“Poesie da Guantánamo” a cura di Marc Falkoff. “Le parole nel vento” – Testi migranti pubblicati dalla rivista El-Ghibli.

Poesie da Guantánamo El-Ghibli

di Antonino Contiliano

 

Dopo i campi di sterminio nazifascisti e i gulag sovietici del XX secolo, il mondo aveva creduto che nessun campo di concentramento e dell’orrore, votato al genocidio o alla tortura, avrebbe più macchiato la civiltà. Si era creduto anche che la stessa poesia dopo Auschwitz fosse impossibile. Era impensabile che la poesia potesse ri-fiorire o avere ragioni per continuare ad essere.

Ma, ancora una volta, il XXI secolo, il tempo che ha conosciuto la fine dei totalitarismi e delle guerre fredde, il crollo dei muri e dei blocchi contrapposti, convogliando il mondo nel liberismo della sicurezza e del terrorismo ideologico e globale, ha generato le nuove guerre “asimmetriche”, quelle del genocidio sistematico e i nuovi campi di detenzione e tortura (Guantánamo et similia) nel mare di Cuba e nei paesi alleati delle guerre preventive. E ancora una volta, in mezzo alle torture e ai suicidi-omicidi, la voce della poesia rispunta, e testimonia la crudeltà e le vergogne della civiltà liberale e democratica dell’Occidente e dell’America. Parafrasando la poesia “Se questo è un uomo” di Levi, si potrebbe dire: e questa che crea Guantánamo è una civiltà?

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