Quell’ardore doloroso di vita. Charles Bukowski, “Azzeccare i cavalli vincenti”

di Francesco Sasso

Se comprerete Azzeccare i cavalli vincenti (Feltrinelli, 2009), avrete tra le mani uno dei migliori libri di Bukowski. Il volume raccoglie saggi inediti e racconti pubblicati fra il 1946 e il 1991 su riviste letterarie underground. Possiamo quindi leggere i primi racconti giovanili (Conseguenze di una lunga lettera di rifiuto [1944] e Venti carri armati da Kasseldown [1946], in verità acerbi e opachi frutti letterari), per poi arrivare ai racconti concepiti con la tecnica dello scrittore che tanto abbiamo amato. Leggeremo anche alcuni manifesti dai titoli oltraggiosi come In difesa di un certo tipo di poesia, di un certo tipo di esistenza, di un certo tipo di creatura fatta di carne e ossa e sangue che un giorno morirà, oppure Saggio sconnesso sulla poesia e sulla vita sanguinante scritto mentre sto bevendo una confezione da sei (grande), e ancora Sulla matematica del respiro e dello stile; inoltre Prefazione mai pubblicata a “7 on Style” di William Wantling; o il lungo racconto omaggio a John Fante (Incontro il Maestro) in cui Bukowski rievoca l’incontro letterario e poi umano con Fante. Ma la raccolta è ben più ricca.

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“E così vorresti fare lo scrittore?” di Charles Bukowski

vorresti fare scrittore- bukowski

di Fancesco Sasso

 

“il modo per creare arte è bruciare e distruggere / concetti comuni e sostituirli / con nuove verità che scendono dalla testa / ed escono dal cuore.” (pag.175).

 

All’ansia creatrice dell’uomo che aspira da sempre ad arrivare ad una Verità, la poesia offre uno specchio essenziale della condizione terrena, e riflette l’orrore e la violenza della vita, nonché la bellezza, e soprattutto la consapevolezza di quanto precaria e “imperfetta” possa rilevarsi la realtà.

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Charles Bukowski

Di Bukowski credo di aver letto quasi tutto: poesie, racconti e romanzi. All’appello mancano un paio d’opere. Sono lì, “le ultime”, che attendono il loro turno, stesi a pancia in su nella mia libreria. Ieri notte, tanto per dire, ho terminato di leggere Niente canzoni d’amore. La raccolta di racconti non è male. Non tutti i racconti sono eccezionali, ma non sono neanche male.

Dovete sapere che non tutte le raccolte dello scrittore americano sono all’altezza. Anzi, ad esser scrupolosi, alcune raccolte di racconti sono proprio brutte; per esempio: A sud di nessun nord. Oppure l’intervista della Pivano: sicuramente inutile. Invece, se proprio devo segnalarvi dei titoli, vi consiglio Storie di ordinaria follia e Post office

Che vi posso dire di Bukowski? E’ certamente uno degli scrittori più popolari del nostro secolo. E ciò non è un male. Con uguale facilità ha scritto romanzi, racconti e poesie. Nei suoi testi spesso narra con sottile ironia la società americana del suo tempo o tratta argomenti falsamente erotici, ravvivando così quel genere; in più, introduce un nuovo tipo di linguaggio, più duttile e vivo, che è diventato il modello della produzione narrativa di alcuni scrittori europei e americani (vedi Raymond Carver ).

Bukowski crea l’alter ego Henry Chinaski e ci si butta dentro. L’intensità della scrittura, insieme all’ironia, bilancia il grado di sovraesposizione dell’Io.

Bukowski sente e narra tutto l’orrore dei lavori a tempo e, soprattutto, l’intollerabilità della truffa della promessa americana.

Altra cosa: i personaggi di Bukowski hanno la forza che nasce dall’assenza di sottigliezze psicologiche. Questa affermazione potrebbe sembrare una contraddizione in termini, e non è la sola contraddizione dello scrittore che ha ispirato e continua a ispirare pagine e pagine ai maggiori e minori scrittori europei. Eppure, nei racconti di Bukowski, i personaggi hanno un posto nella memoria di chi legge e il lettore assimila completamente la loro esperienza. Come ciò avvenga, non saprei dire. Il resto è da bere così com’è versato nella coppa della propria anima.

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