POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

quasar1.jpg 

 [Il saggio “Potere (editoriale) e letteratura: rivincita del web e morte dell’autore” del professor Giuseppe Panella verrà pubblicato nel prossimo numero speciale de Il Ponte (rivista fondata nel ’45 da Calamandrei) dedicato alla letteratura in Italia oggi. f.s. ].

POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

di Giuseppe Panella

«Rivolevo indietro il mio libro perché mi piaceva scrivere. Mi piaceva avere un progetto da portare a termine e mi piaceva soprattutto se si trattava di un progetto difficile come scrivere un libro. Inoltre continuavo a non sapere chi avesse ucciso Wellington e nel mio libro c’erano tutti gli indizi che avevo scoperto e non volevo che venissero buttati via»
(Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte)

.

1. Letteratura stampata on demand

Martedì 6 marzo di quest’anno il noto scrittore milanese Giuseppe Genna (1) annunciava, con molta fierezza e una punta di commozione, sul proprio sito web (denominato perlappunto GIUSEPPE GENNA) una notevole e avvincente novità editoriale:

«Svelo la sorpresa, che è tale per gli aficionados che frequentano questo sito e leggono i miei libri. Ho deciso di pubblicare, a puntate, i capitoli dell’inedito MEDIUM, che è il mio libro più intimo e scatenato. Al termine della pubblicazione, verrà reso disponibile il libro in forma integrale, in un file pdf scaricabile gratuitamente. Chi desiderasse avere la versione cartacea, il libro fisico vero e proprio, con tanto di copertina, da subito può ordinarlo cliccando qui o sulla cover a sinistra: costa 6.97 euro, il costo della nuda stampa, io non ci guadagno un centesimo. Il libro è pubblicato scavalcando ogni editore: non ha editore, viene stampato e spedito attraverso un sistema eccezionale di print on demand. E’ allestito un sito con contenuti speciali riguardanti MEDIUM: il progetto, cos’è questo , i personaggi principali, la colonna sonora del libro, brani scelti letti dal sottoscritto in mp3 e ulteriori info su come acquistare fisicamente il libro. MEDIUM per parecchio tempo contaminerà questo sito: è per me un progetto importante, un abbraccio fuori mercato tra autore e lettore, che si avvicinano senza filtri economici. Nel frattempo, continua la seconda stesura del nuovo libro a cui sto lavorando, ma per il momento la priorità è MEDIUM: un progetto che subitaneamente è stato realizzato e a cui tengo molto. Dal sito ufficiale di MEDIUM, desumo la pagina di spiegazione del progetto e la pubblico qui di seguito. Stay tuned. La rivoluzione è in corso d’opera: è l’opera.

Continua a leggere

Annunci

Elogio degli amanuensi

Chi è scettico in materia di editoria elettronica, provi a pensare di non essere il solo nella storia della cultura ad avere dubitato delle nuove tecnologie applicate al libro. Scettici ce ne sono stati fin dall’invenzione della stampa: Giovanni Tritemio (1462-1516), abate del monastero benedettino di San Martino a Sponheim, scriveva nel De laude scriptorum, ovvero nell’Elogio degli amanuensi (1492), per rinfrancare i monaci dello scriptorium scoraggiati dalla diffusione della stampa in seguito alla pubblicazione a Magonza nel 1455 della prima “Bibbia di 42 righe”, che

«la scrittura, se posta su pergamena, può durare anche mille anni, la stampa invece, poiché è abitualmente prodotta su carta, per quanto tempo potrà durare? Se un volume di carta può resistere duecento anni è già molto. […] senza gli amanuensi la scrittura non potrebbe resistere a lungo, poiché verrebbe corrotta dal tempo e dispersa dal caso […] I testi a stampa infatti essendo su carta saranno destinati a consumarsi in breve tempo. Al contrario, il copista, trascrivendo su pergamena, ha diffuso in tal modo, lontano nel tempo la propria forma e quella di ciò che ha scritto. Se, nonostante tutto, molti scelgono d’impiegare la stampa per diffondere le proprie opere, di ciò giudicheranno i posteri. E se anche tutti i libri del mondo venissero stampati, il devoto amanuense non dovrà mai desistere dal proprio compito, ma anzi dovrà impegnarsi nel preservare su pergamena, mediante la scrittura manuale i libri a stampa più utili, che altrimenti non potrebbero conservarsi tanto a lungo per la natura effimera del materiale cartaceo. […] I codici manoscritti non potranno mai essere paragonabili a quelli a stampa, in particolare perché l’ortografia e l’ornato dei libri a stampa sono spesso molto trascurati, mentre la scrittura è sempre prodotta con estrema cura e attenzione». (G. TRITEMIO, Elogio degli amanuensi, a cura di A. Bernardelli, Sellerio, Palermo, 1997, p. 65-67.)

L’invenzione della stampa trasformò la vita intellettuale della civiltà occidentale, giacché costituiva elemento di straordinaria novità e utilizzabilità fin da subito:

“Non a torto i contemporanei avvertirono la funzione rivoluzionaria di quelle «nobili scoperte», che dovevano essere annoverate tra le più eminenti «tra le imprese umane». Secondo Tomaso Garzoni, il canonico romagnolo che nel 1585 pubblicò una vera e propria enciclopedia delle arti e mestieri, la stampa era un’«arte veramente rara, stupenda e miracolosa, la quale ha aperto gli occhi a’ ciechi e dato il lume agli ignoranti». Francesco Bacone considerava la «forza, la virtù e gli effetti» di quelle «tre invenzioni che erano ignote agli antichi […]: l’arte della stampa, la polvere da sparo, la bussola. Queste tre cose infatti – affermava il filosofo inglese –, mutarono l’assetto del mondo tutto, la prima nelle lettere, la seconda nell’arte militare, la terza nellanavigazione». Mutamento, però, che si sarebbe fatto sentire nel medio-lungo periodo: nel breve, la stampa non avrebbe del tutto sconvolto la tradizionale produzione editoriale perché, come giustamente ha osservato Sigfrid Henry Steinberg, i «libri stampati si distinguevano appena dai manoscritti». Il dibattito storiografico tra i sostenitori della  continuità e i fautori di un profondo e radicale mutamento è ancora aperto”  (da Mattone-Olivari, “Il libro universitario italiano nel XV secolo”).

Tuttavia l’innovazione (stampa o internet) senza impegno pratico non serve a nulla. Come anche, senza una tradizione di riferimento alle spalle neppure la pratica più esasperata riesce a cogliere la novità legata all’innovazione:

“Da una parte l’umanesimo, nutrito di testi e di autori, esclusivamente nutrito di testi e di autori. L’umanesimo che legge Plinio il Vecchio come legge Plinio il Giovane, cita l’uno e l’altro con venerazione, allega con altrettanto rispetto il sapere dello zio e le finezze di penna del nipote, e crea, accanto alla tradizione scolastica dei Bartolomeo l’Inglese e degli Alberto di Sassonia, stampati e ristampati a iosa sui torchi migliori, una tradizione classica, e principalmente una tradizione aristotelica che non si rinnova, che non rinnova niente. Sull’altro versante, la realtà. Le scoperte, le invenzioni, le tecniche, con ciò che attivano in termini di qualità e di riflessioni che, più tardi, diventeranno qualità e riflessioni di autentici scienziati” (Febvre, “Il problema dell’incredulità nel secolo XVI”, Torino, Einaudi, 1978, p. 366).

Del resto, due anni dopo averlo scritto, Giovanni Tritemio fece pubblicare L’Elogio degli amanuensi da uno stampatore di Magonza, fra il giubilo degli amanuensi benedettini.

f.s.
[Testo redatto dal sottoscritto con l’aiuto di alcuni membri di Vibrisselibri]

Self-made Genna: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori

[ Potete leggere e commentare l’articolo su Vibrisselibri. Pubblico anche qui il testo, poiché il sottoscritto utilizza Retroguardia2 come archivio personale in rete. f.s.]

Self-made Genna: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori

di Francesco Sasso

Una strana coppia si aggira da poco più di tre mesi nella rete: il gatto (l’editor) e la volpe (l’editore).

Tutto iniziò da un articolo di Carla Benedetti nell’Espresso, ripreso poi in Il primo Amore, intitolato L’editor e lo scrittore (vedi anche la discussione in vibrisse, bollettino: Una discussione sul cosiddetto “editing”, dove si rimanda agli articoli di Carla Benedetti e a uno successivo di Massimiliano Parente). Da quel dì, una vasta ma non sempre puntuale letteratura nel web si è occupata di lavoro redazionale (editing).

Il risultato del dibattito sono questi post:

Circuito chiuso (vibrisse, bollettino).
Il nano e il gigante di Francesco Forlani (Nazione indiana).
Pro editore di Christian Raimo (Nazione indiana).
A proposito di editing (ricevo via mail e pubblico) di Francesco Forlani (Nazione indiana).
Diamo tutto il potere agli editor di Flavio Santi (Nazione indiana).
Il letto di Procuste e la Cura Ludovico di Giorgio Vasta (Nazione indiana).

Sul lavoro di redazione sono particolarmente significative le interviste di Giorgio Vasta a cinque importanti editor italiani, pubblicate in Nazione indiana. A riguardo, Vasta scrive:

“Quello che mi ha sorpreso è, con le dovute eccezioni, l’omogeneità di consenso nei confronti di quelle posizioni – che si vorrebbero critiche ma risultano soprattutto paranoidi e poco informate – secondo le quali l’editing è un dispositivo di normalizzazione del testo e il sistema editoriale una brigata di cialtroni che oscillano tra l’incompetenza e l’affarismo più bieco.”

Continua a leggere