Il volo della martora di Mauro Corona

Corona è uno scultore e un alpino, prima d’essere cantore delle montagne, dei boschi e di un’intera valle (Erto, Cassio, Longarone).

La raccolta di racconti Il volo della martora si divide in quattro parti: Alberi, Animali, Gente e L’erto cammino.

Nelle 26 brevi storie di questo libro si rivive la durezza, l’asprezza della vita sulle montagne e nella Valle del Vajont prima della tragedia che spazzò via in pochi istanti 2000 uomini, ovverosia 2000 microstorie travolte dalla furia dell’acqua che, su scala abbastanza grande rispetto alla vita di ogni uomo, vuol significare la fine della tradizione secolare di una comunità: era il 9 ottobre del 1963.

Lo scrittore di Erto è attratto in modo quasi incontenibile dalla suggestione delle memorie. Il ricordo, lontano, presenta le cose vissute come dietro una lente deformante, che ora esalta e trasfigura il passato dandogli l’aspetto di una favola meravigliosa, ora lo annebbia nella malinconia.

Infine, i temi principali della raccolta sono la natura, l’evocazione della vita povera e dignitosa della gente di montagna, gli antichi mestieri scomparsi nel passato divenuto sogno, il bracconaggio, i ricordi della sua infanzia, il taglio del bosco ed altro.

Scrive Claudio Magris nella prefazione: “Scrittore scarno e asciutto, e insieme magico nell’essenzialità con cui narra storie fiabesche e insieme di brusca, elementare realtà. I suoi racconti hanno l’autorità della favola, in cui il meraviglioso si impone con assoluta semplicità, con l’evidenza del quotidiano. In loro c’è comunione con la natura, col fluire nascosto e incessante della vita, e un’infinita, intrepida solitudine“.

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Racconti evocativi, semplici, onesti. A me il libro è piaciuto, nonostante alcune lievi cadute nella retorica del sentimento. Più che narratore, Corona è un cantastorie: poeta della memoria.

f.s.

[Mauro Corona, Il volo della martora, Mondatori (I Miti) 2003, pagine 208, euro 4,6]
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