Documento sul diritto (negato) al dissenso. Allen Ginsberg, “Testimonianza a Chicago”

di Francesco Sasso

Consiglio la lettura di un importante documento sul diritto (negato) al dissenso in America sul finire degli anni ’60. Il protagonista è il poeta Allen Ginsberg.

Siamo a Chicago dove si tenne dal 25 al 29 agosto la Convenzione del Partito Democratico. Lì arrivarono non solo i delegati del partito, ma anche i dimostranti: Yippi, comunisti, anarchici, socialisti, pacifisti, rivoluzionari, Flower Children, neri militanti. E con loro anche una ventina di organizzazioni.

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Beat Generation & bop

Beat

Fin dal suo atto di nascita, il linguaggio della Beat Generation è stato linguaggio musicale. I riferimenti di Kerouac & soci erano Charlie Parker e Thelonious Monk, Miles Davis e Art Blakey, Charlie Mingus e Dizzy Gillespie. Ritmo della sintassi, struttura associativa e spesso analogica della frase venivano da lì, dalla nuova forma bop del jazz del dopo-guerra.
Il linguaggio poetico ne fu straordinariamente rivitalizzato, ridinamizzato, ‘una botta di adrenalina’ – per parlare la lingua del presente. Il “beat” del tempo musicale era il deterrente giusto per pensare veloce, scrivere veloce, guidare veloce, vivere veloce “from coast to coast”. A metà degli anni ’50 da San Francisco a New York, in locali che si chiamavano The Cellar, Five Spot, Village Vanguard, Six Gallery, si moltiplicavano i readings musicali di Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Orlovsky, Rexroth etc. Erano serate e nottate, spesso memorabili, in cui affiancati da band di be-bop, i poeti della nuova America sperimentavano la forza orale dei loro versi sulla base delle improvvisazioni della musica, dei cambi di umori (anche etilici) del momento, degli imprevedibili cortocircuiti con la platea.

[Ho scovato queste righe fra i miei appunti. Purtroppo non ricordo la loro origine ]

f.s.