IL TERZO SGUARDO n.2: Il rizoma e la parresia del saggio. Stefano Berni – Ubaldo Fadini, “Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze”

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Il rizoma e la parresia del saggio. Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010

«L’attuale è dunque l’”adesso del divenire” e non la prefigurazione di un determinato percorso storico. E’ questa differenza tra il presente e l’attuale a consentire una presa di posizione critica (una presa di distanza) nei confronti di qualsiasi forma di “storicismo”, di razionalizzazione “assoluta” del decorso storico, che ri(con)duce integralmente l’uomo all’orizzonte della storia. Il rinvio all’attuale permette anche di elaborare una risposta alla questione del consumarsi o meno del “destino dell’uomo” nell’immanenza storica che non suggerisce semplicemente la sostituzione di un altro centro di gravità rispetto a quello della storia (ad esempio, la natura, riproponendo così l’abituale contrapposizione tra “filosofia della storia” e “antropologia filosofica”). All’esistenza “storica”, contrassegnata dagli ordini / comandi del presente, è possibile prospettare delle “linee di fuga” rappresentate comunque dai divenire che lo stesso presente veicola. E’ proprio questa attenzione alla dinamica dell’”evento”, che “nel suo divenire sfugge alla storia”, a richiamare, oltre la nietzscheana “eternità dei divenire”, quel “fuori-interno”di Foucault che sta alla base – ne è l’anima – di un processo incessante di differenziazione, che è irriducibilmente “creativo” (di “nuove terre” e di “nuovi popoli”, per dirla ancora con Deleuze e Guattari), che “eccede”, non può non farlo, “il confine stesso della storia” (F. Masini) e le sue logiche di sopraffazione» (Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010, pp.103-104).

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