Poesia realistica e sensuale (‘200)

In questo spazio elettronico abbiamo già accennato al Dolce stil novo, cioè la lirica del duecento che vide nell’amore l’essenza della perfezione morale umana e della donna colei che influisce beneficamente sull’uomo, ispirandogli i sentimenti più puri ed elevati che lo conducono a Dio.

E’ però naturale che i poeti di questo periodo trovassero motivo di poesia non solo dall’amore, ma anche dai vari fatti della vita quotidiana: quindi accanto alla poesia idealistica dello Stil novo meritano un cenno quella realistica e quella sensuale, anche se poco studiata sui banchi di scuola e da alcuni ritenuta di non molto valore.

Già il Guinizelli aveva scritto un sonetto di scherno contro una vecchia rabbiosa, il Cavalcanti si era trattenuto a vagheggiare più che la donna amata altre figure femminili o a profilare scherzosamente la caricatura di una gobetta, Lapo Gianni aveva sognato una vita lieta su una terra piena di gioie, Cino da Pistoia di saziare un’ora di ribellione con distruzioni e colpi di spada e Dante stesso, dopo di loro, indulgerà a rime sensuali.

Coltivarono particolarmente questo genere di poesie il fiorentino Rustico di Filippo, il senese, Cecco Angiolieri e Folgore da San Gemignano. Il primo è famoso per i suoi sonetti di caricatura, l’ultimo per aver scritto, in una collana di quattordici sonetti, le gaie occupazioni e i divertimenti, nelle varie stagioni, di una lieta brigata di giovani.

f.s.

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Guido Guinizelli (‘200)

Guido Guinizelli
Il nome del Guinizelli (1240?- 1276) segna una tappa molto importante nella nostra storia letteraria, poiché questo poeta è considerato l’iniziatore del dolce stil novo, cioè di quella nuova lirica d’amore che, superate l’artificiosità, la convenzionalità e la durezza dei poeti fin qui considerati, vide nell’Amore l’essenza della perfezione morale umana e nella donna colei che influisce beneficamente sull’uomo, ispirandogli i sentimenti più puri ed elevati che lo conducono a Dio.

Il Guinizelli nacque e visse a Bologna, uno dei centri culturali più importanti del medioevo, dove la scuola siciliana aveva naturalmente trovato numerosi seguaci, e fu egli stesso all’inizio un guittoniano. Ma da quel <<saggio>> dottore dello Studio bolognese che egli era, quando incominciò, sulle orme di Guittone, a ragionare e a meditare sulla natura di Amore, determinò che esso può nascere solamente in un cuore gentile, cioè disposto alla virtù, poiché Amore è adorazione e contemplazione della donna amata, bella esteriormente in quanto specchio della sua anima ricca di virtù, quindi simbolo di quella perfezione morale che è la maggiore aspirazione di tutti i cuori gentili. Di conseguenza, <<amore e cor gentile>> sono un’unica cosa, <<gentilezza>>, cioè nobiltà, non rimane prerogativa dei natali, ma diventa conquista individuale e la donna si idealizza in una luce divina che la rende angelo in terra. La più famosa canzone del Guinizelli è quindi proprio quella che incomincia Al cor gentil ripara sempre Amore, che è considerata premessa e programma dello stil novo.

La dottrina del Guinizelli, che Dante nel Purgatorio (canto XXVI , 92) proclama <<padre mio>>, non ebbe seguaci di rilievo a Bologna, ma si perfezionò a Firenze con parecchi poeti diventati famosi per il calore del sentimento che li ispirava, il vigore delle immagini e la sincerità dell’espressione di molte loro poesie; ciò nonostante è innegabile che essi, continuando a sottilizzare l’indagine psicologica, finirono per giungere ad un nuovo convenzionalismo che spesso soffoca il sentimento e inaridisce le immagini.

f.s.