QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.24: Extrema ratio. Francesco Leonetti, “Poesie estreme”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Extrema ratio. Francesco Leonetti, Poesie estreme, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni Editore, 2009

Ricordo bene e nitidamente Francesco Leonetti in uno degli anni Ottanta (forse il primo) mentre presentava a Pisa, con altri suoi compagni di lotta e di teorizzazione, un libro-rivista di interventi leninisti sul presente (l’editore era Feltrinelli; il libro uscì rapidamente dal suo catalogo di allora e di oggi). Leonetti aveva il volto scavato e scabro dei film girati per Pasolini e l’andatura ondeggiata; lo sguardo distratto, il pensiero rivolto non si capiva a che cosa e non fu facile portarlo al discorso che volevo fargli e devo dire che non ci riuscii certo appieno, restandone deluso… Più di vent’anni dopo, il poeta calabrese è ormai molto più anziano e più provato nella salute e dagli eventi, eppure il tono della sua poesia è pur sempre quello di quei giorni quando qualche speranza militante c’era ancora e i discorsi della politica non erano del tutto disgiunti da quelli della teoria e della letteratura.

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