Fukuyama e l’etica senza trattino del capitalismo. Saggio di Antonino Contiliano

di Antonino Contiliano

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Le crisi cicliche del capitalismo non sono cosa inaspettata, né tanto meno insaputa. Oggi, quanti hanno messo da parte le analisi e le conclusioni profetiche di Marx non hanno che ricredersi o morire nella coazione a ripetere i disastri del modello neoliberista. La politica come rapporto costante d’interdipendenza (glocalmente) è governabile direttamente, e l’etica non può non smettere di essere al servizio dell’economia di mercato del laissez faire. La “mano invisibile”, teorizzata e praticata dal profitto privato e dai suoi agenti, stabilisce e amministra le priorità del superfluo (dannoso) e del necessario (utile e produttivo) nell’organizzazione del tempo lavorativo, e sempre sotto l’egida dogmatica del diritto di proprietà e dell’appropriazione individualistica e di classe. E il plusvalore della produzione, che lo alimenta e sostiene, è quello che il sistema, con l’elaborazione e le rielaborazioni della dottrina liberale, espropria e detiene servendosi delle manipolazioni (un apparato collaudato per l’egemonia e il riserbo della ricchezza alle classi elitarie) elettorale-politiche e delle altre regole in uso legali e illegali garantendone il potere.

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La democrazia della polis moderna. Saggio di Antonino Contiliano

Una città che sia di un uomo solo non è una città.
Sofocle, Antigone

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di Antonino Contiliano

 

 

Marx e Engels  (Manifesto del Partito comunista e L’ideologia tedesca) scrivevano che l’epoca borghese, pur nelle sue forme liberali e democratiche rappresentative, rivoluziona continuamente la produzione, le situazioni sociali e con ciò l’assetto dell’intero contesto organizzativo della vita di una comunità.  Dissolve “tutti i rapporti stabili e irrigiditi con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti”. È il ciclo delle crisi continue, e sempre più a corta distanza come evidenziano le ristrutturazioni in atto nel mondo dell’attualità neoliberistica globale e finanziario-elettronica; le crisi che rilanciano lo sviluppo illimitato e il mantenimento del sistema produttivo e riproduttivo borghese con tutto il carico di incertezze e insicurezze che si portano dietro. Un insieme correlato di movimenti e riconfigurazioni che incidono poi sulle stesse strutture mentali e i processi delle soggettivazioni degli attori coinvolti, sebbene in maniera non omogenea.

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