Per cosa si uccide di Gianni Biondillo

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di Francesco Sasso

Leggendo Per cosa si uccide di Gianni Biondillo, pubblicato da Guanda nel 2004, si noterà subito una cosa: omicidi ed enigmi vi sono ammessi, purché in piccolo formato e solo come pretesti narrativi. Infatti, a mio parere, lo scrittore milanese non imbastisce schemi narrativi studiatamente congegnati, bensì s’impegna “sentimentalmente” per ritrarre l’anima di una città (Milano), di un quartiere (Quarto Oggiaro) e dei suoi abitanti.

In questo romanzo, il primo di Biondillo, si vede l’ispettore Ferraro, singolare poliziotto dalla dubbia vocazione e dalle ancor più dubbie capacità, indagare su una serie di casi: un cane sgozzato su un terrazzo, la vicenda del morto buttato giù dal cavalcavia, e poi quello della banda dei supermercati, per concludersi con la storia più lunga che si apre con l’assassinio di una bidella che è nel giro del contrabbando.
Il protagonista è affiancato dall’ispettore Lanza, personaggio senza senso dell’umorismo, che interpreta tutto alla lettera, innescando così battute di una comicità surreale, anche se alla fine si cade nel ripetitivo.

Attraverso l’humour, Biondillo descrive una Milano attraversata da follie innocue e passioni non del tutto lecite. Un mondo esente da grandi gesta e da grandi cause.Ciò vale anche per i personaggi dei racconti, vitali e divertenti; e per lo stile, così leggero e vivace.

Va detto: l’intero primo racconto (Estate) e lo scioglimento della trama di tutte le storie sono, a mio parere, due punti deboli del libro.

[Gianni Biondillo, Per cosa si uccide, Ed. Guanda, 2004, pag. 283, Euro 14,50]

f.s.

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