Francesco Muzzioli, “Mario Lunetta. La scrittura all’opposizione”

Francesco Muzzioli, Mario Lunetta. La scrittura all’opposizione, Odradek, Roma, 2018, pp. 141, € 16,00

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di Antonino Contiliano

Un poligrafo alchimista e proliferante. Una vita e una parola oppositiva, l’opera di Mario Lunetta. Una scrittura anti-sistema-mondo variamente proposta ma sempre nell’ottica di una espressione polisemica e plurilinguistica aggressiva. Una lotta materialista e una sottrazione engagé – giocate tra denuncia e demistificazioni, autoironia, ironia e sarcasmo (troskianamente permanente, direi) – che, nonostante il degrado invadente e pervasivo del sistema-mondo e della stessa “Forma Italia” (sventrata e sminuzzata dal capitalismo globalizzato dell’impresa finanziarizzata) mai sono dimentiche della possibilità antagonista-alternativa: hasta la vista, “il giovanissimo nome di comunismo”. Una scelta e un “fine vita” che Mario Lunetta (caro il caravaggesco moto “Senza Speranza. Senza Paura”) affida ai versi dell’opera “L’allenamento è finito” (Robin, Torino, 2016) e che Francesco Muzzioli richiama a chiusura della prima parte – “Il percorso poetico” – dello studio monografico (p. 65) che gli dedica. Ne riportiamo il pezzo:

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Passaggi tra le righe caravaggesche di Mario Lunetta

di Antonino Contiliano

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Più il corpo è potente più la mente è libera.
Spinoza
Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima.
Mao

Leggere Invasione di campo. Proposte, rifiuti, utopie (Lithos, Roma 2002), e Depistaggi /fra critica e teoria (Onyx Editrice, Roma 2010) di Mario Lunetta – poligrafo lo dice Francesco Muzzioli che cura una nota a “Invasione di campo” – è come trovarsi, compagno “alieno”, davanti la devastante bellezza delle opere di Caravaggio: gli squarci lasciati dall’ascia della dialettica dello scontro tra luce ed ombra, i taglienti cromatici (variamente graduati e incrociati) che fanno terra bruciata, giustamente, di ogni camuffamento sublimante dei corpi offesi, quasi ai crocicchi dell’ingiuria, con tutto il peso e lo spessore della verità nuda della loro umana e terrena materialità.

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“Alla Corte del Corto” di Francesco Muzzioli e “La Forma dell’Italia” di Mario Lunetta. Recensione di Antonino Contiliano

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di Antonino Contiliano

 

 Come la filosofia, in concetti simbolici, include eticità
 e linguaggio teoretico, così il teoretico (logico), in eticità e
 linguaggio, può a sua volta essere incluso in concetti simbolici.
 Allora nasce la critica etica ed estetica
 
W. Benjamin (“Teoria critica”)

 

 

Il legame della poesia con il politico e il tempo che lo manifesta fa sì che un autore sia sempre “imbarcato” – diceva Sartre -, e lo è sempre dentro l’articolazione aperta dei rapporti di produzione del tempo e dei suoi cambiamenti; e ciò per rispondere con un “appello alla libertà” e della libertà e inequivocabile richiamo alla lotta e della lotta conflittuale nella repubblica dei numeri meritocratici e classisti. Una risposta che continui sia la liberazione, sia la pratica effettiva e radicale della libertà completa come autodeterminazione diretta e collettivamente comune al fine della soddisfazione dei bisogni materiali e immateriali che riguardano tutti, nessuno escluso.

Anche per Benjamin – lì dove certa politica di classe era estetizzata per usare anche della poesia in funzione ideologico-conformista – si tratta/va (anche per noi) di mettere a punto una tendenza di liberazione e libertà antagonista vs la contro-tendenza, il contrario cioè della tendenza; così come la controrivoluzione era il contrario della rivoluzione e non una rivoluzione contraria.

Crediamo che i due libri di poesia – Francesco Muzzioli, ALLA CORTE DEL CORTO, Roma, 2008; Mario Lunetta, La Forma dell’Italia (Poema da compiere), Lecce, 2009 – rispondano a questo imperativo etico-politico di “tendenza” rivoluzionario-materialistica, sebbene “inattuale”, attraverso la poesia civile di questi due loro lavori.

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‘ELMOTELL BLUES: “Le corporeità plurali di Antonino Contiliano”. Prefazione di Mario Lunetta

[Ho letto/ascoltato/guardato con piacere un libricino pubblicato nel 2007  dal titolo  ‘ELMOTELL BLUES. E’ un poema eroicomico composto da Antonino Contiliano, “montando” versi suoi, di Emilio Piccolo, Francesco Muzzioli e Valerio Cuccaroni, con cinque illustrazioni di Giacomo Cuttone e un cd audio allegato (voce dell’attore Guglielmo Lentini, musica di Gino De Vita).

L’opera ha un’indubbia efficacia comunicativa. Ben equilibrato il mixaggio fra musica, voce recitante, pittura e testo poetico che riproduce la forma della ballata con un andamento ripetitivo e ritmi ricorrenti tipici del blues.

 Il testo si può scaricare [QUI], la versione sonora si può trovare [QUI].  Purtroppo il materiale che vi offro è parziale, poiché mancano le  belle illustrazioni di Giacomo Cuttone. Di seguito la prefazione al volume di Mario Lunetta (f.s.) ]      

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 di Mario Lunetta

Il blues può anche definirsi un genere musicale “asimmetrico”, perché basato su una forte imprevedibilità di situazioni ritmico-sonore e su una fisiologia del sound quanto mai eteroclita, contaminata, pulsionale e meticcia. Vi confluiscono caratteri musicali e psicologici dello spiritual, del work song, dei minstrel songs e delle ballate di origine europea diffuse negli States nel XIX secolo. Insomma, un genere a suo modo “bastardo”, in cui perfino il singolo sigillo del diritto d’autore sfuma in colore collettivo.

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