STORIA CONTEMPORANEA n.83: Storiella omosessuale. Franco Buffoni, “Zamel”

Storiella omosessuale. Franco Buffoni, Zamel, Milano, Marcos y Marcos, 2009

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di Giuseppe Panella*


Zamel è un insulto. Vuol dire omosessuale solo passivo (per usare una terminologia neutra e gentile al riguardo ma i termini in italiano sarebbero altri). Aldo, un gay maturo e trasferito da tempo in Tunisia, usa questo termine per interpellare Nabil, un giovane che frequenta ormai da tempo e con il quale ha avuto nutriti rapporti sessuali. Per tutta risposta, il giovane lo uccide e infierisce sul suo corpo, lasciandolo senza vita nella vasca da bagno della casa, poi simula una rapina e fugge. Catturato dopo poco tempo, sarà condannato a vent’anni di carcere per omicidio conseguente a un furto e non per aver ucciso perché è stato provocato. Il tunisino preferisce così perché aver commesso un furto non è disonorevole come aver compiuto atti contro natura con un uomo. Edo, più giovane e disinibito omosessuale militante “liberato”, abita nella casa di Aldo durante il processo a Nabil, ne scrutina i libri, ne commenta i gusti letterari. Il morto, infatti, appartiene a un’altra generazione di omosessuali – quelli che amano definirsi al femminile e rifiutano l’idea di rapporti con loro altri simili piuttosto che con “uomini veri”.

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