San Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi (‘200)

San Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi.
Appunti di lettura.

San Francesco d’Assisi. Fra le pagine più antiche della nostra letteratura bisogna annoverare il famoso Cantico di Frate Sole di San Francesco d’Assisi, che non solo sta a dimostrare come la nostra prima letteratura sia stata dominata dal motivo religioso proprio dell’età medioevale, ma anche come l’amor di Dio, nella splendida semplicità dell’umile fraticello, diventi ardore di vita, trasporto di ammirazione, elevazione dell’animo rapito nell’estasi di sentirsi circondato da creature tutte sorelle (sole, acqua, vento, fuoco, morte) e perciò amate e lodate in Dio “altissimo, buono, onnipotente”. E’ un canto che sgorga spontaneo dal cuore di un asceta perfettamente umano, innamorato delle bellezze del creato e perciò traboccante di gratitudine per il Creatore: egli vuole trasfondere questa gratitudine nei suoi simili, come mezzo di miglioramento e di elevazione a Dio.

Jacopone da Todi. Altro autore di lodi ascetiche è Jacopone da Todi. Le composizioni di quest’ultimo, all’opposto di quella di San Francesco d’Assisi, sono oscure e rudi, in cui l’autore depreca la corruzione del mondo e il peccato, esorta alla penitenza e alla contemplazione della morte, promette le gioie del Paradiso, minaccia la disperazione cupa dell’inferno, polemizza con il pontefice Bonifacio VIII, piange sulle tristi condizioni della chiesa. Fra i tanti motivi, che assumono toni ora di aspra violenza, ora di anelito alla sofferenza intesa come mezzo per superare le passioni ed elevare lo spirito, ora di mistica aspirazione all’annullamento in Dio, ora di moralismo severo e appassionato, appaiono tratti di fede luminosa e di vera poesia.

f.s.

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