Nella ricerca teorico-pratica di Francesca Medaglia l’autorialità showrunner

Francesca Medaglia, Autore/Personaggio: interferenze, complicazioni e scambi di ruolo- Autori e personaggi complessi nella contemporaneità letteraria e transmediale, Lithos, Roma, 2020, pp. 446, € 28

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di Antonino Contiliano

La vie c’est l’ensemble des fonctions

qui résistent à la morte.

Xavier Bichat

Chi volesse incamminarsi fra le pagine dell’opera teorico-critica e metodologica di Francesca Medaglia (Autore/Personaggio: interferenze, complicazioni e scambi di ruolo- Autori e personaggi complessi nella contemporaneità letteraria e transmediale, Lithos, Roma, 2020, pp. 446, € 28), non dovrebbe fare a meno del riferimento al pensiero di Xavier Bichat sulla vita: “La vita è l’insieme delle funzioni che resistono alla morte” (Bichat, per inciso, è l’autore che Gilles Deleuze tira in causa allorquando legge il pensiero dell’amico Michel Foucault per annodare i concetti fondamentali del “filosofo”). Tra questi concetti c’è proprio quello che il pensatore M. Foucault ha articolato nel saggio “Che cos’è un autore” (R. Barthes invece titolava “Qu’est ce que l’auteur?).

Entrambi, a fine Novecento, in altre parole ponevano il problema della morte dell’autore così come era stato prefigurato dalla narratività moderna: istanza primaria e intransitiva rispetto alle identità dei personaggi e dei paesaggi che animavano i loro racconti.

Due modi di vedere la trasformazione dell’identità dell’autore nel suo rapporto con il/i personaggio/i, e tradotto nei termini di una nozione più generale, l’autorialità (F. Medaglia). Tema e questione, questo, che sostanzia il libro della nostra autrice (attualmente, come si legge in quarta di copertina, RTDA in “Critica Letteraria e Letterature Comparate” presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza- Università di Roma). L’autorialità è infatti il luogo-tempo astratto in cui la vita dell’autore come soggetto singolare e unico della modernità è in declino. L’autore si fa personaggio, muore come identità riconoscibile e separata. La sua figura si rinnova all’insegna dell’autorialità diffusa e si ridefinisce come una funzione che pluralizza l’identità autoriale, sì che, capovolgendo la coppia autore/personaggio tradizionale, ora si installa come processo di identificazione personaggi/autori.

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“Poeti con il popolo curdo” nuove armi

Poeti con il popolo curdo” nuove armi

Generale, l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.

Bertolt Brecht

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di Antonino Contiliano

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La pubblicazione nel dicembre del 2019 di Tam Tam Bum Bum – come Librorivista Internazionale di Poesia e uno “speciale” di «Poeti Con il Popolo Curdo» –, secondo noi, pone l’esigenza di qualche parola che vada oltre una semplice recensione. Come librorivista infatti unifica ciò che un tempo aveva tempi editoriali diversi. La rivista, diversamente dal libro, si qualificava come pubblicazione periodica e con contributi di diversi autori. Questa divisione, qui (librorivista), invece non c’è più.

La stampa di questo speciale, fermo il progetto po(i)etico unitario (ideale e tematico), intreccia e correlazione testi diversi: editoriali, poesie verbali e non verbali (visive o concrete), scatti fotografici che immobilizzano uno sguardo, un gesto, armi da guerra, foto ritoccate per risignificarle, riproduzioni pittoriche e paesaggi di guerra, copie di striscioni, dichiarazioni di intenti dei curatori, lacerti narrativi prelevati dai libri d’autore, scritture speculari asimmetriche e rovesciate, «la parola sperimentale» (Elisa Longo) che dialoga con le forme poetiche alternative e innovative, classiche, meno conosciute, frequentate, emergenti, i neologismi, la parola di strada.

Anche il fatto che i poeti – in questo numero speciale di poesia internazionale –, nello specifico, sono incisi solo come ‘poeti’, «Poeti Con il Popolo Curdo», è significativo. Un “popolo” cioè che al popolo curdo (che lotta contro l’oppressione, e la politica di genocidio e sterminio turca) si riferisce come popolo, e che solo come tale – un noi collettivo internazionale – solidarizza con il mondo dei valori e degli interessi dell’identità dei curdi in lotta per l’autodeterminazione e l’autonomia di entità plurietnica nella forma della “confederazione democratica”.

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Per una sovrana utopia, la rivoluzione

Per una sovrana utopia, la rivoluzione

Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popoli / e costruito

grandi città / aspettiamo che questo male muoia /

restiamo nelle case / e tutti insieme vinciamo. 

Eracleonte da Gela (233 a.c.)

Perché ogni epoca sogna la successiva,

ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

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di Antonino Contiliano

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La rivoluzione politica di classe, per una società universale senza classi, non è meno astrazione e sovrana utopia della corrispondente universalità scientifica e sperimentalità; ed è tale che insieme richiede anche capacità di astrazione dalle proprie identità. L’astrazione è potenza complessa, azione e forma organizzativa che attiene sia alla conoscenza che alla pratica, e non meno all’immaginazione produttiva che l’alimenta in vista di mondi umani possibili ugualitari. L’utopia è facoltà che appartiene ai domini del vivere umano, ma nel prospettare le trasformazioni di cui si fa carico implica, comunque, il rapportarsi con le cose, gli altri e le esigenze soggettive e collettive che coesistono e si intrecciano in qualunque contesto storico dato. Non manca di dover fare i conti con le stesse relative stratificazioni sociali (e d’altro genere) che connotano individui e collettività, nonché con le stesse possibili coerenze o incoerenze che incontra nel suo cammino. La realtà, cioè, in cui i soggetti generano istituzioni atte a realizzare le istanze etico-politiche comuni quanto quelle individuali entro modelli via via messi in pratica, e non senza attriti di atteggiamenti disparati fra posizioni impersonali e personali, legittimi e illegittimi, neutrali e imparziali.

A nessuno (singolo, o collettività) dovrebbe venire in mente di chiudere in soffitta l’utopia come istanza che, in un mondo stracolmo di diseguaglianze insopportabili, spinge verso l’uguaglianza sociale, le cose e le azioni necessarie al suo divenire-realizzazione. Ed è certo che il mondo delle diseguaglianze del modello neoliberista e ordoliberista non naviga nella direzione di una comunità umana d’uguali e liberi possibile, che, pur diversi nel pensiero e nelle idee, liberamente associati, all’unanimità decidano di inventare e sperimentare istituzioni a ciò necessarie (quali possono essere quelle di un divenire-mondo-comunista). Perché a fronte del potere sovrano delle altre logiche etiche, sociali, politiche che da tempo, già istituzionalizzate e in servizio, impongono discipline e controlli antidemocratici e classisti, la ratio dell’utopia rivoluzionaria non ha meno coerenza e possibilità di realizzazione.

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Il “Sempre” e il “di là di quella” del pensiero leopardiano

Ed è probabile che qui ci sia

qualche segreto da scoprine.

C. S. Peirce

Gaspare Polizzi e Giuseppe Mussardo, L’infinita scienza di Leopardi, Scienza Express, Trieste, 2019

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di Antonino Contiliano

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Il mondo speculativo, il retroterra scientifico-culturale e la stessa produzione poetica (complessiva) di Giacomo Leopardi non finiscono mai di incuriosire (del resto la curiosità è una passione della conoscenza e non ha limiti). Questa volta, la passione esploratrice prende corpo visibile nell’opera L’infinita scienza di Leopardi (Scienza Express, Trieste, 2019). Del volume sono coautori Gaspare Polizzi e Giuseppe Mussardo. G. Polizzi, leopardista (all’attivo già altri lavori pubblicati su Leopardi), storico della filosofia e della scienza. G. Mussardo è prof. di fisica teorica alla “SISSA” – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati – di Trieste. Di questo fortunato incontro cooperativo dei due sulla formazione e l’opera di Leopardi nella postfazione del libro (p. 188) ne parla Andrea Gambassi, altro “fisico teorico e direttore del Laboratorio interdisciplinare per le scienze naturali e umanistiche della Sissa”. Polizzi e Mussardo, mettendo in parallelo il tempo delle letture (antiche e moderne) e quello delle riflessioni evolutive del pensiero filosofico-poetico del Recanatese, seguono il concetto di infinito e di indefinito.

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Non mi piace dirti addio né arrivederci [In memoria]

Caro Giuseppe Panella

Non posso dirti arrivederci:

non credo che (post mortem) ci sia un altro mondo dove continueremo a discutere delle nostre visioni, dei nostri sogni poetici, del comune “Marx” venturo e del suo “general intellect” (già in corso d’opera digitale), o del comune “lascito” di Michel Foucault e di George Bataille …. (tutte le pagine che scrivesti e che divoravo…).

Non posso dirti addio:

i neuroni della mia memoria tengono acceso il carburante della poesia che hai versato fra le pagine dei “nostri” testi poetici collettivi anonimi “We are winning wing” e “L’ora zero” (Noi Rebeldìa), e lo spirito che hai mostrato quando ci posizionasti rispetto al “general intellect” (attaccato come delirante e preoccupante da qualcuno, perché privo di ironia), scrivendo che “sull’autoironia altrui non so; il mio testo di ironia ne contiene e molta…il “general intellect” ovvero il sapere contenuto all’interno della formazione sociale e produttiva vigente è termine marxiano facilmente coniugabile come sapere di classe…”; non hanno dimenticato (né messo all’angolo) le parole e l’amicizia (non poca) che mi davi quando a Firenze (caffè delle “Giubbe rosse”) venivo per dedicare tempo e amore alla poesia che ci legava, o quando scrivesti “Viandanti della rivoluzione. A proposito di “Compagni di strada caminando” («RISVOLTI»,VIII, n. 13, gennaio 2005), o quando scrivesti “Una rosa per Contiliano” come introduzione alla poesia di “Terminali e Muquenti”, o “Siamo in attesa che arrivi il futuro…  Antonino Contiliano, Tempo spaginato. Chi-asmo” (… e non continuo…).

Al di là di tutto questo non posso dirti addio: avendoti conosciuto e frequentato, nonostante sia andato via, mi sento meno povero; eppure ogni volta che muore un poeta, il mondo è sempre più povero. Ma noi, Caro Giuseppe, continuiamo a lottare: non vorresti diversamente!

Antonino Contiliano

Marsala, 24 maggio 2019

Tra la donna-sole e la donna-pesco, la “Noe Itō” di Franciso Soriano

Francisco Soriano, Noe Itō. Vita e morte di un’anarchica giapponese, Mimesis, Milano-Udine 2018, pp. 116, € 13,00

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di Antonino Contiliano

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Di “Noe Itō- Vita e morte di un’anarchica giapponese” (Mimesis, Milano – Udine, 2018) autore è Francisco Soriano. Opera composita, il libro, ripercorrendone alcune tappe, ricostruisce il tempo geo-storico complessivo e complesso del Giappone. È il Giappone visto e raccontato attraverso un intreccio che, contemporaneamente, incrocia le sue stazioni feudo-patriarcali, le lotte di successione tra identitarismo e spinte modificanti, il destino dell’anarchica e femminista Noe Itō e le dinamiche di reazione e controreazione.

Un complesso sistema di elementi che muove le trasformazioni della società e dei suoi habitus. Un processo, è possibile dire, a cui confini, tra il sommovimento tellurico (noto come il “Grade terremoto del Kantō” del 1923) e le correnti dei rivolgimenti di fine Ottocento e inizio del Novecento (in genere sono le correnti dei movimenti culturali e le traduzioni europei, come gli stessi sommovimenti rivoluzionari politici generati dalla rivoluzione sovietica), premono forze e tendenze che respirano tensioni e orizzonti diversi rispetto allo status dell’ordine di fatto. In giro, anche sotto l’ascolto delle “tra-duzioni” culturali europee, ad opera di minoranze culturali-politiche si respirava e si aspirava a legittimi cambiamenti.

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Dalle discrasie di Giovanni Fontana, insorgenze neghentropiche

Giovanni Fontana, Discrasie- sessioni metacritiche, Edizioni Novecento Libri, Roma, 2018, € 12,00, pp. 139

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di Antonino Contiliano

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Discrasie: un presupposto come sistema. Sessioni metacritiche: un campo di mutamenti e trasformazioni del/nel sistema. Un sistema di fasi che correlano in circolo il presimbolico – lo stato di mescolanza caotico del quid materico delle dis-crasie in brodo quantico – e le diramazioni analitiche della critica come campo di atti logo-linguistici differenziali in onda artistica ritmico-po(i)etica – separazione, distinzione, esame, giudizio, valutazione, giudizio. Atti che incidono la miscela delle discrasie e le mettono in frequenza enunciativa inscrivendone l’individuazione testuale significante differenziale.

Una significazione che per le vie del senso mette in gioco anche un certo plurilinguismo inter-mediale anti-controllo per dare battaglia al degrado dell’informazione psico-collettiva impiegando il Pegaso utopico quanto emarginato dell’arte e della poesia (non a caso Marcello Carlino nel testo che accompagna il libro – Discrasie – sessioni metacritiche – di Giovanni Fontana, identifica lo stesso come un poliartista che sfrutta l’inter-medialità quale arma antagonista che scompagina il monolinguismo della comunicazione medusatizzata del postmoderno).

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Francesco Muzzioli, “Mario Lunetta. La scrittura all’opposizione”

Francesco Muzzioli, Mario Lunetta. La scrittura all’opposizione, Odradek, Roma, 2018, pp. 141, € 16,00

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di Antonino Contiliano

Un poligrafo alchimista e proliferante. Una vita e una parola oppositiva, l’opera di Mario Lunetta. Una scrittura anti-sistema-mondo variamente proposta ma sempre nell’ottica di una espressione polisemica e plurilinguistica aggressiva. Una lotta materialista e una sottrazione engagé – giocate tra denuncia e demistificazioni, autoironia, ironia e sarcasmo (troskianamente permanente, direi) – che, nonostante il degrado invadente e pervasivo del sistema-mondo e della stessa “Forma Italia” (sventrata e sminuzzata dal capitalismo globalizzato dell’impresa finanziarizzata) mai sono dimentiche della possibilità antagonista-alternativa: hasta la vista, “il giovanissimo nome di comunismo”. Una scelta e un “fine vita” che Mario Lunetta (caro il caravaggesco moto “Senza Speranza. Senza Paura”) affida ai versi dell’opera “L’allenamento è finito” (Robin, Torino, 2016) e che Francesco Muzzioli richiama a chiusura della prima parte – “Il percorso poetico” – dello studio monografico (p. 65) che gli dedica. Ne riportiamo il pezzo:

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L’ora metastabile della poesia di Natalia Paci. Natalia Paci, “Pronta in bilico”

Tutta la mia sonora forza di poeta

io ti consegno, classe, all’attacco!

Majkovskij

L’ora metastabile della poesia di Natalia Paci. Natalia Paci, Pronta in bilico, Sigismundus Editrice, Ascoli Piceno, 2012

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di Antonino Contiliano

Pronta in bilico è una silloge di testi poetici di Natalia Paci. Il libro, editato da Sigismundus Editrice (Ascoli Piceno, 2012), è dedicato “al supereroe Vale Lux…”. Accompagnata da una nota di Renata Morresi, l’opera si presenta in cinque sezioni – Commentario precario, Acrobazie domestiche, Tocco senza tatto, Sexy shock (poesie d’amore), Haiku (poesie per cinque dita) – e un gruppo di testi grafici nominati “Contromano” di Cristina Maria Ferrara.

Ad ogni apertura di sezione, e (per inciso) a mo’ di sottesi compagni – Wislawa Szymborska, o la Costituzione repubblicana italiana, Patrizia Cavalli, Luigi Socci, Edoardo Sanguineti, Maria Grazia Maiorino –, coimplicati complici “Virgilii”, sembrano seguire il respiro e il movimento compositivo dei testi che, pagina dopo pagina, fanno le rispettive sezioni differenziate per il tipo di testualità tematica messa a lavoro.

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“Con i soviet dei Kom-futy, ancora…”. Saggio di Antonino Contiliano

Battete in piazza il calpestío delle rivolte!

/…/ Nostre armi sono le nostre canzoni. /…/

Vedete, il cielo s’annoia di stelle! /…/

Majakovskij, La nostra marcia

Non si tratta di conservare il passato,

ma di realizzare le sue speranze.

M. Horkheimer, T.W. Adorno

(Dialettica dell’Illuminismo)

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di Antonino Contiliano

Nel tempo delle bancherotte del capitalismo finanziario-simbolico e delle sue crisi sempre più ravvicinate (che il linguaggio del sistema considera come processo di rinnovamento permanente della propria naturalezza e eternità), è possibile rinunciare al linguaggio della ricerca che, storico-scientifica, relaziona la politica con l’arte, con la poesia, e i loro nessi ritmici con la speranza e l’utopia che il futuro non nega?

Se ogni individuo come ogni epoca non è giudicabile secondo l’immagine che ha di sé e non dimentica il futuro del passato rimasto immemore (un fuoco sotto la cenere come i sogni del mondo onirico), allora non c’è forma capitalistica che possa arrestare il futuro.

Così il primo terreno di scontro con il linguaggio dell’odierna forma cognitivo-immateriale del capitalismo contemporaneo potrebbe essere addirittura quello di ricordargli che la sua durata è smentita scientificamente dalla pluralità dei tempi (la teoria e la sperimentazione quanto-relativistica). Una pluralità dei tempi che trova anche il suo modo d’essere nella storia delle culture diverse e delle categorie verbali messe in uso, come per esempio il privilegiare l’“aspettualità” dei tempi verbali; le forme cioè perfettive, imperfettive e iterative (progressive, abituali) che maggiormente danno risalto all’azione. Qui non è il tempo assoluto della misura del valore astratto-capitalistico che conta ma l’azione, l’azione temporale che i soggetti vogliono significare con quella determinata idea-immagine (aspetto). E i soggetti hanno una singolarità plurale che prima di tutto obbedisce a differenti modalità di soggettivare la libertà e l’eguaglianza non solo nei rapporti con il tempo e i suoi ritmi/intervalli – “tempuscoli” – ineguali quanto differenziali (ritmo non è misura di ripetizione periodica fissa), ma anche con il blocco spazio-tempo dell’insieme delle relazioni socio-politiche dinamiche e instabili, asintotiche e aggrovigliate (pieghe frattalizzate).

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Un hacker per compagno nell’e-silio. Saggio di Antonino Contiliano

ferdinandeatrittico-acrilico-su-tela-40x120-2017-copiaCi sono periodi di altissimo sviluppo che non hanno rapporto diretto con lo sviluppo generale della società né con la base materiale e la cultura portante della sua organizzazione.
Marx
Il forte rilievo dato al potenziale politico delle arti…esprime prima di tutto l’esigenza di una effettiva comunicazione dell’atto di accusa alla realtà costituita e degli obiettivi della liberazione. È lo sforzo di trovare forme di comunicazione capaci di spezzare il dominio oppressivo del linguaggio e delle immagini costituite sulla mente e sul corpo dell’uomo; linguaggio e immagini che sono diventati da molto tempo mezzo di dominio, di indottrinamento e inganno.
Marcuse
Il comunismo è l’abolizione dello stato di cose presente.
Marx

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di Antonino Contiliano

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Sono passati ormai più di vent’anni dal 1979, l’anno in cui Gianni Grana in Epilogo Aperto (ma non è stato il solo nel XX secolo) ha scritto che finché c’è vita, qualunque strumento tecnico inventato si possa arrogare il diritto privilegiato ed escludente della comunicazione, si farà arte e si scriverà poesia. La morte dell’arte e della poesia è, in fondo, però, solo una metafora che nasconde la volontà di eliminare gli spazi della libertà.

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Le parole del reame

le-parole-del-reameÈ regola invariabile del potere che, le teste, è sempre meglio tagliarle prima che comincino a pensare, dopo può essere troppo tardi.

José Saramango

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di Antonino Contiliano

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Dimmi specchio del reame, quale fra le parole del bestiame è la più ricca di letame!

Il capitalismo non conosce trasformazioni se non per perpetuare se stesso. Il suo modello si basa sulle diseguaglianze, lo sfruttamento e le altre vie (già note, ma sempre più spesso dimenticate e/o negate come quella maestra della valorizzazione espropriativa) a proprio uso e consumo. Le sue asimmetrie di potere e la correlazione degli apparati che lo sostengono sono le chiavi del comando dei pochi che, potenti e padroni sui molti, ne beneficiano elevandosi a intoccabili. Non diverso orientamento, anzi più marcato e deciso, ha la fase in corso della sua riaccumulazione-ricapitalizzazione, quella che prende il nome di capitalismo finanziario. La fase che ha identificato economia reale e fittizia o virtuale che si voglia dire. Il nesso vitale cioè che, devastante, ne ha amplificato e intensificato il dominio di classe e lavorato per svuotare le stesse vecchie forme democratico-liberali, incrementare le diseguaglianze sociali, le povertà e l’immiserimento generale. Come dire che la macchina del capitalismo con i suoi proprietari e protettori non ha nessuna vocazione democratica (né ristretta né allargata). E di questa macchina tritatutto, una parte non indifferente è costituita da parole tipiche che fanno girare la ruota del commercio della comunicazione individuale e sociale.

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Punctum… ozio magi-stralis su “Il femminile e l’immaginario”

opera-mralloPunctum… ozio magi-stralis su “Il femminile e l’immaginario”*

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di Antonino Contiliano

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Non mi amo così come sono,

ma sono così come mi amo.

Narciso

L’identità gender, in ogni immaginario sociale e individuale, ha ragione d’essere solo nei modelli (l’ordine simbolico proprio ad ogni contesto storico-temporale quanto atemporale) delle soggettivazioni. Processi che, come i vari prototipi di macchine (o altro) prodotti dell’industria nei/dai contesti storici e contingenti – innescati dall’industria materiale e/o immateriale –, non sfuggono alla modellistica della situazione in corso d’opera della produzione e riproduzione (sempre rivoluzionaria, K. Marx). Sono i modelli cioè che nel loro divenire amalgamano la biologia naturale, le norme sociali e l’educazione, la cultura e il potere politico di classe vs le “minoranze” (specie il bio-potere della bio-politica della realtà a noi contemporanea). Il maschile e il femminile, così, al di fuori della relazione dei termini e delle connessioni con le extra-contiguità dei casi, non hanno sostanzialità alcuna. Cosa che, crediamo, può essere seguita scorrendo l’ordine schematico appresso fotogrammato:

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Quale Europa… Tra due eccellenti testimoni. L-F. Céline (di Stefano Lanuzza) e T. De Mauro

copertina-celine-lanuzzaQuale Europa… Tra due eccellenti testimoni. L-F. Céline (di Stefano Lanuzza) e T. De Mauro

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di Antonino Contiliano

Dopo il discorso sul divenire-Europa (1 Settembre 2016), svolto a proposito dell’Europa odierna da Tullio De Mauro – noto linguista italiano – nell’atrio del “Carmine” di Marsala in occasione della Cittadinanza onoraria conferitagli dall’attuale Amministrazione cittadina in carica, un altro discorso scritto (legato al luogo-tempo Europa) è presente in Città.

Il discorso altro sull’Europa è invece il Céline testimone dell’Europa di Stefano Lanuzza, scrittore, saggista, storico e critico letterario. Il libro, pubblicato per i tipi di «Prova d’Autore» (Catania, 2016), è qui opportuno ricordare che da settembre è presente negli scaffali della biblioteca comunale “Struppa” di Marsala. L’opera è stata donata all’istituzione bibliotecaria da chi scrive.

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Antonino Contiliano, “Futuro eretico”

cop-stamapata futuro eretico copiaAntonino Contiliano, Futuro eretico, Ed. Fermenti, 2016

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di Franca Alaimo

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Scrive Antonino Contiliano nel testo “Le radici del passato” (pag. 36) “Farfalle vorrei tossiche i poeti”, enunciando una poetica fedelmente perseguita, fin dai suoi esordi nella letteratura in un clima di protesta sessantottina, che non soltanto fallì i suoi obiettivi, ma che mise in atto un riflusso reazionario, da cui sono stati generati altri mostri, non ultimo “il piatto della solitudine collettiva” in seguito al dominio del “world facebook”, in cui è del tutto annegata ogni capacità individuale di reattività critica, di indipendenza deragliante, di visionarietà trasformatrice.

Contiliano usa ancora la poesia come un’arma che un’inusuale e composita tessitura linguistica rende tagliente e, appunto, tossica. Lanuzza, nella sua recente, pluricentrica opera “Il bosco, il mondo, il caos”, così scrive (pag. 41): “Contro il conformismo vestito d’obiettività, la poesia produce linguaggi ‘altri’ e diversi da quelli egemoni mai definitivi o legiferati; e interagenti con la prassi d’una critica generale e permanente, non addomesticabile dal pervasivo codice del dominio e delle sue predeterminate garanzie di senso”.

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Un romanzo-Kinoglaz, l’ultimo libro di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza, Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzoUn romanzo-Kinoglaz, l’ultimo libro di Stefano Lanuzza

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di Antonino Contiliano

Uno spaccato impietoso ma per questo vero quanto produttivamente inquietante, il nuovo libro di Stefano Lanuzza, Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzo (Stampa Alternativa, 2016). La ribollente squadernata molteplicità qualitativa che è la vita – “la vita colta sul fatto” (Dziga Vertov) –, un’esplorazione espositiva dei fatti e un montaggio cinemico che, tra inquadrature testuali ora corte, brevi, medie o a campo lungo, si offre per percezioni non anestetizzate, quali quelle oggi offerte dal mercato dei nostri giorni globalizzati, dei desideri fabbricati e soddisfatti (diversamente ti rimborsano!).

Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzo: un’opera accuratamene frastagliata (salut!) che dissolve le simmetrie identificanti e gratificanti; un errare critico che rompe gli specchi e vortica fra cose, immagini, segni, parole, nomi, personaggi dell’arte, della letteratura, della filosofia e della scienza; fra ambienti e paesaggi della memoria, discorsi, aforismi, chiasmi diàforici (“La follia del desiderio? Un desiderio di follia”, p. 56), affermazioni e concatenamenti dell’et et, etc. Come un film che, mentre scandisce la vita e i modi dell’arte d’esistere, ne sottolinea l’inequivocabile e irriducibile apparire cristallizzato di singolarità temporalizzate e costitutive del mondo che abitiamo.

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Il concerto “La Terra dei Ciclopi”. Un’alleanza di blocchi artistici

Foto  di Mirko Tamburello. Da sn, nella foto: Fabrizio Ferracane, Rino Marino, Sade Mangiaracina e Luca Aquino

Foto di Mirko Tamburello. Da sn, nella foto: Fabrizio Ferracane, Rino Marino, Sade Mangiaracina e Luca Aquino

Il concerto “La Terra dei Ciclopi”. Un’alleanza di blocchi artistici. Teatro “Garibaldi” (Mazara del Vallo, 3 Gennaio ’16)

Nnavanti e ‘nnarrè, ‘nnavanti e ‘nnarrè, ‘nnavanti e ‘nnarrè

Rino Marino, Carcere

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di Antonino Contiliano

“La Terra dei Ciclopi”. Un campo di forze artistiche in cui si intrecciano la musica, la fotografia artistica, la video-arte, la poesia e la recita attoriale. Un concerto. Un concerto come modalità espressiva che consente alla “terra” dei Ciclopi – una quasi-ripresa ciclica del pensiero di G. B. Vico sui primi abitatori della terra come “bestioni” dell’indistinto (un sentire-pensare cioè che non separa le due sfere; ciò che non pensa, infatti, abita il pensare anche quando le linee sembrano spezzarsi) – di esprimersi nelle varie forme territorializzanti e deterritorializzanti delle attività estetiche trascinate dalla musica del piano-jazz di Sade Mangiaracina (pianista e compositrice).

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“È guasto il giorno”. Il gusto dell’utopia

copertina di Marco PalladiniQui le croirait! on dit, qu’irrit contre l’heure /

De nouveaux Jousués au pied de chaque tour /

Tirainet sur le cadrans pour arrêter le jour

anonimo

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di Antonino Contiliano

Irritato contro il tempo presente, l’anonimo poeta della “Rivoluzione francese”, in corso gli avvenimenti, spara sulle lancette dell’orologio per arrestarne il giorno cui era stata assegnata la funzione di scandire la permanente continuità d’essere etico-politico travolto, e segnalare l’inizio di una svolta simbolica differente. Ma in questo frammento poetico, anonimo non è solo l’autore della scrittura in versi, anonimo è anche l’ipotetico lettore espresso con l’impersonale “on dit”, in quanto espressione di un’astrazione generica quanto generale e impersonale che riguardava tutti (il “noi” come molteplicità di “io” in movimento relazionale) e nessuno in particolare!

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Una galassia per 10 poesie

Antonino Contilianodi Giacomo Cuttone

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“OnDevaStar” è l’ultimo libro di poesie di Antonino Contiliano. Il libro esce per i tipi di EUREKA Edizioni (Associazione Culturale, Via T. Tasso, 30 – 70033 Corato, Bari 2015; e-mail-eureka.corato@gmail.com). Curata da Oronzo Liuzzi e Rossana Bucci, la nuova raccolta poetica di Antonino Contiliano, “OnDevaStar”, è la quarta edizione con cui EUREKA porta a compimento il suo progetto editoriale di libri d’arte:
“100 esemplari in piccolo formato, numerati, firmati e personalizzati da interventi diretti degli autori con un loro segno distintivo di originalità che rende il libro un connubio unico di poesia e di arte”.

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L’indesiderabile identità. Il pennello di Sal.

equilatero_habitus_sal_giampino_giano copiadi Antonino Contiliano

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Il mondo delle immagini delle opere pittoriche, sempre più spesso, oggi si pone come un soggetto che fa domande con il linguaggio che ha in proprio e autonomo, limitando con ciò il vecchio ruolo della discorsività linguistica come il modello da imitare (la poetica della mimesis) e cui subordinarsi. Le immagini pittoriche si pongono così di fronte e impegnano gli autori (artisti o poeti) in un rapporto d’inter-azione collaborativa attraverso un utilizzo dei media impiegati; il medium che modalizza il mettersi-in-forma del fare, del vedere, del dire e del mostrare, guardare e leggere le immagini e il mondo che vi si rappresentano con il linguaggio non verbale. Si tratta di un altro punto di vista, una lettura fenomenologica diversa (in genere) da quella che dicotomizza attività e passività, esibizione e significato o sensibilità e pensiero-azione. È il punto di vista di chi pone, invece, la “configurazione” delle forme nella prospettiva di un percepito che non rimane muto, o specchio che riflette solamente senza vedere e senza dire/suggerire quale modello e stile sono in corso d’opera. La con-figurazione, qui, infatti, è forma che, rinviando alla condensazione concettuale che vuole rendersi visibilità tra determinazione e indeterminazione, produce l’immagine stessa quanto la dimensione iconologica della parola che l’accosta facendosi interpretazione, per leggervi l’“immaginità” (J. Rancière, Il destino delle immagini, 2007) del visibile-percepito o del suo “percetto” (deleuzianamente la costellazione dei percetti e degli affetti di cui quel mondo è portatore). Visibile non è solo quello che si vede; in ogni quadro e le sue immagini c’è anche un’altra pensabilità-visibilità con-figurante che il pensiero incrocia tramite il linguaggio stesso dell’immagine e il discorso linguistico fino ai limiti di un’astrazione non incorporabile o al vuoto stesso come esperienza del non visto e del non dicibile. Loro hanno così una memoria e una struttura che – come ripropone la svolta dell’iconic turn, i visual studies, o la variazione della ri-presa “morfologica” goethiana (Cfr. Olaf Breidbac/Federico Vercellone, Pensare per immagini, 2010) – non si lascia ridurre al consumo solo soggettivo o a indebite cristallizzazioni di sostanze oggettivate separate e naturalizzate, destoricizzate e decontestualizzate, quanto a una pura e semplice stereotipia imitativa.

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Noi Rebeldía 2015.0.1, “Guevara goguEr”


di Antonino Contiliano

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“Guevara goguEr” (Noi Rebeldía 2015.0.1) è la versione multi-mediale (sebbene, per ora, solo parzialmente rispetto al progetto originario) del testo solo letterario-poetico (plurale e sine nomine) del soggetto collettivo anonimo “Noi Rebeldía 2015.0”. Il testo che, nella sua forma solo verbale, e accompagnato anche da una nota che ne dice finalità e regole condivise) è già in rete (http://www.retididedalus.it/Archivi/2015/giugno/LUOGO_COMUNE/3_noirebeldia.htm).
Oggi, nella sua nuova versione “parzialmente multi-medializzata” (manca dell’intervento musicale e della video art, cosa che era prevista dal lancio iniziale), è messo in rete https://www.youtube.com/watch?v=teLYD_F3j50 (successivamente sarà linkato da http://www.retididedalus.it – il suo luogo d’origine – e su altre pagine web).
Il nome del soggetto collettivo “Noi Rebeldía 2015” così si aggiorna e si scrive “Noi Rebeldía 2015.0.1”. Una dizione di serie cioè che ne esplicita la versione aggiornata e successiva alla sola forma letterario-poetica.
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Erezione eretica, Insurrezione erotica

Erezione eretica, Insurrezione erotica

(Marsala, “2Rocche”, 20-8-’15, ore 21,30)

a Emilio Piccolo

Democrazia: “regime politico definibile […] come unione di tutti i cittadini, che esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. […] non hanno convenuto però di pensare e di ragionare in modo unanime.
 Spinoza, Trattato teologico-politico

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la rivoluzione non ci sarà? bene! corpi, io e tu, uniti, andiamo allora a scopare! nessosesso è bona corposa-mente tresca-azione!
 ONG non-estinti poetry

di Antonino Contiliano e Fabio D’Anna

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Il 20 agosto’15 , alle “2Rocche” (ore 21, 30) di Capo Boeo di Marsala, l’“ONG non-estinti poetry”, condizioni climatiche permettendo, organizza l’ormai nota serata di letture letterarie e poetiche, musica e pittura, teatro et alia aperta a chiunque volesse farne parte. Liberi da ogni patrocinio e tutela, ognuno si attrezzi come può in termini di strumenti…illuminazione (per leggere o fiaccolare i buchi della rocca) ed altro!

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L’errante poeta Gianmario Lucini

copLucini copiaL’errante poeta Gianmario Lucini

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di Antonino Contiliano1

Lascio […] che ognuno viva a suo talento e che

chi vuol morire muoia a proprio piacimento,

purché a me sia dato di vivere per la verità.

B. Spinoza (al sigr. E. Oldenburg, Epistolario, XXX)

L’editore e poeta Gianmario Lucini è morto nell’ottobre del 2014. Non ha potuto vedere nulla del destino di quest’ultima sua fatica poetica, Istruzioni. Per le quattro sezioni che compongono il libro – Istruzioni per la notte, Istruzioni per l’ascesa, Istruzioni per l’ira, Istruzioni per la città –, le poesie di questa raccolta, a parere di chi scrive, non sono molto lontane da veri e propri esercizi spirituali, e numerati.

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Oltre il “singolare”: scritture collettive e autoralità diffusa Intervista ad Antonino Contiliano (Noi Rebeldìa)

scritture collettive

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di Silvia Ciancimino1

  1. Volendo recuperare alcune recenti considerazioni di Gabriele Perretta sullo stato dell’arte a noi contemporanea, egli, problematizzando l’irrimediabile metamorfosi e dell’opera e dell’autore che la concretizza (come fenomeno endemico ai complessi regimi di accumulazione di capitale immateriale e monetario), sostiene: «l’artifex è più vicino ad un esangue artigiano che si allena ad eseguire un mandato progettuale e teorico ormai staccatosi dal contesto del singolo soggetto […].
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La passione della/per la parole di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza, Céline della LibertàLanuzza Stefano, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un «maledetto» , 2015, Stampa Alternativa, € 14,00

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di Antonino Contiliano

Due particolari e recenti eventi editoriali richiamano il nome dello scrittore e critico Stefano Lanuzza. Sono l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, tradotto in lingua tedesca da Moshe Kahn (S. Fischer Verlag, Frankfurt, 2015), e ora, dello stesso Lanuzza, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un “maledetto” (Stampa Alternativa, Roma-Viterbo, 2015). Si tratta di due pubblicazioni che hanno al centro, pur diversamente connotato, un linguaggio letterario ‘eretico’ (per una letteratura non d’‘accatto’, ossia consumistica o di mercato): un linguaggio come passione della parole, come scelta fortemente trasgressiva.

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“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera

uma“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera

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di Antonino Contiliano

 

“CENTO POET*” – chiamati dalla battagliera poeta Nadia Cavalera attorno alla sua stimolante e viva idea-progetto di umanità “femina”– si ritrovano come un compatto “noi” poetico attorno a lei e alla sua proposta costituente in itinere. È la proposta che per ora si è concretizzata nelle voci antologiche di “UMAFEMINITÀ- CENTO POET*. Nadia Cavalera, per ricordarla ai più, è la stessa poeta che a Modena ormai da anni porta avanti con successo il premio di poesia “A. Tassoni”.

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Gianmario Lucini, “Vilipendio”. Prefazione di Antonino Contiliano

copertina VILIPENSIO In certi momenti storici il testo, per essere fruito

esteticamente, deve avere obbligatoriamente una

funzione non solo estetica […].

Jurij M. Lotman (La sttuttura del testo poetico)

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di Antonino Contiliano

Se “Vilipendio”, l’ultima fatica poetica di Gianmario Lucini, – come lui stesso si affretta ad anticipare (Nota dell’autore), – non «è un libro di poesie “civili”», in quanto «epica della coscienza, dei suoi conflitti e dei sentimenti che li agitano», piuttosto che il sentire individuale dei singoli “cives” e insieme delle contraddizioni paradossali e/o aporetiche che ne attanagliano stile di vita e destino solo personali, è anche vero che questa raccolta di nuovi testi poetici ha una dimensione etico-politica pubblica di indubbia e rilevante rivelazione “estetica”. Rilevante, la funzione estetica, in quanto rivela simultaneamente un’incidenza etico-politica di pubblico e comune interesse. L’aisthesis poetica di questo lavoro, infatti, avvia a una lettura e un’interpretazione che non è solo artistico-poetica, o riconducibile alla sola autonomia linguistica autoreferenziale. Anzi, si potrebbe dire che la percezione artistico-poetica di questi testi de il “Vilipendio” risalta per un rovesciamento tipico di quel che viene suggerito nei dis-corsi dei versi del ductus subtilis. La strategia che propone come tema dell’idea l’inverso di quello che si vuole dimostrare per testimoniarne l’insostenibilità. Il vilipendio – scrive infatti il poeta Lucini (Nota dell’autore, p. 8) – è solo una provocazione: «una dichiarazione di ostilità intesa come sommo atto d’amore». È il disprezzo (vilipendio) che si rovescia nel suo contrario: la scelta dell’innocenza e dell’amore trascendenti/trascendetali come bene – «Lasciami settembre dalla tiepida aria / rammentare le nostre sventure / nella carezza del sole che deterge lo sgomento / per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore // … Insegnami, settembre, l’arte di obbedire / alla benedetta collera del cuore //… pronta a scattare / non appena l’uomo dimentico della morte / la vada a cercare. Questo è il dovere /del poeta capace di amare» (Congedo, p. 75).

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“Muore il poeta Gianmario Lucini, una perdita da non perdere” di Antonino Contiliano

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di Antonino Contiliano

Oggi (29 ottobre 2014) Piateda (SO), la moglie Marina e gli amici di Marsala (e non solo), increduli e pietrificati, assisteranno ai funerali del poeta-editore Gianmario Lucini. Marsala deve non poco a Lucini poeta, e non solo per i libri donati alla biblioteca comunale di Marsala. A Marsala, e più di una volta, Gianmario ha portato la voce lirica di una poesia fortemente impegnata sul fronte del conflitto etico-politico: “Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci […] epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale (A.C., in https://retroguardia2.files.wordpress.com/2012/06/monologo.jpg, giugno 2012). Marsala lo ha conosciuto con L’IMPOETICO MAFIOSO, IL RICATTO DEL PANE, CUORE DI PREDA, IL CANTO DEI BAMBINI PERDUTI.

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La “parresia” ne “I Giganti della Montagna”. Il coraggio di dire-la-verità

conte+ilse2 copia 2La parresia ne I Giganti della Montagna. Il coraggio di dire-la-verità.

Saggio e video dello spettacolo teatrale

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di Antonino Contiliano

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Il 30 e il 31 luglio 2014, l’attore e regista Massimo Pastore (aiuto regia: Simona Linares) ha messo in scena il capolavoro incompiuto di Luigi Pirandello, «I Giganti della Montagna». Per inciso, il finale (L’enigma) dell’opera, e sotto forma di monologo (affidato al personaggio di Mara-Mara, interpretato da Giorgia Amato), veniva scritto dallo scrivente.

Il 17 luglio 2014, nei locali del “Carmine” di Marsala, il regista Pastore, in anticipo, oltre a manifestare pubblicamente l’intento e il senso del suo lavoro di regista e di questa sua realizzazione artistica (autofinanziata), annunciava che la rappresentazione teatrale sarebbe avvenuta – il 30 (prima) e il 31 (replica) luglio 2014; ingresso libero e gratuito – presso il Parco delle Cave di S. Padre Perriere (Marsala).

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Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía” (Parte 2/2). Saggio di Antonino Contiliano

Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il differenziale dell’avanguardia open source

 

Il differenziale della parola dell’avanguardia open source e dell’impegno, in questo contesto, non è più volto all’integrazione per chiudere la creazione artistico-po(i)etica nell’integrale di una identità monologica della lingua formattata del cognitivismo informatico, quanto piuttosto disponibile ad accogliere le biforcazioni eterogenee delle singolarità artistiche nel collettivo plurilogico e polisemico del testo collettivo poetico. Il differenziale dell’avanguardia open source è, infatti, come una pluri-sorgente del divenire “noi” delle singolarità molteplici, o una sorgente come insieme di affluenti che si incrociano e mescolano in un nuovo soggetto di ibridazioni. Un processo multiforme e un continuo divenire conflitto contro la formattazione delle forme e delle scritture biodiverse. L’ordine della monologia informatizzata non gradisce delle gemmazioni significanti plurime. Il corpo di queste scritture poetiche sarebbe così una moltiplicazione della forza conflittuale come offesa, oltre che fuga, nei confronti dell’impoverimento della lingua e del suo potenziale di ribellione politica.

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Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía” (Parte 1/2). Saggio di Antonino Contiliano

avanguardia poeticaAvanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il tempo non dona nessuna immobilità alle cose. Forme, materiali e rapporti tra costanti e variabili sono contemporaneamente soggetti e oggetti di una continua trasformazione e ibridazione, dove il luogo della soglia fa valere il tertium datur piuttosto che il tertium non datur. Un luogo multiplo dove il multiplo non si determina ancora come successione ed esclusione, ma pluralità in movimento: è simultaneità di compossibilità eteronome indeterminata e virtuale (una potenzialità che aspetta un passaggio per la realizzazione) di soggetti e soggettività sociali che si relazionano conflittualmente. Un insieme di eventi singolari e singolarità che aspettano la grammatica e la sintassi del pensiero per uscire dal vuoto materiale e che, grazie agli atti dell’astrazione e della prassi, possono concretizzarsi in forme determinate e aperte di produzione e riproduzione. Nessuna forma che configura il reale ne chiude la totalità, esposte come sono all’instabilità degli eventi; e non c’è intreccio che non rimescoli il loro farsi textum. Il dissolversi e il riconfigurarsi delle strutture evenemenziali e delle loro articolazioni non si solidificano in nessun stato di perenne permanenza. Ciò, tuttavia, non impedisce l’accesso alla verità e l’individuazione delle condizioni che la rendono possibile come textum materiale-simbolico-semiotico mixato e immesso nel circolo della comunic-azione. Un intreccio di eterologici che non dissociano mai completamente l’oscurità e la trasparenza degli eventi e la mutua mutazione interconnessa che li definisce e li espone mediante un ordine che, in ogni modo, rimane allegorico, lì dove c’è sempre un extrasimbolico materiale che aspetta di essere messo in scena, in quanto non tutto è stato realizzato.

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L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

a Emilio Piccolo

non sempre chi va via va via

tu andandotene sei rimasto

a.c.

L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

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di Antonino Contiliano

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È vero, la globalizzazione capital-neoliberista ha cambiato molte cose. Nessun stile di vita, singolare e sociale, dentro e fuori i confini di ciascuno popolo, è rimasto indenne. In questo passaggio, – che, tra XX e XXI, ha toccato strutture e sovrastrutture modificandole profondamente, – se da un lato rimangono costanti i rapporti di identità e potere del capitalismo egemone, dall’altro, a fronte dell’avanzare della comunicazione di massa, gestita dai nuovi media e “nuovi intellettuali collettivi organici” – tv e www –, il linguaggio e il pensiero della cultura e della ricerca critica, pur perdendo i vecchi punti di riferimento, aprono altre prospettive di revisione e progettazione. Il rullo compressore dell’azione neoliberale e ipermoderna ha impoverito ogni linguaggio; ogni segno e parola hanno perso la profondità per far spazio agli algoritmi della velocità digitale, piegandoli solo ai mercati e ai conti dei costi e ricavi di classe, alle identità dequalificate e degradanti dell’omogeneizzazione della finanza e dei salotti dell’audience. La logica dello scambio e della valorizzazione capitalistica, rivoluzionandosi, ha cambiato sola forma. La sostanza è rimasta invariata; anzi si è fatta più triste e perversa: la liberalizzazione, e non solo per caso, si è trasformata in una gabbia elettroinformazionale di disciplina e controllo più pervasiva e diffusa che mai.

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UNA JACQUERIE TRA LE PAGINE DEL LIBRO DI MARCO PALLADINI, “ATTRAVERSANDO LE BARRICATE. POESIE”

Marco Palladini, Attraversando le barricateUna jacquerie tra le pagine del libro di Marco Palladini, Attraversando le barricate. Poesie, Robin Edizioni, 2013, pp.179, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Attraversando le barricate è l’ultimo libro di poesie pubblicato da Marco Palladini. Il libro è edito per i tipi di Robin Edizioni, Boca (NO), 2013. I testi sono così raggruppati: SPIRITO DEL TEMPO (11 POESIE), STRETTAMENTE PERSONALE (6 POESIE), BALLANDO NEL SOTTOMONDO (17 POESIE), MusikalMusa (12 POESIE), (NO)BODY ART (12 POESIE), EROS PRO NOBIS (13 POESIE).

A lettura ultimata non spiace pensare a queste poesie di Marco Palladini, raccolte sotto il titolo Attraversando le barricate, come dei rivoltosi in assetto jacqueries. Una jacquerie che, come suggerisce il gerundio “attraversando”, è un “mentre” in azione, e ciò sia temporalmente sia spazialmente. L’attraversamento, infatti, non è solo un’azione temporale; è anche un movimento che buca i vari sbarramenti dello spazio civilizzato, quello che un certo modello di vita svitalizzata continua a porre per perpetuare se stesso e a ignominia di ogni cosa e valore alternativi. Attraversando le barricate, quelle (gli sbarramenti) che sono i pilastri del mondo del disamore e della violenza, innalzati per difendere e imporre il suo potere di classe e le devastazioni del caso, ha un soggetto agguerrito; è un collettivo che agisce come un insieme di pugili – le poesie – che mettono a segno i colpi sulle “barriere”. Allora i corpi dei caduti, implosi e colpevoli, facendo cumulo su se stessi, si elevano come le rovine di una fortezza abbattuta dalla jacquerie poetica.

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Fra i ritmi dei rifiuti speciali degli “scarti di magazzino”. Postfazione di Antonino Contiliano

Ivan Pozzoni, Scarti di MagazzinoIvan Pozzoni, Scarti di Magazzino, Postfaz. Antonino Contiliano, Limina Mentis Editrice, 2013, pgg. 78, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Che poesia e politica si nutrono della stessa potenza della parola, orale o scritta, comune e transvalutata, e con effetti di copertura o scopertura ideologica, più o meno consapevolmente perseguita con enunciati di natura, in genere, allusiva e metaforica, è cosa ormai abbastanza assodata, come è altrettanto riconosciuto che l’oggetto della loro azione è il mondo comune della praxis e del suo prisma materiale dinamico nelle forme del sensibile, economico, sociale, politico, culturale, simbolico, etc., ovvero nelle forme della produzione di soggettività umane che rispecchiano i diversi rapporti di forza costitutivi.

Di questi tempi – crisi di trasformazione e di consolidamento del capitalismo finanziario-militarizzato – è diventato nauseante stereotipo mass-mediale giornaliero sentire ripetere da economisti e uomini della casta o di parte che la crisi è della società italiana o che il corpo della “nazione” è quello di un ammalato colpito da emorragia inarrestabile, e che se non si interviene con “lacrime e sangue”, aliud pro alio (“macelleria sociale”), il fallimento, il default, la bancarotta non mancherà di mandare allo sfascio completo il “bel paese”!

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IL PLUSVALORE DELLA POESIA, IL SIGNIFICANTE NON MERCIFICABILE NÉ DIGITALIZZABILE VS I CLOMINIMEDIA (parte III). Saggio di Antonino Contiliano

Il linguaggio della poesia contro-tendenzaIl plusvalore della poesia, il significante non mercificabile né digitalizzabile VS I CLOMINIMEDIA

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di Antonino Contiliano

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Il linguaggio della poesia contro-tendenza

 

Se la terza rivoluzione industriale capitalistica è quella che sfrutta il linguaggio automatizzandolo pur nei modi sofisticati degli algoritmi elettro-informatici, ma sempre come linguaggio omologo al capitale e alla sua riorganizzazione, perché non pensare il  linguaggio della poesia come una rivoluzione e un agire in tendenza opposta?

In quanto divenire libertà cooperativo-plurale di costanti e variabili simbolico-semiotiche eterogenee, la cui significanza rimane una forza viva e potente innovazione creativa ed euristica, il linguaggio dei testi poetici ha, infatti, e propone, una politicità pluralizzata di lotta senza pari. La potenza dei suoi sensi esorbitanti e di soglia “indecidibile” (come il teorema di Gödel in logica matematica: se coerente è incompleto; e se completo è incoerente) non abiura all’impegno della responsabilità etico-politica verso il futuro. È come se fosse l’etica della poesia a chiamare verso l’impegno nella realizzazione di nuovi rapporti con le cose. Il tempo dell’a venire, disponibile a realizzare i valori dell’essere antagonista, infatti, non ha senso alcuno al di fuori del suo rapporto espressivo eversivo segni-cose. Una vera e propria dismisura estetico-politica che, in certo qual modo, si com-misura con quell’istanza morale emergente che, in una globalità voluta a-teorica e a-conflittuale, si vorrebbe conciliatrice, ma in realtà (se sola) è occultatrice del “reale”, delle sue contraddizioni e dei suoi antagonismi politico-sociali.

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IL PLUSVALORE DELLA POESIA, IL SIGNIFICANTE NON MERCIFICABILE NÉ DIGITALIZZABILE VS I CLOMINIMEDIA (parte II). Saggio di Antonino Contiliano

Poesia, significante non mercificabile né digitalizzabileIl plusvalore della poesia, il significante non mercificabile né digitalizzabile VS I CLOMINIMEDIA

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di Antonino Contiliano

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Poesia, significante non mercificabile né digitalizzabile

Il linguaggio poetico e la sua capacità di azione dirompente, la sua astrazione particolare quanto la sua stessa capacità di  mettere in moto immaginazione e ipotesi come altri punti di vista, come si verifica nei processi degli “esperimenti mentali” scientifici e della stessa astrazione matematica, è cosa da non sottovalutare come modo di agire, conoscere, comunicare e con-astrarre immaginativo diversi, oppositivi e alternativi. L’astrazione, più dell’intuizione, permette sia alle scienze quanto alla poesia di escogitare e ipotizzare versioni nuove e alternative di realtà, che, sebbene contaminate dalla logica fantastica e ana-logica, non perdono mai di vista le possibilità di realizzazione e applicazione (docet, per esempio, la storia dei numeri immaginari e delle città utopiche).

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IL PLUSVALORE DELLA POESIA, IL SIGNIFICANTE NON MERCIFICABILE NÉ DIGITALIZZABILE VS I CLOMINIMEDIA (parte I). Saggio di Antonino Contiliano

CLOMINIMEDIAIl tempo è rivestito di indumenti diversi a seconda del ruolo che riveste nei nostri pensieri.
John Wheeler
Il tempo viaggia in posti diversi con persone diverse. Ti dirò con chi il tempo va all’ambio, con chi al trotto, con chi al galoppo, e con chi sta fermo.
William Shakespeare
Noi deduciamo la nostra estetica, come pure la nostra moralità, dai bisogni della nostra lotta.
Bertolt Brecht

Il plusvalore della poesia, il significante non mercificabile né digitalizzabile. VS I CLOMINIMEDIA

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di Antonino Contiliano

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Siamo nel pieno avanzamento dell’economia dell’immateriale industrializzato (la svolta post-fordista), l’economia capital-neoliberista che nei suoi processi produttivi espropria e sfrutta il cervello/mente, il linguaggio e gli affetti, l’informazione e la comunicazione, il cognitivo e le relazioni cooperative mentre, dall’altro lato, cura l’occupazione della terra delle soggettivazioni sociali con l’ausilio complementare delle nuove protesi macchiniche quali il computer e internet.

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Il “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

Poetry Music Machine, Marco PalladiniIl “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

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di Antonino Contiliano

 

Chi volesse avvicinarsi alla poesia di Marco Palladini e, in modo particolare, a quella del suo Poetry Music Machine (oyxeditrice, Roma, 2012), una “Audio antologia” (libro +CD), non può trovare, crediamo, immagine analogica migliore che quella di un’onda verbo-ologramma in versi e “arsi” in girotondo e semiosfera di guerra po(li)etico-artistico. L’onda che non trascura niente dell’oggetto – il modello del suo mondo estetico-poetico e ideologico-politico – ripreso e offerto agli altri, l’ipotetico lettore/ascoltatore e/o critico.

L’onda ologrammatica di Poetry Music Machine è quella di una poesia, naturalmente, che relaziona letterario ed extraletterario e lo aggomitola alla maniera dei punti di tempo della pagina del cyberspazio – che simulano l’informazione-comunicazione contratta nei nodi lanciati alla velocità bit della luce. E il peso e la densità di questi nodi poetici, trasportati dai versi lungo le due coordinate offerte dalla pagina, ne curvano il piano nella bidimensionalità degli assi linguistici (paradigmatico e sintagmatico, la scelta e la combinazione degli elementi coinvolti), come se fosse una geometria alfabetica relativistica e, per altro verso, in mimesi della bidimensionalità della virtualità temporale del cyberspazio. Il tempo della rete e dei suoi nodi www. Il reticolo comunicativo che ha sconvolto l’abituale successione cronologica di passato, presente e futuro, così com’è proprio della turbolenza del tempo poetico che sostanzia (almeno siamo inclini a leggere) i testi poetici di questo Poetry Music Machine di Marco Palladini.

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La passione del “noi” e il conflitto, il mondo di Giorgio Gaber. Due parole sul saggio del prof. Claudius Messner

coper.gaber.jpg.2Sono un uomo che ci crede ancora…sono malato

di conoscenza, di voglia di cambiare le cose…

Forse è da lì che ciascuno di noi dovrebbe

ripartire, dall’individuo e dalle sue contraddizioni.

Giorgio Gaber (1984/1998)

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 La passione del “noi” e il conflitto, il mondo di Giorgio Gaber. Due parole sul saggio del prof. Claudius Messner

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di Antonino Contiliano

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La realtà, lasciò scritto Bertolt Brecht nei suoi pensieri sull’arte e la letteratura (oltre che nei suoi testi poetici e teatrali), ha più forme di quante ne possa inventare la poiesis dell’uomo, e di quelle che la “modernità”, in particolare, ha pensato e agito per creare un uomo e una società nuovi. Questi, specie nel Novecento, il “secolo breve”, ci ha provato (sintetizziamo e per approssimazione), fallendo, infatti, in modi diversi (ma il secolo breve avrebbe anche di che difendersi di fronte a un tribunale!). Sono le prove delle grandi guerre e delle rivoluzioni rosse, nere, gialle e bianche; quelle dei blocchi contrapposti e degli equilibri del terrore o quelle degli ecumenismi etico-religiosi fondamentalisti, e di segno diverso; quelle tecnologiche e ideologiche della prima e seconda (post-fordista) industrializzazione o quelle che fanno appello al diritto, ai diritti e ai diritti fondamentali, etc.

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Comunismo possibile. Utopia efficace

 L’amico aveva il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata/ per consentire al figlio di essere quello che ora è. / […] / Nulla ricorda in lui il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata / per consentirgli di essere quello che è. […] / È felice, e basta. / Va in televisione, fa l’addetto stampa, / e parla sempre con la stessa voce, dice sempre le stesse cose.  / Che i comunisti sono cattivi, e hanno rubato la gioventù / a chi solo perché aveva vent’anni credeva di essere eterno / e di poter cambiare il mondo. Che il mercato rende liberi, / e che un servo di scena può essere felice come il padrone, /  e che sa bene come i servi sono simili a quei cagnolini, / e che scodinzolano non appena annusano l’odore del biscotto.
Emilio Piccolo[1]

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di Antonino Contiliano
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Nel  “kuore dell’impero, mescolando memoria e desiderio” – scrive Stefano Docimo, Attualità o no del comunismo- TEMPI DI CATASTROFE, TEMPI INTERESSANTI (www.retididedalus.it, luglio, 2012)  –  è  possibile ancora pensare alle promesse del “comunismo” e alle sue premesse?

Il cuore dell’Impero, chiamando a testimoni l’Identificazione biometrica (Mario Lunetta, Ivi) e l’Algo-Mondo(Marco Palladini, Ivi), infatti non predilige “un’equa distribuzione dei pani, dei pesci & delle tecnologie” (Mario Lunetta) e “non conosce Algos, il gran dio dei dolori /che ci fa umani oltre le equazioni incognite, / anestetizza ogni operazione di vita” (Marco Palladini). E tuttavia sembra che le premesse per attivare il mondo delle promesse della democrazia comunista non manchino se i “tempi di catastrofe” dell’Impero appaiono “tempi interessanti”.

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Gualberto Alvino, “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Gualberto Alvino, La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo Editore-University Press, 2012, pp. 174, € 16,80.

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di Antonino Contiliano

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Non sempre appaga lettori e critici leggere opere letterarie insolite, che sconvolgono i canali della scrittura consolidata e quelli dell’attigua comunicazione narrativa e critica orizzontale (lineare), in quanto – come scrive l’autore nella Premessa – sono irregolari e con, nel bagaglio, una variegata e complessa struttura linguistico-stilistica. Se poi l’urto avviene con la lingua liscia, semplificante e accuratamente deprivata di pieghe e “invenzione” – che la parola letteraria invece cerca, inseguendo la materia con opzioni formali tutt’altro che scontate e di facile accesso –, allora certa prosa letteraria e la parola verticale che le dà vita – geometria stilinguistica non lineare –, come scrive lo stesso Alvino, «fa saltare le sinapsi» (p. 90) e ne richiede di nuove. Qui i contenuti hanno la sostanza che la forma dell’autore ha costruito e coagulato in quel testo sicuramente particolare e non disponibile per un soggetto che non si muova con sensibilità, intelligenza e apertura all’ascolto e alla com-prensione dell’intera costruzione letterario-poetica, la quale si presenta e s’impone con un’architettura nuova e originale. Se non si sta in questo “fra”, nessuna spiegazione plausibile, o comprensione ragionata (non necessariamente seguita da un accordo) e interpretazione contestuale e attualizzante troverebbe passaggi di penetrazione praticabili (pur conflittuali) per la ricerca del senso.

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Noi Rebeldìa 2010, “We are winning wing”, a cura di Antonino Contiliano

Noi Rebeldìa 2010, We are winning wing, a cura di Antonino Contiliano, Introduzione di Francesca Medaglia Postfazione di Marta Barbaro, Edizioni CFR – 2012 – pp. 88 € 10,00

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Dalla quarta di copertina (fonte: sito dell’editore)

Un gruppo di scrittori ribelli, che si identificano con un nome collettivo (“Noi rebeldìa”, ossia “Noi rivoltosi”) gioca con la rete”, come scrive Marta Barbaro, e si inventa un testo collettivo. I loro nomi:

Franca Alaimo, Giuseppe Aricò, Gherib Asma, Nadia Cavalera, Massimiliano Chiamenti, Antonella Ciabatti, M. Teresa Ciammaruconi, Giovanni Commare, Ivana Conte, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Valerio Cuccaroni, Davide Dalmiglio, Antonio Fiore, Stefano Lanuzza, Mario Lunetta, Bianca Maria Menna, Francesco Muzzioli, Giovanni Nuscis, Leonardo Omar Onida, Natalia Paci, Marco Palladini, Giuseppe Panella, Emilio Piccolo, Luca Rosi, Francesco Sasso, Gianluca Spitalieri, Lucio Zinna.

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Nel fare poetico di Gianmario Lucini. “Monologo del dittatore”

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. Monologo del dittatore, Edizioni CFR, 2012 , pp. 104, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci – pur nella circolarità dell’“eterno ritorno” (nietzschiano) riformulato con l’immagine calviniana rivisitata (“un viaggiatore invisibile / […] / che […] / si trovi a vivere diversi istanti // nel medesimo luogo – dove nel futuro / saranno altre presenze / indifferenti –.”, Racconto, p. 9) – non può essere letta che epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale; epica anche nel senso di una produzione poetica che, ponendosi quale punto di vista straniante che separa e distanzia la veduta, costantemente tuttavia relaziona tra loro gli elementi costituenti la strutturazione linguistica che simboleggiandola la mima.

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LA PAROLA PLURALE. “Ero(s)diade” di Antonino Contiliano. Saggio di Marta Barbaro

La parola plurale. Ero(s)diade di Antonino Contiliano.

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di Marta Barbaro (1)

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non dirmi più canto la poesia
dell’uomo o l’elegia del virtuale dolore
o va dove il verso ti porta delle ali
controcorrente per abbattere gli stealth
e il silenzio dei radar e delle veline
e le vergogne delle zattere e dei gommoni
o dei capannoni dell’ospitalità per le stragi
questa è una buona brava guerra!
Buona guerra (2)

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Per presentare l’ultima raccolta poetica di Antonino Contiliano, Sergio Pattavina chiama in causa la satura latina della Roma imperiale e, servendosi delle parole di Hegel, punta l’accento sull’«appassionata indignazione» di un animo virtuoso che si trova impotente e adirato contro un mondo che «contraddice alle sue idee di virtù e verità» (3). L’accostamento alla satura si rivela particolarmente felice se si considera, unitamente all’aspetto ideologico e antagonistico, l’esito compositivo dell’Ero(s)diade di Contiliano (Quaderni di “Collettivo R/Atahualpa”, 2010), tenendo a mente la formula, coniata da Edoardo Sanguineti, di coincidenza fra Ideologia e linguaggio (4); la raccolta si presenta, infatti, come una mescolanza di tematiche e di misure espressive, di linguaggi e di discorsi, che sembrano aggredire il lettore per un eccesso di sapori.

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Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

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di Antonino Contiliano

 

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (3/3). Saggio di Antonino Contiliano

 Passaggio al comunismo (parte III)

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di Antonino Contiliano

La causa scatenante delle crisi rimane tuttavia la stessa: i profitti, le rendite e le perdite che non combaciamo mai con le aspettative onnivore del capitale. Il pericolo globale oggi è costituito più che da fenomeni di scarsità o di offerta da un eccesso di mercato che cortocircuita produttività e creatività immateriale. Praticamente illimitato e al tempo stesso impastoiato, il mondo della nuova economia capitalistica, che non ha dismesso le vecchie forme, produce potenza e impotenza, propria e altrui. La potenza dei flussi del mercato, nonostante la pratica (attuale) dell’indebitamento dei soggetti (privati e pubblici), si blocca per saturazione e insolvenza dell’offerta. Dall’altro, poiché deve fare in modo che l’autonomo potere creativo della ricchezza – che le rimane esterno in quanto coincide con la persona stessa dei produttori (prosumers) e la loro libera cooperazione gruppale e collettiva –, non abbia il sopravvento, negando completamente il mercato liberista con l’avvio del comunismo – l’abolizione totale della proprietà individuale (come valore e merito) per la giustizia e l’eguaglianza radicale –, rimane impigliato nell’impossibilità di dominare le stesse biforcazioni conflittuali che animano la creatività polimorfa dell’economia del simbolico e dei linguaggi.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (2/3). Saggio di Antonino Contiliano

Passaggio al comunismo  (parte II)

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di Antonino Contiliano

Ogni crisi capitalistica, fin dalle origini del sorgere dell’economia di scambio e di mercato, e fuori ogni dubbio, ha messo alla prova, oltre che le classi soggette, la tenuta della sua stessa verità di “capitale” e capacità di valorizzazione astratta: il presunto equivalente “valore” generale che ha trovato corpo nel denaro e nelle sue misure quantitative diseguali. La quantità di denaro cioè che dovrebbe compensare il tempo di lavoro necessario e/o di vita dei lavoratori (investito nella produzione e per la produttività) da un lato, e dall’altro per realizzare ricchezza, rendite e profitti come diritto esclusivo del capitalista. Una ricchezza però che, fra conflitti sociali e contraddizioni non risolte, è prodotta solamente dalla “potenza” della creatività del lavoro vivo del lavoratore e delle lavoratrici. I produttori sottoposti a contratti ingiusti e ineguali, e contratti che impongono agli stessi di frammentare con la quantificazione la loro stessa unità psicofisica, dividere la stessa attività lavorativa in parti e comparti parcellizzati per poi obbligare a una cooperazione secondo un’organizzazione collettiva che sfugge al loro controllo diretto. Per cui la disalienazione, paradossalmente, deve passare attraverso l’alienazione e un’oggettivazione che reifica il loro esser-ci rapporto sociale, mentre umanizza invece le cose.  In questo contesto il lavoro, infatti, pur essendo una attività di relazione unitaria e complessa, viene parcellizzato in mansioni separate, come le cose e le altre individualità, per poi essere socializzato in forma di cooperazione gerarchizzata sfruttata.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (1/3). Saggio di Antonino Contiliano

Disculpen la molestias, esto es una revolución.

Sub Comandante Marcos

Perché ogni epoca sogna la successiva, ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

Passaggio al comunismo  (parte I)

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di Antonino Contiliano

Lo stato e i governi – soprattutto nel mondo nord-americano-occidentale –, dopo essere stati privatizzati, tra la fine del XX e il primo decennio del XXI, dall’impresa, dal privato e dall’economia di mercato liberal-liberista del “pensiero unico”, ritornano ad essere invocati quali finanziatori e salvatori delle fraudolente bancarotte capitalistiche e delle sue crisi strutturali. Le classi egemoni della vecchia e della nuova economia della deregulation, che hanno imposto lo smantellamento del welfare state sociale, ora lo invocano per se stessi e il proprio sistema che è andato in fibrillazione e messo in pericolo lo sviluppo di crescite ulteriori.

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