Contro: il Pensiero tragico-poetante nell’Opera di Gabriele Lastrucci

Contro: il Pensiero tragico-poetante nell’Opera di Gabriele Lastrucci

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di Maria Santi

A prima vista, Contro sembra essere il luogo in cui la contraddizione si dimena implacabile, senza un’apparente soluzione. La nostra condizione e tutto ciò che ne fa parte ne emerge come uno stato di perenne incoerenza e continua frammentarietà. Dopo una lettura approfondita però, ci rendiamo conto che si tratta di molto di più. Contro è il percorso attraverso cui Lastrucci, poeta che diventa (o ritorna) filosofo, dopo aver vissuto su di sé in maniera profonda, la condizione della contraddizione la riporta, facendola rivivere al lettore in un percorso dall’illogico-esperienziale al logico-filosofico. Nel corso dell’opera la contraddizione si disvela davanti a noi, che la viviamo e la soffriamo assieme alla voce narrante, fino a che essa non viene accettata, senza un reale superamento, ma con una consapevolezza e una maturità, che cercano in qualche modo di affrontarla alla pari. Si tratta di non farsi una ragione della nostra sorte spacciata, della nostra caotica fragilità e dunque di intraprendere questa via artistica, che poi si rivelerà filosofica, per arrivare in qualche modo ad una soluzione, ad una deriva consapevole, vitale, per quanto drammatica.

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Valerio Aiolli, “Lo stesso vento” & “Carteggio Bellosguardo”

Valerio Aiolli, Lo stesso vento, Evoland, 2016, 154 p.

Valerio Aiolli, Carteggio Bellosguardo, Italo Svevo Editore, 2017

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di Gabriele Lastrucci

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Ho appena finito di leggere due libri di Valerio Aiolli. E non so che dire, cosa scrivere. Ho soltanto dentro di me la sensazione, ancora una volta e per sempre, che un libro non sia solo un libro, ma qualcos’altro, qualcosa di più… di oltre…

Lo stesso vento (edito da Voland, 2016) è un romanzo inclassificabile e necessario. La storia narrata, consapevolmente dislocata attraverso frammenti-flussi temporali, racconta l’istantaneo dilatarsi esistenziale di alcuni protagonisti (Fausto e Adriana, fra tutti) che adempiono momenti cruciali della loro vita come fossero osservati da un chirurgico microscopio narrativo, con cui Aiolli illumina le loro piccole e fatalmente eroiche scelte emotive e vitali. Il linguaggio dell’autore fiorentino è sommesso e piano, come un lucifero telegrafo marconiano, mai inutilmente iperbolico o barocco, bensì essenziale e ricercato, eppure misteriosamente, potentemente muscolare… L’imprevista combinazione temporale dell’intreccio, come detto, dislocata e apparentemente disorganica – invece altamente voluta e sofferta – rende la lettura (e la scrittura) unica e sbalorditiva fino all’ultima pagina del libro. Le vicende narrate, di uomini eccezionalmente comuni, si stagliano granitiche attraverso alcuni momenti topici della storia del nostro Novecento, e non solo (il periodo fascista italiano, la seconda guerra mondiale, il sessantotto, la caduta del muro di Berlino, il pirotecnico e fumoso millenovecentonovantanove…) senza che tali cruciali episodi storici, intervengano a mutare l’universalità della loro condizione umana, svelata mirabilmente dall’autore. Anzi, la rigida ferrosità di queste date-evento, si corrode inevitabilmente, come uno spettrale e grigio lucore di fondo, attraverso il focoso caleidoscopio dei protagonisti, immortalati, con piccoli e precisi tratti d’autore, nella loro immensa nudità. (Inoltre ho la sensazione, del tutto personale ma convinta, che Fausto sia uno dei più affascinanti e riusciti personaggi della letteratura contemporanea).

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Emiliano Gucci, “L’ umanità”

Emiliano Gucci, L’umanità,  Elliot, 2010, 157 p

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di Gabriele Lastrucci

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Vola alta, parola, cresci in profondità,

tocca Nadir e Zenit della tua significazione,

però non separarti da me,

ti prego,

sii Luce,

non disabitata trasparenza.

(Mario Luzi)

Non scriverti tra i Mondi,

Al margine della traccia di lacrime

Impara a vivere.

(Paul Celan)

Qual è l’Umanità di cui scrive Gucci in questo potente e necessario libro?

O, meglio, quali sono le plurali e dolorose umanità protagoniste di questo testo meravigliosamente straziante e neramente luminoso di cui l’autore toscano è portatore e, insieme, tragico e appassionato demiurgo-spettatore?

E, in fondo, chi siamo noi, smarriti cercatori di popolate e sanguinanti solitudini?

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.71: La ricerca disperata della parola. Gabriele Lastrucci, “Bruciante fiore di vive”

Gabriele Lastrucci, Bruciante fiore di vivereLa ricerca disperata della parola. Gabriele Lastrucci, Bruciante fiore di vivere, Prato, Claudio Martini Editore, 2013

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di Giuseppe Panella

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Arricchito da una cospicua sezione di testi scritti a ridosso della lancinante esperienza rappresentata da La Rosa Murante e da Ora-Mai, redatti di getto nel 2012, Bruciante fiore di vivere può essere considerata come la summa dell’attuale fecondo periodo di scrittura di Gabriele Lastrucci (allo stesso modo era accaduto per Contro-verso del 2011, che pure raccoglieva tutta la produzione lirica dello scrittore realizzata fino a quel momento).

In Oltre: Luna-Park, la sezione più significativa della nuova stagione di Lastrucci, i temi topici e l’esplosione linguistica di La Rosa Murante acquistano ulteriore e più densa specificazione poetica e si trasformano in un tentativo di lettura di ciò che è riuscito ad andare oltre il muro della difficoltà di vivere (l’impossibilità, l’indecidibilità, l’angoscia e la gioia bruciante dell’esistenza) alla ricerca di una realtà che gli permetta di sbloccare una situazione di stallo quale era quella che si era prodotta con l’Ora-Mai che chiudeva l’insieme dei testi precedenti:

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.35: Forse per sempre. Gabriele Lastrucci, “Ora-mai”

Gabriele Lastrucci, Ora-maiForse per sempre. Gabriele Lastrucci, Ora-mai, Prato, Claudio Martini, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Per Gabriele Lastrucci, nel suo breve ma intenso poemetto di circumnavigazione poetica del mondo, Ora-mai è in realtà qualcosa che vorrebbe scandire i tempi di ciò che avverrà per sempre. Scritto in tre tempi – una stesura più ampia, ancora incompiuta, i cui scarti e i lacerti obliqui fanno da pendant alla versione definitiva e poi compiutamente prosciugata nella scrittura e nei temi – è la storia ritmata di come un poeta si possa costringere alla poesia a forza di trovare in essa le sole possibili ragioni per vivere. Nel testo lirico più significativo dell’opera, La Rosa-Murante, l’apertura verso il mondo si rovescia nella necessità di conformarne la verità attraverso l’olocausto programmatico della parola che la mostra nella sua realtà di operazione di conoscenza dell’Io.

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