QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.39: “Enciclopoesia” per tutti e per nessuno. Il “Libro grosso” di Ennio Cavalli

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Enciclopoesia per tutti e per nessuno. Il Libro grosso di Ennio Cavalli (con postfazioni di Alessandro Fo, Roberto Roversi ed Erri De Luca, Torino, Nino Aragno, 2009)

Anche se è grosso davvero (sono quattrocentosessantotto pagine di versi!), questo libro di poesie di Ennio Cavalli è un libro “normale”. E’ “normale” come può esserlo un libro di poesie, certamente, o addirittura un libro qualsiasi dato che non esistono certo libri “normali” ma ognuno di essi è diverso l’uno dall’altro proprio perché non può (e non vuole) essere considerato simile agli altri libri. E anche se è un “libro grosso”, la sua grandezza e il suo spessore non gli impedisce di essere leggero, leggibile, godibile, spesso scanzonato e provocatorio. Con esso, Cavalli, un autore ben noto anche precedentemente per le sue opere in verso e in prosa, ha vinto il Premio Viareggio nel 2009.

Non è certo questo, tuttavia, il motivo di maggiore interesse del libro. L’autore teneva, invece (maggiormente, forse) al carattere “generale” della sua opera tanto da spingerlo a definirla, con neologismo divertito e audace, una sorta di Enciclopoesia:

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