Remainders n.15: Italo Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno”

calvino-Il sentiero dei nidi di ragnoItalo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

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di Francesco Sasso

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Nella prima opera – Il sentiero dei nidi di ragno – Calvino si ispirò alla materia della lotta partigiana; ma affidò il ruolo di protagonista non ad un eroe positivo, bensì ad un bizzarro e scanzonato ragazzo, Pin; il quale, venuto in possesso di una pistola (l’ha sottratta ad un tedesco che sua sorella, una prostituta, stava intrattenendo) decide, per puro gusto d’avventura, di unirsi ad una brigata di partigiani sbandati, mossi da istinti primitivi e da pulsioni elementari, e vive con essi una serie di vicende picaresche, nel corso delle quali scopre non le ragioni etico-politiche della Resistenza, ma i messaggi favolosi della natura. La scelta di un siffatto protagonista e l’assunzione della sua ottica di fanciullo consentirono a Calvino di evitare le retoriche solennità di certa agiografia resistenziale e di liberare una sua autentica vena favolistica. Tuttavia, non tutto il libro respira nella dimensione del favoloso: alle pagine aeree che dicono gli stupori di Pin lungo i “sentieri” delle sue scoperte, si accompagnano pagine appesantite da materia non risolta di ipoteca neorealista.

f.s.

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IL TERZO SGUARDO n.43: La pagina e lo schermo. Vito Santoro, “Calvino e il cinema”

La pagina e lo schermo. Vito Santoro, Calvino e il cinema, Macerata, Quodlibet, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

“Non so niente di cinema” si intitola il primo capitolo di questo bel libro di Vito Santoro dedicato ai rapporti tra Italo Calvino e l’ottava musa. Ma, ovviamente, non è vero. Dalle sue molte opere, in particolare da quelle saggistiche, è possibile ricostruire un suo rapporto privilegiato con alcuni aspetti del cinema italiano (in particolare, con la produzione di Michelangelo Antonioni) e con l’estetica del cinema nello specifico della sua scrittura.

Nelle tre sezioni in cui è composto il libro, Santoro esamina in prima istanza Calvino come “spettatore” e la sua autobiografia dal punto di vista dell’importanza del cinema nella sua formazione di uomo o di scrittore, poi passa a esaminare la sua produzione di critico cinematografico e di Presidente della Giuria del Festival di Venezia nel 1981, infine in Dalla pagina allo schermo ricostruisce dettagliatamente tutte le trascrizioni sul grande e piccolo schermo di opere letterarie dello scrittore. A che conclusioni arriva il saggio di Santoro?

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DISPOSITIVI DEL FANTASTICO. L’horror, il fantasy, la sword & sorcery. Saggio di Giuseppe Panella

«Si aggirava spesso a rapidi passi per la pianura; quando un giorno il cielo azzurro gli apparve segnato da grandi strisce di sangue che dalla valle arrivavano a coprire la città di Samarah. Poiché questo spaventoso fenomeno sembrava raggiungere la sua torre, Vathek pensò sulle prime di accorrere laggiù per vederlo più da vicino; ma sentendo di non potere andare avanti, sopraffatto dall’inquietudine, nascose il volto nelle pieghe della veste. Per quanto terrificanti, fossero questi prodigi, l’impressione che producevano su di lui era appena momentanea e serviva solo a stimolare il suo amore del meraviglioso. Perciò, invece di tornare al palazzo, egli tenne fermo nella decisione di non muoversi…»                 (William Beckford, Vathek)
«Il cuore di ciascuno di noi rimane misterioso in eterno, in quanto dotato di una volontà sua propria. Si mise a scrivere e, facendolo, capì un’altra cosa: che la casualità governa ogni angolo dell’universo tranne i recessi del cuore umano»
(David Guterson, La neve cade sui cedri)
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di Giuseppe Panella*

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1. “L’unica passione della mia vita è stata la paura” (Thomas Hobbes)

Del Fantastico come genere letterario abbiamo ormai una buona tipologia e diversi tentativi (anche accurati, anche se nessuno soddisfacente) di analisi e spiegazione teorica. Li si vedranno all’opera a partire dal meccanismo socio-culturale impiantato da Romolo Runcini per finire con quello psico-formalistico di Tzvetan Todorov. Ce ne sono poi parecchi altri, tutti interessanti e stimolanti ma nessuno certamente definitivo. Manca invece una teoria sia formale che psicologica del Fantasy e delle sue diverse allocazioni letterarie a partire dalla Sword & Sorcery per finire con le diverse ramificazioni (e strutturazioni) dell’ Heroic Fantasy.

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Il piacere di leggere ovvero la scrittura impossibile. “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino

 

di Giovanni Inzerillo

 

Il piacere di leggere ovvero la scrittura impossibile. Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.

 

     Pubblicato nel 1979 e presto diventato un caso letterario internazionale, il testo di Calvino non può essere facilmente definito come un romanzo in senso stretto. Sebbene il Novecento ci abbia abituato alla frammentarietà -fu la Coscienza sveviana il primo vero romanzo moderno in netto contrasto con la tradizione-, alla metaletteratura, allo sperimentalismo e al citazionismo, questo testo sembra andare oltre.

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