Gogol, il grottesco crea indimenticabili figure della letteratura

Gogol, il grottesco crea indimenticabili figure della letteratura

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di Domenico Carosso
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Scrive Clemente Rebora, in calce alla sua traduzione del Mantello che «la novella fu per la Russia come una crisalide donde uscì la farfalla dell’arte, una volta concepita dall’originalità nazionale e organicamente addestrata al volo dalla poesia di Puškin. Sulle prime passò quasi inosservata, mentre Gogol´ levava il grande e tragico stormo delle Anime morte».

Il freddo gelido di Pietroburgo si fa sentire, ed ecco che per il mantello da riparare l’umile scrivano Akakij si reca dal sarto Petrovič, che lo prega poi di volerne ordinare uno nuovo, ché il vecchio è ormai inservibile…

«Ah, ecco qua, a te, Petrovič, io… Bisogna sapere che Akakij Akakievič si esprimeva per lo più mediante preposizioni o avverbi, e infine con particelle che non avevano assolutamente nessun significato. Se poi la cosa era molto difficoltosa, egli aveva persino l’abitudine di non terminare le frasi, per cui molto spesso cominciava un discorso con le parole “questo è proprio quello”, e poi non diceva più niente, e lui stesso dimenticava di finire la frase pensando di aver già detto tutto»1.

Ed ecco, per un confronto, la stessa sequenza nella traduzione, letterale ed elegante, barocca e giustamente antiquaria, di Landolfi:

«Ecco, t’ho portato, Petrovič, coso…- Bisogna sapere che Akakij Akakievič parlava sopratutto per avverbi, per preposizioni o comunque particelle senza significato alcuno. Se il discorso poi era imbarazzante, aveva l’abitudine di non finir neppure le frasi, sicché molto spesso, ne cominciava uno colle parole: “Ciò, in verità, senza dubbio…coso”, e poi non veniva fuori altro, ed egli stesso si fermava pensando di aver già tutto detto»2.

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“La «petite musique» di Céline”. Saggio di Domenico Carosso. (Parte II)

Louis-Ferdinand CélineLa «petite musique» di Céline (seconda parte)

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di Domenico Carosso

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Céline e Proust

Il riferimento a Proust è inserito nella presentazione che Céline fa dell’attività di Madame Herote, la quale

«Unissant les couples et les désunissant avec une joie au moins égale, à coups des ragots, d’insinuations, de trahisons, imaginait du bonheur et du drame sans désemparer. Son commerce n’en marchait que mieux».

Così Proust,

«Mi-revenant lui-meme, s’est perdu avec une extraordinaire ténacité dans l’infinie, la diluante futilité des rites et démarches qui s’entortillent autour des gens du monde, gens du vide, fantômes du désirs, partouzards indécis attendant leur Watteau toujours, chercheurs sans entrain d’improbables Cythères».1

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