SUL TAMBURO n.66: Franco Manescalchi, “Riviste di poesia del secondo Novecento a Firenze”

Franco Manescalchi, Riviste di poesia del secondo Novecento a Firenze nella memoria di Franco Manescalchi, Firenze, Polistanpa, 2017

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di Giuseppe Panella

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Quale è stato il ruolo di Franco Manescalchi nella cultura poetica del secondo Novecento a Firenze?

In che modo questo ruolo è stato centrale non cos’altro che a livello di testimonianza?

Il libro, attraverso la memoria evocata e ancora viva dei fatti, cerca di dare una risposta a questa domanda. Le riviste le cui vicende vengono riproposte ed evocate nel nucleo centrale del libro sono state parte importante della ricostruzione culturale del paese all’alba della caduta del fascismo e in vista della fondazione di una nuova coscienza morale e politica per l’Italia repubblicana appena nata. Nel primo dopoguerra, infatti, insieme alla continuazione di riviste già consolidate e nate in periodo fascista (L’Approdo di Carlo Betocchi, Letteratura di Alessandro Bonsanti, ecc.), sorgono e vivono, spesso come meteore, espressioni di gruppi ristretti di intellettuali e di scrittori che si pongono il compito di svecchiare la cultura provinciale fiorentina (e italiana), proponendo giovani autori, rilanciando correnti e personaggi apparentemente dimenticati, creando occasioni d’incontro e di amicizia letteraria.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.90: “Intus et in cute”: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, “Selva domestica”

 Intus et in cute: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, Selva domestica (1956-2006), prefazione di Marco Marchi, Firenze, Polistampa, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Selva domestica è il tempo secondo della produzione poetica di Franco Manescalchi: secondo in ordine di tempo (anche se raccoglie testi che vanno dal 1956 fino a tutto il 2006), secondo nel senso etimologico del termine in quanto felice ritorno alla scrittura poetica dopo l’apparente chiusura delle pagine liriche presentata in La neve di maggio, la precedente raccolta che chiude il secolo che è trascorso o forse apre il secolo che viene. Selva domestica è, dunque, ancora un libro di sintesi ma nel senso peculiare in cui il termine può avere per un poeta come Manescalchi.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.23: Il regesto armonico della poesia. Franco Manescalchi, “Poesia del Novecento in Toscana”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Il regesto armonico della poesia. Franco Manescalchi, Poesia del Novecento in Toscana, Firenze, Biblioteca Marucelliana, 2009

Si potrebbe iniziare dicendo (e citando il buon Leporello del Don Giovanni di Mozart) che della poesia “il catalogo è questo”: quattrocentoottanta pagine in cui la poesia del Novecento in Toscana viene selezionata, schedata, qualificata, de-finita, squadernata, compresa e analizzata in categorie sufficientemente ampie per capire i significati e adeguatamente ristrette al loro interno per evitare il demone dell’indistinzione.

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