Frammento di video-intervista su “Nel fuoco della scrittura” di Biagio Cepollaro

Il video sopra è riduzione per youtube.

Per vedere il video integrale clicca [QUI]

Dialogo tra il poeta Biagio Cepollaro, Rosanna Guida (Accademia delle Belle Arti di Brera) e Giorgio Mascitelli.

Riprese e montaggio di Sergio La Chiusa, 2009

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Lettera di un lettore a Biagio Cepollaro

Lettera di un lettore a Biagio Cepollaro

di Francesco Sasso

Le stagioni arrivano gradatamente, si fanno precedere da cauti messaggi, secondo leggi immutabili. Sono prima brevi annunci, che poi si definiscono in caratteri ben distinti, e pur mantengono aspetti diversi secondo l’ambiente e lo stato d’animo di chi le contempla.

Così come le stagioni naturali, anche quelle letterarie che ci sono state proposte dalla rete sono fondamentali per la crescita dell’individuo, perché, anche attraverso esempi letterari come quella di Biagio Cepollaro, impariamo come si guarda e si interpreta il lavoro poetico in internet e nel mondo non virtuale. E la stagione arriva, dà i suoi frutti e poi si spegne, a volte improvvisamente come la luce elettrica e i gesti si interrompono, i colloqui silenziosi si troncano. Il fatto, semplice ma significativo, della conclusione della prima fase della POESIA ITALIANA E-BOOK è l’occasione, rara e preziosa, per accogliere in me il cammino silenzioso che io ho percorso in compagnia dell’intelligenza di Biagio Cepollaro.

In questi tre anni, osservando da lontano Biagio Cepollaro lavorare in rete, studiando le sue ristampe, imparando a conoscere il poeta- e i poeti da lui proposti- e a riconoscere nel suo comportamento di intellettuale appartato qualche cosa che appartiene anche a me, si stabilì così, attraverso questo studio, un legame più profondo e più ampio di una cruda relazione lettore-autore, bensì una tensione viva verso aspetti non solo esteriori e letterari del fare poesia, ma anche umani.

Tuttavia, pur non conoscendo l’uomo Cepollaro e avendo appreso mezz’ora fa che Poesia Italiana E-Book a ottobre sospende le sue pubblicazioni, al poeta silenzioso e laborioso non può mancare, nella conclusione di questa lunga fase culturale, il mio “grazie Biagio per il lavoro fatto!”

[Pubblicata su La poesia e lo Spirito il 26 luglio 2007]

Lavoro da fare di Biagio Cepollaro

di Francesco Sasso 

E’ on-line l’e-book Lavoro da Fare” di Biagio Cepollaro. Poema 2002-2005. Cinquanta pagine. Pagine levigate, bollite al fuoco lento del “fare”, sciogliere, digerire, psicoanalizzare, e neanche distillare; tentativo di mantenere intatto ciò che la comprensione del poeta tocca, guarda. Siamo dinanzi ad una laica invocazione, ad uno sdoppiamento che impone un ripensarsi ed un ricollocarsi nella vita quotidiana. Il poeta dialoga con la propria anima: “calmati e scrivi”, e le ricorda di essere se stessa: “ed è sempre questa la lotta/ e vale per ogni età: tra fissità/ e mutamento/ tra ciò che vorremmo valesse/ per sempre/ e l’acqua che scorre / che non è mai la stessa.” , tra il finito e l’infinito di ogni esistenza: “ ma noi dobbiamo svolgere/ un compito/- malgrado lui-/ che è fare dell’anima/ la nostra vita/ gettare un ponte/ tra ciò che siamo e ciò/ che comunque eravamo già/ prima/ anche senza saperlo. “
Durante la lettura dell’opera si avverte una forte tensione etica, un non volersi dare per vinto, neanche davanti alla solitudine e alla morte sempre incombente. La chiave di volta di tutta l’opera è la scoperta, oltre ogni ragionevole dubbio, che: “[…] noi non siamo/ nostri”, apparteniamo alla fine, al disfacimento, “l’importante è non restare / incistati in una vita / bloccata” , ma oltrepassare lo stallo “che vivemmo fin qui/ dimezzati/ che non c’è vita/ che non cuci insieme/ giorno e notte…”, insomma, tentare una piccola ricomposizione chirurgica della propria esistenza, dentro una visione cosmica ed orientale: “oggi non possiamo chiedere/ meno di questo/ al mondo/ che la vita di ogni singolo/ uomo/ sia felice/ tutto il resto è lungo/ giro che ci ha portati lontani/ dal centro”, ma questo è un salto che precipita immediatamente in terra “come quando credendo di far prima/ si resta fermi in tangenziale”.
Cepollaro getta uno sguardo nel buco nero della vita, “tu vai incontro/ all’origine/ invecchiando/ e ciò che col tempo/ hai imparato/ è stato solo parafrasi/ di versi/ all’origine ascoltati” e vi scorge follia e promesse inevasa.“Allora quale sarebbe/ questo senso che ci tiene?”, che spinge l’uomo a fare, lavorare, amare dentro uno scenario scelto da altri “ che non importa innanzitutto/ raffinatezza di cibo ed esperienze/ la tavola solo in parte è decisa/ da noi e solo talvolta ci è stato possibile/ aggiungere tocco elegante al centro”?
Entusiasmante il crescendo dell’opera, al centro c’è la speranza del poeta nella solidarietà fra gli uomini, direi una leopardiana speranza: “ e ora quel palmo aperto/ di mano che ci tiene proviamo/ a starci tutti: ognuno con suoi/ occhi bassi e col disagio/ di non sapere come stare/ in piedi o sedersi/ proviamo a guardarci”. Proviamo a guardarci, ci dice il poeta, proviamo a stare tutti in quel palmo di mano a forma di mondo, l’un l’altro in armoniosa cura, unendoci in una pagana preghiera a Dio, meravigliosa parafrasi mistica.
E si giunge alla riconciliazione dentro l’ombra del solo sentimento possibile: l’Amore.
Mentre siamo in bilico sul palmo, ecco che una domanda ritorna: “ e insomma ora che fare?[…]”, rifugiarci nella poesia.? “il sospetto della bellezza/ dell’essere/ oggi non è più sospetto/ ma un’esperienza”. No, rifugiamoci nell’esperienza della vita.
Quella di Cepollaro è una metrica che deriva dal classico ma nello stesso tempo si piega per incorporare i ritmi del linguaggio moderno. Versi chiari, mai ingioiellati, ma rapidi come i movimenti del pensiero. Un modo asciutto, pulito, di usare le parole, adoperate nel senso più comune per rappresentare il “da fare”, lavoro quotidiano e discreto.

f.s.