia, nel suo linguaggio, ogni relazione analogica; donde la sua perfino sconcertante chiarezza, che riflette il suo bisogno di comunicare: sia pure l’ineluttabilità della tragedia»

(Luigi Baldacci, recensione a La discesa al trono, 1975)

 

E’ venuto il momento di ritornare alla poesia di Cattafi per parlarne di nuovo in maniera più serena e meno occasionale di quanto si sia fatto un tempo. Dopo (qualche) entusiasmo iniziale, dopo (poche) occasioni critiche e dopo (parecchio se non molto) silenzio dovuto alla sua scomparsa repentina e al disinteresse degli storici della poesia novecentesca italiana troppo impegnati in altre relazioni critiche, è giunta l’ora di analizzarne (nei limiti del possibile) il progetto di scrittura e la proposta di poesia visivamente composta che emerge anche da una lettura superficiale dell’opera cattafiana.

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Umana gloria di Mario Benedetti. Saggio di Raffaella Scarpa

[Avrei voluto parlarvi brevemente di Umana gloria di Mario Benedetti, raccolta poetica pubblicata nel 2004 dalla Mondadori. Tuttavia, dopo aver letto l’onesto saggio di Raffaella Scarpa, pubblicato nell’antologia di poesia italiana Parola plurale, ho deciso di tralasciare l’analisi “panoramica” della raccolta del poeta friulano e di applicarmi ad un esame approfondito della parola poetica (stilistica) di Mario Benedetti. Nell’attesa del mio intervento su Umana gloria, non ci si stupirà, dunque, se trascrivo il breve saggio di Raffaella Scarpa. f.s.]

 

Umana gloria -Mario Benedetti

 di Raffaella Scarpa*

 

Per più di vent’anni di scrittura Mario Benedetti resta devoto a una pertinace fede ottica. Da Moriremo guardati del 1982 – non a caso il titolo – a quest’ultima Umana gloria, raccolta in cui rielabora e riassume l’intero lavoro poetico precedente, la vista immutabilmente è il senso eletto a comprovare la realtà o, meglio, “il lungo dubbio circa l’evidenza naturale del mondo” (così in un suo articolo su “Scarto minimo”, rivista che indicò posizioni e orientamenti della poesia italiana nei secondi anni Ottanta, da lui fondata con Stefano Dal Bianco e Fernando Marchiori).

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