RISORSE ON LINE: Biblioteca Italiana (BibIt)

Biblioteca Italiana (BibIt) è una biblioteca digitale di testi rappresentativi della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al Novecento, promossa dal “Centro interuniversitario Biblioteca italiana telematica” (CiBit), e gestita dalla sua unità attiva presso l’Università di Roma “La Sapienza”, con il supporto del progetto “Biblioteca Digitale Italiana” (BDI, http://www.iccu.sbn.it/bdi.html) del Ministero per i beni e le attività Culturali.

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AITER: Archivio Italiano Tradizione Epistolare in Rete

Il progetto AITER (Archivio Italiano Tradizione Epistolare in Rete), che coinvolge cinque unità di ricerca (Università degli Studi di Pavia; Università per Stranieri di Siena; Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; Università degli Studi di Cassino; Università degli Studi di Milano), si propone di avviare la creazione di un modello di banca dati di corpora epistolografici dal Medioevo al Novecento, basato su un’interfaccia web per la lettura dei testi, consultabile attraverso un motore di ricerca.

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“Le vie di Marcel Proust”, di vari autori, (LaRecherche.it)

Pubblicazione realizzata con i contributi di:

Franca Alaimo, Leopoldo Attolico, Mariella Bettarini, Giuliano Brenna, Franco Buffoni, Maria Grazia Cabras, Domenico Cara, Antonella Catini Lucente, Tiziana Colusso, Antonio De Marchi-Gherini, Francesco De Napoli, Stelvio Di Spigno, Giuseppe Grattacaso, Roberto Maggiani, Valerio Magrelli, Gabriella Maleti, Eugenio Nastasi, Giuseppe Panella, Elio Pecora, Guglielmo Peralta, Roberto Perrino, Daniela Ronchetti, Anna Ruotolo, Loredana Savelli.

In occasione del centotrentanovesimo compleanno di Marcel Proust (Auteuil, 10 luglio 1871), a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani.

Scarica gratuitamente il pdf: http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=52

“Verità e Giustizia per Stefano Cucchi”. L. Moretti – T. Bruno, “Non mi uccise la morte” – Download gratuito

Il graphic novel “Non mi uccise la morte“, di Luca Moretti e Toni Bruno, viene rilasciato in libero download a pochi mesi dall’uscita in libreria per i tipi di Castelvecchi.

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Download gratuito:

http://www.terranullius.it/new/index.php?option=com_docman&task=doc_details&gid=34&Itemid=40

f.s.

MOSTRI MARINI IN AVVISTAMENTO. Note sulla poesia di Roberto Corsi. Saggio di Giuseppe Panella

 

Il libro di Roberto R. Corsi– ebook gratuito – può essere prelevato da questa pagina:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=48

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di Giuseppe Panella

   

«Poesia per accompagnare l’avanzata d’una recitazione in onore del Mare. Poesia per assistere il canto d’una marcia, lungo le rive del Mare. Come il rituale giro d’altare e la gravitazione del coro sull’arco della strofe. // Ed è un canto di mare come non ne furono mai cantati, ed è il Mare in noi che lo canterà. / Il Mare, in noi portato, fino alla sazietà del soffio e alla perorazione del soffio, / Il Mare, portante in noi il suo fruscio serico del largo e tutta la sua grande freschezza d’improvvisa fortuna per il mondo. // Poesia per placare la febbre d’una veglia lungo il periplo del mare. Poesia per vivere meglio la nostra veglia nella delizia del mare. // Ed è un sogno in mare come non ne furono mai sognati, ed è il Mare in noi che lo sognerà…»

(Saint-John Perse, Segnali di mare)

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“Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” di Giulio Mozzi. Una raccolta di Saturae contemporanee

culto dei morti- mozzi

di Francesco Sasso

Desidero segnalarvi l’opera in versi Il culto dei morti nell’Italia contemporanea di Giulio Mozzi, noto ai lettori soprattutto per i suoi racconti. Leggiamo nella Nota al testo:

 «Ho compilato la sostanza del Culto tra il sei febbraio ’98 (vedi sotto) e il nove aprile ’99 (giorno nel quale ho stabilito di non poterne più): negli stessi mesi in cui scrivevo, correggevo e pubblicavo Fantasmi e fughe».

 L’opera uscì nel 2000 per Einaudi. E’ ora possibile scaricare il testo gratuitamente cliccando qui.

 Ad una prima lettura, Il Culto si riallaccia all’esperienza di tanta poesia sperimentale, cioè a quel filone pur sempre convenzione che identifica la poesia come “rottura dalla convenzione”.

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L’Anarchia secondo Errico Malatesta

Vorrei parlarvi di Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere, 1853 – Roma, 1932). Egli è stato uno dei più attivi esponenti del movimento anarchico del suo tempo. Arrestato diverse volte durante l’arco di tutta la sua vita, per un totale di più di dieci anni di carcere e 35 anni esatti (metà della sua vita) di esilio. Ha viaggiato molto in Europa e in America, ha organizzato manifestazioni, congressi, fondato importanti riviste. Vasta la sua produzione teorica tradotte in tutto il mondo. Il suo impegno congiunto a quello di Cafiero, Bakunin e Costa fece sì che il socialismo, in Italia, nascesse anarchico.

[QUI] potete leggere una buona nota biografica.

Questa settimana ho letto tre volumi scritti da Malatesta e disponibili su Liber Liber [QUI] con licenza copyleft: Anarchismo e democrazia (Errico Malatesta e Francesco Saverio Merlini), L’anarchia, il nostro programma e, non ancora terminato, Rivoluzione e lotta quotidiana (scritti scelti).

In L’anarchia, il nostro programma Malatesta espone il programma Anarchico in modo chiaro, a volte illuminante. Ma il testo non è un’asettica dichiarazione d’intenti, bensì una lucida disamina del pensiero e del movimento anarchico. Inoltre, il napoletano tenta di estinguere il pregiudizio del senso che il pubblico dava e dà alla parola anarchia: ossia, anarchia uguale disordine sociale.
Tuttavia egli non nasconde le difficoltà e le incognite di una società anarchica.

Anarchismo e democrazia raccoglie una serie di lettere aperte di Errico Malatesta e Francesco Saverio Merlini pubblicate su alcuni quotidiani dell’epoca.
Siamo nel 1897-98, Malatesta è impegnato in modo così vitale nella polemica con Merlini a proposito delle elezioni politiche che si sarebbero tenute nel marzo del 1897: l’antiparlamentarismo di Malatesta contro il parlamentarismo di Merlini. Da qui i due compagni/rivali iniziano a discutere sulla necessità o meno delle candidature protesta (Malatesta era fermamente contrario ad esse), riflettono di questioni di tattica e principi anarchici, e sulla concezione integrale dell’Anarchia da parte di Malatesta.

Ultimo scritto: Rivoluzione e lotta quotidiana (scritti scelti) è un’ampia raccolta di saggi e articoli di Malatesta. E’ certamente il titolo più importante fra i tre elencati sopra. Ciò nonostante evito ogni commento, poiché sono ancora immerso nella lettura del volume.

Per concludere, gli anarchici sono uomini che hanno sentito i richiami ideali più generosi e universali e che si votarono alla Giustizia, alla Libertà, all’Amore. Alcuni deviarono in malo modo. Altri dedicarono l’intera esistenza all’ideale Anarchico.

Se vi interessa saperne di più, vi consiglio il volume di Manlio Cancogni dal titolo Gli angeli neri. Sotto titolo: Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai circoli di Carrara.

Lessi Cancogni nel 2003. Egli racconta, attraverso brevi profili bibliografici dei principali esponenti del movimento anarchico, la storia dell’anarchia in Italia. Scritto in modo semplice, si legge come fosse un romanzo.

f.s.

[Errico Malatesta, Anarchismo e democrazia (Errico Malatesta e Francesco Saverio Merlini), L’anarchia, il nostro programma e Rivoluzione e lotta quotidiana (scritti scelti), on-line su Liber Liber]

 

[Manlio Cancogni, Gli angeli neri. Storia degli anarchici Italiani, ed. Ponte alle grazie, 1998, pag.141, Lire 25.000]

19 canzoni di Vladimir Vysotsky. Presentazione di Amelia Rosselli

Ho scovato su una bancarella un libricino di Stampa alternativa. All’epoca costava mille lire. L’autore è VLADIMIR VYSOTSKY, il titolo del piccolo volume è 19 canzoni.

Avevo già in testa il nome dell’attore-cantautore-poeta  russo, poiché è appena uscito un cd di Eugenio Finardi con alcune canzoni di Vysotsky. Il titolo del cd è Il cantante al microfono con Ensemble Sentieri selvaggi.

Tornando a Vysotsky, Gino Cataldo lo definisce così: “ Per trovare qualcosa di simile in Italia dovremmo fondere Carmelo Bene, Francesco Guccini, Piero Ciampi e Pier Paolo Pasolini, un compito praticamente impossibile come in un certo senso impossibile‚ eppure reale‚ era Vysotsky.”.

Le 19 canzoni tradotte da Silvana Aversa son proprio belle.

Orbene, stamattina ho rovistato nel gran calderone della rete ed ho scoperto che Stampa Alternativa ha messo a disposizione il pdf del libricino [QUI].

Di seguito la presentazione a 19 canzoni scritta da Amelia Rosselli.
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Presentazione di Amelia Rosselli

Del cantautore Vladimir Vysotsky sono qui tradotte, da più di settecento canzoni, diciannove canzoni, alcune di poco più di due pagine dattiloscritte, altre d’una pagina o meno. Più che poesie vere e proprie, sono canti a tematiche diverse, ritmati e (nell’originale) e rimati a volte classicamente.
Le canzoni diventano non solo poesia, ma piuttosto spunti tematici per drammatiche variazioni d’umore, dove la ricca voce, la chitarra, o le chitarre e le orchestrine alla Stravinskij, fanno da sfondo a volte drammatico a volte umoristico.
Queste diciannove canzoni furono scritte tra il 1962 e il 1974: migliora nel tempo la qualità poetica, ed è più sognante, e raggiunge una originalità assoluta non in quanto poesia, ma in quanto musica, e cioè “canzone d’autore”. Vysotsky ideava la sua canzone o prima inventandosi una melodia sulla chitarra e aggiungendovi poi le parole, oppure scrivendo prima il testo e musicandolo dopo.
Di queste canzoni sono tipici alcuni temi come per esempio la notissima “Il pugile sentimentale” del 1966, dall’intonazione burlesca; o “L’inquietudine”, del 1966, dal tono tragico-triste. Del 1968 “La caccia ai lupi”, tra le più note, è di già più originale; fra le più popolari, “Non è ancora finita”, dello stesso anno: di genere aneddotico-simbolico. Intorno al 1969 crea le canzoni “Non è tornato dalla battaglia” e “È cessato il tremito”, che dimostrano una maggiore eleganza di scrittura, assieme a tematiche biografiche a volte malinconiche. Con le famose canzoni “Il silenzio bianco” del 1972, “Il volo interrotto” del 1973 e “La fucilazione dell’eco” del 1974, è raggiunto un livello massimo dove la canzone d’autore è anche poesia, e la tematica può permettersi l’autobiografismo senza scadere. La qualità della voce del cantautore Vysotsky è rauca a volte, parlata, e teatrale al massimo; si è trascinati come da uno spettacolo; e infatti Vysotsky cantava sul palcoscenico del Taganka, un teatro moscovita, dove lavorò anche ottimamente come attore. Lì furono registrate le sue canzoni in parte improvvisate o variate, e le registrazioni stesse percorsero tutta l’URSS, ma non ufficialmente, fino all’era Gorbačëv. Sotto Kruščëv e poi Brežnev, non v’era permesso di riproduzione via cassette o dischi; oggi c’è perfino un museo dedicato alle opere musicali e cinematografiche dell’autore, a Mosca, e i dischi o le cassette sono rivenduti anche a New York e Parigi. Di molto inusuale nel canto e nel modo di accompagnarsi, v’è questa recita musico-teatrale tra il virile e l’umoristico. Negli ultimi anni la voce s’abbassa e perde vigore, e i temi sono più disperati, anche se prima le canzoni erano considerate comunque canzoni “del dissenso”.
Vladimir Vysotsky muore di collasso cardiaco nel 1980, all’età di quarantadue anni.

f.s.

[Vladimir Vysotsky, 19 canzoni, Stampa Alternativa, 1992 (fuori catalogo)]

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[Il cantante al microfono– Ensemble Sentieri selvaggi con Eugenio Finardi- Canzoni tradotte da Sergio Secondiano Sacchi e strumentate da Filippo Del Corno- € 15 spese di spedizione escluse ]

 

POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

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 [Il saggio “Potere (editoriale) e letteratura: rivincita del web e morte dell’autore” del professor Giuseppe Panella verrà pubblicato nel prossimo numero speciale de Il Ponte (rivista fondata nel ’45 da Calamandrei) dedicato alla letteratura in Italia oggi. f.s. ].

POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

di Giuseppe Panella

«Rivolevo indietro il mio libro perché mi piaceva scrivere. Mi piaceva avere un progetto da portare a termine e mi piaceva soprattutto se si trattava di un progetto difficile come scrivere un libro. Inoltre continuavo a non sapere chi avesse ucciso Wellington e nel mio libro c’erano tutti gli indizi che avevo scoperto e non volevo che venissero buttati via»
(Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte)

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1. Letteratura stampata on demand

Martedì 6 marzo di quest’anno il noto scrittore milanese Giuseppe Genna (1) annunciava, con molta fierezza e una punta di commozione, sul proprio sito web (denominato perlappunto GIUSEPPE GENNA) una notevole e avvincente novità editoriale:

«Svelo la sorpresa, che è tale per gli aficionados che frequentano questo sito e leggono i miei libri. Ho deciso di pubblicare, a puntate, i capitoli dell’inedito MEDIUM, che è il mio libro più intimo e scatenato. Al termine della pubblicazione, verrà reso disponibile il libro in forma integrale, in un file pdf scaricabile gratuitamente. Chi desiderasse avere la versione cartacea, il libro fisico vero e proprio, con tanto di copertina, da subito può ordinarlo cliccando qui o sulla cover a sinistra: costa 6.97 euro, il costo della nuda stampa, io non ci guadagno un centesimo. Il libro è pubblicato scavalcando ogni editore: non ha editore, viene stampato e spedito attraverso un sistema eccezionale di print on demand. E’ allestito un sito con contenuti speciali riguardanti MEDIUM: il progetto, cos’è questo , i personaggi principali, la colonna sonora del libro, brani scelti letti dal sottoscritto in mp3 e ulteriori info su come acquistare fisicamente il libro. MEDIUM per parecchio tempo contaminerà questo sito: è per me un progetto importante, un abbraccio fuori mercato tra autore e lettore, che si avvicinano senza filtri economici. Nel frattempo, continua la seconda stesura del nuovo libro a cui sto lavorando, ma per il momento la priorità è MEDIUM: un progetto che subitaneamente è stato realizzato e a cui tengo molto. Dal sito ufficiale di MEDIUM, desumo la pagina di spiegazione del progetto e la pubblico qui di seguito. Stay tuned. La rivoluzione è in corso d’opera: è l’opera.

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APPUNTAMENTO CON IL NOTAIO / PAURA DELLA NOTTE di Alessio Paša

appuntamento con il notaio

di Francesco Sasso 

L’Opera comprende quattro racconti in versi: il primo, il più lungo, è “Appuntamento con il notaio” che, con l’altro “Paura della notte”, dà il nome alla raccolta.  Sottotitolo dell’opera: racconto in versi.

Vorrei iniziare questo mio breve articolo soffermandomi sull’espressione “racconti in versi”.
Esso è un genere poco frequentato dagli autori contemporanei italiani, mi sovvengono poche eccezioni, per esempio Elio Pagliarani con “La ragazza Carla” (1960), o più recentemente Franco Buffoni con “Suora Carmelitana” (1997).

Ma le due opere degli illustri poeti, a mio parere, non sono veri e propri romanzi/racconti in versi, ma sono poemetti narrativi, poiché in essi non è tanto importante che venga messa in atto una trama vera e propria, quanto l’apertura a una serie di possibilità di sdoppiamento della voce poetica; dove è la sperimentazione linguistica e l’uso di differenti registri espressivi a far da padrone.

Vero è che non è poi così distinguibile il confine tra poemetto narrativo e racconto/romanzo in versi, come anche, ad un livello superiore dei sistemi dei generi letterari, la differenziazione tra romanzo e novella (1). Ecco, quindi, la difficoltà per il recensore di inquadrare l’opera di Paša.

Ora, l’opera di Alessio Paša, a mio vedere, è prossimo alla denominazione “racconti in versi”, giacché il testo è costruito intorno alla struttura binaria del verso e della narrazione. E, caratteristica ancor più singolare, i due elementi procedono parallelamente, in perfetto equilibrio formale, mai il verso predomina sulla narrazione e, allo stesso modo, mai la narrazione mette in ombra la struttura del verso.

In realtà, il verso, per sua natura strumento espressivo agile ed intenso, non depotenzia l’efficacia e la struttura narrativa dei racconti di Paša, ma, anzi, proietta il lettore verso una differente percezione delle vicende narrate. Ancor più, a mio avviso, un tal esempio di racconto in versi, oggi che la narrativa ricalca stancamente i soliti canoni, è un’operazione letteraria rigeneratrice. (2)

Passando dal piano formale a quello del contenuto, il nucleo narrativo dei quattro racconti di Paša è la forza naturale dei sentimenti.

Nei quattro racconti la crisi affettiva è rappresentata nel suo svolgersi drammatico ed essenziale, in cui un protagonista muove contro l’altro, mettendo sottoprocesso il legame affettivo che lega i protagonisti- per esempio marito e moglie, padre e figlia, fratello e fratello-; e la comunicazione tra essi si inabissa in una condizione di ineffabile malessere e di straniamento, invertendo così la direzione dei rapporti proponibili verso una notte colma di incertezze.

Per concludere, la rappresentazione della realtà dei personaggi si regge su scatti linguistici improvvisi ma sottilmente calcolati. Il ritmo del verso asseconda la narrazione. La segmentazione del racconto in versi risponde ad un attento progetto di modulazione del respiro e di pausazione.

(1) Le due forme, romanzo e novella, sono generalmente distinte in base alla densità narrativa e alla lunghezza: la novella, nella misura più limitata, conserva l’aderenza ad una vicenda singola e di pochi personaggi, laddove il romanzo tende alla molteplicità degli episodi e dei personaggi. Tra la novella e i romanzi, si possono dare casi intermedi e di ancor più difficile caratterizzazione, come, ad esempio, le novelle lunghe e i romanzi brevi.
(2) E qui, procedere brevemente su un piano discorsivo di tipo diacronico, mi viene in mente che in alcune epoche, come nel settecento, fu molto seguita la scelta della trattatistica in versi per rendere più efficace il compito stesso dell’illuminazione che allora si assunse la scienza.

Scarica gratuitamente e leggi il libro su Vibrisselibri

Il racconto Figlia, di Alessio Paša, in Nazione indiana

[Alessio Paša, Appuntamento con il notaio/Paura della notte, Vibrisselibri, 2006]

Medium di Giuseppe Genna

Recensione/schizzo #4 

Nel modo di narrare di Genna esiste un’esaltazione quasi morbosa e un’estrema lucidità narrativa.
Il protagonista di Medium è agitato da una nascosta follia, da un’angoscia invincibile e da una sfrenata ambiguità; tuttavia la storia si svolge e si rivolge con una perfetta coerenza narrativa e verosimiglianza- soprattutto nella prima parte-, cosa che dà maggior risalto all’atmosfera fatale e allucinante delle situazioni narrate.

Nella seconda metà, ahimè, il libro fallisce su tutti i fronti, si cade nel cliché del genere, e la storia si avvia stancamente alla chiusura.

Altresì, notevole forza hanno le prime pagine in cui Genna descrive la vita e la morte del padre, anche se ho il sospetto che lo scrittore ami mistificare tutto ciò che lo circondi: la donna amata, il padre morto, il figlio/feto e, soprattutto, se stesso.
 
[Qui] il sito dove puoi scarica gratuitamente il libro di Genna.

f.s.

Lavoro da fare di Biagio Cepollaro

di Francesco Sasso 

E’ on-line l’e-book Lavoro da Fare” di Biagio Cepollaro. Poema 2002-2005. Cinquanta pagine. Pagine levigate, bollite al fuoco lento del “fare”, sciogliere, digerire, psicoanalizzare, e neanche distillare; tentativo di mantenere intatto ciò che la comprensione del poeta tocca, guarda. Siamo dinanzi ad una laica invocazione, ad uno sdoppiamento che impone un ripensarsi ed un ricollocarsi nella vita quotidiana. Il poeta dialoga con la propria anima: “calmati e scrivi”, e le ricorda di essere se stessa: “ed è sempre questa la lotta/ e vale per ogni età: tra fissità/ e mutamento/ tra ciò che vorremmo valesse/ per sempre/ e l’acqua che scorre / che non è mai la stessa.” , tra il finito e l’infinito di ogni esistenza: “ ma noi dobbiamo svolgere/ un compito/- malgrado lui-/ che è fare dell’anima/ la nostra vita/ gettare un ponte/ tra ciò che siamo e ciò/ che comunque eravamo già/ prima/ anche senza saperlo. “
Durante la lettura dell’opera si avverte una forte tensione etica, un non volersi dare per vinto, neanche davanti alla solitudine e alla morte sempre incombente. La chiave di volta di tutta l’opera è la scoperta, oltre ogni ragionevole dubbio, che: “[…] noi non siamo/ nostri”, apparteniamo alla fine, al disfacimento, “l’importante è non restare / incistati in una vita / bloccata” , ma oltrepassare lo stallo “che vivemmo fin qui/ dimezzati/ che non c’è vita/ che non cuci insieme/ giorno e notte…”, insomma, tentare una piccola ricomposizione chirurgica della propria esistenza, dentro una visione cosmica ed orientale: “oggi non possiamo chiedere/ meno di questo/ al mondo/ che la vita di ogni singolo/ uomo/ sia felice/ tutto il resto è lungo/ giro che ci ha portati lontani/ dal centro”, ma questo è un salto che precipita immediatamente in terra “come quando credendo di far prima/ si resta fermi in tangenziale”.
Cepollaro getta uno sguardo nel buco nero della vita, “tu vai incontro/ all’origine/ invecchiando/ e ciò che col tempo/ hai imparato/ è stato solo parafrasi/ di versi/ all’origine ascoltati” e vi scorge follia e promesse inevasa.“Allora quale sarebbe/ questo senso che ci tiene?”, che spinge l’uomo a fare, lavorare, amare dentro uno scenario scelto da altri “ che non importa innanzitutto/ raffinatezza di cibo ed esperienze/ la tavola solo in parte è decisa/ da noi e solo talvolta ci è stato possibile/ aggiungere tocco elegante al centro”?
Entusiasmante il crescendo dell’opera, al centro c’è la speranza del poeta nella solidarietà fra gli uomini, direi una leopardiana speranza: “ e ora quel palmo aperto/ di mano che ci tiene proviamo/ a starci tutti: ognuno con suoi/ occhi bassi e col disagio/ di non sapere come stare/ in piedi o sedersi/ proviamo a guardarci”. Proviamo a guardarci, ci dice il poeta, proviamo a stare tutti in quel palmo di mano a forma di mondo, l’un l’altro in armoniosa cura, unendoci in una pagana preghiera a Dio, meravigliosa parafrasi mistica.
E si giunge alla riconciliazione dentro l’ombra del solo sentimento possibile: l’Amore.
Mentre siamo in bilico sul palmo, ecco che una domanda ritorna: “ e insomma ora che fare?[…]”, rifugiarci nella poesia.? “il sospetto della bellezza/ dell’essere/ oggi non è più sospetto/ ma un’esperienza”. No, rifugiamoci nell’esperienza della vita.
Quella di Cepollaro è una metrica che deriva dal classico ma nello stesso tempo si piega per incorporare i ritmi del linguaggio moderno. Versi chiari, mai ingioiellati, ma rapidi come i movimenti del pensiero. Un modo asciutto, pulito, di usare le parole, adoperate nel senso più comune per rappresentare il “da fare”, lavoro quotidiano e discreto.

f.s.