Teresa dei ricordi di Lucia Marchitto

di Francesco Sasso

Ho riletto il romanzo Teresa dei ricordi di Lucia Marchitto– scrittrice nata a Calitri (Avellino) ma da anni trapiantata a Brescia-, pubblicato nel 2005 da Manni Editore. Lessi il libro nel 2006 e oggi mi piacerebbe parlarne.

A me pare che Teresa dei ricordi sia un romanzo dignitoso, ben scritto.

I ricordi, il sogno e il piacere di raccontare storie sono al centro del romanzo di Lucia Marchitto: “Ricordati, la nostra vita è fatta di sogni, il giorno che smetti di sognare smetti di vivere”, afferma la nonna della protagonista all’inizio del romanzo. E così Teresa decide di intraprendere “il cammino dei granchi per non sparire in questo presente”; e inizia a raccontare la propria vicenda esistenziale intessuta di sogni, di illusioni e di delusioni; evoca i vecchi sentimenti; esprime i suoi desideri e i suoi aneliti, i suoi timori e i suoi crucci. Ma racconta anche la storia della propria famiglia e di un’epoca.

Nel giudicare l’aspetto stilistico della prosa, non si potrà prescindere dalla rigorosa volontà di Lucia Marchitto di assumere come modello certa letteratura popolare che si prefigge unicamente di raccontare una storia in cui il lettore non debba inciampare, come su uno scoglio, in una prosa pesante. Scelta apprezzabile, distante mille miglia da molta letteratura individualistica ed edonistica italiana che gira perfettamente fredda intorno a congegni narrativi oliati e inutili. Per intenderci: dovendo io scegliere, mettiamo, tra Caos calmo e Teresa dei ricordi, be’, non avrei alcun dubbio nel segnalare Teresa dei ricordi, ché il primo è un romanzo furbastro, il secondo un romanzo sincero.

Tuttavia, alcune pagine di Teresa dei ricordi scivolano verso un’idea normalizzata e consolatoria di letteratura. Mi spiego meglio.

Pur nell’asciuttezza dell’espressione e nella capacità di infondere il soffio vitale ai personaggi, la voce narrante- Teresa- cade in cliché tipici del codice espressivo di certa letteratura sentimentale. Ora, sono certo che l’autrice abbia deciso di rappresentare Teresa in questo modo. E vero anche che la lettura non è mai scissa dall’esperienza e sensibilità e bisogni di coloro che leggono; e alcune scene “sentimentali” del romanzo non mi emozionano.

Altra cosa: i personaggi. Ho notato come tutte le figure maschili sono piatte, senza chiaroscuri né profondità psicologica. Dal nonno al padre adottivo, dal fratello all’amico. Essi sono buoni, accoglienti, dolci, affettuosi, premurosi.

Invece i personaggi femminili sono più veri e le sfumature più delicate e multiformi. Queste donne sono dure e fragili allo stesso tempo, vivono pienamente le contraddizioni della vita, lottano e soffrono. Sorridono e sono crudeli. Piangono di nascosto e stringono i denti. Celano le loro vere emozioni dietro la parete del dolore e della ragione. Insomma, le figure femminili hanno un’esistenza così reale.

Per concludere, nonostante le piccole cadute, il timbro più autentico del racconto esce da questi luoghi comuni, soprattutto quando inquadra i riferimenti di una realtà sociale (‘70-‘80) ideale e storica.

f.s.

[Lucia Marchitto, Teresa dei ricordi, Manni editore, 2005, pag. 126, € 13]