SUL TAMBURO n.67: Paolo Leoncini, “Emilio Cecchi. L’etica del visivo e lo Stato liberale”

Paolo Leoncini, Emilio Cecchi. L’etica del visivo e lo Stato liberale con appendice di testi giornalistici rari, Lecce, Milella, 2017

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di Giuseppe Panella

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Emilio Cecchi è sempre stata una figura di (illustre) intellettuale controverso. Il giudizio sul suo metodo critico e sulla molteplicità dei suoi interventi nei più diversi campi della creatività culturale pure – Cecchi è sempre stato oggetto di discussione all’interno della schiera degli altri critici a lui contrapposti (fossero essi militanti e/o accademici, filologi puri e/o critici ideologicamente orientati, storici e/o teorici della letteratura). Leoncini rende conto, in maniera esatta e appassionata, di quanto Cecchi abbia rappresentato nella cultura italiana del Novecento.

Il suo studio risulta un’esplorazione all’interno del mondo etico e letterario dello scrittore, quest’ultimo inteso in tutte le sfaccettature possibili, dalla storia dell’arte alla critica cinematografica, dal reportage di viaggio all’analisi di taglio socio-politico. Ne emerge in maniera nitida e netta quella “parola-mosaico” di cui si era fatto espressione icastica il giudizio di Enrico Falqui. Come scrive quest’ultimo, infatti, e come Leoncini riporta:

«Le parole di Cecchi s’inseriscono nella pagina […] con la precisione e col risalto delle tessere nel riquadro d’un mosaico, la vibrazione […] è nella lucente scaltrezza […] la risoluzione ‘strofica’ di capitoli e capitoli è quasi sempre in chiave di poesia. E dà luogo a quella trasposizione fantastico-stilistica per cui da un’impressione nettissima si travalica in un’astrazione nettissima […] Cecchi tocca l’immaginazione anche prima di aver fatto breccia sulla comprensione […] Ogni gravame letterario è messo da parte e a volte, quasi parrebbe, scartato, irriso […] Dove occorre, il periodo è libero, saltante, insinuante: vi si riconosce la voce, lo sguardo, il gesto dell’autore […] E segni che da prima parevano fingere un tatuaggio, finiscono col rivelarsi come le vivisezioni operate in un corpo nell’intento di scrutarne le fibre più addentro» (p. 23)

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