“Tre note dantesche” di Alberto Casadei

di Alberto Casadei 

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In queste tre Note si propone innanzitutto di identificare con Saturno il “pianeto” menzionato in Io son venuto…, v. 7, sulla base di nuovi riscontri. Si conferma poi il perfetto parallelismo tra “uccella” e “caccia”, da intendersi come verbi, in Tre donne…, vv. 101 s.: anche da ciò derivano alcune conseguenze riguardo all’interpretazione complessiva della canzone (e, in parte, alla sua cronologia). Infine, si evidenzia che l’ordinamento delle quindici canzoni distese potrebbe non essere originale bensì risalente a una sistemazione degli anni Trenta del XIV secolo, probabilmente complessa e stratificata.

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Alberto Casadei ,”Dalla chiusura del Convivio agli inizi del Poema sacro: una nuova ipotesi sui canti fiorentini”

Alberto Casadei, Dalla chiusura del Convivio agli inizi del Poema sacro: una nuova ipotesi sui canti fiorentini

 

Boccaccio riferisce che tra la redazione del settimo e quella dell’ottavo canto dell’Inferno vi fu una lunga interruzione, dovuta all’esilio: il fatto, suggerito o avvalorato dal verso “Io dico, seguitando, ch’assai prima”, può essere vero, ma ben più profonda è la differenza tra il canto del castello e i successivi”. Jorge Luis Borges, Il nobile castello del Quarto canto (in Nove saggi danteschi) I. Premesse storico-culturali e considerazioni sull’attendibilità della testimonianza di Boccaccio 1. Sono ormai numerosi i dantisti convinti che all’abbandono della stesura del Convivio sia seguita o ripresa quella del poema: la collocazione di questo evento è ovviamente soggetta a un margine di dubbio, che però si riduce grosso modo allo scegliere una data fra il 1306 e il 1308, legata anche a quanto si legge nell’Epistola IV e nella canzone Montanina. Ho espresso la mia posizione in un articolo recente 1 , che mi limito qui a riassumere per poter poi svolgere nuove considerazioni. I due testi risultano non solo collegati fra loro, ma anche connessi alle discussioni sul tema della potenza d’amore già attestate in vari sonetti scambiati tra Cino da Pistoia e Dante, in alcuni casi quando quest’ultimo già soggiornava in Lunigiana presso i Malaspina (problematico stabilire esattamente dove). Il testo dell’epistola va letto in senso ironico, dato che l’intellettuale integerrimo intento alla stesura appunto del Convivio deve confessare di essere stato sconvolto da una folgorazione erotica; questa viene descritta, con larghe variazioni, nella cupissima canzone Amor, da che convien…, composta (o, meno probabilmente, riadattata) in Casentino. Al di là delle difficoltà interpretative create spesso dall’uso simultaneo di codici letterari contrastanti (le esamino in dettaglio nel capitolo precedente), si può affermare che questa canzone costituisce la premessa fattuale per l’abbandono del progetto ‘filosofico’ del trattato, incongruo con la condizione di amore folle e prevaricatore del libero arbitrio, e segnala inoltre uno scacco politico ritenuto definitivo. Ciò è compatibile con un soggiorno di Dante in Casentino nella primavera-estate del 1307, quando ebbe luogo e terminò miseramente il tentativo di Napoleone Orsini di riportare i Guelfi Bianchi a Firenze: un tentativo ben più consistente di quanto di solito non si pensi, che aveva convinto a convergere verso le zone aretine e casentinesi esiliati dispersi in tutta la Toscana.

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