La grammatica da Baudelaire a Chomsky

 Baudelaire scrisse:

<<La grammatica, persino l’arida grammatica, acquista la forza di una magia evocatoria, risuscitando le parole palpabili di carne e ossa; il sostantivo nella maestà della sua sostanza, l’aggettivo come un rivestimento trasparente che lo copre e lo colora, e il verbo, angelo del movimento, che dà spinta alla frase>>.

Suggestivo! Tuttavia la grammatica è una disciplina che ha per oggetto la conoscenza sistematica delle regole che governano il funzionamento di una lingua. La si potrebbe anche definire come insieme delle norme che regolano l’uso di una lingua (o anche l’arte di parlare e di scrivere senza errori). Questa è più propriamente la grammatica normativa, cioè la grammatica che espone una serie di “norme” basate su un modello di lingua (quello, ad esempio, proposto dalla scuola). Oltre alla grammatica normativa vi è la grammatica descrittiva che descrive uno stato della lingua (o di un dialetto) in un determinato momento: la grammatica dell’italiano di oggi, la grammatica del fiorentino del ‘300, la grammatica dei dialetti pugliesi. Vi è poi la grammatica storica che descrive lo sviluppo storico di una lingua, l’origine e la sua storia (nella fattispecie, l’evoluzione dal latino al volgare). La grammatica comparativa stabilisce i rapporti tra più lingue: la grammatica comparata delle lingue indoeuropee, ad esempio, In fine la grammatica generale cerca di stabilire delle leggi generali comuni a tutte le lingue. Basata sui principi dello strutturalismo americano di Chomsky, la grammatica generativo-trasformazionale dà ragione di come le frasi usate dai parlanti siano “generate”, mediante trasformazioni, da frasi minime.

f.s.

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