Remainders n.13: Nicolò Machiavelli, “Il Principe”

Machiavelli, Principedi Francesco Sasso

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Le tristi condizioni politiche dell’Italia sul finire del secolo XV favoriscono il sorgere della scienza politica, alla quale Machiavelli legò la sua fama. Nato a Firenze nel 1469, scrisse Il Principe, opera nella quale, per usare le sue stesse parole «che cosa è principato, di quali spezie sono, com’è si acquistano, com’è si mantengono, perché si perdono». Il principe dovrà, per mantenere il potere, costituirsi prima di tutto un forte esercito, ostentare il culto della virtù, ma essere pronto a sacrificarla, se necessario, all’interesse dello Stato, essere avaro e non generoso, più spesso crudele che clemente, prudente al punto da saper anche mancare la parola data, ma conservare sempre l’apparenza della moralità: il mondo giudica solo dai risultati e se questi sono buoni passano in seconda linea i mezzi con cui si sono ottenuti.

 

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Remainders n.10: Un modello di repubblica da non imitare. Tommaso Campanella, “La Città del Sole”

Tommaso Campanella, La Città del Sole, a cura di Massimo Baldini, Newton & Compton editori, 2002, pp.123, € 3,00

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di Francesco Sasso


Tommaso Campanella nasce in una povera famiglia di contadini calabresi nel 1568 a Stilo (in Calabria). Entra nell’ordine dei domenicali subendo processi e condanne per le proprie idee. Più volte torturato, per sopravvivere, finge d’esser pazzo. È condannato al carcere perpetuo dove scrive gran parte delle sue opere. È forse questa la vera pazzia: scrivere di filosofia dentro una cella umida, fredda e sporca. Campanella scrive per riepilogare il suo pensiero e per ripartire verso nuovi orizzonti. Scrive perché si sente investito di una missione politica e sociale. Chiuso in una cella, pensa e immagina.

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Raymond B. Waddington, “Il satiro di Aretino. Sessualità, satira e proiezione di sé nell’arte e nella letteratura del XVI secolo”

di Francesco Sasso

Mentre in molti centri italiani del Cinquecento la tradizione umanistica si evolve nelle forme auliche del classicismo, Venezia diventa un importante centro editoriale e rappresenta spesso il rifugio di quanti desiderano dedicarsi ad un’attività culturale libera dal potere politico e religioso. L’impulso, dunque, che proprio Venezia diede alla diffusione del volgare letterario con l’edizione di Dante e del Petrarca, grazie all’editore Aldo Manuzio con la collaborazione di Pietro Bembo, e la diffusione delle opere dell’umanista olandese Erasmo da Rotterdam furono tappe fondamentali per la cultura italiana del Cinquecento.

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