SUL TAMBURO (extra): Ugo Fracassa, “Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi”

Ugo Fracassa, Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi, con una nota di Aldo Tagliaferri, Roma, Lithos, 2014

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di Giuseppe Panella

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Su Emilio Villa non c’è molto nella letteratura secondaria relativa alla poesia italiana del secondo Novecento e quello che si può leggere tende a unificare tutta la sua attività di artista, in uno sforzo certo meritevole (la monografia di Aldo Tagliaferri, per l’editore Skira di Milano, ad es. è un’analisi assai rilevante sotto il profilo metodologico e umano così come la ricostruzione di Elena La Spina per il catalogo della mostra di Reggio Emilia a lui dedicata). La monografia “per saggi” di Ugo Fracassa, invece, privilegia aspetti significativi dell’opera poetica di Villa pur senza perdere di vista la sua prospettiva artistica. I 5 referti tardivi contenuti nel libro rappresentano, invece, un’ “opera di carotaggio” (come li definisce Aldo Tagliaferri in Dell’ordine e/o della fuga, la sua cospicua nota finale al volume, che chiarisce e ribadisce alcuni dei punti centrali nel discorso di Fracassa).

Va chiarito fin da subito che l’equazione che vede Villa discepolo del futurismo paroliberistico non trova nei saggi contenuti in questo libro nessuna conferma (nonostante la vulgata lo voglia figlio tardivo del movimento di Marinetti) dato che la matrice plurilinguistica di molta della sua opera di mezzo trova in altri modelli e altre fonti un possibile appiglio (ma Villa non risparmiava i suoi distinguo critici anche nei confronti di Pizzuto, ad es. , o del Finnegans Wake di Joyce).

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